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Intervista su Dio

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2Intervista su Dio. Le parole della fede, il cammino della ragione. Cantagalli, 2012

«Poiché ora vediamo come in uno specchio in maniera confusa, ma allora vedremo faccia a faccia, ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.» 1 Cor 13,12

La citazione di San Paolo ai Corinzi ci ricorda, da una parte, quell’anelito insopprimibile presente nel cuore di ogni uomo di ogni tempo e la domanda dell’infinito – la ricerca del bello, la ricerca del bene – la ricerca di Dio. Una ricerca però costretta a fare i conti con la nostra umanità; dalla quale la teologia, la scienza, la filosofia hanno provato e provano ancora a dare delle risposte concrete ma senza arrivare fino in fondo. Tuttavia dall’altra parte c’è ancora la consapevolezza che questo desiderio è in noi grazie alla presenza di qualcuno che ci trascende che ci conosce fin nell’intimo profondamente e che un giorno troverà pieno compimento. In questo libro il Cardinale Ruini ci parla di Dio, delle verità ultime o prime a seconda dei punti di vista, delle domande ineludibili; chi è Dio? come avere la certezza che egli esiste? perché? perché si fida di noi? perché si interessa di noi? quale è il limite della nostra ragione? chi è Gesù di Nazareth e come affrontare il mistero del male? Insomma la questione di Dio che che se ne dica è tutt’altro che scomparsa e oggi si ripropone alla nostra società, al nostro mondo in tutta la sua essenzialità, all’interno della nostra intelligenza e soprattutto del nostro cuore e della nostra quotidianità. E allora mettiamoci in cammino, un percorso difficile e complicato ma sicuramente anche affascinante e per farlo ci affidiamo ad una guida esperta e sicura. Sarà l’autore stesso a prenderci per mano e ad accompagnarci per sentieri tortuosi e darci qualche illuminazione con parole semplici e chiare e metterci così sulle tracce di Dio. In questo libro sua Eminenza affronta senza esclusione di colpi le pieghe più nascoste dell’anima e della mente dell’uomo di ogni tempo. Utilizzando come un filo rosso unisce domande spirituali ed intellettuali cercando di spiegare i concetti più salienti, dialogando così sia con chi non crede sia e soprattutto aiutando chi crede ad essere più consapevole della propria fede. Chi è Dio per il Cardinale Ruini? Lui afferma fin dalle prime pagine che ha sempre desiderato essere un cattolico sincero e per lui quindi Dio è colui di cui parla la fede della Chiesa. Ricorda distintamente che da ragazzo pur appartenendo ad una famiglia in cui di Dio non si parlava molto aveva comunque dentro di se la certezza che Dio esisteva e che innanzitutto a Dio bisognava fare riferimento e perciò diceva molte preghiere soprattutto a letto quando si svegliava e non c’era bisogno di alzarsi in fretta. Una volta poi durante il breve viaggio in treno da Sassuolo a Modena affrontò casualmente con i compagni di scuola una discussione del tutto inconsueta: si può essere certi che Dio esista? Buona parte di loro rispose di no, mentre altri preferirono tacere; solo il nostro futuro pastore disse con decisione di esserne certo. Suscitando in quel modo la replica immediata di essere molto presuntuoso dato che i grandi filosofi avevano avuto su questo punto opinioni molto differenti tra loro. Oggi potremmo dire: era dunque un apologeta in erba? A questo nostro sospetto intellettuale lui risponde fin dalle prime pagine con una semplice risposta: sentivo il dovere di testimoniare con sincerità la mia fede. Lui parla con certezza, di una certezza di fede che non gli è mai venuta meno. Questo oggi stupisce molto. Però Mons. Ruini precisa andando avanti che questo non significa che, come possiamo dire, lui non abbia mai avuto tensioni o dei problemi a riguardo della fede. Queste le ha avute e continua ad averle come tutti. Ma la certezza della fede viene meno solo quando si mette in dubbio la nostra fede. Quando si sospende l’assenso della fede per qualsiasi ragione, allora la certezza della fede viene meno. Fino a quando uno crede pur avendo dei problemi o dovendo fare i conti con delle difficoltà la sua certezza di fede non viene meno. Nel testo emerge, cioè in più punti il testo mette in luce, che il problema è la voglia di testimonianza, di dare testimonianza di Dio e che questa era ed è un’istanza forte nel suo cuore. Un istanza presente in lui per mezzo della grazia e che poi naturalmente diventa forte quando viene provocata come in quel caso. Il cristianesimo passa innanzitutto attraverso la testimonianza. Testimonianza personale e testimonianza