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HomeParola di DioIl Vangelo della Festa - Anno AIV Domenica di Quaresima - Anno A - 26 marzo 2017

IV Domenica di Quaresima – Anno A – 26 marzo 2017

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IL VANGELO STRABICO

IV Domenica di Quaresima – A 

A  cura di Benito Giorgetta                            

(1 Samuele 16,1.4.6-7.10-13; Efesini 5,8-14; Giovanni 9,1-41)

 Il cieco, che obbedisce ciecamente, riceve la luce!

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Ascoltiamo il Vangelo:

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita  sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». ] Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».  Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane»”. 

Gesù, come sempre, viene catturato dagli ultimi, dagli scartati, dagli esclusi. Proprio per questo e per questi era venuto, quindi, vede ai bordi della strada un cieco nato. Lo avvicina. Con un gesto inconsulto, sputa per terra, forma del fango e gli cosparge gli occhi. Gli altri cercano di capire di chi è la colpa di quella cecità, visto che il sentire comune era contaminato da questa equazione: hai una malattia? E’ conseguenza e punizione di un peccato personale o, addirittura, da ricercare in ambito familiare. A Gesù stanno a cuore i peccatori e non i peccati. Perciò vede il cieco, lo nota. Lo interpella e s’interessa a lui. Va a lavarti nella piscina di Siloe, il cieco, ciecamente, obbedisce e, in dono, riceve la luce: riacquista la vista. Obbedisce ad uno sconosciuto, si affida alle sue parole che neppure erano gravide di promesse in quanto non gli anticipa nulla.

Fidarsi ciecamente di Dio significa riavere la luce nel cuore. Illuminare la vista, non tanto quella dell’occhio materiale, quanto piuttosto la luce interiore che ci fa capire, entrare nel mistero, intrecciando la nostra vita con quella di Dio. Il cieco si fida e cambia la sua posizione non più marginale ma diventa il punto d’interesse di tutti. Vogliono sapere, chiedono, lo interrogano, increduli, quasi lo torturano perché non si sanno dare una spiegazione della sua mutata situazione. Quasi lo accusano per essere guarito, per aver avuto fiducia per essersi fidato di quello sconosciuto che dava fastidio e smascherava l’ipocrisia di molti e scomodava la superiorità di chi era capace solo di accusare, d’essere ammirato, considerato, come gli scribi e i farisei.

Tutto questo accade in giorno di sabato, sacro fino a diventarne schiavi e succubi. A Gesù interessa la libertà dei cuori, non la schiavitù asservita ad una prescrizione. Dio guarda al cuore e non alla capacità di osservare sterilmente e spocchiosamente una legge. Giardino e non deserto. Buona notizia e non schiavitù. Luce e non tenebra. Ma per passare da quella parte occorre mettersi il fango sugli occhi e andarsi a lavare, ma non all’acqua umana, bensì a quella divina: l’amore di Dio, la sua Grazia.

 

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B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".
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IV Domenica di Quaresima – Anno A – 26 marzo 2017

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IL VANGELO STRABICO

IV Domenica di Quaresima – A 

A  cura di Benito Giorgetta                            

(1 Samuele 16,1.4.6-7.10-13; Efesini 5,8-14; Giovanni 9,1-41)

 Il cieco, che obbedisce ciecamente, riceve la luce!

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In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita  sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». ] Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».  Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane»”. 

Gesù, come sempre, viene catturato dagli ultimi, dagli scartati, dagli esclusi. Proprio per questo e per questi era venuto, quindi, vede ai bordi della strada un cieco nato. Lo avvicina. Con un gesto inconsulto, sputa per terra, forma del fango e gli cosparge gli occhi. Gli altri cercano di capire di chi è la colpa di quella cecità, visto che il sentire comune era contaminato da questa equazione: hai una malattia? E’ conseguenza e punizione di un peccato personale o, addirittura, da ricercare in ambito familiare. A Gesù stanno a cuore i peccatori e non i peccati. Perciò vede il cieco, lo nota. Lo interpella e s’interessa a lui. Va a lavarti nella piscina di Siloe, il cieco, ciecamente, obbedisce e, in dono, riceve la luce: riacquista la vista. Obbedisce ad uno sconosciuto, si affida alle sue parole che neppure erano gravide di promesse in quanto non gli anticipa nulla.

Fidarsi ciecamente di Dio significa riavere la luce nel cuore. Illuminare la vista, non tanto quella dell’occhio materiale, quanto piuttosto la luce interiore che ci fa capire, entrare nel mistero, intrecciando la nostra vita con quella di Dio. Il cieco si fida e cambia la sua posizione non più marginale ma diventa il punto d’interesse di tutti. Vogliono sapere, chiedono, lo interrogano, increduli, quasi lo torturano perché non si sanno dare una spiegazione della sua mutata situazione. Quasi lo accusano per essere guarito, per aver avuto fiducia per essersi fidato di quello sconosciuto che dava fastidio e smascherava l’ipocrisia di molti e scomodava la superiorità di chi era capace solo di accusare, d’essere ammirato, considerato, come gli scribi e i farisei.

Tutto questo accade in giorno di sabato, sacro fino a diventarne schiavi e succubi. A Gesù interessa la libertà dei cuori, non la schiavitù asservita ad una prescrizione. Dio guarda al cuore e non alla capacità di osservare sterilmente e spocchiosamente una legge. Giardino e non deserto. Buona notizia e non schiavitù. Luce e non tenebra. Ma per passare da quella parte occorre mettersi il fango sugli occhi e andarsi a lavare, ma non all’acqua umana, bensì a quella divina: l’amore di Dio, la sua Grazia.

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B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".
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