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Il Vangelo di Marco

Opera davvero monumentale, superba, un vanto dell’esegesi italiana.









- Advertisement -
di: Roberto Mela
 
Opera davvero monumentale, superba, un vanto dell’esegesi italiana. Il cinquantenne sacerdote termolese appartiene alla diocesi di Piacenza-Bobbio, insegna Sacra Scrittura al Collegio Alberoni di Piacenza e all’ISSRE di Modena e fa parte del Settore apostolato Biblico della CEI. Nel suo lavoro si avvale del metodo esegetico narratologico, integrato con gli apporti del metodo storico-critico.
 

Dopo un’introduzione molto ricca (pp. 5-90), il testo e il commento (pp. 91-920) seguono la struttura individuata nel Vangelo di Marco:

1,1-15 Prologo e introduzioneI parte. L’attività di Gesù in Galilea: con i discepoli alla ricerca dell’identità di Gesù (1,16–8,30). Le suddivisioni interne maggiori sono così individuate: Sezione I: Gesù e i discepoli in Galilea (1,16–3,6); Sezione II: Gesù con i Dodici fino al ritorno a Nazaret (3,7–6,6); Sezione III: Gesù, i discepoli e il pane (6,7–8,30);

II parte. Con i discepoli in cammino verso la croce (8,31–10,52);

III Parte. A Gerusalemme (11,1–16,20). Le suddivisioni maggiori sono le seguenti: Sezione I: Parole e azioni di Gesù a Gerusalemme (11,1–12,44); Sezione II: Il discorso sulle “cose che saranno” (13,1-37); Sezione III: La passione e la morte di Gesù (14,1–15,47); Sezione IV: I due racconti di risurrezione (16,1-20).

Mascilongo struttura il suo commento nelle seguenti fasi:

1) Testo in traduzione personale letterale, a calco del greco, con la traduzione delle stesse parole greche con i medesimi termini italiani (al limite della comprensibilità, come lui stesso dichiara, ma che condivido in pieno, quale traduzione “di lavoro”);

2) Analisi del testo, con la presentazione delle problematiche linguistiche, grammaticali e semantiche del testo;

3) Commento, con la spiegazione più ampia del testo, secondo il metodo narratologico;

4) Approfondimenti, con lo sviluppo delle tematiche e delle questioni ritenute più importanti per l’esegesi e la teologia. Nel corso del commento Mascilongo sottolinea soprattutto i temi della cristologia e del discepolato, ritenendoli le due nervature principali del Vangelo di Marco.

Alle pp. 30-82 è situata la Bibliografia generale, seguita dalla lista delle abbreviazioni e delle sigle (pp. 83-87). Al termine dell’analisi di ogni pericope evangelica viene riportata la bibliografia specializzata riferita al brano in questione (questa, normalmente, non viene ripresa nella bibliografia generale). Gli Indici (pp. 921-964) comprendono quello scritturistico (pp. 921-940), quello degli autori moderni e contemporanei (pp. 941-962) e, infine, quello dei temi esegetici e teologici più importanti (pp. 964-964).

Metodo narrativo

Il metodo narrativo/narratologico è particolarmente adatto per i testi che non contengono molti discorsi, qual è appunto il vangelo marciano. Per molto tempo si è stati attenti al contenuto del vangelo e poco alla sua forma.

Non sono due realtà separate o addirittura opposte, ma importanti a pari livello. Mascilongo considera una linea interpretativa fondamentale da seguire la frase di C. Focant, un grande narratologo e autore a sua volta di un pregevole commentario al secondo Vangelo: «Per comprendere il percorso di Gesù, il lettore dispone solo delle azioni raccontate e della loro concatenazione. È quindi l’intreccio a essere rivelatore».

