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Innamorati di Dio, innamorati del prossimo

Il punto sull’attività del Papa e della Santa Sede.

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Il punto sull’attività del Papa e della Santa Sede. Francesco ha presieduto nel pomeriggio la Messa per la Giornata Mondiale della Vita Consacrata. In mattinata ha incontrato i rappresentanti del Gruppo Villa Maria care and research. Il cardinale Filoni ha celebrato una Messa per l’inizio della sua missione come Gran Maestro dell’Ordine del Santo Sepolcro. Il cardinale Krajewski si è recato in Calabria per l’inaugurazione di un dormitorio per i poveri

Sergio Centofanti – Città del Vaticano

Semplicemente innamorati di Gesù: è Lui che fa vivere tutto come grazia, spinge a cercare il prossimo, fa sperare nel tempo dello scoraggiamento, facendo vedere la salvezza. Così il Papa nell’omelia durante la Messa nella Basilica Vaticana per la Giornata Mondiale della Vita Consacrata. I religiosi – ha affermato – sono uomini e donne semplici che hanno visto “il tesoro che vale più di tutti gli averi del mondo” e per questo hanno lasciato tutto. Hanno occhi che sanno vedere la grazia anche nelle fragilità, laddove il diavolo insiste sulle miserie.  La grazia di un Dio che sempre ci ama, anche nelle nostre debolezze: è “l’antidoto alla sfiducia e allo sguardo mondano” che fa ripiegare sull’io, che reclama “i propri spazi e i propri diritti” lasciando crescere la tristezza. Il segreto – ricorda Francesco – è non allontanarsi dal Signore. Allora, il consacrato vede che la povertà non è uno sforzo titanico, ma una libertà superiore, che ci regala Dio e gli altri come le vere ricchezze. Vede che la castità non è una sterilità austera, ma la via per amare senza possedere. Vede che l’obbedienza non è disciplina, ma la vittoria sulla nostra anarchia: “Chi tiene lo sguardo su Gesù impara a vivere per servire. Non aspetta che comincino gli altri, ma si mette in cerca del prossimo (…) Va chiesta la grazia di saper cercare Gesù nei fratelli e nelle sorelle che abbiamo ricevuto. È lì che si inizia a mettere in pratica la carità: nel posto dove vivi, accogliendo i fratelli e le sorelle con le loro povertà (…) Oggi, tanti vedono negli altri solo ostacoli e complicazioni. C’è bisogno di sguardi che cerchino il prossimo, che avvicinino chi è distante. I religiosi e le religiose, uomini e donne che vivono per imitare Gesù, sono chiamati a immettere nel mondo il suo stesso sguardo, lo sguardo della compassione, lo sguardo che va in cerca dei lontani; che non condanna, ma incoraggia, libera, consola”. Chi è innamorato di Gesù si fa vicino al prossimo.

La prossimità è proprio il metodo che ha usato Dio per salvarci. Dio “si è fatto prossimo in Gesù Cristo. Uno di noi. La prossimità è la chiave dell’umanità e del cristianesimo”. È quanto ha detto Francesco nel discorso ai rappresentanti del “Gruppo Villa Maria care and research”, da quarant’anni attivo nel settore della sanità e al servizio della salute delle persone. Il Papa ha auspicato che “i luoghi di cura siano sempre più case di accoglienza e di conforto, dove il malato trovi amicizia, comprensione, gentilezza e carità. Insomma, trovi umanità. Il malato non è un numero: è una persona che ha bisogno di umanità (…) occorre non lasciarsi assorbire dai ‘sistemi’ che mirano solo alla componente economico-finanziaria, ma attuare uno stile di prossimità alla persona, per poterla assistere con calore umano di fronte alle ansietà che la investono nei momenti più critici della malattia. In questo modo si contribuisce concretamente ad umanizzare la medicina e la realtà ospedaliera e sanitaria”.  Il Papa ricorda le parole di Gesù: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40): “Qui si trova il fondamento evangelico del servizio al prossimo. Così i malati e i sofferenti diventano per chi ha fede segni viventi della presenza di Cristo, il Figlio di Dio, venuto per sanare e guarire, assumendo su di sé la nostra fragilità, la nostra debolezza”. Prendersi cura del fratello che soffre, significa fare posto al Signore.

Tutto questo, l’amore gratuito che si mette al servizio senza chiedere nulla in cambio, è stato reso possibile grazie a quel sepolcro vuoto, grazie alla Risurrezione di Gesù che ha compiuto “la più grande trasformazione dell’umanità”. La storia non è più come prima. Questo, in sintesi, quanto detto stamane dal cardinale Fernando Filoni, Gran Maestro dell’Ordine del Santo Sepolcro, nella Messa celebrata presso la Chiesa romana di Santo Spirito in Sassia per l’inizio della sua missione. L’incontro con il Risorto dà inizio all’avventura della fede cristiana, dà senso alla vita che diventa vita di carità. “Non dobbiamo mai dimenticare – ha affermato il porporato – che la carità e la solidarietà qualificano l’Ordine equestre del Santo Sepolcro”: un Ordine che ha lo scopo di aiutare i cristiani della Terra Santa e assicurare che in questi luoghi continui a risuonare il Vangelo. Tanti fratelli e sorelle che vivono in questa terra – ha detto Filoni – sono nel bisogno.           

La carità è il cuore stesso della Chiesa. Il cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere del Papa, si è recato oggi a Praia a Mare, vicino Cosenza, per l’inaugurazione del dormitorio “Casa di Rut” con 13 posti letto, realizzato grazie ad un finanziamento della Caritas Italiana e all’otto per mille. Il porporato ha voluto portare l’abbraccio e la vicinanza di Francesco ai poveri e ai volontari protagonisti di questa iniziativa promossa da un giovane parroco. È la carità concreta – come ha detto oggi il Papa – di quanti riescono a vedere Gesù nel volto di chi ha bisogno.

