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In un libro il ricordo di Navarro Valls, “monumento della comunicazione” vaticana

I ricordi di padre Lombardi, padre Benedettini e della giornalista Alazraki.

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Presentato ieri nella Sala Stampa della Santa Sede il volume “El portavoz” scritto dal fratello Rafael. I ricordi di padre Lombardi, padre Benedettini e della giornalista Alazraki. Allo storico portavoce e braccio destro di Giovanni Paolo II dedicata una targa

SALVATORE CERNUZIO
CITTÀ DEL VATICANO

“Sala Joaquin Navarro Valls – Direttore della Sala Stampa della Santa Sede (1984-2006)”. I giornalisti vaticanisti che quotidianamente si ritrovano nell’edificio di via della Conciliazione 54, cuore della comunicazione vaticana, avranno d’ora in avanti dinanzi agli occhi questa scritta impressa su una piccola targa trasparente dedicata a colui che la comunicazione vaticana l’ha di fatto rivoluzionata.

Joaquin Navarro Valls, «El portavoz» come recita il titolo del libro del fratello Rafael presentato ieri pomeriggio nella Sala Stampa, è stato l’indimenticabile ponte tra la Santa Sede ed i media di tutto il mondo, in particolare di Karol Wojtyla che ha accompagnato per 22 anni nei viaggi in giro per il mondo e nelle tappe fondamentali del suo pontificato, anche quelle più ardue, come pure nell’ultimo e drammatico tempo della malattia che descrisse con grande competenza e sensibilità (non si dimenticano le sue lacrime di fronte alle telecamere) in virtù degli studi in medicina.

La presentazione del libro – che raccoglie una ventina di testimonianze – è stata occasione per un commovente amarcord della vita e del lavoro di Navarro, morto il 5 luglio del 2017, grazie ai ricordi ed ai racconti di chi l’ha conosciuto da vicino: oltre al fratello, la giornalista Valentina Alazraki, star della tv messicana Televisae decana dei vaticanisti, con oltre cento viaggi papali sulle spalle, padre Federico Lombardi, successore di Navarro nel ruolo di portavoce vaticano dal 2006 al 2016, e padre Ciro Benedettini, per anni vice direttore prima di Navarro e poi di Lombardi.

All’incontro in Sala Stampa, moderato dal direttore ad interim Alessandro Gisotti, erano presenti tanti giornalisti ma anche dipendenti e amici di Navarro, che non hanno mascherato la commozione nell’ascoltare gli aneddoti sul loro storico «capo». Anche quelli più intimi riportati dal fratello, come le gite in montagna e le battute di pesca subacquea o di quella volta in cui Joaquin gli salvò la vita o, ancora, quando, tornando a casa, dopo una partita a poker, trovò il fratello a litigare con i familiari perché voleva affrontare un viaggio importante senza un soldo: «Di nascosto misi nella valigia i soldi che avevo guadagnato dalla serata di poker, una quantità non indifferente».

Un ricordo professionale ma anche umano, invece, quello di padre Lombardi che ha ricordato il suo predecessore come «amico e maestro», ma anche «uomo di grande fede» dalla «sincera spiritualità» che, in mezzo ai ritmi serratissimi dei viaggi papali, cercava uno spazio perché uno dei cerimonieri del Papa celebrasse la messa per gli operatori della comunicazione. Anche all’alba o quando era ancora notte.

«Non avrei mai pensato di essere il successore di Navarro. Non è che mi trovassi perfettamente a mio agio, nel seguire un monumento della comunicazione, come è stato lui per 22 anni», ha detto il gesuita, ricordando i primi anni alla guida della Sala Stampa della Santa Sede. «Non ho voluto imitarlo – era impossibile – ma ho rimodulato il suo modello da cui ho tratto grandi lezioni». «Penso – ha aggiunto Lombardi – che la costellazione di Giovanni Paolo II è stata unica e la collocazione di Navarro è essere una stella di prima grandezza in questa costellazione».

Se oggi Navarro viene celebrato in questi termini è tutto merito di un lavoro svolto senza sosta. Padre Ciro Benedettini lo ricorda bene: «Era duro, bisognava lavorare tanto, ma si faceva con entusiasmo» perché “el portavoz” aveva «grande fiducia nei collaboratori», ma anche perché – ha sottolineato il religioso passionista – «sentivamo di lavorare, oserei dire, quasi per la storia». «Aveva la capacità di farti sentire importante, aveva fiducia nei suoi collaboratori», ha detto il vice di Navarro per 11 anni, aggiungendo con un sorriso: «Non sono il postulatore della sua causa di beatificazione per questo mi sono soffermato anche su alcuni suoi “difetti” che in realtà mostrano ancora di più il grande comunicatore che era».

