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«La Chiesa non è solo Vaticano e preti, ma siamo tutti noi».

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All’udienza generale il pontefice inizia un ciclo di catechesi sulla comunità ecclesiale. E fa un appello per le migliaia di profughi di questi giorni: “Anche Gesù e la Madonna erano rifugiati”

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IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

La Chiesa non sono solo i preti, i vescovi e il Vaticano, ma “siamo tutti”. Così Papa Francesco che, all’udienza generale in piazza San Pietro, dopo quello sui “doni dello spirito” concluso mercoledì scorso ha iniziato oggi un ciclo di catechesi sulla Chiesa. I fedeli sono benedetti da Dio e, a loro volta, sono “uomini e donne che benedicono”, quasi un “sinonimo” di “cristiani”. A fine udienza Jorge Mario Bergoglio ha fatto appello per le migliaia di rifugiati che anche in questi giorni sono costretti a lasciare le loro case per  sfuggire ai conflitti e alle persecuzioni.

“Oggi – ha detto il Papa – incomincio un ciclo di catechesi sulla Chiesa. E’ un po’ come un figlio che parla della propria madre, della propria famiglia. La Chiesa infatti non è un’istituzione finalizzata a se stessa o un’associazione privata, una Ong, né tanto meno si deve restringere lo sguardo al clero o al Vaticano… i preti sono parte della Chiesa ma la Chiesa sono tutti, non bisogna restringerla ai sacerdoti, ai vescovi, al Vaticano. Siamo tutti, tutti famiglia della madre. La Chiesa è una realtà molto più ampia e si apre a tutta l’umanità”.

La Chiesa “non nasce  improvvisamente, non nasce in laboratorio”, “è fondata da Gesù ma è un popolo con una storia lunga alle spalle e una preparazione che ha inizio molto prima di Cristo stesso”. La “storia, o preistoria, della Chiesa” è la vicenda biblica di Abramo: “Non è Abramo a costituire attorno a sé un popolo, ma è lo stesso Dio a dare vita a questo popolo. Di solito era l’uomo a rivolgersi alla divinità, cercando di colmare la distanza e invocando sostegno e protezione. In questo caso, invece, si assiste a qualcosa di inaudito: è Dio stesso a prendere l’iniziativa e a rivolgere la sua parola all’uomo, creando un legame e una relazione nuova con lui”. In questo senso, “l’amore di Dio precede tutto”, ha detto il Papa ribadendo un concetto sul quale torna spesso. “Isaia o Geremia, non ricordo bene, uno di questi due, dice che Dio è come il fiore del mandorlo, il primo che fiorisce nella primavera: quando noi arriviamo, lui ci aspetta, lui ci chiama, lui ci fa camminare, sempre in anticipo di noi e questo si chiama amore, Dio ci aspetta sempre”.

Il Papa ha poi immaginato un colloquio con un fedele: “Ma padre, io non credo, la mia vita è stata tanto brutta, come posso pensare che Dio mi aspetta?”, la domanda, e la risposta “Ma se sei stato peccatore grosso Dio ti aspetta con tanto amore” e “la Chiesa ci porta a questo Dio che ci aspetta”. Abramo e i suoi ascoltano la chiamata di Dio e si mettono in cammino, non senza “resistenze”, “ripiegamento su se stessi e sui propri interessi” “tentazione di mercanteggiare con Dio e risolvere le cose a modo proprio”: “Sono i tradimenti e i peccati che segnano il cammino del popolo lungo tutta la storia della salvezza, che è la storia della fedeltà di Dio e dell’infedeltà del popolo”. I cristiani, ha concluso il Papa, devono diventare “benedizione, segno dell’amore di Dio per tutti i suoi figli. A me – ha concluso Bergoglio – piace pensare che il sinonimo che possiamo avere per i cristiani sarebbe questo: sono uomini e donne che benedicono: benedire Dio e tutti noi. Noi cristiani siamo gente che benedice”.

