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Home Parola di Dio Il Vangelo della Festa - Anno C IV Domenica Per Annum - Anno C - 3 febb. 2013

IV Domenica Per Annum – Anno C – 3 febb. 2013

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«Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,21). Nella scrittura, la figura del profeta, di solito, ritrae colui che è stato designato da Dio stesso per parlare a suo nome; questi è annunciatore delle verità divine in tutti i suoi connotati, rendendosi spesso ambasciatore presso il popolo, anche quando le circostanze non sono tra le più favorevoli.
«Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,21). Nella scrittura, la figura del profeta, di solito, ritrae colui che è stato designato da Dio stesso per parlare a suo nome; questi è annunciatore delle verità divine in tutti i suoi connotati, rendendosi spesso ambasciatore presso il popolo, anche quando le circostanze non sono tra le più favorevoli.

La Parola di Dio: unica patria del cristiano.

 

Ger 1,4-5.17-19

1Cor 12,31-13-13

Lc 4,21-30

«Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,21). Nella scrittura, la figura del profeta, di solito, ritrae colui che è stato designato da Dio stesso per parlare a suo nome; questi è annunciatore delle verità divine in tutti i suoi connotati, rendendosi spesso ambasciatore presso il popolo, anche quando le circostanze non sono tra le più favorevoli.

Nello scegliere una persona e nell’inviarla come suo profeta, Dio, traccia uno stile d’azione inequivocabile; ben visibile, oggi, dal contesto della prima lettura, tratta dal profeta Geremia: «Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni» (Ger 1,5). Non certo un “destino” segnato, ma una chiamata a realizzare un “progetto”, la cui riuscita dipenderà non dall’adeguatezza della persona, ma dall’adeguatezza della risposta: «Non dire: “Sono giovane”» (Ger 1,7). 

Dio, nel VII sec. a.C., chiamò Geremia dicendogli: «Ti ho stabilito profeta delle nazioni. Di’ loro tutto ciò che ti ordinerò» (Ger 1,5c.17a). Mancavano trent’anni al tempo doloroso dell’esilio, trent’anni in cui Geremia predicò conversione e penitenza, per tener lontano il castigo di Dio dal suo popolo: ma non fu ascoltato! Fu perseguitato, incarcerato, punito come traditore, finanche la sua famiglia si mise contro di lui; Geremia visse drammaticamente questo rifiuto, ma il suo conforto fu la promessa di Dio: «Ti faranno guerra ma non ti vinceranno, perché io       sono con te per salvarti» (Ger 1,19).

La pagina del Vangelo di questa IV domenica del tempo per annum, sembra porsi in continuazione a questa narrazione, a cambiare è solo il nome del profeta. Gesù, il Figlio di Dio stesso, il più grande profeta è a Nazareth, la sua piccola città. Si è fatto appena annunciatore della propria missione: essere il Messia che proclama al mondo il tempo di Dio e della salvezza, l’iniziatore del tempo della liberazione degli schiavi, del condono dei debiti, della liberazione dei prigionieri. Con queste parole, il Cristo, invita tutti a riconoscere in lui il Messia, la realizzazione delle promesse dell’Antico Testamento.

Alcuni dimostrano il proprio entusiasmo a questo annuncio, percepito come un chiaro invito di Dio alla conversione e alla sequela. Tra questi, la gente che fa fatica a vivere e a pagare gli oneri pesanti imposti dai padroni della terra; così come, allo stesso modo, coloro che conoscono e rispettano la parola di Dio, ma la vedono calpestata dai potenti e prepotenti. Altri però, contestavano e respingevano violentemente le parole di Gesù. Anche a Nazareth infatti, ci sono padroni di schiavi, usurai, persone che si arricchiscono sulla povertà altrui: sono coloro che puntualmente pregano mattina e sera – come prescritto dalla legge – ma dal cuore indurito dall’odio. Per tutti costoro, il rovesciamento di fronte prospettato da Gesù è chiaramente un danno, un ostacolo da eliminare: «Non è costui il figlio di Giuseppe?» (Lc 4,22). Sostanzialmente: “Ma questo da dove è uscito?”, diremo oggi.

La liturgia odierna apre la riflessione sulla conoscenza di Dio e sulla conoscenza che l’uomo ha di sé nello Spirito. Geremia riconosce che la parola di Dio lo ha creato, lo ha sostenuto in ogni momento, lo ha inviato. L’incontro con la Parola rivela all’uomo chi egli è, quale sia il senso della propria vocazione. Nell’incontro con Gesù i peccatori cambiano vita, divenendo protagonisti nella costruzione del regno; si impossessano della propria umanità poiché creati a immagine e somiglianza di Dio.

«In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria» (Lc 4,24), spesso, la più grande contraddizione esistente oggi, è quella di assistere alla sofferenza di tanti cristiani, che avrebbero e vorrebbero offrire tanto, ma sono estromessi da una patria che non ha confini geografici: la chiesa (con tutto ciò che comporta). Fu in fondo – in maniere e circostanze diverse – l’esperienza di Geremia e di Gesù; l’invito pertanto, è a fare della Parola di Dio, l’unica patria.

