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HomeParola di DioIl Vangelo della Festa - Anno CIV Domenica di Avvento - Anno C - 23 Dic. 2012

IV Domenica di Avvento – Anno C – 23 Dic. 2012

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Attraverso Maria - donna di Dio e religiosa perfetta - si apre la strada alla costruzione del regno; infatti, mediante il suo ascolto obbediente alla parola, Dio si manifesta al popolo, il quale, pian piano, si educa a riconoscerlo. Il completamento dell’economia salvifica, trova destinazione in questa sintesi di intenti: nel comune riconoscersi tra creatore e creatura e tra Israele-Chiesa con il suo messia.
Attraverso Maria – donna di Dio e religiosa perfetta – si apre la strada alla costruzione del regno; infatti, mediante il suo ascolto obbediente alla parola, Dio si manifesta al popolo, il quale, pian piano, si educa a riconoscerlo. Il completamento dell’economia salvifica, trova destinazione in questa sintesi di intenti: nel comune riconoscersi tra creatore e creatura e tra Israele-Chiesa con il suo messia.

Maria senza aver visto,

rende accessibile ciò che viene creduto.

Mic 5,2-5

Eb 10,5-10

Lc 1,39-48

 

Il lezionario della IV domenica di Avvento, si apre con uno dei più celebri oracoli del profeta Michea: «E tu, Betlemme di Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele» (Mic 5,1); attraverso queste parole – il presunto discepolo di Isaia – annuncia la nascita a Betlemme del liberatore che assicurerà la pace duratura al “resto” di Israele.

Michea – al pari di Isaia – predice il paradosso dell’evento redentivo: l’Eterno si fa storia! Nella kenosi dell’incarnazione, tutta la Trinità si umilia e, persino le coordinate geografiche, sembrano conclamare l’ossimoro di questo assurdo chinarsi: il grembo dell’esile Maria è cullato dalla piccola Betlemme. Dalla “piccolezza nella piccolezza” scaturisce tutta la vastità e l’efficacia del progetto di riscatto: colei che deve partorire partorirà (cfr. Mic 5,2); l’insensato avrà luogo e l’uomo sarà finalmente liberato dal vagabondaggio d’identità.

Attraverso Maria – donna di Dio e religiosa perfetta – si apre la strada alla costruzione del regno; infatti, mediante il suo ascolto obbediente alla parola, Dio si manifesta al popolo, il quale, pian piano, si educa a riconoscerlo. Il completamento dell’economia salvifica, trova destinazione in questa sintesi di intenti: nel comune riconoscersi tra creatore e creatura e tra Israele-Chiesa con il suo messia. Percorrendo tali rivoli, si approda alla comprensione di come, il mistero della visitazione, sia prefigurazione di questo evento escatologico; esso descrive il “sussulto” di gioia provocato dall’incontro finale tra sposo e sposa. La gestante Elisabetta, è pregna di secoli di attese, Maria, al contrario, porta in grembo l’atteso.

La casa di Zaccaria, quindi, suggella e riscalda l’abbraccio tra Elisabetta e Maria; è il gesto d’affetto di due madri, che designa l’unione di due testamenti – Antico e Nuovo – punto di contatto tra promessa e coronamento. Maria, donna del sì e viatico del compimento, di sua iniziativa, s’incammina verso Elisabetta. Il N. T. pertanto, non inciampa con il passato, ma pellegrina verso esso e lo accoglie: lo realizza e, senza margine di errore, lo completa. In buona sostanza, gli avvenimenti di questa città non meglio precisata di Giuda, descrivono con chiarezza, come Dio abbia sempre avuto in “mente” di operare attraverso una pedagogia graduale e commisurata all’uomo. Ogni singolo avvenimento, per quanto segnato da puntellature o limature, non va mai interpretato anacronisticamente o desunto dal suo progetto: al di fuori della promessa dell’A.T. è impossibile, infatti, riconoscere ogni successivo evento, come Suo dono.

Elisabetta, infine, intravede in Maria i segni della beatitudine: lei ha creduto nell’adempimento della parola del Signore. Le prime tracce di letizia, risiedono nella fede incondizionata della Madre di Dio alla promessa; ella senza aver visto, rende accessibile ciò che viene creduto.  Al solo udire il saluto di Maria, un sussulto di gioia sconquassa il grembo fruttuoso di Elisabetta: è lo Spirito Santo che precede Maria, che le prepara il terreno; chi la incontra, avverte il desiderio, di proclamarne la grazia.

