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Judi Dench, And Furthermore

(Auto)Biografia, 2011

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Non é la prima volta che suggerisco come lettura un’autobiografia. Questa volta un’autobiografia che quando venne pubblicata per la prima volta ricevette non poche critiche e stroncature.

E certo che ce ne vuole per criticare un’autobiografia, visto che il genere di lettura di per se costituisce una scelta ben definita e meditata volta allo scopo di conoscere più dettagli possibili a riguardo del soggetto in questione.

Certo il redattore potrebbe essere stato poco accorto e aver “missed” troppi dettagli, questo è possibile, ma anche un’ipotesi del genere non fa che arricchire il profilo generale, e nel nostro caso avvalorare il titolo “and furthermore”.

Infatti un’attrice molto amata riesce a farcela di nuovo mentre guarda a una “vita incredibilmente spaventosa, meravigliosa”.

La costante menzione di opere teatrali / film, attori / cast list sembra noiosa e la menzione delle battute sembrano ingolfare le pagine. La Dench ha tenuto diari dettagliati? No semplicemente la sua vita ha coinciso con la dedizione reale e concreta alla sua professione.

La Dench non ha nulla in comune con tutta quella galassia di artisti che affollano e sembrano vivere solo per i rotocalchi.

Il libro di memorie di Dench  (come raccontato da John Miller) è un antipasto lento che in una escalation continua culmina nel tripudio di un sontuoso pranzo nuziale di più di 50 anni di carriera. Talento innato ? Assolutamente. Una passione e una paziente dedizione al miglioramento e al perfezionamento. Emblematico è l’ avvenimento riportato da Miller quando la Dench  pietrificata di fronte alla nuova sfida, chiese  aiuto a Hal Prince, il regista. Questi lapidariamente le rispose: “Se non riesci a capirlo, recita che non riesci a capirlo”. Così fece e così ha sempre fatto Lo ha fatto.

Per tutta la vita Dench ha affrontato i suoi fantasmi prendendoli per mano ed interrogandoli vis a vis. Da un’adolescente che interpretava la vergine Mary in the York Mystery Plays a “M” nei film di James Bond. Vennero in suo soccorso registi come Peter Hall per Cleopatra, quando lei dichiarò paranoicamente che sembrava una “nana della menopausa” Hall la ribilanciò dicendole semplicemente: “Non pensare di dover interpretare Cleopatra nella prima scena, eseguine gli aspetti in ogni scena e alla fine avrai l’intero personaggio”. Lei l’ha fatto e ha percorso un altro tratto della sua formazione.

Ben 250 pagine di fitto e dettagliato racconto di come eventi, contratti, viaggi, parti e ambienti teatrali si intersecano con una vita piena di ottimismo e voglia di vivere. Una vita che non da mai scontato nulla e che richiede a se stessa il vero e unico prezzo onesto per tutti; cioè: “dimostrami cosa hai da offrirmi e io lavorerò per poterne gioire e ringraziarti.”

I fan devoti sanno che ha passato una vita nelle compagnie del Royal Shakespeare e del  National Theatre, ha recitato in 90 opere teatrali, 35 film e 33 produzioni TV, diretto cinque commedie, vinto un premio Zillion, undici BAFTA, sette Laurence Oliviers, due Golden Globes, un Premio Oscar  e divenne Ufficiale dell’Ordine Britannico nel 1970, Dama di di Commenda dell’Ordine dell’Impero Britannico nel 1988 e Membro dell’Ordine dei Compagni d’Onore nel 2005.

A quelli che iniziano la loro carriera, consiglia di agire se c’è un’altra opzione. Altrimenti, la Dench è alle prese come tutte le donne “lavoratrici”, pensa alla parte senza sosta, fa la spesa, prepara il pranzo, lava, dorme in macchina al teatro, beve il tè con il miele. Si prende cura della sua voce con vapore ginseng e pappa reale, fa esercizi vocali (cantando ” hip-bath, hip-bath “). Ha un marito e una figlia.

La buona notizia, dice la Dench,  è che non esiste una cosa come la pensione. Ci sono sempre parti per vecchi a letto, o seduti su una sedia a rotelle, per continuare ciò che lei stessa, a 84 anni, definisce una “vita spaventosamente spaventosa e meravigliosa”.