 Giuseppe Gravante

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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IV Domenica Per Annum – Anno C – 3 febb. 2013

  

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«Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,21). Nella scrittura, la figura del profeta, di solito, ritrae colui che è stato designato da Dio stesso per parlare a suo nome; questi è annunciatore delle verità divine in tutti i suoi connotati, rendendosi spesso ambasciatore presso il popolo, anche quando le circostanze non sono tra le più favorevoli.
«Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,21). Nella scrittura, la figura del profeta, di solito, ritrae colui che è stato designato da Dio stesso per parlare a suo nome; questi è annunciatore delle verità divine in tutti i suoi connotati, rendendosi spesso ambasciatore presso il popolo, anche quando le circostanze non sono tra le più favorevoli.

La Parola di Dio: unica patria del cristiano.

 

Ger 1,4-5.17-19

1Cor 12,31-13-13

Lc 4,21-30

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«Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,21). Nella scrittura, la figura del profeta, di solito, ritrae colui che è stato designato da Dio stesso per parlare a suo nome; questi è annunciatore delle verità divine in tutti i suoi connotati, rendendosi spesso ambasciatore presso il popolo, anche quando le circostanze non sono tra le più favorevoli.

Nello scegliere una persona e nell’inviarla come suo profeta, Dio, traccia uno stile d’azione inequivocabile; ben visibile, oggi, dal contesto della prima lettura, tratta dal profeta Geremia: «Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni» (Ger 1,5). Non certo un “destino” segnato, ma una chiamata a realizzare un “progetto”, la cui riuscita dipenderà non dall’adeguatezza della persona, ma dall’adeguatezza della risposta: «Non dire: “Sono giovane”» (Ger 1,7). 

Dio, nel VII sec. a.C., chiamò Geremia dicendogli: «Ti ho stabilito profeta delle nazioni. Di’ loro tutto ciò che ti ordinerò» (Ger 1,5c.17a). Mancavano trent’anni al tempo doloroso dell’esilio, trent’anni in cui Geremia predicò conversione e penitenza, per tener lontano il castigo di Dio dal suo popolo: ma non fu ascoltato! Fu perseguitato, incarcerato, punito come traditore, finanche la sua famiglia si mise contro di lui; Geremia visse drammaticamente questo rifiuto, ma il suo conforto fu la promessa di Dio: «Ti faranno guerra ma non ti vinceranno, perché io       sono con te per salvarti» (Ger 1,19).

La pagina del Vangelo di questa IV domenica del tempo per annum, sembra porsi in continuazione a questa narrazione, a cambiare è solo il nome del profeta. Gesù, il Figlio di Dio stesso, il più grande profeta è a Nazareth, la sua piccola città. Si è fatto appena annunciatore della propria missione: essere il Messia che proclama al mondo il tempo di Dio e della salvezza, l’iniziatore del tempo della liberazione degli schiavi, del condono dei debiti, della liberazione dei prigionieri. Con queste parole, il Cristo, invita tutti a riconoscere in lui il Messia, la realizzazione delle promesse dell’Antico Testamento.

Alcuni dimostrano il proprio entusiasmo a questo annuncio, percepito come un chiaro invito di Dio alla conversione e alla sequela. Tra questi, la gente che fa fatica a vivere e a pagare gli oneri pesanti imposti dai padroni della terra; così come, allo stesso modo, coloro che conoscono e rispettano la parola di Dio, ma la vedono calpestata dai potenti e prepotenti. Altri però, contestavano e respingevano violentemente le parole di Gesù. Anche a Nazareth infatti, ci sono padroni di schiavi, usurai, persone che si arricchiscono sulla povertà altrui: sono coloro che puntualmente pregano mattina e sera – come prescritto dalla legge – ma dal cuore indurito dall’odio. Per tutti costoro, il rovesciamento di fronte prospettato da Gesù è chiaramente un danno, un ostacolo da eliminare: «Non è costui il figlio di Giuseppe?» (Lc 4,22). Sostanzialmente: “Ma questo da dove è uscito?”, diremo oggi.

La liturgia odierna apre la riflessione sulla conoscenza di Dio e sulla conoscenza che l’uomo ha di sé nello Spirito. Geremia riconosce che la parola di Dio lo ha creato, lo ha sostenuto in ogni momento, lo ha inviato. L’incontro con la Parola rivela all’uomo chi egli è, quale sia il senso della propria vocazione. Nell’incontro con Gesù i peccatori cambiano vita, divenendo protagonisti nella costruzione del regno; si impossessano della propria umanità poiché creati a immagine e somiglianza di Dio.

«In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria» (Lc 4,24), spesso, la più grande contraddizione esistente oggi, è quella di assistere alla sofferenza di tanti cristiani, che avrebbero e vorrebbero offrire tanto, ma sono estromessi da una patria che non ha confini geografici: la chiesa (con tutto ciò che comporta). Fu in fondo – in maniere e circostanze diverse – l’esperienza di Geremia e di Gesù; l’invito pertanto, è a fare della Parola di Dio, l’unica patria.

 Giuseppe Gravante

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Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.it

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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