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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IV Domenica di Avvento – Anno C – 23 Dic. 2012

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Attraverso Maria - donna di Dio e religiosa perfetta - si apre la strada alla costruzione del regno; infatti, mediante il suo ascolto obbediente alla parola, Dio si manifesta al popolo, il quale, pian piano, si educa a riconoscerlo. Il completamento dell’economia salvifica, trova destinazione in questa sintesi di intenti: nel comune riconoscersi tra creatore e creatura e tra Israele-Chiesa con il suo messia.
Attraverso Maria – donna di Dio e religiosa perfetta – si apre la strada alla costruzione del regno; infatti, mediante il suo ascolto obbediente alla parola, Dio si manifesta al popolo, il quale, pian piano, si educa a riconoscerlo. Il completamento dell’economia salvifica, trova destinazione in questa sintesi di intenti: nel comune riconoscersi tra creatore e creatura e tra Israele-Chiesa con il suo messia.

Maria senza aver visto,

rende accessibile ciò che viene creduto.

Mic 5,2-5

Eb 10,5-10

Lc 1,39-48

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Il lezionario della IV domenica di Avvento, si apre con uno dei più celebri oracoli del profeta Michea: «E tu, Betlemme di Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele» (Mic 5,1); attraverso queste parole – il presunto discepolo di Isaia – annuncia la nascita a Betlemme del liberatore che assicurerà la pace duratura al “resto” di Israele.

Michea – al pari di Isaia – predice il paradosso dell’evento redentivo: l’Eterno si fa storia! Nella kenosi dell’incarnazione, tutta la Trinità si umilia e, persino le coordinate geografiche, sembrano conclamare l’ossimoro di questo assurdo chinarsi: il grembo dell’esile Maria è cullato dalla piccola Betlemme. Dalla “piccolezza nella piccolezza” scaturisce tutta la vastità e l’efficacia del progetto di riscatto: colei che deve partorire partorirà (cfr. Mic 5,2); l’insensato avrà luogo e l’uomo sarà finalmente liberato dal vagabondaggio d’identità.

Attraverso Maria – donna di Dio e religiosa perfetta – si apre la strada alla costruzione del regno; infatti, mediante il suo ascolto obbediente alla parola, Dio si manifesta al popolo, il quale, pian piano, si educa a riconoscerlo. Il completamento dell’economia salvifica, trova destinazione in questa sintesi di intenti: nel comune riconoscersi tra creatore e creatura e tra Israele-Chiesa con il suo messia. Percorrendo tali rivoli, si approda alla comprensione di come, il mistero della visitazione, sia prefigurazione di questo evento escatologico; esso descrive il “sussulto” di gioia provocato dall’incontro finale tra sposo e sposa. La gestante Elisabetta, è pregna di secoli di attese, Maria, al contrario, porta in grembo l’atteso.

La casa di Zaccaria, quindi, suggella e riscalda l’abbraccio tra Elisabetta e Maria; è il gesto d’affetto di due madri, che designa l’unione di due testamenti – Antico e Nuovo – punto di contatto tra promessa e coronamento. Maria, donna del sì e viatico del compimento, di sua iniziativa, s’incammina verso Elisabetta. Il N. T. pertanto, non inciampa con il passato, ma pellegrina verso esso e lo accoglie: lo realizza e, senza margine di errore, lo completa. In buona sostanza, gli avvenimenti di questa città non meglio precisata di Giuda, descrivono con chiarezza, come Dio abbia sempre avuto in “mente” di operare attraverso una pedagogia graduale e commisurata all’uomo. Ogni singolo avvenimento, per quanto segnato da puntellature o limature, non va mai interpretato anacronisticamente o desunto dal suo progetto: al di fuori della promessa dell’A.T. è impossibile, infatti, riconoscere ogni successivo evento, come Suo dono.

Elisabetta, infine, intravede in Maria i segni della beatitudine: lei ha creduto nell’adempimento della parola del Signore. Le prime tracce di letizia, risiedono nella fede incondizionata della Madre di Dio alla promessa; ella senza aver visto, rende accessibile ciò che viene creduto.  Al solo udire il saluto di Maria, un sussulto di gioia sconquassa il grembo fruttuoso di Elisabetta: è lo Spirito Santo che precede Maria, che le prepara il terreno; chi la incontra, avverte il desiderio, di proclamarne la grazia.

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G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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