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Immergersi nella storicità di Gesù

Il battesimo di Gesù di Piotr Zygulski è un piccolo grande libro

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di: Federico Adinolfi

Il battesimo di Gesù di Piotr Zygulski è un piccolo grande libro: tanto contenuto nelle dimensioni e nel tempo di lettura quanto vasto negli orizzonti che riesce dischiudere mentre, pagina dopo pagina, accompagna il lettore in un’affascinante immersione nella storicità di Gesù e dei vangeli.

E se è vero che i volumi introduttivi sull’argomento certo non mancano, nondimeno di un libro come questo si sentiva davvero il bisogno.

Troppo spesso, infatti, i testi divulgativi (e non solo) peccano di “braghettonismo teologico” – quasi che il lettore debba essere preventivamente protetto dagli interrogativi o dai risultati (reputati) più spinosi e inquietanti per la fede: e così – per fare un paio di esempi classici – si afferma banalmente l’ebraicità di Gesù solo per enfatizzarne subito l’irriducibile singolarità, quasi di principio; oppure se ne riconosce l’annuncio escatologico, ma avendo cura di contrapporlo agli eccessi dell’apocalittica o dei profeti millenaristi e rimarcando in ogni caso la priorità della dimensione presenziale (implicitamente cristologica) alle spese di quella futura imminente.

Non così il nostro libro, il cui autore è saldo abbastanza nella sua fede cristiana da non temere di spogliarsene del tutto per immergersi appieno, senza salvagenti di sorta, nelle acque solo apparentemente familiari – in realtà fredde ed estranee – del passato di Gesù e delle sue ricezioni evangeliche. Un passato per conoscere il quale il ricercatore credente non può vantare alcuna luce speciale rispetto al non credente, come Zygulski rammenta a più riprese.

Nessun salvagente, dunque. Nessuna evasione degli interrogativi ineludibili per uno storico, anche quando le risposte sono sfuggenti o perfino inaccessibili. Se Gesù si è sottoposto ad una speciale immersione strettamente legata alla necessità del pentimento e del ritorno alla giustizia, vuol forse dire che egli aveva peccato, o, per meglio dire, che si considerava un peccatore bisognoso di ravvedimento? Zygulski non solo non aggira tali interrogativi, ma vi punta dritto con inflessibile delicatezza, dedicandovi non meno di dieci pagine delle cento totali del libro.

E tuttavia non si tratta certo di suscitare nel lettore reazioni di shock e di straniamento fini a se stesse (ancorché salutari). Al contrario: al rigore dell’indagine storica in Zygulski s’accompagna costantemente una fraterna attenzione alla sensibilità e ai dubbi del credente, percorrendo in tal modo una felice via mediana tra la Scilla della confusione tra storia e fede e la Cariddi di una loro ermetica separazione.

Non che quest’ultima sia in linea di principio errata, essendo evidente che lo storico non necessita di alcun tipo di fede per poter svolgere adeguatamente il proprio lavoro (una cosa è infatti la fede discepolare, tutta giudaica, dei primi seguaci di Gesù, la quale, per dirla con Dunn, pervade inestricabilmente la tradizione gesuana ad ogni livello, e ben altra cosa è la successiva fede delle chiese cristiane…).

E tuttavia il dialogo tra le due prospettive, pur nel rispetto rigoroso della reciproca autonomia, è senz’altro un’opzione preferibile in rapporto ai destinatari principali del libro, ossia lettori credenti non abituati ad accostarsi ai fondamenti della loro fede da un punto di vista storico (per quanto l’autore ci tenga giustamente a sottolineare di rivolgersi anche ai lettori non credenti).

Ecco allora che, grazie anche al tono volutamente colloquiale scelto da Zygulski, il libro si rivela un’efficacissima introduzione che, prendendo il battesimo di Gesù come punto d’accesso, conduce gradualmente il lettore a familiarizzarsi con l’approccio storico-critico ai vangeli: illustrando anzitutto i diversi modi con cui ciascun vangelo (inclusa la fonte Q e i cosiddetti “vangeli giudeocristiani”) ha compreso e raccontato il battesimo, proseguendo con un sintetico profilo storico del Battista, per poi passare alla presentazione della strumentazione critica classica della Jesus Quest (criteri di autenticità) e di altri approcci metodologici alternativi.

