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La Chiesa non è un negozio, se non porta Gesù è morta.

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Francesco all’udienza generale: “La Chiesa non è un’agenzia umanitaria, non è una ong. Ci farà bene ritrovare Maria come modello”

7398e2f9dd

 

DOMENICO AGASSO JR
ROMA

“Scendo io”: papa Francesco ha tranquillizzato così una signora anziana che desiderava stringere le mani del Pontefice. Francesco è uscito dalla “jeep” scoperta ed è andato incontro alla signora, commuovendola. Era una dei 100mila fedeli presenti questa mattina in piazza San Pietro per l’udienza generale del Papa, durante la quale Francesco ha detto a gran voce che “la Chiesa non è un negozio, non è un’agenzia umanitaria, non è una ong, la Chiesa è mandata a portare a tutti Cristo e il suo Vangelo”.

Francesco ha continuato la sua catechesi sulla Chiesa meditando su “Maria come immagine e modello della Chiesa”. “Lo faccio – ha premesso – riprendendo un’espressione del Concilio Vaticano II. Dice la Costituzione Lumen gentium: ‘Come già insegnava Sant’Ambrogio, la Madre di Dio è figura della Chiesa nell’ordine della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo» (n. 63)’”.

“In che senso – ha chiesto il Papa – Maria rappresenta un modello per la fede della Chiesa? Pensiamo a chi era la Vergine Maria: una ragazza ebrea, che aspettava con tutto il cuore la redenzione del suo popolo. Ma in quel cuore di giovane figlia d’Israele c’era un segreto che lei stessa ancora non conosceva: nel disegno d’amore di Dio era destinata a diventare la Madre del Redentore. Nell’Annunciazione, il Messaggero di Dio la chiama ‘piena di grazia’ e le rivela questo progetto”. E Maria “risponde ‘sì’ e da quel momento la fede di Maria riceve una luce nuova: si concentra su Gesù, il Figlio di Dio che da lei ha preso carne e nel quale si compiono le promesse di tutta la storia della salvezza”. Ecco che “la fede di Maria è il compimento della fede d’Israele, in Lei è proprio concentrato tutto quel cammino, tutta quella strada di quel popolo di fede, che aspettava la redenzione”. È in questo senso che “è il modello della fede della Chiesa, che ha come centro Cristo, incarnazione dell’amore infinito di Dio”.

La Madonna ha vissuto questa fede “nella semplicità delle mille occupazioni e preoccupazioni quotidiane di ogni mamma, come provvedere il cibo, il vestito, la cura della casa… Proprio questa esistenza normale della Madonna fu il terreno dove si svolse un rapporto singolare e un dialogo profondo tra lei e Dio, tra lei e il suo Figlio”. Il “sì” di Maria, ha detto il Papa, “già perfetto all’inizio, è cresciuto fino all’ora della Croce. E lì la sua maternità si è dilatata abbracciando ognuno di noi, la nostra vita, per guidarci al suo Figlio. “Pensiamo a questo – ha esortato – Forse ci farà bene ritrovare Maria come modello e figura della Chiesa in questa fede che lei aveva”.

Maria poi è “modello di carità. Pensiamo alla sua disponibilità nei confronti della parente Elisabetta. Visitandola, la Vergine Maria non le ha portato soltanto un aiuto materiale, anche questo, ma ha portato Gesù, che già viveva nel suo grembo. Portare Gesù in quella casa voleva dire portare la gioia, la gioia piena. Elisabetta e Zaccaria erano felici per la gravidanza che sembrava impossibile alla loro età, ma è la giovane Maria che porta loro la gioia piena, quella che viene da Gesù e dallo Spirito Santo e si esprime nella carità gratuita, nel condividere, nell’aiutarsi, nel comprendersi”.

Francesco ha messo in evidenza: “La Madonna vuole portare anche a noi, a noi tutti, il grande dono che è Gesù; e con Lui ci porta il suo amore, la sua pace, la sua gioia. Così la Chiesa: è come Maria”. E poi ha affermato con forza: “La Chiesa non è un negozio, la Chiesa non è un’agenzia umanitaria, la Chiesa non è una ong, la Chiesa è mandata a portare a tutti Cristo e il suo Vangelo. Questa è la Chiesa: non porta se stessa, se è piccola, se è grande, se è forte, se è debole, ma la Chiesa porta Gesù. E la Chiesa deve essere come Maria, quando è andata – lo abbiamo sentito nel Vangelo – quando è andata a fare la visita ad Elisabetta. Cosa portava Maria? Gesù! E la Chiesa porta Gesù. E questo è il centro della Chiesa, eh? Portare Gesù”. “Se – un’ipotesi – una volta succedesse che la Chiesa non porta Gesù – ha avvertito il Papa – quella è una Chiesa morta. Capito? Deve portare Gesù? E deve portare la carità di Gesù, l’amore di Gesù, la forza di Gesù”.