comunitaria. In questa testimonianza siamo appunto testimoni – di un fatto – dell’amore di Dio per l’uomo, perché il centro del Vangelo – il nucleo originario – non è la richiesta di amare Dio e di amare il prossimo ma prima di tutto questo viene l’annuncio: “Dio ti ama.” Ti ama fino in fondo, dicendo in Gesù Cristo il suo sì definitivo all’umanità. La fede è un dono che non è mai totalmente posseduta. Con tutto ciò dobbiamo altresì rendere ragione della nostra fede con un atto che indica comunque anche una scelta razionale. Ma allora per l’uomo moderno come si conciliano fede e ragione? È questo il problema della modernità mettere insieme fede e ragione. Non era il problema di epoche precedenti. Sebbene già da tantissimo tempo la distinzione tra fede e ragione fosse chiara. Sua Eminenza ci aiuta a comprendere che non è così difficile conciliare fede e ragione perché la ragione stessa è orientata verso Dio. In quanto la ragione si interroga illimitatamente e in questo interrogarsi illimitato c’è spazio per la domanda su Dio. E anche riflettendo fino in fondo per una certa motivazione dell’esistenza di Dio e della sua presenza. D’altra parte la fede prosegue e sviluppa tutto questo e certamente anche la trascende. Nel suo libro il nostro illustre autore usa la doppia immagine della continuità e della rottura. Tra fede e ragione c’è una continuità profonda ma indubbiamente c’è anche una rottura. Perché la fede poi ci chiede di credere di accogliere qualcosa che è del tutto imprevedibile, diciamo così, per la ragione. Pensiamo soltanto alla Croce di Cristo. Un Dio che vuole la morte in croce del figlio. Questo è l’aspetto più eclatante ma sono tanti gli aspetti per i quali la fede rompe gli schemi della ragione. Nel libro si dice chiaramente che è impossibile per l’uomo comprendere Dio totalmente. Dio è mistero e le sue azioni sono così grandi che sono incomprensibili per l’uomo. Ruini commenta questo fatto dicendo che non si tratta per forza di un qualcosa di negativo. Ma allora come può l’impossibilità di comprendere Dio diventare per la nostra vita qualcosa di positivo? E quindi una risorsa? Innanzitutto perché è impossibile comprendere Dio? Perché Dio è l’infinito, l’assoluto. La mente umana è aperta ma limitata. Vale la famosa frase di Agostino: “Se lo comprendi, se lo possiedi intellettualmente non è Dio.” Vuol dire che non supera la tua ragione. E quindi non è. Questo perché è una risorsa? Perché apre gli orizzonti della ragione. Come ha detto tante volte Benedetto XVI; aprire gli orizzonti della ragione. Certamente già il sapere umano apre gli orizzonti della ragione perché come diceva Amleto: “Ci sono più cose nel mondo che nella tua filosofia.” Però solo quando prendiamo sul serio Dio allora la ragione umana è costretta ad assumere un atteggiamento “umile” per usare di nuovo la parola di Benedetto XVI. E non è difficile constatare che l’umiltà può rappresentare un difficile scoglio per la ragione, perché la ragione è portata intrinsecamente a cercar di possedere, ma che sia anche salutare per la ragione come del resto per l’uomo intero che le cose stiano così. Perché nel momento stesso in cui la ragione è consapevole dei suoi limiti è meglio in grado di superarli. Quando invece non si accorge dei suoi limiti si barrica in se stessa e allora non è più capace di uscire da se stessa per aprirsi veramente alla realtà. Ogni uomo ha in sé un’apertura all’infinito, questo è costitutivo dell’uomo è parte integrante della sua essenza, nell’intelligenza come tale e nella libertà che lo contraddistingue. Gli altri viventi non sono aperti all’infinito, seguono una pista determinata. Ecco che quindi accanto alla certezza dell’ amore di Dio per fede c’è spazio per la razionalità. Sua Eminenza in questo libro ci tende la mano, sia come pastore e teologo sia – e soprattutto – come uomo, ci invita – o più propriamente ci aiuta – a conciliare ciò che si presume essere – senza fondate ragioni – inconciliabile. Come Mons. Ruini afferma in chiusura di questa sua ultima fatica letteraria: “Questo libro è rivolto a tutti, anche se i problemi affrontati spesso non sono semplici. Può inoltre essere di sostegno ai sacerdoti, catechisti e chiunque desideri testimoniare la propria fede in maniera esplicita. Gli studenti in teologia, e anche in filosofia, possano trovare qui un aiuto per fare sintesi sulla questione di Dio. Scrivendo ho avuto particolarmente presenti le tante persone che hanno oggi una cultura scientifica: spero di avere offerto loro un sia pur minimo aggancio per superare la distanza che spesso sembra separare le questioni scientifiche dalla domanda su Dio.”

