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“Interessi personali e pregiudizi distorcono la realtà”

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All’Angelus Francesco esorta a «non giudicare senza misericordia e condannare senza appello». E ricorda i beati martiri della guerra civile spagnola

GIACOMO GALEAZZI
CITTÀ DEL VATICANO

«Che cosa significa camminare nella luce?», chiede Francesco ai fedeli nell’Angelus della quarta domenica di Quaresima introducendo la preghiera mariana. E in una piazza San Pietro gremita, spiega che «camminare nella luce significa innanzitutto abbandonare le luci false: la luce fredda e fatua del pregiudizio contro gli altri».  

 

 

Infatti, aggiunge il Papa, «il pregiudizio distorce la realtà e ci carica di avversione contro coloro che giudichiamo senza misericordia e condanniamo senza appello». 

 

Inoltre «un’altra luce falsa, perché seducente e ambigua, è quella dell’interesse personale: se valutiamo uomini e cose in base al criterio del nostro utile, del nostro piacere, del nostro prestigio, non facciamo la verità nelle relazioni e nelle situazioni».  

 

Dopo gli appelli all’accoglienza e all’integrazione che hanno caratterizzato il discorso di venerdì ai leader europei e l’intensa visita papale di ieri a Milano , il Pontefice invoca «la Vergine Santa, che per prima accolse Gesù, luce del mondo», affinché «ci ottenga la grazia di accogliere nuovamente in questa quaresima la luce della fede, riscoprendo il dono inestimabile del battesimo». E questa nuova illuminazione «ci trasformi negli atteggiamenti e nelle azioni, per essere anche noi, a partire dalla nostra povertà, portatori di un raggio della luce di Cristo».  

 

Al centro del Vangelo di questa domenica, sottolinea il Pontefice, «si trovano Gesù e un uomo cieco dalla nascita: Cristo gli restituisce la vista e opera questo miracolo con una specie di rito simbolico». E cioè «prima mescola la terra alla saliva e la spalma sugli occhi del cieco, poi gli ordina di andare a lavarsi nella piscina di Siloe». Quindi, «quell’uomo va, si lava, e riacquista la vista». Con questo miracolo, evidenzia Jorge Mario Bergoglio, «Gesù si manifesta come luce del mondo e il cieco dalla nascita rappresenta ognuno di noi, che siamo stati creati per conoscere Dio, ma a causa del peccato siamo come ciechi, abbiamo bisogno di una luce nuova, quella della fede, che Gesù ci ha donato». E «quel cieco del Vangelo riacquistando la vista si apre al mistero di Cristo. “Tu credi nel Figlio dell’uomo?”, gli chiede Gesù. “E chi è, Signore, perché io creda in lui?”, risponde il cieco guarito. “Lo hai visto: è colui che parla con te”. “Credo, Signore!” e si prostra dinanzi a Gesù». 

 

Questo episodio, secondo il Pontefice, «ci induce a riflettere sulla nostra fede in Cristo, il Figlio di Dio, e al tempo stesso si riferisce anche al Battesimo, che è il primo sacramento della fede: il sacramento che ci fa “venire alla luce”, mediante la rinascita dall’acqua e dallo Spirito Santo». Dunque «così come avvenne al cieco nato, al quale si aprirono gli occhi dopo essersi lavato nell’acqua della piscina di Siloe: il cieco nato e guarito ci rappresenta quando non ci accorgiamo che Gesù è la luce del mondo, quando guardiamo altrove, quando preferiamo affidarci a piccole luci, quando brancoliamo nel buio».  

 

Il fatto che quel cieco non abbia un nome «ci aiuta a rispecchiarci con il nostro volto e il nostro nome nella sua storia». Anche noi, puntualizza Francesco, «siamo stati illuminati da Cristo nel battesimo e quindi siamo chiamati a comportarci come figli della luce». Ciò «esige un cambiamento radicale di mentalità, una capacità di giudicare uomini e cose secondo una nuova scala di valori, che viene da Dio».  

