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La «correzione fraterna»: praticare la misericordia, dire la verità

Risponde don Diego Pancaldo, docente di Teologia spirituale

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Praticare la misericordia, dire le cose con verità: come tenere insieme queste due cose? Il teologo speiga la «correzione fraterna»

La Chiesa ci insegna a praticare la misericordia, ma ci chiede anche di dire le cose con verità. Come tenere insieme queste due cose, ad esempio quando si parla con qualcuno di cui non si condividono scelte di vita o opinioni. Non è nostro compito rimproverare un fratello che pecca? Qual è il modo giusto per farlo, senza mettere a disagio le persone o creare divisioni?

Lettera firmata

Risponde don Diego Pancaldo, docente di Teologia spirituale

Commentando l’espressione del salmo 85 «misericordia e verità si incontreranno», S. Tommaso d’Aquino sottolinea che «in ogni opera di Dio si trovano la verità e la misericordia». Verità e misericordia nel cristianesimo sono intrinsecamente connesse , non contrapposte né giustapposte. In Gesù Cristo , verità vivente e personale, si incarna la misericordia divina: «Egli stesso è, in un certo senso , la misericordia» osserva Giovanni Paolo II nell’enciclica Dives in misericordia al n.2. Quest’unità è stata ribadita in un discorso di papa Francesco ai vescovi italiani del 19 maggio 2014.«Verità e misericordia, non disgiungiamole. Mai!… Senza la verità, l’amore si risolve in una scatola vuota, che ciascuno riempie a propria discrezione: e un cristianesimo di carità senza verità può facilmente essere scambiato per una riserva di buoni sentimenti, utili per la convivenza sociale, ma marginali, che in quanto tali non incidono sui progetti e sui processi di costruzione dello sviluppo umano».
Fare la verità nella carità è certamente impegnativo, spesso scomodo, ma la carità della verità è sicuramente una delle forme più alte di amore verso gli altri. Una madre o un padre che non correggessero i loro figli non li aiuterebbero a crescere, un professore che non segnalasse gli errori agli allievi non li educherebbe. L’amore verso gli altri non consiste in un comodo lasciar correre. Gesù ha amato i suoi discepoli riprendendo i loro atteggiamenti sbagliati, con una franchezza che nasceva dall’amore. Lui stesso ci ha invitato a praticare la correzione fraterna che richiede umiltà e pazienza . Nel messaggio per la Quaresima 2012 Benedetto XVI spiegando in che cosa consiste prestare attenzione all’altro così affermava: «Il “prestare attenzione” al fratello comprende altresì la premura per il suo bene spirituale. E qui desidero richiamare un aspetto della vita cristiana che mi pare caduto in oblio: la correzione fraterna in vista della salvezza eterna. Oggi, in generale, si è assai sensibili al discorso della cura e della carità per il bene fisico e materiale degli altri, ma si tace quasi del tutto sulla responsabilità spirituale verso i fratelli. Non così nella Chiesa dei primi tempi e nelle comunità veramente mature nella fede, in cui ci si prende a cuore non solo la salute corporale del fratello, ma anche quella della sua anima per il suo destino ultimo. Nella Sacra Scrittura leggiamo: “Rimprovera il saggio ed egli ti sarà grato. Dà consigli al saggio e diventerà ancora più saggio; istruisci il giusto ed egli aumenterà il sapere” (Pr 9,8s). Cristo stesso comanda di riprendere il fratello che sta commettendo un peccato (cfr Mt 18,15). Il verbo usato per definire la correzione fraterna – elenchein – è il medesimo che indica la missione profetica di denuncia propria dei cristiani verso una generazione che indulge al male (cfr Ef 5,11)».
Ricorda ancora papa Benedetto XVI: «La tradizione della Chiesa ha annoverato tra le opere di misericordia spirituale quella di “ammonire i peccatori”. È importante recuperare questa dimensione della carità cristiana. Non bisogna tacere di fronte al male. Penso qui all’atteggiamento di quei cristiani che, per rispetto umano o per semplice comodità, si adeguano alla mentalità comune, piuttosto che mettere in guardia i propri fratelli dai modi di pensare e di agire che contraddicono la verità e non seguono la via del bene. Il rimprovero cristiano, però, non è mai animato da spirito di condanna o recriminazione; è mosso sempre dall’amore e dalla misericordia e sgorga da vera sollecitudine per il bene del fratello. L’apostolo Paolo afferma: “Se uno viene sorpreso in qualche colpa, voi che avete lo Spirito correggetelo con spirito di dolcezza. E tu vigila su te stesso, per non essere tentato anche tu” (Gal 6,1). Nel nostro mondo impregnato di individualismo, è necessario riscoprire l’importanza della correzione fraterna, per camminare insieme verso la santità. Persino «il giusto cade sette volte» (Pr 24,16), dice la Scrittura, e noi tutti siamo deboli e manchevoli (cfr 1 Gv 1,8). È un grande servizio quindi aiutare e lasciarsi aiutare a leggere con verità se stessi, per migliorare la propria vita e camminare più rettamente nella via del Signore. C’è sempre bisogno di uno sguardo che ama e corregge, che conosce e riconosce, che discerne e perdona (cfr Lc 22,61), come ha fatto e fa Dio con ciascuno di noi».

