Cookie Consent by Free Privacy Policy website
16.2 C
Roma
Sab, 16 Ottobre 2021

ROTATE FOR FULL CONTENT

MOBILE THEME

HomeParola di DioIl Vangelo della Festa - Anno CIX Domenica Per Annum, Corpo e Sangue di C. - Anno...

IX Domenica Per Annum, Corpo e Sangue di C. – Anno C – 2 giugno 2013

- Advertisement -
Il pane, certo, è un interrogativo di giustizia sociale, di distribuzione più equa delle risorse del pianeta: è il debito ascritto ai “poveri” che andrebbe in qualche modo condonato. Tuttavia, è certamente un problema di fede; l’uomo senza Dio, si percepirà perennemente fragile e angosciato, senza speranza e affamato. Non basta avere accesso alle tavole imbandite dagli uomini per sfamarsi, è necessario invece, accedere alla mensa di Dio per non aver mai più fame.
Il pane, certo, è un interrogativo di giustizia sociale, di distribuzione più equa delle risorse del pianeta: è il debito ascritto ai “poveri” che andrebbe in qualche modo condonato. Tuttavia, è certamente un problema di fede; l’uomo senza Dio, si percepirà perennemente fragile e angosciato, senza speranza e affamato. Non basta avere accesso alle tavole imbandite dagli uomini per sfamarsi, è necessario invece, accedere alla mensa di Dio per non aver mai più fame.

Con la forza di quel cibo…

- Advertisement -
- Advertisement -

 

Gen 14, 18-20

1Cor 11, 23-26

Lc 9, 11b-17

«Con la forza datagli da quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb» (1Re 19, 8). L’umanità oggi, come lo è stato in tutti i tempi, patisce la precarietà della propria esistenza: la mancanza di un lavoro, una sofferenza pungente, l’angoscia che avanza e il peccato che sembra far da padrone! Chi sazierà questa fame di vivere?

- Advertisement -

Il pane, certo, è un interrogativo di giustizia sociale, di distribuzione più equa delle risorse del pianeta: è il debito ascritto ai “poveri” che andrebbe in qualche modo condonato. Tuttavia, è certamente un problema di fede; l’uomo senza Dio, si percepirà perennemente fragile e angosciato, senza speranza e affamato. Non basta avere accesso alle tavole imbandite dagli uomini per sfamarsi, è necessario invece, accedere alla mensa di Dio per non aver mai più fame.

La parola di Dio odierna, per questo, ci invita a riconoscere il pane come dono di Dio, come dono del Padre: chi non è capace di sedersi a tavola con gli amici, faticherà ad accostarsi alla mensa dell’altare e ricevere il dono dell’amicizia di Gesù e della Chiesa. Sedendosi a mangiare, il credente ringrazia Dio del pane «frutto della terra e del lavoro dell’uomo» (Cfr. Liturgia); sappiamo infatti, che la nostra vita dipende da Dio latore di ogni cosa. Ogni banchetto è preparato dalle mani di un uomo o di una donna, ma anche approntato dalla provvidenza del Padre che «sa ciò di cui abbiamo bisogno […] e nutre gli uccelli del cielo e fa crescere i gigli del campo» (Cfr. Mt 6).

Oltre i nostri banchetti festosi in cui gustiamo cibi prelibati e vini succulenti, esiste un pasto in cui Gesù ha dato se stesso come cibo: la cena pasquale. Che cosa significa mangiare il suo corpo e bere il suo sangue? Non è un rituale magico, è la condivisione della sua stessa vita. Durante una cena – segno per se stessa di condivisione e di amicizia – Gesù esprime il desiderio che i discepoli diventino una cosa sola con lui, uniti a lui dai medesimi sentimenti, dal medesimo stile di vita, dal medesimo orientamento al Padre. Mangiare questo pane che è Gesù stesso, significa condividere la sua morte e risurrezione per passare da questo mondo al Padre.

È necessario operare questo passaggio per vivere. Il pane terreno ci aiuta a vivere e a risolvere il problema della sopravvivenza quotidiana, donandoci la buona salute e la gioia di vivere; ma il pane di Gesù ci aiuta a raggiungere lo scopo per cui esistiamo: ritornare a Dio. Il ritorno a Dio non si può realizzare senza credere in Gesù, senza seguirlo nel dono della propria vita al Padre, nell’amore condiviso verso i fratelli.

Pertanto, partecipare alla Messa e non partecipare della “comunione” significa rifiutarsi di condividere la vita stessa di Gesù.

Giuseppe Gravante

- Advertisement -
G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra della Diocesi di Termoli-Larino e docente di Religione Cattolica nella stessa Diocesi. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti

IX Domenica Per Annum, Corpo e Sangue di C. – Anno C – 2 giugno 2013

- Advertisement -
Il pane, certo, è un interrogativo di giustizia sociale, di distribuzione più equa delle risorse del pianeta: è il debito ascritto ai “poveri” che andrebbe in qualche modo condonato. Tuttavia, è certamente un problema di fede; l’uomo senza Dio, si percepirà perennemente fragile e angosciato, senza speranza e affamato. Non basta avere accesso alle tavole imbandite dagli uomini per sfamarsi, è necessario invece, accedere alla mensa di Dio per non aver mai più fame.
Il pane, certo, è un interrogativo di giustizia sociale, di distribuzione più equa delle risorse del pianeta: è il debito ascritto ai “poveri” che andrebbe in qualche modo condonato. Tuttavia, è certamente un problema di fede; l’uomo senza Dio, si percepirà perennemente fragile e angosciato, senza speranza e affamato. Non basta avere accesso alle tavole imbandite dagli uomini per sfamarsi, è necessario invece, accedere alla mensa di Dio per non aver mai più fame.