Il Pontefice chiama in causa “noi che siamo la Chiesa”: “Ognuno di noi, qual è l’amore che portiamo agli altri? E’ l’amore di Gesù, che condivide, che perdona, che accompagna, o è un amore troppo, troppo allungato, no? Quando si allunga il vino tanto che sembra acqua. E’ così il nostro amore? O è un amore forte o tanto debole che segue le simpatie, che cerca il contraccambio? Un amore interessato”. Il Papa ha posto un’altra riflessione: “A Gesù piace l’amore interessato o non piace? Non piace! L’amore deve essere l’amore gratuito, come era l’amore di Lui. Come sono i rapporti nelle nostre parrocchie, nelle nostre comunità? Ci trattiamo da fratelli e sorelle? O ci giudichiamo, parliamo male gli uni degli altri?”. “Ma, io ho sentito che qui a Roma nessuno parla male dell’altro – ha scherzato Francesco – e quello è vero? Non so. Io lo dico. Curiamo ciascuno il proprio ‘orticello’ o ci curiamo l’uno all’altro? Sono domande di carità”.

Infine, il Papa ha approfondito un ultimo aspetto: “Maria è modello di unione con Cristo. La vita della Vergine Santa è stata la vita di una donna del suo popolo. Però ogni azione era compiuta sempre in unione perfetta con Gesù. Questa unione raggiunge il culmine sul Calvario: qui Maria si unisce al Figlio nel martirio del cuore e nell’offerta della vita al Padre per la salvezza dell’umanità”. E’ “molto bella questa realtà che Maria ci insegna – ha concluso il Papa – l’essere sempre uniti a Gesù. Possiamo chiederci: ci ricordiamo di Gesù solo quando qualcosa non va e abbiamo bisogno, o il nostro è un rapporto costante, un’amicizia profonda, anche quando si tratta di seguirlo sulla via della croce?”.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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La Chiesa non è un negozio, se non porta Gesù è morta.

  

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DOMENICO AGASSO JR
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“Scendo io”: papa Francesco ha tranquillizzato così una signora anziana che desiderava stringere le mani del Pontefice. Francesco è uscito dalla “jeep” scoperta ed è andato incontro alla signora, commuovendola. Era una dei 100mila fedeli presenti questa mattina in piazza San Pietro per l’udienza generale del Papa, durante la quale Francesco ha detto a gran voce che “la Chiesa non è un negozio, non è un’agenzia umanitaria, non è una ong, la Chiesa è mandata a portare a tutti Cristo e il suo Vangelo”.

Francesco ha continuato la sua catechesi sulla Chiesa meditando su “Maria come immagine e modello della Chiesa”. “Lo faccio – ha premesso – riprendendo un’espressione del Concilio Vaticano II. Dice la Costituzione Lumen gentium: ‘Come già insegnava Sant’Ambrogio, la Madre di Dio è figura della Chiesa nell’ordine della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo» (n. 63)’”.

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“In che senso – ha chiesto il Papa – Maria rappresenta un modello per la fede della Chiesa? Pensiamo a chi era la Vergine Maria: una ragazza ebrea, che aspettava con tutto il cuore la redenzione del suo popolo. Ma in quel cuore di giovane figlia d’Israele c’era un segreto che lei stessa ancora non conosceva: nel disegno d’amore di Dio era destinata a diventare la Madre del Redentore. Nell’Annunciazione, il Messaggero di Dio la chiama ‘piena di grazia’ e le rivela questo progetto”. E Maria “risponde ‘sì’ e da quel momento la fede di Maria riceve una luce nuova: si concentra su Gesù, il Figlio di Dio che da lei ha preso carne e nel quale si compiono le promesse di tutta la storia della salvezza”. Ecco che “la fede di Maria è il compimento della fede d’Israele, in Lei è proprio concentrato tutto quel cammino, tutta quella strada di quel popolo di fede, che aspettava la redenzione”. È in questo senso che “è il modello della fede della Chiesa, che ha come centro Cristo, incarnazione dell’amore infinito di Dio”.