Prima dell’udienza, Papa Francesco ha salutato i malati e gli anziani in aula Paolo VI, in Vaticano, prima di uscire in piazza San Pietro. Già la scorsa settimana la prefettura della Casa pontificia li aveva fatti accomodare nell’aula Nervi per evitare il caldo. “Pregate perché non piova così chi è fuori non si bagna”, ha detto questa volta il Papa. Con i disabili, in particolare i ragazzi, scambio di battute e qualche selfie con gli smartphone. In piazza, dopo il consueto giro in jeep per salutare i fedeli, il Papa ha iniziato la catechesi con una battuta: “Complimenti a voi che siete venuti senza sapere se viene l’acqua, se non viene l’acqua… Bravi! Speriamo di finire l’udienza senza acqua, che il Signore abbia pietà di noi”. Presente in piazza, tra le decine di migliaia di fedeli, Ted Neeley, protagonista del film “Jesus Christ Superstar”.

“Il numero di questi fratelli rifugiati sta crescendo, in questi ultimi giorni, altre migliaia di persone sono state costrette a lasciare le loro case per salvarsi, è stato l’appello pronunciato dal Papa a conclusione dell’udienza, in vista della Giornata mondiale del rifugiato che si celebra dopodomani. “Milioni di famiglie, milioni di famiglie! di tanti paesi e di ogni fede religiosa vivono nelle loro storie drammi e ferite che difficilmente potranno essere sanate. Il Signore sostenga le persone e le istituzioni che lavorano con generosità per assicurare ai rifugiati accoglienza e dignità, e dare loro motivi di speranza. Pensiamo – ha detto ancora il Papa – che Gesù è stato un rifugiato, è dovuto fuggire per salvare la vita, con san Giuseppe e la Madonna, è dovuto andarsene in Egitto, lui è stato un rifugiato. Preghiamo la Madonna che conosce i dolori dei rifugiati che sia vicina a questi nostri fratelli e sorelle”.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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All’udienza generale il pontefice inizia un ciclo di catechesi sulla comunità ecclesiale. E fa un appello per le migliaia di profughi di questi giorni: “Anche Gesù e la Madonna erano rifugiati”

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IACOPO SCARAMUZZI
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La Chiesa non sono solo i preti, i vescovi e il Vaticano, ma “siamo tutti”. Così Papa Francesco che, all’udienza generale in piazza San Pietro, dopo quello sui “doni dello spirito” concluso mercoledì scorso ha iniziato oggi un ciclo di catechesi sulla Chiesa. I fedeli sono benedetti da Dio e, a loro volta, sono “uomini e donne che benedicono”, quasi un “sinonimo” di “cristiani”. A fine udienza Jorge Mario Bergoglio ha fatto appello per le migliaia di rifugiati che anche in questi giorni sono costretti a lasciare le loro case per  sfuggire ai conflitti e alle persecuzioni.

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“Oggi – ha detto il Papa – incomincio un ciclo di catechesi sulla Chiesa. E’ un po’ come un figlio che parla della propria madre, della propria famiglia. La Chiesa infatti non è un’istituzione finalizzata a se stessa o un’associazione privata, una Ong, né tanto meno si deve restringere lo sguardo al clero o al Vaticano… i preti sono parte della Chiesa ma la Chiesa sono tutti, non bisogna restringerla ai sacerdoti, ai vescovi, al Vaticano. Siamo tutti, tutti famiglia della madre. La Chiesa è una realtà molto più ampia e si apre a tutta l’umanità”.

