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La bellezza di una liturgia viva

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All’Università Gregoriana il congresso su “Liturgia e evangelizzazione”. Papa Francesco: “ars celebrandi è capacità di far palpitare nel cuore della gente il cuore di Dio”

“La bellezza di una liturgia viva è la nostra responsabilità”: è la convinzione che il rettore della Pontificia Università Gregoriana, Francois-Xavier Dumortier ha condiviso con i 350 partecipanti alCongresso “Liturgia ed evangelizzazione” iniziato il 25 febbraio nell’ateneo dei gesuiti. L’iniziativa è promossa dalla Conferenza episcopale italiana che ha affidato all’università pontificia la cura della parte scientifico-pedagogica del congresso coinvolgendo le altre facoltà di liturgia operanti in Italia: il Pontificio Istituto liturgico Sant’Anselmo, la Pontificia Università Santa Croce, l’Istituto di liturgia pastorale “Santa Giustina”.

Al centro della riflessione, che abbraccia il percorso dalla riforma liturgica inaugurato dalla costituzione conciliare “Sacrosanctum Concilium” affrontando le problematiche ancora aperte in 21 laboratori tematici, l’ esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” di papa Francesco e la sottolineatura che: “L’evangelizzazione gioiosa si fa bellezza nella liturgia. La Chiesa evangelizza e si evangelizza con la bellezza della liturgia”.

All’iniziativa il pontefice ha espresso il suo apprezzamento con un messaggio inviato dal segretario di Stato della Santa Sede, cardinale Pietro Parolin, che auspica la promozione di:”una partecipazione sempre più attiva dei fedeli all’azione liturgica della Chiesa”. Il papa augura anche che il simposio “susciti rinnovata consapevolezza del carattere evangelizzante della liturgia, la cui efficacia pastorale richiede anche l’ars celebrandi intesa come capacità di far palpitare nel cuore della gente il cuore di Dio, cioè la sua grazia, la sua misericordia, il suo amore”.

“Sappiamo bene – ha sottolineato nel saluto introduttivo il rettore della Pontificia Università Gregoriana nella quale studiano 2600 studenti di oltre 120 paesi diversi – l’importanza di una liturgia ospitale anche per i più lontani, di una liturgia che dia accesso all’incontro e all’ascolto di Dio e che evangelizzi le aspettative religiose dell’uomo contemporaneo”.

Dumortier ha sottolineato il “nesso intrinseco tra liturgia, evangelizzazione e bellezza“, un’articolazione che deve essere non solo oggetto di riflessione ma anche “vissuta nell’esistenza delle nostre comunità cristiane” al fine di non dimenticare “la centralità nella vita ecclesiale dell’esperienza della preghiera e di una liturgia accessibile a tutti”.

La liturgia, infatti, come ha sottolineato mons. Alceste Catella, presidente della Commissione episcopale per la liturgia della Cei, che ha portato il saluto del segretario dei vescovi italiani, mons. Nunzio Galantino, “è realtà evangelizzante in se stessa”, innanzitutto per la Chiesa. Se “scopo dell’evangelizzazione è che una donna o un uomo creda che Gesù è morto per i nostri peccati ed è risorto”, il primo soggetto chiamato a credere a questa verità è la Chiesa. “La Chiesa non può evangelizzare – ha sottolineato Catella – se non è essa stessa incessantemente evangelizzata. La liturgia è il luogo primo ed essenziale nel quale siamo evangelizzati perchè è il luogo dove Dio parla al suo popolo”. “Primerear – ha affermato il presidente della Commissione episcopale per la liturgia citando uno dei termini in gergo di Buenos Aires introdotto da papa Francesco – non è nostro, ma del Signore: la Chiesa c’è per vivere e comunicare il Signore”. E l’annuncio “non è solo verbale, ma fatti e parole”, evitando quindi le “schizofrenie diffuse“, legate a “mode culturali”, tra ” carità, celebrazione, missione” che devono essere invece trovare una “circolarità armonica”. In questa prospettiva: “la celebrazione può aiutare a trovare l’equilibrio personale e comunitario”.

