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Immacolata Concezione – Anno C – 8 Dicembre 2012

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È il solco ove collocare la celebrazione di Maria Immacolata: la sua verginità fu preservata da ogni macchia di peccato originale - affinché piena di grazia - divenisse la Madre Cristo.
È il solco ove collocare la celebrazione di Maria Immacolata: la sua verginità fu preservata da ogni macchia di peccato originale – affinché piena di grazia – divenisse la Madre Cristo.
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Maria Immacolata: 

ci fu un tempo in cui la chiesa era lei.

 

Gen 3,9-15.20

Ef 1,3-6.11-12

Lc 1,26-38

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«Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» (Lc 1,31-33).  L’Amore è amato: ha trovato una casa dove abitare e la casa dell’uomo non è più deserta. La salvezza entra a far parte dell’esistenza attraverso il “sì” docile di Maria, lei che è l’Israele fedele: tabernacolo di carne che accoglie il Cristo.
La solennità dell’Immacolata Concezione di Maria – celebrata già a partire dall’XI secolo – si inserisce nel contesto dell’Avvento-Natale, al fine di esaltare la figura della Vergine Maria che partorirà l’Emmanuele: il Dio con noi. L’8 dicembre 1854 – papa Pio IX – ne proclamò ufficialmente il dogma con la bolla Ineffabilis Deus. Esso stabilisce come la Vergine sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento, per una grazia e un privilegio singolare di Dio onnipotente e, non va confuso, con il concepimento verginale di Gesù nel giorno dell’annunciazione. Tale pronunciamento, tuttavia, non introduce alcuna novità in ambito di fede, poiché non fa altro che “certificare ufficialmente” e formalmente ciò che già ampiamente riconosciuto da antica tradizione.
A tal proposito, i padri della chiesa d’oriente, nell’esaltare la Madre di Dio, avevano avuto espressioni che la ponevano – senza alcun dubbio – al di sopra del peccato originale: “Intemerata”, “incolpata” (nel senso di “senza colpa”), “bellezza dell’innocenza”, “più pura degli Angioli”, “giglio purissimo”, “germe non avvelenato”, “nube più splendida del sole”, “immacolata“.
Ma per cogliere con precisione teologica l’autenticità di questa solennità mariana, è bene prendere le mosse dall’inno che Paolo antepone al suo scritto agli Efesini: l’uomo è scelto per la santità, costituito “erede” perché divenisse “lode della gloria di Dio”. Il progetto del Padre allora, combacia con la trasfigurazione dell’uomo stesso: il fine di tutto è che egli diventi come Dio. Tuttavia, questi, trascurò il percorso di luce tracciato per lui, scegliendo un sentiero alternativo, che mutò in scorciatoia verso il “peccato originale”.
È il solco ove collocare la celebrazione di Maria Immacolata: la sua verginità fu preservata da ogni macchia di peccato originale – affinché piena di grazia – divenisse la Madre Cristo. Lei, che fu prima madre nel consenso e poi nell’utero, seppe essere la discepola perfetta: “diventare” la Madonna, non in virtù del concepimento immacolato, bensì per fede. Ci fu un tempo, infatti, in cui la chiesa era solo lei: fu la prima a ricevere e donare il Cristo!
Maria è la cerniera che ci unisce al mistero del Padre, poiché il suo grembo custodì il Salvatore: «La grazia che Eva ci tolse ci è ridonata in Maria. In lei, madre di tutti gli uomini, la maternità, redenta dal peccato e dalla morte, si apre al dono della vita nuova. Dove abbondò la colpa, sovrabbonda la tua misericordia» (Prefazio dell’Avvento II/a). Lei è la donna dai toni dimessi – non ha parlato molto – ma è stata presente in tutte le parti essenziali della vita del figlio; non tradendo mai lo stile compito della “serva” che aspetta, finanche sotto la croce: offrendo il figlio “servo”, nonostante le sia stata promessa la maternità di un “re”.
La purezza di Maria indica, in primo luogo, che ciò che nasce da lei è puro dono. Il futuro, in lei offerto a tutto il mondo, è grazia e benedizione di Dio. In Maria non c’è alcuna azione umana, l’unico autore è Dio; la verginità, pertanto, suggerisce la propensione più elevata dell’uomo: svuotare se stessi per far posto al Creatore. La vergine, realizza in pienezza il mistero della fede: accettare Dio senza riserve; infatti, nel mistero della sua integrità risiede la verginità della chiesa e il bacino da cui attingere le risorse della fede.
L’”amen” di Maria è uno stile vita, il “sì” verbale del concepimento è prefigurazione  dell’”esserci” sotto la croce. Maria sa bene che, per lei, il Natale è sacrificale, il bimbo che nascerà, sarà carne pronta al sacrificio; sotto la croce resterà orante: esplicherà una preghiera sacrificale, rioffrendo il Figlio al Padre. Maria riconsegna il figlio, a chi glielo ha dato.