Contributo allo sviluppo della personalità:
7
Culturalmente valido:
9
Spiritualmente utile:
8
Discernimento del bene e del male:
6
Avvincente:
6
Innovativo:
6
Resa semantica:
8
Pertinenza terminologica:
9
Qualità stilistica:
7

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E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.
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E certo che ce ne vuole per criticare un’autobiografia, visto che il genere di lettura di per se costituisce una scelta ben definita e meditata volta allo scopo di conoscere più dettagli possibili a riguardo del soggetto in questione.

Certo il redattore potrebbe essere stato poco accorto e aver “missed” troppi dettagli, questo è possibile, ma anche un’ipotesi del genere non fa che arricchire il profilo generale, e nel nostro caso avvalorare il titolo “and furthermore”.

Infatti un’attrice molto amata riesce a farcela di nuovo mentre guarda a una “vita incredibilmente spaventosa, meravigliosa”.

La costante menzione di opere teatrali / film, attori / cast list sembra noiosa e la menzione delle battute sembrano ingolfare le pagine. La Dench ha tenuto diari dettagliati? No semplicemente la sua vita ha coinciso con la dedizione reale e concreta alla sua professione.

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Il libro di memorie di Dench  (come raccontato da John Miller) è un antipasto lento che in una escalation continua culmina nel tripudio di un sontuoso pranzo nuziale di più di 50 anni di carriera. Talento innato ? Assolutamente. Una passione e una paziente dedizione al miglioramento e al perfezionamento. Emblematico è l’ avvenimento riportato da Miller quando la Dench  pietrificata di fronte alla nuova sfida, chiese  aiuto a Hal Prince, il regista. Questi lapidariamente le rispose: “Se non riesci a capirlo, recita che non riesci a capirlo”. Così fece e così ha sempre fatto Lo ha fatto.

Per tutta la vita Dench ha affrontato i suoi fantasmi prendendoli per mano ed interrogandoli vis a vis. Da un’adolescente che interpretava la vergine Mary in the York Mystery Plays a “M” nei film di James Bond. Vennero in suo soccorso registi come Peter Hall per Cleopatra, quando lei dichiarò paranoicamente che sembrava una “nana della menopausa” Hall la ribilanciò dicendole semplicemente: “Non pensare di dover interpretare Cleopatra nella prima scena, eseguine gli aspetti in ogni scena e alla fine avrai l’intero personaggio”. Lei l’ha fatto e ha percorso un altro tratto della sua formazione.

Ben 250 pagine di fitto e dettagliato racconto di come eventi, contratti, viaggi, parti e ambienti teatrali si intersecano con una vita piena di ottimismo e voglia di vivere. Una vita che non da mai scontato nulla e che richiede a se stessa il vero e unico prezzo onesto per tutti; cioè: “dimostrami cosa hai da offrirmi e io lavorerò per poterne gioire e ringraziarti.”

I fan devoti sanno che ha passato una vita nelle compagnie del Royal Shakespeare e del  National Theatre, ha recitato in 90 opere teatrali, 35 film e 33 produzioni TV, diretto cinque commedie, vinto un premio Zillion, undici BAFTA, sette Laurence Oliviers, due Golden Globes, un Premio Oscar  e divenne Ufficiale dell’Ordine Britannico nel 1970, Dama di di Commenda dell’Ordine dell’Impero Britannico nel 1988 e Membro dell’Ordine dei Compagni d’Onore nel 2005.

A quelli che iniziano la loro carriera, consiglia di agire se c’è un’altra opzione. Altrimenti, la Dench è alle prese come tutte le donne “lavoratrici”, pensa alla parte senza sosta, fa la spesa, prepara il pranzo, lava, dorme in macchina al teatro, beve il tè con il miele. Si prende cura della sua voce con vapore ginseng e pappa reale, fa esercizi vocali (cantando ” hip-bath, hip-bath “). Ha un marito e una figlia.

La buona notizia, dice la Dench,  è che non esiste una cosa come la pensione. Ci sono sempre parti per vecchi a letto, o seduti su una sedia a rotelle, per continuare ciò che lei stessa, a 84 anni, definisce una “vita spaventosamente spaventosa e meravigliosa”.

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Culturalmente valido:
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Spiritualmente utile:
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8
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