Marco ha come peculiarità quella di aver scelto la forma del racconto per annunciare il vangelo di Gesù. Il Vangelo di Marco si presenta ricco di racconti, miracoli e di parabole con una trama ricca di sorprese, ellissi, analessi e prolessi, gaps blanks che vanno riempiti da parte del lettore, tempi del racconto più o meno lunghi rispetto al tempo della storia, cambiamenti del punto di vista, personaggi “rotondi” e personaggi “piatti” ecc.

Mascilongo si premura di mettere sull’avviso il lettore che il metodo narrativo non incappa nel grave errore di svalutare l’aspetto storico dei Vangeli (cf. l’accusa di R.E Brown). Egli rintuzza l’accusa e ricorda che anche raccontare dei fatti realmente accaduti è un raccontare… Ricorda inoltre che il Gesù storico giunge a noi pur sempre come un Gesù “interpretato” e non si arriverà mai al recupero dell’“immacolata” figura del Gesù “reale”.

Infine, l’autore ricorda, per quanto riguarda l’altra grande questione riguardante il rapporto tra l’esegesi e la teologia, come «l’attenzione sincronica e maggiormente olistica propria delle metodologie narrative può essere un aiuto per consentire un rinnovato tentativo di avvicinare il mondo dell’esegesi e quello della teologia» (p. 23). È però riconosciuta la problematicità derivante dal proliferare delle metodologie e degli approcci esegetici, che non favorisce la chiarezza ermeneutica necessaria.

Il messaggio e le questioni teologiche del terzo vangelo sono elencati sinteticamente alle pp. 24-28. Le questioni generali suscitano ancora parecchia discussione fra gli studiosi e la situazione odierna è “fluida”.

Il luogo di origine di Mc potrebbe essere Roma, la Galilea, la Siria (Antiochia? per gli aramaismi e aspetti sociologici vari).

Una rete di comunità?

La comunità di destinazione soffre la persecuzione, ma sia il luogo di origine che quello di destinazione potrebbe non essere necessariamente una comunità singola, quanto una realtà a vasta diffusione (Beckham, Talbert, Hengel, Stanton, Henderson, Aletti, Focant…).

Per la data di composizione si oscilla tra la fine degli anni 60, dopo la morte di Pietro, dopo (secondo molti autori) o prima (secondo altri) la distruzione di Gerusalemme ad opera dei romani (70 d.C.). In ogni caso il Vangelo di Marco resta pur sempre una testimonianza affidabile, nonostante le incertezze su tali problematiche.

Circa l’autore, Mascilongo propende per l’interpretazione tradizionale che vede in Marco = “Giovani Marco” l’autore del vangelo, perché nel II secolo, quando si aggiunse ad esso la sovrascritta iniziale si pensava evidentemente a questo personaggio molto noto nelle Chiese (cf. Col 4,10; Fm 24; 2Tm 4,11; 1Pt 5,13, At 12,12.25; 15,36-41 e individuato con il solo “Giovanni” in At 13,5,13), altrimenti ci avrebbe fornito un’indicazione più precisa.

Il percorso che ha visto la nascita del Vangelo di Marco abbraccia la fase del parlare/agire di Gesù e la prima predicazione su di lui.

Quanto al genere letterario, Mc è una “vita/bios” di Gesù, narrata però secondo uno stile tipicamente biblico. Il cammino verso la croce caratterizza il personaggio Gesù, compreso alla luce dell’AT e soprattutto dei Salmi. Si narra la vita di un personaggio in un modo molto particolare (viene quindi introdotto un genere letterario nuovo nella nascente riflessione cristiana) che può esser così caratterizzato: proclamare l’annuncio della fede nel Signore risorto tramite un racconto, e non solo nella forma del kerygma. Un passaggio importante, che mette in relazione due modalità molto diverse, ma non per questo contrapposte.

Il commento di Mascilongo si presenta con tutte le carte in regola per costituire un punto di riferimento da consultare per poter cogliere il gusto del genio narrativo e teologico di Marco, attraverso il quale egli trasmette il contenuto paradossale, ma salvifico, di Cristo Gesù morto e risorto (incompreso dai suoi).