Con la forza di quel cibo…

 

Gen 14, 18-20

1Cor 11, 23-26

Lc 9, 11b-17

«Con la forza datagli da quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb» (1Re 19, 8). L’umanità oggi, come lo è stato in tutti i tempi, patisce la precarietà della propria esistenza: la mancanza di un lavoro, una sofferenza pungente, l’angoscia che avanza e il peccato che sembra far da padrone! Chi sazierà questa fame di vivere?

- Advertisement -

Il pane, certo, è un interrogativo di giustizia sociale, di distribuzione più equa delle risorse del pianeta: è il debito ascritto ai “poveri” che andrebbe in qualche modo condonato. Tuttavia, è certamente un problema di fede; l’uomo senza Dio, si percepirà perennemente fragile e angosciato, senza speranza e affamato. Non basta avere accesso alle tavole imbandite dagli uomini per sfamarsi, è necessario invece, accedere alla mensa di Dio per non aver mai più fame.

La parola di Dio odierna, per questo, ci invita a riconoscere il pane come dono di Dio, come dono del Padre: chi non è capace di sedersi a tavola con gli amici, faticherà ad accostarsi alla mensa dell’altare e ricevere il dono dell’amicizia di Gesù e della Chiesa. Sedendosi a mangiare, il credente ringrazia Dio del pane «frutto della terra e del lavoro dell’uomo» (Cfr. Liturgia); sappiamo infatti, che la nostra vita dipende da Dio latore di ogni cosa. Ogni banchetto è preparato dalle mani di un uomo o di una donna, ma anche approntato dalla provvidenza del Padre che «sa ciò di cui abbiamo bisogno […] e nutre gli uccelli del cielo e fa crescere i gigli del campo» (Cfr. Mt 6).

Oltre i nostri banchetti festosi in cui gustiamo cibi prelibati e vini succulenti, esiste un pasto in cui Gesù ha dato se stesso come cibo: la cena pasquale. Che cosa significa mangiare il suo corpo e bere il suo sangue? Non è un rituale magico, è la condivisione della sua stessa vita. Durante una cena – segno per se stessa di condivisione e di amicizia – Gesù esprime il desiderio che i discepoli diventino una cosa sola con lui, uniti a lui dai medesimi sentimenti, dal medesimo stile di vita, dal medesimo orientamento al Padre. Mangiare questo pane che è Gesù stesso, significa condividere la sua morte e risurrezione per passare da questo mondo al Padre.

È necessario operare questo passaggio per vivere. Il pane terreno ci aiuta a vivere e a risolvere il problema della sopravvivenza quotidiana, donandoci la buona salute e la gioia di vivere; ma il pane di Gesù ci aiuta a raggiungere lo scopo per cui esistiamo: ritornare a Dio. Il ritorno a Dio non si può realizzare senza credere in Gesù, senza seguirlo nel dono della propria vita al Padre, nell’amore condiviso verso i fratelli.

Pertanto, partecipare alla Messa e non partecipare della “comunione” significa rifiutarsi di condividere la vita stessa di Gesù.

- Advertisement -

Giuseppe Gravante

- Advertisement -

Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.it

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra della Diocesi di Termoli-Larino e docente di Religione Cattolica nella stessa Diocesi. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti
293FansMi piace
1,020FollowerSegui
13,000FollowerSegui
645FollowerSegui
319IscrittiIscriviti

Consigli pubblicitari

Top News

Top Video

Consigli pubblicitari

Ultimi Articoli

Articoli Popolari

Che differenza c’è tra “padre” e “don”?

E quale titolo si utilizza per monaci e frati? Gentile direttore, forse la mia le sembrerà una domanda banale. Può però spiegarmi la differenza tra...

X Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 5 giungo 2016

IL VANGELO STRABICO X Domenica del tempo Ordinario   - C A  cura di Benito Giorgetta (1Re 17,17-24; Galati 1,11-19; Luca 7,11-17) Imparare a suonare lo spartito della compassione Ascoltiamo...

Mamma Natuzza parlava proprio con Gesù. Ecco un suo colloquio con il Re dei...

Io ero inquieta, turbata… Gesù: Alzati e piglia il ritmo dei vecchi tempi. Natuzza: Come parlate, Gesù? Cosa devo fare? Gesù: Ci sono tante cose che puoi...

Francesco in Armenia, preghiera con Karekin II

Dopo quattro ore di volo comincia il viaggio di Francesco in Armenia. L'aereo con a bordo il Pontefice è partito questa mattina alle 9.20...

Preghiera per proteggere la tua casa e scacciare gli spiriti cattivi

E' una lunga invocazione che chiede anzitutto l'intervento della gloria di Gesù Cristo E’ una preghiera potente in cui si invocano Gesù Cristo, la Madonna...

Libri consigliati

Consigli pubblicitari

Seguici su Instagram

Seguici su Facebook

Seguici su Twitter

Consigli Pubblicitari

Accessibility
0
Dicci il tuo pensiero, per favore commenta.x
()
x