Tra questi ultimi, segnalo in particolare l’attenzione riservata al recente memory turn che caratterizza ampi settori dell’attuale ricerca su Gesù, ossia la tesi secondo cui qualsiasi accesso al passato è possibile solamente passando attraverso (anziché bypassando) le rifrazioni della spirale ermeneutica (ivi compresi quegli elementi secondari e “teologici” che l’approccio classico semplicemente scartava) con cui le memorie sociali dei gruppi gesuani ricordavano/ricostruivano il passato in rapporto alle circostanze del loro presente (Zygulski in questo rimanda saggiamente ad uno dei migliori e più equilibrati esponenti della nuova tendenza: l’americano Anthony Le Donne).

E già questo fa capire come il libro abbia molto da dire anche a quei lettori che possono vantare una certa confidenza con le ricerche storico-esegetiche sulle origini cristiane.

Il modo, ad esempio, in cui Zygulski valorizza l’importanza della testimonianza di Flavio Giuseppe per comprendere il Battista – in quanto figura autorevole e stimata, maestro di giustizia e propugnatore di un’immersione che, insieme al pentimento e al perdono, aveva a che fare anche con il valore della purità rituale così diffusamente sentito dai giudei del tempo – tutto questo va ben al di là della stanca vulgata che scorge in Giovanni solamente un profeta apocalittico di giudizio, socialmente marginale, alienato e in rotta con le comuni istituzioni giudaiche (anche se sotto quest’ultimo aspetto anche il Nostro cede purtroppo qualcosina alla vulgata), salvo poi dover spiegare come Flavio Giuseppe abbia potuto scegliere proprio un siffatto individuo quale modello esemplare di pietà e giustizia, ovvero di ioudaismos.

Altrettanto pregevole è l’attenzione (seppur necessariamente cursoria) che Zygulski riserva alle recenti tendenze storiografiche che in misura crescente sottolineano la profonda e perdurante continuità tra l’attività di Gesù e quella del suo maestro Giovanni. Utilissima, infine, anche l’abbondante bibliografia conclusiva.

In breve: una lettura leggera che lascia un segno pesante.

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Originale: Settimana News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Immergersi nella storicità di Gesù

Il battesimo di Gesù di Piotr Zygulski è un piccolo grande libro

  

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di: Federico Adinolfi

Il battesimo di Gesù di Piotr Zygulski è un piccolo grande libro: tanto contenuto nelle dimensioni e nel tempo di lettura quanto vasto negli orizzonti che riesce dischiudere mentre, pagina dopo pagina, accompagna il lettore in un’affascinante immersione nella storicità di Gesù e dei vangeli.

E se è vero che i volumi introduttivi sull’argomento certo non mancano, nondimeno di un libro come questo si sentiva davvero il bisogno.

Troppo spesso, infatti, i testi divulgativi (e non solo) peccano di “braghettonismo teologico” – quasi che il lettore debba essere preventivamente protetto dagli interrogativi o dai risultati (reputati) più spinosi e inquietanti per la fede: e così – per fare un paio di esempi classici – si afferma banalmente l’ebraicità di Gesù solo per enfatizzarne subito l’irriducibile singolarità, quasi di principio; oppure se ne riconosce l’annuncio escatologico, ma avendo cura di contrapporlo agli eccessi dell’apocalittica o dei profeti millenaristi e rimarcando in ogni caso la priorità della dimensione presenziale (implicitamente cristologica) alle spese di quella futura imminente.

Non così il nostro libro, il cui autore è saldo abbastanza nella sua fede cristiana da non temere di spogliarsene del tutto per immergersi appieno, senza salvagenti di sorta, nelle acque solo apparentemente familiari – in realtà fredde ed estranee – del passato di Gesù e delle sue ricezioni evangeliche. Un passato per conoscere il quale il ricercatore credente non può vantare alcuna luce speciale rispetto al non credente, come Zygulski rammenta a più riprese.