Il congresso che terminerà venerdì 27 febbraio, è strutturato attraverso 5 relazioni principali affidate agli esperti don Paolo Tomatis (direttore dell’Ufficio per la pastorale liturgica di Torino), mons. Pierangelo Sequeri (Facoltà teologica dell’Italia settentrionale), il filosofo Paul Gilbert, i monaci Giorgio Bonaccorso, OSB e Goffredo Boselli, della comunità di Bose. La riflessione continuerà, quindi, nei 21 laboratori tematici che spaziano dal primo annuncio all’omelia, dagli spazi architettonici alla liturgia delle Ore, alla sfida posta alla liturgia dalla società multietnica, dalla musica nella liturgia alla riscoperta del tema della pietà popolare.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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“La bellezza di una liturgia viva è la nostra responsabilità”: è la convinzione che il rettore della Pontificia Università Gregoriana, Francois-Xavier Dumortier ha condiviso con i 350 partecipanti alCongresso “Liturgia ed evangelizzazione” iniziato il 25 febbraio nell’ateneo dei gesuiti. L’iniziativa è promossa dalla Conferenza episcopale italiana che ha affidato all’università pontificia la cura della parte scientifico-pedagogica del congresso coinvolgendo le altre facoltà di liturgia operanti in Italia: il Pontificio Istituto liturgico Sant’Anselmo, la Pontificia Università Santa Croce, l’Istituto di liturgia pastorale “Santa Giustina”.

Al centro della riflessione, che abbraccia il percorso dalla riforma liturgica inaugurato dalla costituzione conciliare “Sacrosanctum Concilium” affrontando le problematiche ancora aperte in 21 laboratori tematici, l’ esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” di papa Francesco e la sottolineatura che: “L’evangelizzazione gioiosa si fa bellezza nella liturgia. La Chiesa evangelizza e si evangelizza con la bellezza della liturgia”.

All’iniziativa il pontefice ha espresso il suo apprezzamento con un messaggio inviato dal segretario di Stato della Santa Sede, cardinale Pietro Parolin, che auspica la promozione di:”una partecipazione sempre più attiva dei fedeli all’azione liturgica della Chiesa”. Il papa augura anche che il simposio “susciti rinnovata consapevolezza del carattere evangelizzante della liturgia, la cui efficacia pastorale richiede anche l’ars celebrandi intesa come capacità di far palpitare nel cuore della gente il cuore di Dio, cioè la sua grazia, la sua misericordia, il suo amore”.

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Dumortier ha sottolineato il “nesso intrinseco tra liturgia, evangelizzazione e bellezza“, un’articolazione che deve essere non solo oggetto di riflessione ma anche “vissuta nell’esistenza delle nostre comunità cristiane” al fine di non dimenticare “la centralità nella vita ecclesiale dell’esperienza della preghiera e di una liturgia accessibile a tutti”.

La liturgia, infatti, come ha sottolineato mons. Alceste Catella, presidente della Commissione episcopale per la liturgia della Cei, che ha portato il saluto del segretario dei vescovi italiani, mons. Nunzio Galantino, “è realtà evangelizzante in se stessa”, innanzitutto per la Chiesa. Se “scopo dell’evangelizzazione è che una donna o un uomo creda che Gesù è morto per i nostri peccati ed è risorto”, il primo soggetto chiamato a credere a questa verità è la Chiesa. “La Chiesa non può evangelizzare – ha sottolineato Catella – se non è essa stessa incessantemente evangelizzata. La liturgia è il luogo primo ed essenziale nel quale siamo evangelizzati perchè è il luogo dove Dio parla al suo popolo”. “Primerear – ha affermato il presidente della Commissione episcopale per la liturgia citando uno dei termini in gergo di Buenos Aires introdotto da papa Francesco – non è nostro, ma del Signore: la Chiesa c’è per vivere e comunicare il Signore”. E l’annuncio “non è solo verbale, ma fatti e parole”, evitando quindi le “schizofrenie diffuse“, legate a “mode culturali”, tra ” carità, celebrazione, missione” che devono essere invece trovare una “circolarità armonica”. In questa prospettiva: “la celebrazione può aiutare a trovare l’equilibrio personale e comunitario”.

Il congresso che terminerà venerdì 27 febbraio, è strutturato attraverso 5 relazioni principali affidate agli esperti don Paolo Tomatis (direttore dell’Ufficio per la pastorale liturgica di Torino), mons. Pierangelo Sequeri (Facoltà teologica dell’Italia settentrionale), il filosofo Paul Gilbert, i monaci Giorgio Bonaccorso, OSB e Goffredo Boselli, della comunità di Bose. La riflessione continuerà, quindi, nei 21 laboratori tematici che spaziano dal primo annuncio all’omelia, dagli spazi architettonici alla liturgia delle Ore, alla sfida posta alla liturgia dalla società multietnica, dalla musica nella liturgia alla riscoperta del tema della pietà popolare.

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