Originale: Settimana News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Il Vangelo di Marco

Opera davvero monumentale, superba, un vanto dell’esegesi italiana.

  
       
       








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Opera davvero monumentale, superba, un vanto dell’esegesi italiana. Il cinquantenne sacerdote termolese appartiene alla diocesi di Piacenza-Bobbio, insegna Sacra Scrittura al Collegio Alberoni di Piacenza e all’ISSRE di Modena e fa parte del Settore apostolato Biblico della CEI. Nel suo lavoro si avvale del metodo esegetico narratologico, integrato con gli apporti del metodo storico-critico.
 

Dopo un’introduzione molto ricca (pp. 5-90), il testo e il commento (pp. 91-920) seguono la struttura individuata nel Vangelo di Marco:

1,1-15 Prologo e introduzioneI parte. L’attività di Gesù in Galilea: con i discepoli alla ricerca dell’identità di Gesù (1,16–8,30). Le suddivisioni interne maggiori sono così individuate: Sezione I: Gesù e i discepoli in Galilea (1,16–3,6); Sezione II: Gesù con i Dodici fino al ritorno a Nazaret (3,7–6,6); Sezione III: Gesù, i discepoli e il pane (6,7–8,30);

II parte. Con i discepoli in cammino verso la croce (8,31–10,52);

III Parte. A Gerusalemme (11,1–16,20). Le suddivisioni maggiori sono le seguenti: Sezione I: Parole e azioni di Gesù a Gerusalemme (11,1–12,44); Sezione II: Il discorso sulle “cose che saranno” (13,1-37); Sezione III: La passione e la morte di Gesù (14,1–15,47); Sezione IV: I due racconti di risurrezione (16,1-20).

Mascilongo struttura il suo commento nelle seguenti fasi:

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1) Testo in traduzione personale letterale, a calco del greco, con la traduzione delle stesse parole greche con i medesimi termini italiani (al limite della comprensibilità, come lui stesso dichiara, ma che condivido in pieno, quale traduzione “di lavoro”);

2) Analisi del testo, con la presentazione delle problematiche linguistiche, grammaticali e semantiche del testo;

3) Commento, con la spiegazione più ampia del testo, secondo il metodo narratologico;

4) Approfondimenti, con lo sviluppo delle tematiche e delle questioni ritenute più importanti per l’esegesi e la teologia. Nel corso del commento Mascilongo sottolinea soprattutto i temi della cristologia e del discepolato, ritenendoli le due nervature principali del Vangelo di Marco.

Alle pp. 30-82 è situata la Bibliografia generale, seguita dalla lista delle abbreviazioni e delle sigle (pp. 83-87). Al termine dell’analisi di ogni pericope evangelica viene riportata la bibliografia specializzata riferita al brano in questione (questa, normalmente, non viene ripresa nella bibliografia generale). Gli Indici (pp. 921-964) comprendono quello scritturistico (pp. 921-940), quello degli autori moderni e contemporanei (pp. 941-962) e, infine, quello dei temi esegetici e teologici più importanti (pp. 964-964).

Metodo narrativo

Il metodo narrativo/narratologico è particolarmente adatto per i testi che non contengono molti discorsi, qual è appunto il vangelo marciano. Per molto tempo si è stati attenti al contenuto del vangelo e poco alla sua forma.

Non sono due realtà separate o addirittura opposte, ma importanti a pari livello. Mascilongo considera una linea interpretativa fondamentale da seguire la frase di C. Focant, un grande narratologo e autore a sua volta di un pregevole commentario al secondo Vangelo: «Per comprendere il percorso di Gesù, il lettore dispone solo delle azioni raccontate e della loro concatenazione. È quindi l’intreccio a essere rivelatore».