Comunicatore per certi versi geniale e irrituale. Come quella volta che per far sorridere in foto un Wojtyla anziano e piagato dal Parkinson in stadio avanzato, coi tratti del volto ormai induriti, non esitò ad indossare un naso da clown. Segno di un rapporto professionale ma soprattutto umano che legava il Papa e il suo “uomo ombra”, ha sottolineato Valentina Alazraki, rammentando ìl grande «charme» di Navarro in tutto quello che faceva. Anche quando suonava i boleros con la chitarra durante cene della stampa spagnola e latinoamericana a Roma, prima di diventare portavoce del Papa. «L’eleganza sotto pressione» era non a caso  la frase, mutuata da Hemingway, che usavano tanti per descrivere la sua figura.

Soprattutto Navarro ha insegnato un metodo per la sua professione: «La grande intuizione che lui ebbe è che era imprescindibile un rapporto diretto con il Papa… C’è un prima e un dopo». E quando Giovanni Paolo II si ammalò ruppe il «tabù» ce vigeva in Vaticano sulle condizioni di salute del Pontefice: «Ci ha insegnato l’umanità nella professionalità», ha detto Alazraki, che di Navarro fu amica, collega stimata e anche segretaria presso l’Associazione della Sala Stampa Estera. Proprio in quegli stessi anni in cui arrivò la convocazione da parte del Papa: «C’era una conferenza stampa con Gianni Agnelli e hanno chiamato dal Vaticano: aveva un appuntamento a pranzo con Giovanni Paolo II – racconta la giornalista -. Sbiancò, cercò di chiudere la conferenza e disse che doveva andare via. Andò a pranzo, e Giovanni Paolo II gli disse, in italiano: “Dottor Navarro, qual è la sua idea della comunicazione in Vaticano?”. E lui cominciò a parlare della sua visione di comunicazione».

Da parte sua, Gisotti ha voluto rimarcare il privilegio «grande e unico» di «sedere sulla stessa sedia dove si è seduto Joaquin Navarro Valls». E, al termine della conferenza, ha svelato tra gli applausi la targa perché anche le generazioni future di giornalisti possano conoscere e apprezzare quest’uomo che è stato molto più di un portavoce del Papa.

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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In un libro il ricordo di Navarro Valls, “monumento della comunicazione” vaticana

I ricordi di padre Lombardi, padre Benedettini e della giornalista Alazraki.

  

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Presentato ieri nella Sala Stampa della Santa Sede il volume “El portavoz” scritto dal fratello Rafael. I ricordi di padre Lombardi, padre Benedettini e della giornalista Alazraki. Allo storico portavoce e braccio destro di Giovanni Paolo II dedicata una targa

SALVATORE CERNUZIO
CITTÀ DEL VATICANO

“Sala Joaquin Navarro Valls – Direttore della Sala Stampa della Santa Sede (1984-2006)”. I giornalisti vaticanisti che quotidianamente si ritrovano nell’edificio di via della Conciliazione 54, cuore della comunicazione vaticana, avranno d’ora in avanti dinanzi agli occhi questa scritta impressa su una piccola targa trasparente dedicata a colui che la comunicazione vaticana l’ha di fatto rivoluzionata.

Joaquin Navarro Valls, «El portavoz» come recita il titolo del libro del fratello Rafael presentato ieri pomeriggio nella Sala Stampa, è stato l’indimenticabile ponte tra la Santa Sede ed i media di tutto il mondo, in particolare di Karol Wojtyla che ha accompagnato per 22 anni nei viaggi in giro per il mondo e nelle tappe fondamentali del suo pontificato, anche quelle più ardue, come pure nell’ultimo e drammatico tempo della malattia che descrisse con grande competenza e sensibilità (non si dimenticano le sue lacrime di fronte alle telecamere) in virtù degli studi in medicina.

La presentazione del libro – che raccoglie una ventina di testimonianze – è stata occasione per un commovente amarcord della vita e del lavoro di Navarro, morto il 5 luglio del 2017, grazie ai ricordi ed ai racconti di chi l’ha conosciuto da vicino: oltre al fratello, la giornalista Valentina Alazraki, star della tv messicana Televisae decana dei vaticanisti, con oltre cento viaggi papali sulle spalle, padre Federico Lombardi, successore di Navarro nel ruolo di portavoce vaticano dal 2006 al 2016, e padre Ciro Benedettini, per anni vice direttore prima di Navarro e poi di Lombardi.