La Madonna ha vissuto questa fede “nella semplicità delle mille occupazioni e preoccupazioni quotidiane di ogni mamma, come provvedere il cibo, il vestito, la cura della casa… Proprio questa esistenza normale della Madonna fu il terreno dove si svolse un rapporto singolare e un dialogo profondo tra lei e Dio, tra lei e il suo Figlio”. Il “sì” di Maria, ha detto il Papa, “già perfetto all’inizio, è cresciuto fino all’ora della Croce. E lì la sua maternità si è dilatata abbracciando ognuno di noi, la nostra vita, per guidarci al suo Figlio. “Pensiamo a questo – ha esortato – Forse ci farà bene ritrovare Maria come modello e figura della Chiesa in questa fede che lei aveva”.

Maria poi è “modello di carità. Pensiamo alla sua disponibilità nei confronti della parente Elisabetta. Visitandola, la Vergine Maria non le ha portato soltanto un aiuto materiale, anche questo, ma ha portato Gesù, che già viveva nel suo grembo. Portare Gesù in quella casa voleva dire portare la gioia, la gioia piena. Elisabetta e Zaccaria erano felici per la gravidanza che sembrava impossibile alla loro età, ma è la giovane Maria che porta loro la gioia piena, quella che viene da Gesù e dallo Spirito Santo e si esprime nella carità gratuita, nel condividere, nell’aiutarsi, nel comprendersi”.

Francesco ha messo in evidenza: “La Madonna vuole portare anche a noi, a noi tutti, il grande dono che è Gesù; e con Lui ci porta il suo amore, la sua pace, la sua gioia. Così la Chiesa: è come Maria”. E poi ha affermato con forza: “La Chiesa non è un negozio, la Chiesa non è un’agenzia umanitaria, la Chiesa non è una ong, la Chiesa è mandata a portare a tutti Cristo e il suo Vangelo. Questa è la Chiesa: non porta se stessa, se è piccola, se è grande, se è forte, se è debole, ma la Chiesa porta Gesù. E la Chiesa deve essere come Maria, quando è andata – lo abbiamo sentito nel Vangelo – quando è andata a fare la visita ad Elisabetta. Cosa portava Maria? Gesù! E la Chiesa porta Gesù. E questo è il centro della Chiesa, eh? Portare Gesù”. “Se – un’ipotesi – una volta succedesse che la Chiesa non porta Gesù – ha avvertito il Papa – quella è una Chiesa morta. Capito? Deve portare Gesù? E deve portare la carità di Gesù, l’amore di Gesù, la forza di Gesù”.

Il Pontefice chiama in causa “noi che siamo la Chiesa”: “Ognuno di noi, qual è l’amore che portiamo agli altri? E’ l’amore di Gesù, che condivide, che perdona, che accompagna, o è un amore troppo, troppo allungato, no? Quando si allunga il vino tanto che sembra acqua. E’ così il nostro amore? O è un amore forte o tanto debole che segue le simpatie, che cerca il contraccambio? Un amore interessato”. Il Papa ha posto un’altra riflessione: “A Gesù piace l’amore interessato o non piace? Non piace! L’amore deve essere l’amore gratuito, come era l’amore di Lui. Come sono i rapporti nelle nostre parrocchie, nelle nostre comunità? Ci trattiamo da fratelli e sorelle? O ci giudichiamo, parliamo male gli uni degli altri?”. “Ma, io ho sentito che qui a Roma nessuno parla male dell’altro – ha scherzato Francesco – e quello è vero? Non so. Io lo dico. Curiamo ciascuno il proprio ‘orticello’ o ci curiamo l’uno all’altro? Sono domande di carità”.

Infine, il Papa ha approfondito un ultimo aspetto: “Maria è modello di unione con Cristo. La vita della Vergine Santa è stata la vita di una donna del suo popolo. Però ogni azione era compiuta sempre in unione perfetta con Gesù. Questa unione raggiunge il culmine sul Calvario: qui Maria si unisce al Figlio nel martirio del cuore e nell’offerta della vita al Padre per la salvezza dell’umanità”. E’ “molto bella questa realtà che Maria ci insegna – ha concluso il Papa – l’essere sempre uniti a Gesù. Possiamo chiederci: ci ricordiamo di Gesù solo quando qualcosa non va e abbiamo bisogno, o il nostro è un rapporto costante, un’amicizia profonda, anche quando si tratta di seguirlo sulla via della croce?”.

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