E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.

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2Intervista su Dio. Le parole della fede, il cammino della ragione. Cantagalli, 2012

«Poiché ora vediamo come in uno specchio in maniera confusa, ma allora vedremo faccia a faccia, ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.» 1 Cor 13,12

La citazione di San Paolo ai Corinzi ci ricorda, da una parte, quell’anelito insopprimibile presente nel cuore di ogni uomo di ogni tempo e la domanda dell’infinito – la ricerca del bello, la ricerca del bene – la ricerca di Dio. Una ricerca però costretta a fare i conti con la nostra umanità; dalla quale la teologia, la scienza, la filosofia hanno provato e provano ancora a dare delle risposte concrete ma senza arrivare fino in fondo. Tuttavia dall’altra parte c’è ancora la consapevolezza che questo desiderio è in noi grazie alla presenza di qualcuno che ci trascende che ci conosce fin nell’intimo profondamente e che un giorno troverà pieno compimento. In questo libro il Cardinale Ruini ci parla di Dio, delle verità ultime o prime a seconda dei punti di vista, delle domande ineludibili; chi è Dio? come avere la certezza che egli esiste? perché? perché si fida di noi? perché si interessa di noi? quale è il limite della nostra ragione? chi è Gesù di Nazareth e come affrontare il mistero del male? Insomma la questione di Dio che che se ne dica è tutt’altro che scomparsa e oggi si ripropone alla nostra società, al nostro mondo in tutta la sua essenzialità, all’interno della nostra intelligenza e soprattutto del nostro cuore e della nostra quotidianità. E allora mettiamoci in cammino, un percorso difficile e complicato ma sicuramente anche affascinante e per farlo ci affidiamo ad una guida esperta e sicura. Sarà l’autore stesso a prenderci per mano e ad accompagnarci per sentieri tortuosi e darci qualche illuminazione con parole semplici e chiare e metterci così sulle tracce di Dio. In questo libro sua Eminenza affronta senza esclusione di colpi le pieghe più nascoste dell’anima e della mente dell’uomo di ogni tempo. Utilizzando come un filo rosso unisce domande spirituali ed intellettuali cercando di spiegare i concetti più salienti, dialogando così sia con chi non crede sia e soprattutto aiutando chi crede ad essere più consapevole della propria fede. Chi è Dio per il Cardinale Ruini? Lui afferma fin dalle prime pagine che ha sempre desiderato essere un cattolico sincero e per lui quindi Dio è colui di cui parla la fede della Chiesa. Ricorda distintamente che da ragazzo pur appartenendo ad una famiglia in cui di Dio non si parlava molto aveva comunque dentro di se la certezza che Dio esisteva e che innanzitutto a Dio bisognava fare riferimento e perciò diceva molte preghiere soprattutto a letto quando si svegliava e non c’era bisogno di alzarsi in fretta. Una volta poi durante il breve viaggio in treno da Sassuolo a Modena affrontò casualmente con i compagni di scuola una discussione del tutto inconsueta: si può essere certi che Dio esista? Buona parte di loro rispose di no, mentre altri preferirono tacere; solo il nostro futuro pastore disse con decisione di esserne certo. Suscitando in quel modo la replica immediata di essere molto presuntuoso dato che i grandi filosofi avevano avuto su questo punto opinioni molto differenti tra loro. Oggi potremmo dire: era dunque un apologeta in erba? A questo nostro sospetto intellettuale lui risponde fin dalle prime pagine con una semplice risposta: sentivo il dovere di testimoniare con sincerità la mia fede. Lui parla con certezza, di una certezza di fede che non gli è mai venuta meno. Questo oggi stupisce molto. Però Mons. Ruini precisa andando avanti che questo non significa che, come possiamo dire, lui non abbia mai avuto tensioni o dei problemi a riguardo della fede. Queste le ha avute e continua ad averle come tutti. Ma la certezza della fede viene meno solo quando si mette in dubbio la nostra fede. Quando si sospende l’assenso della fede per qualsiasi ragione, allora la certezza della fede viene meno. Fino a quando uno crede pur avendo dei problemi o dovendo fare i conti con delle difficoltà la sua certezza di fede non viene meno. Nel testo emerge, cioè in più punti il testo mette in luce, che il problema è la voglia di testimonianza, di dare testimonianza di Dio e che questa era ed è un’istanza forte nel suo cuore. Un istanza presente in lui per mezzo della grazia e che poi naturalmente diventa forte quando viene provocata come in quel caso. Il cristianesimo passa innanzitutto attraverso la testimonianza. Testimonianza personale e testimonianza comunitaria. In questa testimonianza