All’incontro in Sala Stampa, moderato dal direttore ad interim Alessandro Gisotti, erano presenti tanti giornalisti ma anche dipendenti e amici di Navarro, che non hanno mascherato la commozione nell’ascoltare gli aneddoti sul loro storico «capo». Anche quelli più intimi riportati dal fratello, come le gite in montagna e le battute di pesca subacquea o di quella volta in cui Joaquin gli salvò la vita o, ancora, quando, tornando a casa, dopo una partita a poker, trovò il fratello a litigare con i familiari perché voleva affrontare un viaggio importante senza un soldo: «Di nascosto misi nella valigia i soldi che avevo guadagnato dalla serata di poker, una quantità non indifferente».

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Un ricordo professionale ma anche umano, invece, quello di padre Lombardi che ha ricordato il suo predecessore come «amico e maestro», ma anche «uomo di grande fede» dalla «sincera spiritualità» che, in mezzo ai ritmi serratissimi dei viaggi papali, cercava uno spazio perché uno dei cerimonieri del Papa celebrasse la messa per gli operatori della comunicazione. Anche all’alba o quando era ancora notte.

«Non avrei mai pensato di essere il successore di Navarro. Non è che mi trovassi perfettamente a mio agio, nel seguire un monumento della comunicazione, come è stato lui per 22 anni», ha detto il gesuita, ricordando i primi anni alla guida della Sala Stampa della Santa Sede. «Non ho voluto imitarlo – era impossibile – ma ho rimodulato il suo modello da cui ho tratto grandi lezioni». «Penso – ha aggiunto Lombardi – che la costellazione di Giovanni Paolo II è stata unica e la collocazione di Navarro è essere una stella di prima grandezza in questa costellazione».

Se oggi Navarro viene celebrato in questi termini è tutto merito di un lavoro svolto senza sosta. Padre Ciro Benedettini lo ricorda bene: «Era duro, bisognava lavorare tanto, ma si faceva con entusiasmo» perché “el portavoz” aveva «grande fiducia nei collaboratori», ma anche perché – ha sottolineato il religioso passionista – «sentivamo di lavorare, oserei dire, quasi per la storia». «Aveva la capacità di farti sentire importante, aveva fiducia nei suoi collaboratori», ha detto il vice di Navarro per 11 anni, aggiungendo con un sorriso: «Non sono il postulatore della sua causa di beatificazione per questo mi sono soffermato anche su alcuni suoi “difetti” che in realtà mostrano ancora di più il grande comunicatore che era».

Comunicatore per certi versi geniale e irrituale. Come quella volta che per far sorridere in foto un Wojtyla anziano e piagato dal Parkinson in stadio avanzato, coi tratti del volto ormai induriti, non esitò ad indossare un naso da clown. Segno di un rapporto professionale ma soprattutto umano che legava il Papa e il suo “uomo ombra”, ha sottolineato Valentina Alazraki, rammentando ìl grande «charme» di Navarro in tutto quello che faceva. Anche quando suonava i boleros con la chitarra durante cene della stampa spagnola e latinoamericana a Roma, prima di diventare portavoce del Papa. «L’eleganza sotto pressione» era non a caso  la frase, mutuata da Hemingway, che usavano tanti per descrivere la sua figura.

Soprattutto Navarro ha insegnato un metodo per la sua professione: «La grande intuizione che lui ebbe è che era imprescindibile un rapporto diretto con il Papa… C’è un prima e un dopo». E quando Giovanni Paolo II si ammalò ruppe il «tabù» ce vigeva in Vaticano sulle condizioni di salute del Pontefice: «Ci ha insegnato l’umanità nella professionalità», ha detto Alazraki, che di Navarro fu amica, collega stimata e anche segretaria presso l’Associazione della Sala Stampa Estera. Proprio in quegli stessi anni in cui arrivò la convocazione da parte del Papa: «C’era una conferenza stampa con Gianni Agnelli e hanno chiamato dal Vaticano: aveva un appuntamento a pranzo con Giovanni Paolo II – racconta la giornalista -. Sbiancò, cercò di chiudere la conferenza e disse che doveva andare via. Andò a pranzo, e Giovanni Paolo II gli disse, in italiano: “Dottor Navarro, qual è la sua idea della comunicazione in Vaticano?”. E lui cominciò a parlare della sua visione di comunicazione».

Da parte sua, Gisotti ha voluto rimarcare il privilegio «grande e unico» di «sedere sulla stessa sedia dove si è seduto Joaquin Navarro Valls». E, al termine della conferenza, ha svelato tra gli applausi la targa perché anche le generazioni future di giornalisti possano conoscere e apprezzare quest’uomo che è stato molto più di un portavoce del Papa.

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