 

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Originale: Toscana Oggi
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La Chiesa ci insegna a praticare la misericordia, ma ci chiede anche di dire le cose con verità. Come tenere insieme queste due cose, ad esempio quando si parla con qualcuno di cui non si condividono scelte di vita o opinioni. Non è nostro compito rimproverare un fratello che pecca? Qual è il modo giusto per farlo, senza mettere a disagio le persone o creare divisioni?

Lettera firmata

Risponde don Diego Pancaldo, docente di Teologia spirituale

Commentando l’espressione del salmo 85 «misericordia e verità si incontreranno», S. Tommaso d’Aquino sottolinea che «in ogni opera di Dio si trovano la verità e la misericordia». Verità e misericordia nel cristianesimo sono intrinsecamente connesse , non contrapposte né giustapposte. In Gesù Cristo , verità vivente e personale, si incarna la misericordia divina: «Egli stesso è, in un certo senso , la misericordia» osserva Giovanni Paolo II nell’enciclica Dives in misericordia al n.2. Quest’unità è stata ribadita in un discorso di papa Francesco ai vescovi italiani del 19 maggio 2014.«Verità e misericordia, non disgiungiamole. Mai!… Senza la verità, l’amore si risolve in una scatola vuota, che ciascuno riempie a propria discrezione: e un cristianesimo di carità senza verità può facilmente essere scambiato per una riserva di buoni sentimenti, utili per la convivenza sociale, ma marginali, che in quanto tali non incidono sui progetti e sui processi di costruzione dello sviluppo umano».
Fare la verità nella carità è certamente impegnativo, spesso scomodo, ma la carità della verità è sicuramente una delle forme più alte di amore verso gli altri. Una madre o un padre che non correggessero i loro figli non li aiuterebbero a crescere, un professore che non segnalasse gli errori agli allievi non li educherebbe. L’amore verso gli altri non consiste in un comodo lasciar correre. Gesù ha amato i suoi discepoli riprendendo i loro atteggiamenti sbagliati, con una franchezza che nasceva dall’amore. Lui stesso ci ha invitato a praticare la correzione fraterna che richiede umiltà e pazienza . Nel messaggio per la Quaresima 2012 Benedetto XVI spiegando in che cosa consiste prestare attenzione all’altro così affermava: «Il “prestare attenzione” al fratello comprende altresì la premura per il suo bene spirituale. E qui desidero richiamare un aspetto della vita cristiana che mi pare caduto in oblio: la correzione fraterna in vista della salvezza eterna. Oggi, in generale, si è assai sensibili al discorso della cura e della carità per il bene fisico e materiale degli altri, ma si tace quasi del tutto sulla responsabilità spirituale verso i fratelli. Non così nella Chiesa dei primi tempi e nelle comunità veramente mature nella fede, in cui ci si prende a cuore non solo la salute corporale del fratello, ma anche quella della sua anima per il suo destino ultimo. Nella Sacra Scrittura leggiamo: “Rimprovera il saggio ed egli ti sarà grato. Dà consigli al saggio e diventerà ancora più saggio; istruisci il giusto ed egli aumenterà il sapere” (Pr 9,8s). Cristo stesso comanda di riprendere il fratello che sta commettendo un peccato (cfr Mt 18,15). Il verbo usato per definire la correzione fraterna – elenchein – è il medesimo che indica la missione profetica di denuncia propria dei cristiani verso una generazione che indulge al male (cfr Ef 5,11)».
Ricorda ancora papa Benedetto XVI: «La tradizione della Chiesa ha annoverato tra le opere di misericordia spirituale quella di “ammonire i peccatori”. È importante recuperare questa dimensione della carità cristiana. Non bisogna tacere di fronte al male. Penso qui all’atteggiamento di quei cristiani che, per rispetto umano o per semplice comodità, si adeguano alla mentalità comune, piuttosto che mettere in guardia i propri fratelli dai modi di pensare e di agire che contraddicono la verità e non seguono la via del bene. Il rimprovero cristiano, però, non è mai animato da spirito di condanna o recriminazione; è mosso sempre dall’amore e dalla misericordia e sgorga da vera sollecitudine per il bene del fratello. L’apostolo Paolo afferma: “Se uno viene sorpreso in qualche colpa, voi che avete lo Spirito correggetelo con spirito di dolcezza. E tu vigila su te stesso, per non essere tentato anche tu” (Gal 6,1). Nel nostro mondo impregnato di individualismo, è necessario riscoprire l’importanza della correzione fraterna, per camminare insieme verso la santità. Persino «il giusto cade sette volte» (Pr 24,16), dice la Scrittura, e noi tutti siamo deboli e manchevoli (cfr 1 Gv 1,8). È un grande servizio quindi aiutare e lasciarsi aiutare a leggere con verità se stessi, per migliorare la propria vita e camminare più rettamente nella via del Signore. C’è sempre bisogno di uno sguardo che ama e corregge, che conosce e riconosce, che discerne e perdona (cfr Lc 22,61), come ha fatto e fa Dio con ciascuno di noi».

 

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