La Chiesa “non nasce  improvvisamente, non nasce in laboratorio”, “è fondata da Gesù ma è un popolo con una storia lunga alle spalle e una preparazione che ha inizio molto prima di Cristo stesso”. La “storia, o preistoria, della Chiesa” è la vicenda biblica di Abramo: “Non è Abramo a costituire attorno a sé un popolo, ma è lo stesso Dio a dare vita a questo popolo. Di solito era l’uomo a rivolgersi alla divinità, cercando di colmare la distanza e invocando sostegno e protezione. In questo caso, invece, si assiste a qualcosa di inaudito: è Dio stesso a prendere l’iniziativa e a rivolgere la sua parola all’uomo, creando un legame e una relazione nuova con lui”. In questo senso, “l’amore di Dio precede tutto”, ha detto il Papa ribadendo un concetto sul quale torna spesso. “Isaia o Geremia, non ricordo bene, uno di questi due, dice che Dio è come il fiore del mandorlo, il primo che fiorisce nella primavera: quando noi arriviamo, lui ci aspetta, lui ci chiama, lui ci fa camminare, sempre in anticipo di noi e questo si chiama amore, Dio ci aspetta sempre”.

Il Papa ha poi immaginato un colloquio con un fedele: “Ma padre, io non credo, la mia vita è stata tanto brutta, come posso pensare che Dio mi aspetta?”, la domanda, e la risposta “Ma se sei stato peccatore grosso Dio ti aspetta con tanto amore” e “la Chiesa ci porta a questo Dio che ci aspetta”. Abramo e i suoi ascoltano la chiamata di Dio e si mettono in cammino, non senza “resistenze”, “ripiegamento su se stessi e sui propri interessi” “tentazione di mercanteggiare con Dio e risolvere le cose a modo proprio”: “Sono i tradimenti e i peccati che segnano il cammino del popolo lungo tutta la storia della salvezza, che è la storia della fedeltà di Dio e dell’infedeltà del popolo”. I cristiani, ha concluso il Papa, devono diventare “benedizione, segno dell’amore di Dio per tutti i suoi figli. A me – ha concluso Bergoglio – piace pensare che il sinonimo che possiamo avere per i cristiani sarebbe questo: sono uomini e donne che benedicono: benedire Dio e tutti noi. Noi cristiani siamo gente che benedice”.

Prima dell’udienza, Papa Francesco ha salutato i malati e gli anziani in aula Paolo VI, in Vaticano, prima di uscire in piazza San Pietro. Già la scorsa settimana la prefettura della Casa pontificia li aveva fatti accomodare nell’aula Nervi per evitare il caldo. “Pregate perché non piova così chi è fuori non si bagna”, ha detto questa volta il Papa. Con i disabili, in particolare i ragazzi, scambio di battute e qualche selfie con gli smartphone. In piazza, dopo il consueto giro in jeep per salutare i fedeli, il Papa ha iniziato la catechesi con una battuta: “Complimenti a voi che siete venuti senza sapere se viene l’acqua, se non viene l’acqua… Bravi! Speriamo di finire l’udienza senza acqua, che il Signore abbia pietà di noi”. Presente in piazza, tra le decine di migliaia di fedeli, Ted Neeley, protagonista del film “Jesus Christ Superstar”.

“Il numero di questi fratelli rifugiati sta crescendo, in questi ultimi giorni, altre migliaia di persone sono state costrette a lasciare le loro case per salvarsi, è stato l’appello pronunciato dal Papa a conclusione dell’udienza, in vista della Giornata mondiale del rifugiato che si celebra dopodomani. “Milioni di famiglie, milioni di famiglie! di tanti paesi e di ogni fede religiosa vivono nelle loro storie drammi e ferite che difficilmente potranno essere sanate. Il Signore sostenga le persone e le istituzioni che lavorano con generosità per assicurare ai rifugiati accoglienza e dignità, e dare loro motivi di speranza. Pensiamo – ha detto ancora il Papa – che Gesù è stato un rifugiato, è dovuto fuggire per salvare la vita, con san Giuseppe e la Madonna, è dovuto andarsene in Egitto, lui è stato un rifugiato. Preghiamo la Madonna che conosce i dolori dei rifugiati che sia vicina a questi nostri fratelli e sorelle”.

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