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La cosa più importante per un sacerdote? Mai perdere lo “zelo apostolico”

Il Papa in una lettera a padre Diego Fares

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Secondo Papa Francesco è la priorità assoluta. Ma cerchiamo di capire di cosa si tratta

«Mi pare una buona cosa che al centro del ministero sacerdotale si ponga il “non perdere lo zelo apostolico“. Ho sempre creduto che sia questa la grande grazia dello Spirito alla Chiesa e ai suoi pastori: uscire con coraggio in strada, nelle periferie, dove tanti fratelli hanno bisogno di provare la gioia del Vangelo, che Dio è Padre misericordioso e che davvero non vuole che gli si perda nemmeno uno solo dei suoi piccolini».

Papa Francesco lo scrive in una lettera a Padre Diego Fares, pubblicata in “Dieci cose che papa Francesco propone ai sacerdoti” (Fares, Ancora editrice).

La “Buona notizia”

Ma che cosa è lo zelo apostolico? Fares spiega: è l’istinto evangelico di uscire di corsa a raccontare la “Buona notizia a tutti” – perché siamo stati perdonati, guariti, alimentati, scelti – che sta al centro delle raccomandazioni di Francesco.

L’annuncio del Vangelo e i sacramenti

Per non perdere lo zelo apostolico e “fare” bene le cose, il Papa raccomanda una preghiera e un modo di operare discreti, che privilegiano le persone alle cose. La preghiera che il Papa raccomanda ai sacerdoti non è la preghiera propria della vita contemplativa, ma quella della vita attiva. La spiritualità sacerdotale si alimenta del ministero, in cui stanno al primo posto l’annuncio del Vangelo e il dono dei sacramenti.

Nè monaci, né clausura

Non si tratta di pregare, sottolinea Fares, come monaci di clausura o di prendere in prestito spiritualità particolari. La preghiera sacerdotale si orienta alle virtù di cui il sacerdote ha bisogno per il suo ministero. È una preghiera che trova nella Parola – specialmente in quella che deve predicare – il suo principale alimento.

Da un lato porta a Dio i dolori e le gioie del suo popolo. Dall’altro lato tocca il cuore di Dio e vi si addentra per cercare le grazie di cui la sua gente ha bisogno.

Imparare a sopportare dolori e insuccessi

Dice ancora Francesco ai sacerdoti, durante l’incontro con la famiglia di Schönstatt:

Bisogna pregare con coraggio. “Tutto quello che voi chiedete nel mio nome, se lo chiederete con fede e crederete di ottenerlo, lo avrete già”. Chi prega così? Siamo fiacchi. Il coraggio, no? La pazienza. Sopportare le contraddizioni, sopportare gli insuccessi nella vita, i dolori, le malattie, le situazioni dure della vita.

La discrezione del sacerdote

In sostanza, si deve seguire una direzione precisa per trovare questa condizione di zelo? Fares chiarisce: Papa Francesco è solito lasciare “le cose” da fare nelle mani di ogni sacerdote, di ogni comunità, di ogni popolo. Bada di più a “come” vanno fatte le cose per conquistare il cuore delle persone. E questo “come”, questo stile e modo di fare le cose, implica una preferenza e richiede discrezione.

Poiché «gli interessi di Gesù Cristo» (Fil 2,21) e quelli della salvezza delle persone, sono le uniche caratteristiche fondamentali e vincolanti dello zelo apostolico.

Entusiasmo e nessuna tristezza

Per Francesco, le parole che più stimolano lo zelo apostolico restano quelle dell’Evangelii nuntiandi: il nostro popolo fedele ci chiama e desidera «ricevere la Buona Novella non da evangelizzatori tristi e scoraggiati, impazienti e ansiosi, ma da ministri del Vangelo, la cui vita irradi fervore, che abbiano per primi ricevuto in loro la gioia del Cristo» (EN 80).

Originale: Aleteia.org
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Il Papa in una lettera a padre Diego Fares

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Secondo Papa Francesco è la priorità assoluta. Ma cerchiamo di capire di cosa si tratta

«Mi pare una buona cosa che al centro del ministero sacerdotale si ponga il “non perdere lo zelo apostolico“. Ho sempre creduto che sia questa la grande grazia dello Spirito alla Chiesa e ai suoi pastori: uscire con coraggio in strada, nelle periferie, dove tanti fratelli hanno bisogno di provare la gioia del Vangelo, che Dio è Padre misericordioso e che davvero non vuole che gli si perda nemmeno uno solo dei suoi piccolini».

Papa Francesco lo scrive in una lettera a Padre Diego Fares, pubblicata in “Dieci cose che papa Francesco propone ai sacerdoti” (Fares, Ancora editrice).

La “Buona notizia”

Ma che cosa è lo zelo apostolico? Fares spiega: è l’istinto evangelico di uscire di corsa a raccontare la “Buona notizia a tutti” – perché siamo stati perdonati, guariti, alimentati, scelti – che sta al centro delle raccomandazioni di Francesco.

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L’annuncio del Vangelo e i sacramenti

Per non perdere lo zelo apostolico e “fare” bene le cose, il Papa raccomanda una preghiera e un modo di operare discreti, che privilegiano le persone alle cose. La preghiera che il Papa raccomanda ai sacerdoti non è la preghiera propria della vita contemplativa, ma quella della vita attiva. La spiritualità sacerdotale si alimenta del ministero, in cui stanno al primo posto l’annuncio del Vangelo e il dono dei sacramenti.

Nè monaci, né clausura

Non si tratta di pregare, sottolinea Fares, come monaci di clausura o di prendere in prestito spiritualità particolari. La preghiera sacerdotale si orienta alle virtù di cui il sacerdote ha bisogno per il suo ministero. È una preghiera che trova nella Parola – specialmente in quella che deve predicare – il suo principale alimento.

Da un lato porta a Dio i dolori e le gioie del suo popolo. Dall’altro lato tocca il cuore di Dio e vi si addentra per cercare le grazie di cui la sua gente ha bisogno.

Imparare a sopportare dolori e insuccessi

Dice ancora Francesco ai sacerdoti, durante l’incontro con la famiglia di Schönstatt:

Bisogna pregare con coraggio. “Tutto quello che voi chiedete nel mio nome, se lo chiederete con fede e crederete di ottenerlo, lo avrete già”. Chi prega così? Siamo fiacchi. Il coraggio, no? La pazienza. Sopportare le contraddizioni, sopportare gli insuccessi nella vita, i dolori, le malattie, le situazioni dure della vita.

La discrezione del sacerdote

In sostanza, si deve seguire una direzione precisa per trovare questa condizione di zelo? Fares chiarisce: Papa Francesco è solito lasciare “le cose” da fare nelle mani di ogni sacerdote, di ogni comunità, di ogni popolo. Bada di più a “come” vanno fatte le cose per conquistare il cuore delle persone. E questo “come”, questo stile e modo di fare le cose, implica una preferenza e richiede discrezione.

Poiché «gli interessi di Gesù Cristo» (Fil 2,21) e quelli della salvezza delle persone, sono le uniche caratteristiche fondamentali e vincolanti dello zelo apostolico.

Entusiasmo e nessuna tristezza

Per Francesco, le parole che più stimolano lo zelo apostolico restano quelle dell’Evangelii nuntiandi: il nostro popolo fedele ci chiama e desidera «ricevere la Buona Novella non da evangelizzatori tristi e scoraggiati, impazienti e ansiosi, ma da ministri del Vangelo, la cui vita irradi fervore, che abbiano per primi ricevuto in loro la gioia del Cristo» (EN 80).

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