Nessun salvagente, dunque. Nessuna evasione degli interrogativi ineludibili per uno storico, anche quando le risposte sono sfuggenti o perfino inaccessibili. Se Gesù si è sottoposto ad una speciale immersione strettamente legata alla necessità del pentimento e del ritorno alla giustizia, vuol forse dire che egli aveva peccato, o, per meglio dire, che si considerava un peccatore bisognoso di ravvedimento? Zygulski non solo non aggira tali interrogativi, ma vi punta dritto con inflessibile delicatezza, dedicandovi non meno di dieci pagine delle cento totali del libro.

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Non che quest’ultima sia in linea di principio errata, essendo evidente che lo storico non necessita di alcun tipo di fede per poter svolgere adeguatamente il proprio lavoro (una cosa è infatti la fede discepolare, tutta giudaica, dei primi seguaci di Gesù, la quale, per dirla con Dunn, pervade inestricabilmente la tradizione gesuana ad ogni livello, e ben altra cosa è la successiva fede delle chiese cristiane…).

E tuttavia il dialogo tra le due prospettive, pur nel rispetto rigoroso della reciproca autonomia, è senz’altro un’opzione preferibile in rapporto ai destinatari principali del libro, ossia lettori credenti non abituati ad accostarsi ai fondamenti della loro fede da un punto di vista storico (per quanto l’autore ci tenga giustamente a sottolineare di rivolgersi anche ai lettori non credenti).

Ecco allora che, grazie anche al tono volutamente colloquiale scelto da Zygulski, il libro si rivela un’efficacissima introduzione che, prendendo il battesimo di Gesù come punto d’accesso, conduce gradualmente il lettore a familiarizzarsi con l’approccio storico-critico ai vangeli: illustrando anzitutto i diversi modi con cui ciascun vangelo (inclusa la fonte Q e i cosiddetti “vangeli giudeocristiani”) ha compreso e raccontato il battesimo, proseguendo con un sintetico profilo storico del Battista, per poi passare alla presentazione della strumentazione critica classica della Jesus Quest (criteri di autenticità) e di altri approcci metodologici alternativi.

Tra questi ultimi, segnalo in particolare l’attenzione riservata al recente memory turn che caratterizza ampi settori dell’attuale ricerca su Gesù, ossia la tesi secondo cui qualsiasi accesso al passato è possibile solamente passando attraverso (anziché bypassando) le rifrazioni della spirale ermeneutica (ivi compresi quegli elementi secondari e “teologici” che l’approccio classico semplicemente scartava) con cui le memorie sociali dei gruppi gesuani ricordavano/ricostruivano il passato in rapporto alle circostanze del loro presente (Zygulski in questo rimanda saggiamente ad uno dei migliori e più equilibrati esponenti della nuova tendenza: l’americano Anthony Le Donne).

E già questo fa capire come il libro abbia molto da dire anche a quei lettori che possono vantare una certa confidenza con le ricerche storico-esegetiche sulle origini cristiane.

Il modo, ad esempio, in cui Zygulski valorizza l’importanza della testimonianza di Flavio Giuseppe per comprendere il Battista – in quanto figura autorevole e stimata, maestro di giustizia e propugnatore di un’immersione che, insieme al pentimento e al perdono, aveva a che fare anche con il valore della purità rituale così diffusamente sentito dai giudei del tempo – tutto questo va ben al di là della stanca vulgata che scorge in Giovanni solamente un profeta apocalittico di giudizio, socialmente marginale, alienato e in rotta con le comuni istituzioni giudaiche (anche se sotto quest’ultimo aspetto anche il Nostro cede purtroppo qualcosina alla vulgata), salvo poi dover spiegare come Flavio Giuseppe abbia potuto scegliere proprio un siffatto individuo quale modello esemplare di pietà e giustizia, ovvero di ioudaismos.

Altrettanto pregevole è l’attenzione (seppur necessariamente cursoria) che Zygulski riserva alle recenti tendenze storiografiche che in misura crescente sottolineano la profonda e perdurante continuità tra l’attività di Gesù e quella del suo maestro Giovanni. Utilissima, infine, anche l’abbondante bibliografia conclusiva.

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