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«La Chiesa non accumuli ricchezze, le metta a servizio»

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Il Papa a Santa Marta: «La nostra comunità» mostra «che è rinata nello Spirito quando cerca l’armonia, la povertà», quando «non si arrabbia subito davanti alle difficoltà»

DOMENICO AGASSO JR
ROMA

Nella seconda settimana del tempo pasquale, «ci farà bene pensare alle nostre comunità, siano esse diocesane, parrocchiali, familiari o tante altre, e chiedere la grazia dell’armonia che è più dell’unità – l’unità armonica, l’armonia, che è il dono dello Spirito – chiedere la grazia della povertà – non della miseria, della povertà: cosa significa? Che se io ho quello che ho e devo gestirlo bene per il bene comune e con generosità – e chiedere la grazia della pazienza, della pazienza». È l’invocazione che papa Francesco ha espresso a conclusione dell’omelia mattutina a Casa Santa Marta, sintetizzata da Radio Vaticana.

Il Pontefice ha sottolineato che i cristiani non devono accumulare ricchezze, ma metterle a servizio di chi ha bisogno, seguendo l’esempio della prima comunità guidata dagli Apostoli.

Papa Bergoglio si è concentrato sul passo degli Atti degli Apostoli che descrive la vita della prima comunità dei cristiani: ci sono, ha messo in evidenza, due segni di «rinascita in una comunità»; il primo è l’armonia: «La comunità rinata o di quelli che rinascono nello Spirito ha questa grazia dell’unità, dell’armonia. L’unico che può darci l’armonia è lo Spirito Santo, perché lui anche è l’armonia fra il Padre e il Figlio, è il dono che fa l’armonia». Poi c’è il bene comune, «cioè: “Nessuno infatti tra loro era bisognoso, nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva”, era al servizio della comunità. Sì, alcuni erano ricchi ma al servizio. Questi sono due segni di una comunità che vive nello Spirito».

Il Papa ha definito questo passo «curioso», perché «subito dopo incominciano» dei problemi nella comunità, per esempio l’ingresso di Anania e Saffira che provano a truffarla: «Sono i padroni dei benefattori che si avvicinano alla Chiesa, entrano per aiutarla e usare la Chiesa per i propri affari, no? Poi ci sono le persecuzioni che sono state annunciate da Gesù. L’ultima delle beatitudini di Matteo: “Beati quando vi insulteranno, vi perseguiteranno a causa di me… Rallegratevi”. E si leggono tante persecuzioni di questa comunità così. Gesù promette questo, promette tante cose belle, la pace, l’abbondanza: “Avrete cento volte in più con le persecuzioni”».

Nella «prima comunità rinata dallo Spirito Santo – ha ricordato Francesco – c’è questo: la povertà, il bene comune ma anche i problemi, dentro e fuori». Problematiche interne, come «quella coppia di affaristi, e fuori, le persecuzioni». Pietro però invita a non stupirsi di queste persecuzioni, perché è «il fuoco che purifica l’oro». E proprio «in mezzo alle difficoltà, alle persecuzioni» la comunità rinata dallo Spirito Santo è purificata.

Esiste quindi un terzo segno di una comunità rinata: «La pazienza nel sopportare: sopportare i problemi, sopportare le difficoltà, sopportare le maldicenze, le calunnie, sopportare le malattie, sopportare il dolore» della perdita di un proprio caro.

Ecco che poi papa Francesco ha affermato: la comunità cristiana mostra «che è rinata nello Spirito Santo, quando è una comunità che cerca l’armonia», non la divisione interna; «quando cerca la povertà, non l’accumulo di ricchezze per sé, perché le ricchezze sono per il servizio»; e poi quando «non si arrabbia subito davanti alle difficoltà e si sente offesa», ma è paziente come Gesù.

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Nella seconda settimana del tempo pasquale, «ci farà bene pensare alle nostre comunità, siano esse diocesane, parrocchiali, familiari o tante altre, e chiedere la grazia dell’armonia che è più dell’unità – l’unità armonica, l’armonia, che è il dono dello Spirito – chiedere la grazia della povertà – non della miseria, della povertà: cosa significa? Che se io ho quello che ho e devo gestirlo bene per il bene comune e con generosità – e chiedere la grazia della pazienza, della pazienza». È l’invocazione che papa Francesco ha espresso a conclusione dell’omelia mattutina a Casa Santa Marta, sintetizzata da Radio Vaticana.

Il Pontefice ha sottolineato che i cristiani non devono accumulare ricchezze, ma metterle a servizio di chi ha bisogno, seguendo l’esempio della prima comunità guidata dagli Apostoli.

Papa Bergoglio si è concentrato sul passo degli Atti degli Apostoli che descrive la vita della prima comunità dei cristiani: ci sono, ha messo in evidenza, due segni di «rinascita in una comunità»; il primo è l’armonia: «La comunità rinata o di quelli che rinascono nello Spirito ha questa grazia dell’unità, dell’armonia. L’unico che può darci l’armonia è lo Spirito Santo, perché lui anche è l’armonia fra il Padre e il Figlio, è il dono che fa l’armonia». Poi c’è il bene comune, «cioè: “Nessuno infatti tra loro era bisognoso, nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva”, era al servizio della comunità. Sì, alcuni erano ricchi ma al servizio. Questi sono due segni di una comunità che vive nello Spirito».

Il Papa ha definito questo passo «curioso», perché «subito dopo incominciano» dei problemi nella comunità, per esempio l’ingresso di Anania e Saffira che provano a truffarla: «Sono i padroni dei benefattori che si avvicinano alla Chiesa, entrano per aiutarla e usare la Chiesa per i propri affari, no? Poi ci sono le persecuzioni che sono state annunciate da Gesù. L’ultima delle beatitudini di Matteo: “Beati quando vi insulteranno, vi perseguiteranno a causa di me… Rallegratevi”. E si leggono tante persecuzioni di questa comunità così. Gesù promette questo, promette tante cose belle, la pace, l’abbondanza: “Avrete cento volte in più con le persecuzioni”».

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Nella «prima comunità rinata dallo Spirito Santo – ha ricordato Francesco – c’è questo: la povertà, il bene comune ma anche i problemi, dentro e fuori». Problematiche interne, come «quella coppia di affaristi, e fuori, le persecuzioni». Pietro però invita a non stupirsi di queste persecuzioni, perché è «il fuoco che purifica l’oro». E proprio «in mezzo alle difficoltà, alle persecuzioni» la comunità rinata dallo Spirito Santo è purificata.

Esiste quindi un terzo segno di una comunità rinata: «La pazienza nel sopportare: sopportare i problemi, sopportare le difficoltà, sopportare le maldicenze, le calunnie, sopportare le malattie, sopportare il dolore» della perdita di un proprio caro.

Ecco che poi papa Francesco ha affermato: la comunità cristiana mostra «che è rinata nello Spirito Santo, quando è una comunità che cerca l’armonia», non la divisione interna; «quando cerca la povertà, non l’accumulo di ricchezze per sé, perché le ricchezze sono per il servizio»; e poi quando «non si arrabbia subito davanti alle difficoltà e si sente offesa», ma è paziente come Gesù.

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