Originale: Vatican News
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Sergio Centofanti – Città del Vaticano

Semplicemente innamorati di Gesù: è Lui che fa vivere tutto come grazia, spinge a cercare il prossimo, fa sperare nel tempo dello scoraggiamento, facendo vedere la salvezza. Così il Papa nell’omelia durante la Messa nella Basilica Vaticana per la Giornata Mondiale della Vita Consacrata. I religiosi – ha affermato – sono uomini e donne semplici che hanno visto “il tesoro che vale più di tutti gli averi del mondo” e per questo hanno lasciato tutto. Hanno occhi che sanno vedere la grazia anche nelle fragilità, laddove il diavolo insiste sulle miserie.  La grazia di un Dio che sempre ci ama, anche nelle nostre debolezze: è “l’antidoto alla sfiducia e allo sguardo mondano” che fa ripiegare sull’io, che reclama “i propri spazi e i propri diritti” lasciando crescere la tristezza. Il segreto – ricorda Francesco – è non allontanarsi dal Signore. Allora, il consacrato vede che la povertà non è uno sforzo titanico, ma una libertà superiore, che ci regala Dio e gli altri come le vere ricchezze. Vede che la castità non è una sterilità austera, ma la via per amare senza possedere. Vede che l’obbedienza non è disciplina, ma la vittoria sulla nostra anarchia: “Chi tiene lo sguardo su Gesù impara a vivere per servire. Non aspetta che comincino gli altri, ma si mette in cerca del prossimo (…) Va chiesta la grazia di saper cercare Gesù nei fratelli e nelle sorelle che abbiamo ricevuto. È lì che si inizia a mettere in pratica la carità: nel posto dove vivi, accogliendo i fratelli e le sorelle con le loro povertà (…) Oggi, tanti vedono negli altri solo ostacoli e complicazioni. C’è bisogno di sguardi che cerchino il prossimo, che avvicinino chi è distante. I religiosi e le religiose, uomini e donne che vivono per imitare Gesù, sono chiamati a immettere nel mondo il suo stesso sguardo, lo sguardo della compassione, lo sguardo che va in cerca dei lontani; che non condanna, ma incoraggia, libera, consola”. Chi è innamorato di Gesù si fa vicino al prossimo.

La prossimità è proprio il metodo che ha usato Dio per salvarci. Dio “si è fatto prossimo in Gesù Cristo. Uno di noi. La prossimità è la chiave dell’umanità e del cristianesimo”. È quanto ha detto Francesco nel discorso ai rappresentanti del “Gruppo Villa Maria care and research”, da quarant’anni attivo nel settore della sanità e al servizio della salute delle persone. Il Papa ha auspicato che “i luoghi di cura siano sempre più case di accoglienza e di conforto, dove il malato trovi amicizia, comprensione, gentilezza e carità. Insomma, trovi umanità. Il malato non è un numero: è una persona che ha bisogno di umanità (…) occorre non lasciarsi assorbire dai ‘sistemi’ che mirano solo alla componente economico-finanziaria, ma attuare uno stile di prossimità alla persona, per poterla assistere con calore umano di fronte alle ansietà che la investono nei momenti più critici della malattia. In questo modo si contribuisce concretamente ad umanizzare la medicina e la realtà ospedaliera e sanitaria”.  Il Papa ricorda le parole di Gesù: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40): “Qui si trova il fondamento evangelico del servizio al prossimo. Così i malati e i sofferenti diventano per chi ha fede segni viventi della presenza di Cristo, il Figlio di Dio, venuto per sanare e guarire, assumendo su di sé la nostra fragilità, la nostra debolezza”. Prendersi cura del fratello che soffre, significa fare posto al Signore.

Tutto questo, l’amore gratuito che si mette al servizio senza chiedere nulla in cambio, è stato reso possibile grazie a quel sepolcro vuoto, grazie alla Risurrezione di Gesù che ha compiuto “la più grande trasformazione dell’umanità”. La storia non è più come prima. Questo, in sintesi, quanto detto stamane dal cardinale Fernando Filoni, Gran Maestro dell’Ordine del Santo Sepolcro, nella Messa celebrata presso la Chiesa romana di Santo Spirito in Sassia per l’inizio della sua missione. L’incontro con il Risorto dà inizio all’avventura della fede cristiana, dà senso alla vita che diventa vita di carità. “Non dobbiamo mai dimenticare – ha affermato il porporato – che la carità e la solidarietà qualificano l’Ordine equestre del Santo Sepolcro”: un Ordine che ha lo scopo di aiutare i cristiani della Terra Santa e assicurare che in questi luoghi continui a risuonare il Vangelo. Tanti fratelli e sorelle che vivono in questa terra – ha detto Filoni – sono nel bisogno.           

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La carità è il cuore stesso della Chiesa. Il cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere del Papa, si è recato oggi a Praia a Mare, vicino Cosenza, per l’inaugurazione del dormitorio “Casa di Rut” con 13 posti letto, realizzato grazie ad un finanziamento della Caritas Italiana e all’otto per mille. Il porporato ha voluto portare l’abbraccio e la vicinanza di Francesco ai poveri e ai volontari protagonisti di questa iniziativa promossa da un giovane parroco. È la carità concreta – come ha detto oggi il Papa – di quanti riescono a vedere Gesù nel volto di chi ha bisogno.

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