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In Vaticano si discute della minaccia nazionalista a livello globale

Il magistero della Chiesa fondato sulla persona, l’allarme di “Civiltà Cattolica”.

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La plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze sociali dedicata al fenomeno dei nuovi nazionalismi. Il magistero della Chiesa fondato sulla persona, l’allarme di “Civiltà Cattolica”. Sullo sfondo le prossime elezioni europee

FRANCESCO PELOSO
CITTÀ DEL VATICANO
«Oggi il mondo si trova ad affrontare la crescente minaccia di una rinascita nazionalista, la cui ideologia esclusivista porta inevitabilmente al rifiuto reciproco e a una conflittualità continua. Eppure la storia stessa dell’umanità ci insegna che, quando le nazioni mettono in comune le proprie potenzialità, esse possono coesistere, cooperare e perfino prosperare insieme». È questo il nucleo di problemi al centro della prossima plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze sociali in programma in Vaticano dall’1 al 3 maggio, che ha per titolo “Nazione, Stato, Stato Nazione”.

L’organismo vaticano, di cui fanno parte studiosi e accademici di ogni parte del mondo, si misura da tempo con alcune delle principali questioni sociali del nostro tempo: dalle migrazioni, all’ambiente, alla diffusione del crimine organizzato a livello mondiale, ai problemi legati alla finanza come motore della globalizzazione. Non va dimenticato, in tal senso, che all’inizio di marzo il Papa ha nominato Stefano Zamagni come nuovo presidente dell’Accademia. Zamagni, economista cattolico, docente all’Università di Bologna, si occupa fra l’altro del rapporto fra economia ed etica, di economia civile e di economia internazionale.

La tre giorni di studi sul nazionalismo, inoltre, sarà contrassegnata anche da un’udienza dei partecipanti al convegno con Papa Francesco la mattina di giovedì 2 maggio. L’evento costituisce un momento di discussione di carattere generale, saranno infatti passate in rassegna da diversi studiosi situazioni differenti accomunate però da un dato comune: il ritorno del nazionalismo come ideologia. Si confronteranno voci provenienti dall’Europa, con i casi di Inghilterra e Catalogna, all’India, al risorgente nazionalismo e imperialismo russo, al nesso fra le teorie dello Stato e della nazione e la teologia cattolica. Allo stesso tempo non può sfuggire che l’incontro avviene a distanza di poche settimane dalle elezioni europee, appuntamento che appare fortemente influenzato dalla crescita di movimenti e partiti nazionalisti e populisti al cui interno si muovono correnti non di rado xenofobe e antidemocratiche che hanno suscitato allarme e preoccupazione Oltretevere. 

La persona umana al centro

«La Chiesa – si legge ancora nel testo che presenta i contenuti della Plenaria dell’Accademia vaticana delle Scienze sociali – attinge a due principi inseparabili che sono immersi nella dinamica stessa della storia umana e vanno ben al di là delle attuali pratiche politiche: l’unità del genere umano e la destinazione universale dei beni della terra». Si tratta di due principi che «non si contraddicono, ma illustrano la visione cristiana fondamentale secondo cui la persona umana, e non il gruppo etnico o la nazione o lo Stato nazionale, è considerata il riferimento ultimo di tutta l’organizzazione sociale».

Le sfide globali richiedono maggiore cooperazione

Il frangente storico che stiamo attraversando, viene così descritto nel testo: «Nella fase attuale del suo sviluppo, l’umanità dispone di tutti i mezzi tecnici possibili per organizzarsi in modo cooperativo e pacifico». Tuttavia «la mentalità è ancora plasmata da stereotipi di esclusione dell’“altro”. Infatti, assistiamo ad una preoccupante tendenza delle nazioni o degli Stati-nazione a chiudersi, insistendo sui loro presunti interessi». In questo contesto «la globalizzazione e le migrazioni ispirano il timore che le nazioni possano perdere la loro identità culturale e la loro indipendenza politica». Al contrario, si osserva, «sfide come l’ecologia e, in particolare, i cambiamenti climatici, la tratta di persone, l’energia, la difesa, la regolamentazione dell’economia globalizzata non possono essere affrontate esclusivamente da Stati nazionali sovrani in competizione tra loro».