Marco ha come peculiarità quella di aver scelto la forma del racconto per annunciare il vangelo di Gesù. Il Vangelo di Marco si presenta ricco di racconti, miracoli e di parabole con una trama ricca di sorprese, ellissi, analessi e prolessi, gaps blanks che vanno riempiti da parte del lettore, tempi del racconto più o meno lunghi rispetto al tempo della storia, cambiamenti del punto di vista, personaggi “rotondi” e personaggi “piatti” ecc.

Mascilongo si premura di mettere sull’avviso il lettore che il metodo narrativo non incappa nel grave errore di svalutare l’aspetto storico dei Vangeli (cf. l’accusa di R.E Brown). Egli rintuzza l’accusa e ricorda che anche raccontare dei fatti realmente accaduti è un raccontare… Ricorda inoltre che il Gesù storico giunge a noi pur sempre come un Gesù “interpretato” e non si arriverà mai al recupero dell’“immacolata” figura del Gesù “reale”.

Infine, l’autore ricorda, per quanto riguarda l’altra grande questione riguardante il rapporto tra l’esegesi e la teologia, come «l’attenzione sincronica e maggiormente olistica propria delle metodologie narrative può essere un aiuto per consentire un rinnovato tentativo di avvicinare il mondo dell’esegesi e quello della teologia» (p. 23). È però riconosciuta la problematicità derivante dal proliferare delle metodologie e degli approcci esegetici, che non favorisce la chiarezza ermeneutica necessaria.

Il messaggio e le questioni teologiche del terzo vangelo sono elencati sinteticamente alle pp. 24-28. Le questioni generali suscitano ancora parecchia discussione fra gli studiosi e la situazione odierna è “fluida”.

Il luogo di origine di Mc potrebbe essere Roma, la Galilea, la Siria (Antiochia? per gli aramaismi e aspetti sociologici vari).

Una rete di comunità?

La comunità di destinazione soffre la persecuzione, ma sia il luogo di origine che quello di destinazione potrebbe non essere necessariamente una comunità singola, quanto una realtà a vasta diffusione (Beckham, Talbert, Hengel, Stanton, Henderson, Aletti, Focant…).

Per la data di composizione si oscilla tra la fine degli anni 60, dopo la morte di Pietro, dopo (secondo molti autori) o prima (secondo altri) la distruzione di Gerusalemme ad opera dei romani (70 d.C.). In ogni caso il Vangelo di Marco resta pur sempre una testimonianza affidabile, nonostante le incertezze su tali problematiche.

Circa l’autore, Mascilongo propende per l’interpretazione tradizionale che vede in Marco = “Giovani Marco” l’autore del vangelo, perché nel II secolo, quando si aggiunse ad esso la sovrascritta iniziale si pensava evidentemente a questo personaggio molto noto nelle Chiese (cf. Col 4,10; Fm 24; 2Tm 4,11; 1Pt 5,13, At 12,12.25; 15,36-41 e individuato con il solo “Giovanni” in At 13,5,13), altrimenti ci avrebbe fornito un’indicazione più precisa.

Il percorso che ha visto la nascita del Vangelo di Marco abbraccia la fase del parlare/agire di Gesù e la prima predicazione su di lui.

Quanto al genere letterario, Mc è una “vita/bios” di Gesù, narrata però secondo uno stile tipicamente biblico. Il cammino verso la croce caratterizza il personaggio Gesù, compreso alla luce dell’AT e soprattutto dei Salmi. Si narra la vita di un personaggio in un modo molto particolare (viene quindi introdotto un genere letterario nuovo nella nascente riflessione cristiana) che può esser così caratterizzato: proclamare l’annuncio della fede nel Signore risorto tramite un racconto, e non solo nella forma del kerygma. Un passaggio importante, che mette in relazione due modalità molto diverse, ma non per questo contrapposte.

Il commento di Mascilongo si presenta con tutte le carte in regola per costituire un punto di riferimento da consultare per poter cogliere il gusto del genio narrativo e teologico di Marco, attraverso il quale egli trasmette il contenuto paradossale, ma salvifico, di Cristo Gesù morto e risorto (incompreso dai suoi).

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