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La Chiesa non è un rifugio per la gente triste

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L’angelus del Papa nella terza domenica di Avvento, grande folla sotto l’acqua che afferma: “Nessuno sia lasciato solo”.

VT-IT-ART-30641-Angelus_sotto_la_pioggia

GIACOMO GALEAZZI (VATICAN INSIDER)

Il miglior farmaco contro la depressione è la parola di Cristo. Commentando le letture della terza domenica di Avvento (che la Chiesa definisce anche “gaudete”, domenica della gioia) all’Angelus il Papa ha evidenziato che «il messaggio cristiano si chiama evangelo, cioè buona notizia, un annuncio di gioia per tutto il popolo,la Chiesa non è un rifugio per gente triste, la Chiesa è la casa della gioia».

E «quando un cristiano diventa triste, vuol dire che si è allontanato da Gesù. Ma allora non bisogna lasciarlo solo! Dobbiamo pregare per lui, e fargli sentire il calore della comunità». Con parole semplici Bergoglio illustra la sua ricetta della felicità e mette in guardia dalla disperazione.

“Grazie all’aiuto di Gesù noi possiamo sempre ricominciare da capo, riaprire gli occhi, superare tristezza”, afferma Francesco in una piazza San Pietro gremita di pellegrini arrivati da ogni angolo del pianeta. Anzi, “per quanto siano grandi i nostri limiti e i nostri smarrimenti, non ci è consentito essere fiacchi e vacillanti di fronte alla difficoltà e alle nostre stesse debolezze”. Al contrario, “siamo invitati ad irrobustire le mani, a rendere salde le ginocchia, ad avere coraggio e non temere, perché il nostro Dio mostra sempre la grandezza della sua misericordia”. Alle ore 12 il Pontefice si è affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico per recitare l’Angelus con i fedeli.

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Tra loro i bambini del Centro Oratori Romani per la benedizione dei “Bambinelli”, le statuine di Gesù Bambino che i ragazzi metteranno nei presepi delle famiglie, delle scuole e delle parrocchie. “Cari bambini, quando pregherete davanti al vostro presepe, ricordatevi anche di me, come io mi ricordo di voi. Vi ringrazio, e buon Natale!”, ha scandito il Pontefice.

“Nella liturgia risuona più volte l’invito a gioire, a rallegrarsi, perché il Signore è vicino- ha ricordato il Pontefice nella preghiera mariana della domenica-.Come una madre, la Chiesa ci incoraggia a proseguire con fiducia l’itinerario spirituale per poter celebrare con rinnovata esultanza la festa del Natale. Il messaggio cristiano si chiama “evangelo”, cioè “buona notizia”, un annuncio di gioia per tutto il popolo; la Chiesa non è un rifugio per gente triste, la Chiesa è la casa della gioia”. Ma quella del Vangelo non è una gioia qualsiasi.

ù”Trova la sua ragione nel sapersi accolti e amati da Dio- spttolinea Bergoglio-.Come ci ricorda oggi il profeta Isaia, Dio è colui che viene a salvarci, e presta soccorso specialmente agli smarriti di cuore. La sua venuta in mezzo a noi irrobustisce, rende saldi, dona coraggio, fa esultare e fiorire il deserto e la steppa, cioè la nostra vita quando diventa arida, senza l’acqua della Parola di Dio e del suo Spirito d’amore. Grazie al suo aiuto noi possiamo sempre ricominciare da capo, riaprire gli occhi, superare tristezza e pianto e intonare un canto nuovo.

E questa gioia vera rimane anche nella prova, anche nella sofferenza, perché non è superficiale, ma scende nel profondo della persona che si affida a Dio e confida in Lui”. La gioia cristiana, come la speranza, ha il suo fondamento “nella fedeltà di Dio, nella certezza che Lui mantiene sempre le sue promesse”. Aggiunge il Papa:”Il profeta Isaia esorta coloro che hanno smarrito la strada e sono nello sconforto a fare affidamento sulla fedeltà del Signore, perché la sua salvezza non tarderà ad irrompere nella loro vita. Quanti hanno incontrato Gesù lungo il cammino, sperimentano nel cuore una serenità e una gioia di cui niente e nessuno potrà privarli”.

Quindi, “la nostra gioia è Cristo, il suo amore fedele e inesauribile! Perciò, quando un cristiano diventa triste, vuol dire che si è allontanato da Gesù, ma allora non bisogna lasciarlo solo, dobbiamo pregare per lui, e fargli sentire il calore della comunità”. Dunque, “la Vergine Maria ci aiuti ad affrettare il passo verso Betlemme, per incontrare il Bambino che è nato per noi, per la salvezza e la gioia di tutti gli uomini”. A lei l’Angelo disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te».