Su questi stessi temi e problemi, sta intervenendo da tempo anche La Civiltà Cattolica, storica rivista dei gesuiti italiani da sempre molto vicina alla Santa Sede. Di recente, in un editoriale firmato da padre Drew Christiansen, dal titolo “Il cattolicesimo di fronte all’ordine mondiale illiberale”, la disamina ha toccato tanto la situazione europea quanto quella mondiale. Dopo aver ricordato che la stessa istituzione dell’Unione Europea era stata «auspicata da Pio XII e messa in atto da leader cattolici del dopoguerra (Konrad Adenauer, Robert Schuman, Jean Monnet e Alcide De Gasperi) per prevenire la guerra e garantire la pace dopo due conflitti mondiali, attraverso l’integrazione economica», nel testo si getta uno sguardo sul presente e sul ruolo del cattolicesimo.

I principi di sussidiarietà e solidarietà

«In un’epoca di populismo nazionalistico – afferma La Civiltà Cattolica – la difesa della governance globale da parte della Chiesa certamente desterà sospetti. Ma il suo obiettivo è uno sviluppo equo e inclusivo». Dunque «le proposte dei Papi e della Santa Sede in questa direzione vengono sempre presentate assieme al principio di sussidiarietà» (questione pure al centro del convegno vaticano). «Come ha scritto Giovanni XXIII nella Pacem in Terris – si osserva ancora – i poteri pubblici della comunità mondiale hanno “lo scopo di contribuire alla creazione, sul piano mondiale, di un ambiente nel quale i poteri pubblici delle singole comunità politiche, i rispettivi cittadini e i corpi intermedi possano svolgere i loro compiti, adempiere i loro doveri, esercitare i loro diritti con maggiore sicurezza”». «La Chiesa – si spiega – non dimentica mai che tutte le persone appartengono all’unica famiglia umana voluta da Dio, e che tutte, qualunque sia la loro nazione di provenienza, hanno obblighi di solidarietà universale».

Un clima di disprezzo dell’altro

Nel prossimo futuro, è la conclusione, «la sfida fondamentale che la Chiesa dovrà sostenere sarà quella di difendere la dignità della persona umana e l’integrità del creato in un clima di sciovinismo, xenofobia e disprezzo per l’altro». Tuttavia «la Chiesa non sarà sola in questa impresa, dal momento che l’ordine liberale ha dato origine a molte istituzioni, gruppi di volontariato e movimenti, che a loro volta potranno agire in nome del bene comune».

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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In Vaticano si discute della minaccia nazionalista a livello globale

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La plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze sociali dedicata al fenomeno dei nuovi nazionalismi. Il magistero della Chiesa fondato sulla persona, l’allarme di “Civiltà Cattolica”. Sullo sfondo le prossime elezioni europee

FRANCESCO PELOSO
CITTÀ DEL VATICANO
«Oggi il mondo si trova ad affrontare la crescente minaccia di una rinascita nazionalista, la cui ideologia esclusivista porta inevitabilmente al rifiuto reciproco e a una conflittualità continua. Eppure la storia stessa dell’umanità ci insegna che, quando le nazioni mettono in comune le proprie potenzialità, esse possono coesistere, cooperare e perfino prosperare insieme». È questo il nucleo di problemi al centro della prossima plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze sociali in programma in Vaticano dall’1 al 3 maggio, che ha per titolo “Nazione, Stato, Stato Nazione”.

L’organismo vaticano, di cui fanno parte studiosi e accademici di ogni parte del mondo, si misura da tempo con alcune delle principali questioni sociali del nostro tempo: dalle migrazioni, all’ambiente, alla diffusione del crimine organizzato a livello mondiale, ai problemi legati alla finanza come motore della globalizzazione. Non va dimenticato, in tal senso, che all’inizio di marzo il Papa ha nominato Stefano Zamagni come nuovo presidente dell’Accademia. Zamagni, economista cattolico, docente all’Università di Bologna, si occupa fra l’altro del rapporto fra economia ed etica, di economia civile e di economia internazionale.

La tre giorni di studi sul nazionalismo, inoltre, sarà contrassegnata anche da un’udienza dei partecipanti al convegno con Papa Francesco la mattina di giovedì 2 maggio. L’evento costituisce un momento di discussione di carattere generale, saranno infatti passate in rassegna da diversi studiosi situazioni differenti accomunate però da un dato comune: il ritorno del nazionalismo come ideologia. Si confronteranno voci provenienti dall’Europa, con i casi di Inghilterra e Catalogna, all’India, al risorgente nazionalismo e imperialismo russo, al nesso fra le teorie dello Stato e della nazione e la teologia cattolica. Allo stesso tempo non può sfuggire che l’incontro avviene a distanza di poche settimane dalle elezioni europee, appuntamento che appare fortemente influenzato dalla crescita di movimenti e partiti nazionalisti e populisti al cui interno si muovono correnti non di rado xenofobe e antidemocratiche che hanno suscitato allarme e preoccupazione Oltretevere. 

