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La corona d’Avvento: regole da rispettare perché sia significativa

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La corona d’Avvento è una tradizione che ha origini scandinave precristiane, accolta dalle chiese luterane e “battezzata” come “candelabro d’Avvento”. Piano piano, è passata dal Nord Europa attraverso i cattolici d’oltralpe fino all’Italia settentrionale, diffondendosi a macchia d’olio in parrocchie, oratori e case private.
Ma cosa significa la corona dell’Avvento e come è fatta?
Purtroppo, sovente, tocca vedere nelle chiese “accozzaglie” di candele o addirittura lampade a olio tra frasche di ogni genere o fiorellini, a volte senza nessun richiamo alla forma tonda della corona, e con colori d’ogni genere.
Qualche anno fa Zenit aveva intervistato Dom Juan Javier Flores Arcas, osb, Rettore del Pontificio Istituto Liturgico dell’Ateneo Sant’Anselmo di Roma, che così spiegava le regole simboliche di questo oggetto di devozione.
“La corona d’Avvento deve avere quattro candele viola e senza fiori, ed essere collocata vicino l’altare”.

Qual è il significato delle quattro candele della corona d’Avvento?

Ogni tempo liturgico ha i propri segni che lo contraddistinguono. Anche l’Avvento ha i suoi. La corona d’Avvento ha origine nel Nord d’Europa, precisamente in Scandinavia, e negli ultimi anni è entrata con forza nelle nostre comunità cristiane. Essa consiste in un supporto circolare [indica il tempo che ciclicamente ritorna, ma simboleggia anche l’attesa del ritorno di Cristo] rivestito di rami verdi [cioè di piante sempreverdi: nel cuore dell’inverno si aspetta la primavera, gli abeti rimangono del colore della vita e della speranza quanto tutti gli altri alberi sono spogli] (senza fiori) sul quale vengono collocate quattro candele (il colore viola sarebbe quello più appropriato) [in America è costumanza il viola, in Europa e Italia va molto il rosso per le candele, che si accendono una alla volta, sempre le stesse: nel loro consumarsi si vede visibilmente il passare del tempo e l’avvicinarsi del Natale, mentre di settimana in settimana la luce aumenta: niente lampade a olio o lumini elettrici].
Queste candele simboleggiano le quattro settimane del tempo d’Avvento e vengono accese una ogni domenica. La corona deve essere collocata in un luogo visibile del presbiterio, vicino all’altare e vicino al pulpito, su un tavolino o su un tronco d’albero, o pendente dal soffitto [la corona pendente dall’alto è la collocazione tradizionale, come un vero candelabro antico: la luce scende dall’alto].
G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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La corona d’Avvento è una tradizione che ha origini scandinave precristiane, accolta dalle chiese luterane e “battezzata” come “candelabro d’Avvento”. Piano piano, è passata dal Nord Europa attraverso i cattolici d’oltralpe fino all’Italia settentrionale, diffondendosi a macchia d’olio in parrocchie, oratori e case private.
Ma cosa significa la corona dell’Avvento e come è fatta?
Purtroppo, sovente, tocca vedere nelle chiese “accozzaglie” di candele o addirittura lampade a olio tra frasche di ogni genere o fiorellini, a volte senza nessun richiamo alla forma tonda della corona, e con colori d’ogni genere.
Qualche anno fa Zenit aveva intervistato Dom Juan Javier Flores Arcas, osb, Rettore del Pontificio Istituto Liturgico dell’Ateneo Sant’Anselmo di Roma, che così spiegava le regole simboliche di questo oggetto di devozione.
“La corona d’Avvento deve avere quattro candele viola e senza fiori, ed essere collocata vicino l’altare”.

Qual è il significato delle quattro candele della corona d’Avvento?

Ogni tempo liturgico ha i propri segni che lo contraddistinguono. Anche l’Avvento ha i suoi. La corona d’Avvento ha origine nel Nord d’Europa, precisamente in Scandinavia, e negli ultimi anni è entrata con forza nelle nostre comunità cristiane. Essa consiste in un supporto circolare [indica il tempo che ciclicamente ritorna, ma simboleggia anche l’attesa del ritorno di Cristo] rivestito di rami verdi [cioè di piante sempreverdi: nel cuore dell’inverno si aspetta la primavera, gli abeti rimangono del colore della vita e della speranza quanto tutti gli altri alberi sono spogli] (senza fiori) sul quale vengono collocate quattro candele (il colore viola sarebbe quello più appropriato) [in America è costumanza il viola, in Europa e Italia va molto il rosso per le candele, che si accendono una alla volta, sempre le stesse: nel loro consumarsi si vede visibilmente il passare del tempo e l’avvicinarsi del Natale, mentre di settimana in settimana la luce aumenta: niente lampade a olio o lumini elettrici].
Queste candele simboleggiano le quattro settimane del tempo d’Avvento e vengono accese una ogni domenica. La corona deve essere collocata in un luogo visibile del presbiterio, vicino all’altare e vicino al pulpito, su un tavolino o su un tronco d’albero, o pendente dal soffitto [la corona pendente dall’alto è la collocazione tradizionale, come un vero candelabro antico: la luce scende dall’alto].
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G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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