 

Il sacramento del battesimo, infatti, «esige una scelta ferma e decisa di vivere come figli della luce e camminare nella luce». Dopo l’Angelus il Papa ricorda che ieri ad Almería, in Spagna, sono stati proclamati beati il sacerdote don José Alvarez-Benavides y de la Torre, decano della cattedrale di Almería, e centoquattordici compagni martiri, morti perdonando i loro assassini, sacerdoti e laici, uomini e donne, torturati e uccisi nel 1936 per la loro fede durante la guerra civile spagnola nella grande persecuzione che costò la vita a migliaia di persone, uomini e donne, laici e consacrati, uccisi solo perché cattolici. «Questi sacerdoti, religiosi e laici sono stati testimoni eroici di Cristo e del suo Vangelo di pace e di riconciliazione fraterna – afferma Francesco – Il loro esempio e la loro intercessione sostengano l’impegno della Chiesa nell’edificare la civiltà dell’amore».  

 

Il cristianesimo è la religione della carità e della vita e si oppone a ogni forma di prevaricazione e di violenza. Infine il Pontefice saluta «tutti voi, provenienti da Roma, dall’Italia e da diversi Paesi, in particolare i pellegrini di Córdoba (Spagna), i giovani del collegio Saint-Jean de Passy di Parigi, i fedeli di Loreto, Quartu Sant’Elena, Rende, Maiori, Poggiomarino e gli adolescenti del decanato “Romana-Vittoria” di Milano». Augura a tutti una buona domenica. «Per favore, non dimenticatevi di pregare per me – conclude Jorge Mario Bergoglio – Buon pranzo e arrivederci!». 

 

«Vorrei ringraziare il cardinale arcivescovo di Milano e tutta la popolazione per la calorosa accoglienza ieri. Veramente mi sono sentito a casa e questo con tutti: credenti e non credenti. Vi dirò una cosa: ho constatato che è vero quel che si dice: “a Milan si riceve col cor in man”», ha detto Francesco, all’indomani della visita pastorale a Milano. Nelle sue parole accanto al grazie a Scola anche un implicito ricordo del cardinale Carlo Maria Martini e della sua «Cattedra dei non credenti». 

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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All’Angelus Francesco esorta a «non giudicare senza misericordia e condannare senza appello». E ricorda i beati martiri della guerra civile spagnola

GIACOMO GALEAZZI
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«Che cosa significa camminare nella luce?», chiede Francesco ai fedeli nell’Angelus della quarta domenica di Quaresima introducendo la preghiera mariana. E in una piazza San Pietro gremita, spiega che «camminare nella luce significa innanzitutto abbandonare le luci false: la luce fredda e fatua del pregiudizio contro gli altri».  

 

 

Infatti, aggiunge il Papa, «il pregiudizio distorce la realtà e ci carica di avversione contro coloro che giudichiamo senza misericordia e condanniamo senza appello». 

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Inoltre «un’altra luce falsa, perché seducente e ambigua, è quella dell’interesse personale: se valutiamo uomini e cose in base al criterio del nostro utile, del nostro piacere, del nostro prestigio, non facciamo la verità nelle relazioni e nelle situazioni».  

 

Dopo gli appelli all’accoglienza e all’integrazione che hanno caratterizzato il discorso di venerdì ai leader europei e l’intensa visita papale di ieri a Milano , il Pontefice invoca «la Vergine Santa, che per prima accolse Gesù, luce del mondo», affinché «ci ottenga la grazia di accogliere nuovamente in questa quaresima la luce della fede, riscoprendo il dono inestimabile del battesimo». E questa nuova illuminazione «ci trasformi negli atteggiamenti e nelle azioni, per essere anche noi, a partire dalla nostra povertà, portatori di un raggio della luce di Cristo».  