Perciò “Lei ci ottenga di vivere la gioia del Vangelo in famiglia, al lavoro, in parrocchia e in ogni ambiente. Una gioia intima, fatta di meraviglia e di tenerezza. Quella che prova una mamma quando guarda il suo bambino appena nato, e sente che è un dono di Dio, un miracolo di cui solo ringraziare”. Infine il Pontefice ha salutato “le famiglie, i gruppi parrocchiali, le associazioni e i singoli pellegrini provenienti da Roma, dall’Italia e da tante parti del mondo, in particolare Spagna e Stati Uniti d’America.”

E  “i ragazzi dello Zambia, e auguro loro di diventare pietre vive per costruire una società più umana”, estendo questo augurio “a tutti i giovani qui presenti, specialmente quelli di Piscopio e Gallipoli, e agli universitari lucani di Azione Cattolica”.

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Il miglior farmaco contro la depressione è la parola di Cristo. Commentando le letture della terza domenica di Avvento (che la Chiesa definisce anche “gaudete”, domenica della gioia) all’Angelus il Papa ha evidenziato che «il messaggio cristiano si chiama evangelo, cioè buona notizia, un annuncio di gioia per tutto il popolo,la Chiesa non è un rifugio per gente triste, la Chiesa è la casa della gioia».

E «quando un cristiano diventa triste, vuol dire che si è allontanato da Gesù. Ma allora non bisogna lasciarlo solo! Dobbiamo pregare per lui, e fargli sentire il calore della comunità». Con parole semplici Bergoglio illustra la sua ricetta della felicità e mette in guardia dalla disperazione.

“Grazie all’aiuto di Gesù noi possiamo sempre ricominciare da capo, riaprire gli occhi, superare tristezza”, afferma Francesco in una piazza San Pietro gremita di pellegrini arrivati da ogni angolo del pianeta. Anzi, “per quanto siano grandi i nostri limiti e i nostri smarrimenti, non ci è consentito essere fiacchi e vacillanti di fronte alla difficoltà e alle nostre stesse debolezze”. Al contrario, “siamo invitati ad irrobustire le mani, a rendere salde le ginocchia, ad avere coraggio e non temere, perché il nostro Dio mostra sempre la grandezza della sua misericordia”. Alle ore 12 il Pontefice si è affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico per recitare l’Angelus con i fedeli.

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“Nella liturgia risuona più volte l’invito a gioire, a rallegrarsi, perché il Signore è vicino- ha ricordato il Pontefice nella preghiera mariana della domenica-.Come una madre, la Chiesa ci incoraggia a proseguire con fiducia l’itinerario spirituale per poter celebrare con rinnovata esultanza la festa del Natale. Il messaggio cristiano si chiama “evangelo”, cioè “buona notizia”, un annuncio di gioia per tutto il popolo; la Chiesa non è un rifugio per gente triste, la Chiesa è la casa della gioia”. Ma quella del Vangelo non è una gioia qualsiasi.

ù”Trova la sua ragione nel sapersi accolti e amati da Dio- spttolinea Bergoglio-.Come ci ricorda oggi il profeta Isaia, Dio è colui che viene a salvarci, e presta soccorso specialmente agli smarriti di cuore. La sua venuta in mezzo a noi irrobustisce, rende saldi, dona coraggio, fa esultare e fiorire il deserto e la steppa, cioè la nostra vita quando diventa arida, senza l’acqua della Parola di Dio e del suo Spirito d’amore. Grazie al suo aiuto noi possiamo sempre ricominciare da capo, riaprire gli occhi, superare tristezza e pianto e intonare un canto nuovo.

E questa gioia vera rimane anche nella prova, anche nella sofferenza, perché non è superficiale, ma scende nel profondo della persona che si affida a Dio e confida in Lui”. La gioia cristiana, come la speranza, ha il suo fondamento “nella fedeltà di Dio, nella certezza che Lui mantiene sempre le sue promesse”. Aggiunge il Papa:”Il profeta Isaia esorta coloro che hanno smarrito la strada e sono nello sconforto a fare affidamento sulla fedeltà del Signore, perché la sua salvezza non tarderà ad irrompere nella loro vita. Quanti hanno incontrato Gesù lungo il cammino, sperimentano nel cuore una serenità e una gioia di cui niente e nessuno potrà privarli”.

Quindi, “la nostra gioia è Cristo, il suo amore fedele e inesauribile! Perciò, quando un cristiano diventa triste, vuol dire che si è allontanato da Gesù, ma allora non bisogna lasciarlo solo, dobbiamo pregare per lui, e fargli sentire il calore della comunità”. Dunque, “la Vergine Maria ci aiuti ad affrettare il passo verso Betlemme, per incontrare il Bambino che è nato per noi, per la salvezza e la gioia di tutti gli uomini”. A lei l’Angelo disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te».

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E  “i ragazzi dello Zambia, e auguro loro di diventare pietre vive per costruire una società più umana”, estendo questo augurio “a tutti i giovani qui presenti, specialmente quelli di Piscopio e Gallipoli, e agli universitari lucani di Azione Cattolica”.

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