siamo appunto testimoni – di un fatto – dell’amore di Dio per l’uomo, perché il centro del Vangelo – il nucleo originario – non è la richiesta di amare Dio e di amare il prossimo ma prima di tutto questo viene l’annuncio: “Dio ti ama.” Ti ama fino in fondo, dicendo in Gesù Cristo il suo sì definitivo all’umanità. La fede è un dono che non è mai totalmente posseduta. Con tutto ciò dobbiamo altresì rendere ragione della nostra fede con un atto che indica comunque anche una scelta razionale. Ma allora per l’uomo moderno come si conciliano fede e ragione? È questo il problema della modernità mettere insieme fede e ragione. Non era il problema di epoche precedenti. Sebbene già da tantissimo tempo la distinzione tra fede e ragione fosse chiara. Sua Eminenza ci aiuta a comprendere che non è così difficile conciliare fede e ragione perché la ragione stessa è orientata verso Dio. In quanto la ragione si interroga illimitatamente e in questo interrogarsi illimitato c’è spazio per la domanda su Dio. E anche riflettendo fino in fondo per una certa motivazione dell’esistenza di Dio e della sua presenza. D’altra parte la fede prosegue e sviluppa tutto questo e certamente anche la trascende. Nel suo libro il nostro illustre autore usa la doppia immagine della continuità e della rottura. Tra fede e ragione c’è una continuità profonda ma indubbiamente c’è anche una rottura. Perché la fede poi ci chiede di credere di accogliere qualcosa che è del tutto imprevedibile, diciamo così, per la ragione. Pensiamo soltanto alla Croce di Cristo. Un Dio che vuole la morte in croce del figlio. Questo è l’aspetto più eclatante ma sono tanti gli aspetti per i quali la fede rompe gli schemi della ragione. Nel libro si dice chiaramente che è impossibile per l’uomo comprendere Dio totalmente. Dio è mistero e le sue azioni sono così grandi che sono incomprensibili per l’uomo. Ruini commenta questo fatto dicendo che non si tratta per forza di un qualcosa di negativo. Ma allora come può l’impossibilità di comprendere Dio diventare per la nostra vita qualcosa di positivo? E quindi una risorsa? Innanzitutto perché è impossibile comprendere Dio? Perché Dio è l’infinito, l’assoluto. La mente umana è aperta ma limitata. Vale la famosa frase di Agostino: “Se lo comprendi, se lo possiedi intellettualmente non è Dio.” Vuol dire che non supera la tua ragione. E quindi non è. Questo perché è una risorsa? Perché apre gli orizzonti della ragione. Come ha detto tante volte Benedetto XVI; aprire gli orizzonti della ragione. Certamente già il sapere umano apre gli orizzonti della ragione perché come diceva Amleto: “Ci sono più cose nel mondo che nella tua filosofia.” Però solo quando prendiamo sul serio Dio allora la ragione umana è costretta ad assumere un atteggiamento “umile” per usare di nuovo la parola di Benedetto XVI. E non è difficile constatare che l’umiltà può rappresentare un difficile scoglio per la ragione, perché la ragione è portata intrinsecamente a cercar di possedere, ma che sia anche salutare per la ragione come del resto per l’uomo intero che le cose stiano così. Perché nel momento stesso in cui la ragione è consapevole dei suoi limiti è meglio in grado di superarli. Quando invece non si accorge dei suoi limiti si barrica in se stessa e allora non è più capace di uscire da se stessa per aprirsi veramente alla realtà. Ogni uomo ha in sé un’apertura all’infinito, questo è costitutivo dell’uomo è parte integrante della sua essenza, nell’intelligenza come tale e nella libertà che lo contraddistingue. Gli altri viventi non sono aperti all’infinito, seguono una pista determinata. Ecco che quindi accanto alla certezza dell’ amore di Dio per fede c’è spazio per la razionalità. Sua Eminenza in questo libro ci tende la mano, sia come pastore e teologo sia – e soprattutto – come uomo, ci invita – o più propriamente ci aiuta – a conciliare ciò che si presume essere – senza fondate ragioni – inconciliabile. Come Mons. Ruini afferma in chiusura di questa sua ultima fatica letteraria: “Questo libro è rivolto a tutti, anche se i problemi affrontati spesso non sono semplici. Può inoltre essere di sostegno ai sacerdoti, catechisti e chiunque desideri testimoniare la propria fede in maniera esplicita. Gli studenti in teologia, e anche in filosofia, possano trovare qui un aiuto per fare sintesi sulla questione di Dio. Scrivendo ho avuto particolarmente presenti le tante persone che hanno oggi una cultura scientifica: spero di avere offerto loro un sia pur minimo aggancio per superare la distanza che spesso sembra separare le questioni scientifiche dalla domanda su Dio.”

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