 

Al centro del Vangelo di questa domenica, sottolinea il Pontefice, «si trovano Gesù e un uomo cieco dalla nascita: Cristo gli restituisce la vista e opera questo miracolo con una specie di rito simbolico». E cioè «prima mescola la terra alla saliva e la spalma sugli occhi del cieco, poi gli ordina di andare a lavarsi nella piscina di Siloe». Quindi, «quell’uomo va, si lava, e riacquista la vista». Con questo miracolo, evidenzia Jorge Mario Bergoglio, «Gesù si manifesta come luce del mondo e il cieco dalla nascita rappresenta ognuno di noi, che siamo stati creati per conoscere Dio, ma a causa del peccato siamo come ciechi, abbiamo bisogno di una luce nuova, quella della fede, che Gesù ci ha donato». E «quel cieco del Vangelo riacquistando la vista si apre al mistero di Cristo. “Tu credi nel Figlio dell’uomo?”, gli chiede Gesù. “E chi è, Signore, perché io creda in lui?”, risponde il cieco guarito. “Lo hai visto: è colui che parla con te”. “Credo, Signore!” e si prostra dinanzi a Gesù». 

 

Questo episodio, secondo il Pontefice, «ci induce a riflettere sulla nostra fede in Cristo, il Figlio di Dio, e al tempo stesso si riferisce anche al Battesimo, che è il primo sacramento della fede: il sacramento che ci fa “venire alla luce”, mediante la rinascita dall’acqua e dallo Spirito Santo». Dunque «così come avvenne al cieco nato, al quale si aprirono gli occhi dopo essersi lavato nell’acqua della piscina di Siloe: il cieco nato e guarito ci rappresenta quando non ci accorgiamo che Gesù è la luce del mondo, quando guardiamo altrove, quando preferiamo affidarci a piccole luci, quando brancoliamo nel buio».  

 

Il fatto che quel cieco non abbia un nome «ci aiuta a rispecchiarci con il nostro volto e il nostro nome nella sua storia». Anche noi, puntualizza Francesco, «siamo stati illuminati da Cristo nel battesimo e quindi siamo chiamati a comportarci come figli della luce». Ciò «esige un cambiamento radicale di mentalità, una capacità di giudicare uomini e cose secondo una nuova scala di valori, che viene da Dio».  

 

Il sacramento del battesimo, infatti, «esige una scelta ferma e decisa di vivere come figli della luce e camminare nella luce». Dopo l’Angelus il Papa ricorda che ieri ad Almería, in Spagna, sono stati proclamati beati il sacerdote don José Alvarez-Benavides y de la Torre, decano della cattedrale di Almería, e centoquattordici compagni martiri, morti perdonando i loro assassini, sacerdoti e laici, uomini e donne, torturati e uccisi nel 1936 per la loro fede durante la guerra civile spagnola nella grande persecuzione che costò la vita a migliaia di persone, uomini e donne, laici e consacrati, uccisi solo perché cattolici. «Questi sacerdoti, religiosi e laici sono stati testimoni eroici di Cristo e del suo Vangelo di pace e di riconciliazione fraterna – afferma Francesco – Il loro esempio e la loro intercessione sostengano l’impegno della Chiesa nell’edificare la civiltà dell’amore».  

 

Il cristianesimo è la religione della carità e della vita e si oppone a ogni forma di prevaricazione e di violenza. Infine il Pontefice saluta «tutti voi, provenienti da Roma, dall’Italia e da diversi Paesi, in particolare i pellegrini di Córdoba (Spagna), i giovani del collegio Saint-Jean de Passy di Parigi, i fedeli di Loreto, Quartu Sant’Elena, Rende, Maiori, Poggiomarino e gli adolescenti del decanato “Romana-Vittoria” di Milano». Augura a tutti una buona domenica. «Per favore, non dimenticatevi di pregare per me – conclude Jorge Mario Bergoglio – Buon pranzo e arrivederci!». 

 

«Vorrei ringraziare il cardinale arcivescovo di Milano e tutta la popolazione per la calorosa accoglienza ieri. Veramente mi sono sentito a casa e questo con tutti: credenti e non credenti. Vi dirò una cosa: ho constatato che è vero quel che si dice: “a Milan si riceve col cor in man”», ha detto Francesco, all’indomani della visita pastorale a Milano. Nelle sue parole accanto al grazie a Scola anche un implicito ricordo del cardinale Carlo Maria Martini e della sua «Cattedra dei non credenti». 

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