Giuseppe Gravante

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G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra della Diocesi di Termoli-Larino e docente di Religione Cattolica nella stessa Diocesi. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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Immacolata Concezione – Anno C – 8 Dicembre 2012

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È il solco ove collocare la celebrazione di Maria Immacolata: la sua verginità fu preservata da ogni macchia di peccato originale - affinché piena di grazia - divenisse la Madre Cristo.
È il solco ove collocare la celebrazione di Maria Immacolata: la sua verginità fu preservata da ogni macchia di peccato originale – affinché piena di grazia – divenisse la Madre Cristo.

 

Maria Immacolata: 

ci fu un tempo in cui la chiesa era lei.

 

Gen 3,9-15.20

Ef 1,3-6.11-12

Lc 1,26-38

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«Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» (Lc 1,31-33).  L’Amore è amato: ha trovato una casa dove abitare e la casa dell’uomo non è più deserta. La salvezza entra a far parte dell’esistenza attraverso il “sì” docile di Maria, lei che è l’Israele fedele: tabernacolo di carne che accoglie il Cristo.
La solennità dell’Immacolata Concezione di Maria – celebrata già a partire dall’XI secolo – si inserisce nel contesto dell’Avvento-Natale, al fine di esaltare la figura della Vergine Maria che partorirà l’Emmanuele: il Dio con noi. L’8 dicembre 1854 – papa Pio IX – ne proclamò ufficialmente il dogma con la bolla Ineffabilis Deus. Esso stabilisce come la Vergine sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento, per una grazia e un privilegio singolare di Dio onnipotente e, non va confuso, con il concepimento verginale di Gesù nel giorno dell’annunciazione. Tale pronunciamento, tuttavia, non introduce alcuna novità in ambito di fede, poiché non fa altro che “certificare ufficialmente” e formalmente ciò che già ampiamente riconosciuto da antica tradizione.
A tal proposito, i padri della chiesa d’oriente, nell’esaltare la Madre di Dio, avevano avuto espressioni che la ponevano – senza alcun dubbio – al di sopra del peccato originale: “Intemerata”, “incolpata” (nel senso di “senza colpa”), “bellezza dell’innocenza”, “più pura degli Angioli”, “giglio purissimo”, “germe non avvelenato”, “nube più splendida del sole”, “immacolata“.
Ma per cogliere con precisione teologica l’autenticità di questa solennità mariana, è bene prendere le mosse dall’inno che Paolo antepone al suo scritto agli Efesini: l’uomo è scelto per la santità, costituito “erede” perché divenisse “lode della gloria di Dio”. Il progetto del Padre allora, combacia con la trasfigurazione dell’uomo stesso: il fine di tutto è che egli diventi come Dio. Tuttavia, questi, trascurò il percorso di luce tracciato per lui, scegliendo un sentiero alternativo, che mutò in scorciatoia verso il “peccato originale”.
È il solco ove collocare la celebrazione di Maria Immacolata: la sua verginità fu preservata da ogni macchia di peccato originale – affinché piena di grazia – divenisse la Madre Cristo. Lei, che fu prima madre nel consenso e poi nell’utero, seppe essere la discepola perfetta: “diventare” la Madonna, non in virtù del concepimento immacolato, bensì per fede. Ci fu un tempo, infatti, in cui la chiesa era solo lei: fu la prima a ricevere e donare il Cristo!
Maria è la cerniera che ci unisce al mistero del Padre, poiché il suo grembo custodì il Salvatore: «La grazia che Eva ci tolse ci è ridonata in Maria. In lei, madre di tutti gli uomini, la maternità, redenta dal peccato e dalla morte, si apre al dono della vita nuova. Dove abbondò la colpa, sovrabbonda la tua misericordia» (Prefazio dell’Avvento II/a). Lei è la donna dai toni dimessi – non ha parlato molto – ma è stata presente in tutte le parti essenziali della vita del figlio; non tradendo mai lo stile compito della “serva” che aspetta, finanche sotto la croce: offrendo il figlio “servo”, nonostante le sia stata promessa la maternità di un “re”.
La purezza di Maria indica, in primo luogo, che ciò che nasce da lei è puro dono. Il futuro, in lei offerto a tutto il mondo, è grazia e benedizione di Dio. In Maria non c’è alcuna azione umana, l’unico autore è Dio; la verginità, pertanto, suggerisce la propensione più elevata dell’uomo: svuotare se stessi per far posto al Creatore. La vergine, realizza in pienezza il mistero della fede: accettare Dio senza riserve; infatti, nel mistero della sua integrità risiede la verginità della chiesa e il bacino da cui attingere le risorse della fede.
L’”amen” di Maria è uno stile vita, il “sì” verbale del concepimento è prefigurazione  dell’”esserci” sotto la croce. Maria sa bene che, per lei, il Natale è sacrificale, il bimbo che nascerà, sarà carne pronta al sacrificio; sotto la croce resterà orante: esplicherà una preghiera sacrificale, rioffrendo il Figlio al Padre. Maria riconsegna il figlio, a chi glielo ha dato.

Giuseppe Gravante

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Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.it

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra della Diocesi di Termoli-Larino e docente di Religione Cattolica nella stessa Diocesi. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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