La persona umana al centro

«La Chiesa – si legge ancora nel testo che presenta i contenuti della Plenaria dell’Accademia vaticana delle Scienze sociali – attinge a due principi inseparabili che sono immersi nella dinamica stessa della storia umana e vanno ben al di là delle attuali pratiche politiche: l’unità del genere umano e la destinazione universale dei beni della terra». Si tratta di due principi che «non si contraddicono, ma illustrano la visione cristiana fondamentale secondo cui la persona umana, e non il gruppo etnico o la nazione o lo Stato nazionale, è considerata il riferimento ultimo di tutta l’organizzazione sociale».

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Le sfide globali richiedono maggiore cooperazione

Il frangente storico che stiamo attraversando, viene così descritto nel testo: «Nella fase attuale del suo sviluppo, l’umanità dispone di tutti i mezzi tecnici possibili per organizzarsi in modo cooperativo e pacifico». Tuttavia «la mentalità è ancora plasmata da stereotipi di esclusione dell’“altro”. Infatti, assistiamo ad una preoccupante tendenza delle nazioni o degli Stati-nazione a chiudersi, insistendo sui loro presunti interessi». In questo contesto «la globalizzazione e le migrazioni ispirano il timore che le nazioni possano perdere la loro identità culturale e la loro indipendenza politica». Al contrario, si osserva, «sfide come l’ecologia e, in particolare, i cambiamenti climatici, la tratta di persone, l’energia, la difesa, la regolamentazione dell’economia globalizzata non possono essere affrontate esclusivamente da Stati nazionali sovrani in competizione tra loro».

Su questi stessi temi e problemi, sta intervenendo da tempo anche La Civiltà Cattolica, storica rivista dei gesuiti italiani da sempre molto vicina alla Santa Sede. Di recente, in un editoriale firmato da padre Drew Christiansen, dal titolo “Il cattolicesimo di fronte all’ordine mondiale illiberale”, la disamina ha toccato tanto la situazione europea quanto quella mondiale. Dopo aver ricordato che la stessa istituzione dell’Unione Europea era stata «auspicata da Pio XII e messa in atto da leader cattolici del dopoguerra (Konrad Adenauer, Robert Schuman, Jean Monnet e Alcide De Gasperi) per prevenire la guerra e garantire la pace dopo due conflitti mondiali, attraverso l’integrazione economica», nel testo si getta uno sguardo sul presente e sul ruolo del cattolicesimo.

I principi di sussidiarietà e solidarietà

«In un’epoca di populismo nazionalistico – afferma La Civiltà Cattolica – la difesa della governance globale da parte della Chiesa certamente desterà sospetti. Ma il suo obiettivo è uno sviluppo equo e inclusivo». Dunque «le proposte dei Papi e della Santa Sede in questa direzione vengono sempre presentate assieme al principio di sussidiarietà» (questione pure al centro del convegno vaticano). «Come ha scritto Giovanni XXIII nella Pacem in Terris – si osserva ancora – i poteri pubblici della comunità mondiale hanno “lo scopo di contribuire alla creazione, sul piano mondiale, di un ambiente nel quale i poteri pubblici delle singole comunità politiche, i rispettivi cittadini e i corpi intermedi possano svolgere i loro compiti, adempiere i loro doveri, esercitare i loro diritti con maggiore sicurezza”». «La Chiesa – si spiega – non dimentica mai che tutte le persone appartengono all’unica famiglia umana voluta da Dio, e che tutte, qualunque sia la loro nazione di provenienza, hanno obblighi di solidarietà universale».

Un clima di disprezzo dell’altro

Nel prossimo futuro, è la conclusione, «la sfida fondamentale che la Chiesa dovrà sostenere sarà quella di difendere la dignità della persona umana e l’integrità del creato in un clima di sciovinismo, xenofobia e disprezzo per l’altro». Tuttavia «la Chiesa non sarà sola in questa impresa, dal momento che l’ordine liberale ha dato origine a molte istituzioni, gruppi di volontariato e movimenti, che a loro volta potranno agire in nome del bene comune».

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