26.7 C
Roma
Ven, 17 Settembre 2021

ROTATE FOR FULL CONTENT

MOBILE THEME

HomeRubricheLibri ConsigliatiIl tuo Dio vuole il sacrificio? Non è quel che credi

Il tuo Dio vuole il sacrificio? Non è quel che credi

Ancora una volta Dio “non è quel che credi”.

Scheda Prodotto

*Acquistando su Amazon da questo link, aiuterai SpeSalvi.it a sostenersi senza costi aggiuntivi o spese varie.

Copertina

9788810559499

Scheda Prodotto

9788810559499

*Acquistando su Amazon da questo link, aiuterai SpeSalvi.it a sostenersi senza costi aggiuntivi o spese varie.

- Advertisement -

Sarà capitato a tutti noi di osservare il cielo in una giornata di foschia o di nebbia; quando viene a mancare la limpidezza della luce, i contorni risultano sfumati e la bellezza del firmamento ci sfugge. Nella predicazione e nella tradizione cristiana succede spesso così: la bellezza del Vangelo viene ricoperta da una polvere che ne impedisce di coglierne i contorni. Ciò succede soprattutto ad alcune parole e dimensioni cristiane che, nel tempo, sono state soggette a interpretazioni non solo parziali ma anche per coì dire “estreme”. È questo il caso del “sacrificio”, parola tanto cara alle religioni e alla fede cristiana, ma anche tanto male interpretata e tanto strumentalizzata fino a generare un’immagine di Dio negativa e perfino tremenda.

La parola “sacrificio” è comune a tutte le religioni. È proprio dell’esperienza religiosa, infatti, avvicinarsi alla divinità e presentare l’offerta di un sacrificio per essere graditi e accolti con benevolenza. Ora, se il sacrificio rimane un importante elemento dell’esperienza religiosa, tuttavia bisogna dire con il cristianesimo le cose…sono radicalmente cambiate!

Nella mentalità della religione si pensa più o meno così: sacrificio significa compiere un atto gradito a Dio, cioè un’azione per “ingraziarselo”, per “tenerselo buono”, per “ottenere il suo favore”. Ora, poniamoci una semplice domanda: è questo il senso del sacrificio cristiano? Quale significato ha dato Gesù al sacrificio?

Vorrei farmi portavoce di un annuncio straordinario e diffonderlo ovunque, in ogni comunità dove i credenti si riuniscono per adorare il Signore e invocare il Suo nome: il cristianesimo è la fine dei sacrifici. In Gesù, Dio mette la parola fine al sacrificio, perché è Lui a sacrificarsi per noi sulla Croce! Lui è l’Agnello di Dio!

Tuttavia, una buona parte della spiritualità cristiana è ancorata a una mentalità che esalta il sacrificio fuori misura, insieme a un’eccessiva enfasi sul tema del peccato. Essendo peccatori, per essere accolti e graditi a Dio, dobbiamo offrirgli i nostri sacrifici, che ci aiutano a scontare il male commesso perché provocano in noi la meritata sofferenza. L’immagine di Dio che tiranneggia dietro una religiosità così sacrificale è quella di un Dio arrabbiato e severo, quasi assetato di sangue che, dopo aver mandato a morte Suo Figlio (altro grave errore teologico), esige anche da noi dolore e sacrificio, e così ci fa scontare il peccato.

In questa mentalità, il sacrificio diventa assolutamente necessario e, anzi, spesso è Dio stesso a richiederlo e a “mandarci la croce” che meritiamo!

Questa immagine di Dio è perversa e pericolosa. Anche nella mentalità religiosa, come quella del popolo di Israele, che offre capri e agnelli a Javhè, Dio cerca di purificare il significato del sacrificio attraverso la voce dei profeti; essi contestano le forme dei sacrifici religiosi, perché spesso sono diventati una semplice formalità esteriore per assolvere un precetto, ma non trasformano il cuore e non lo aprono all’amore di Dio e del prossimo. I Profeti ci ricordano che il cuore del sacrificio non è la nostra offerta a Dio, ma la relazione con Lui che deve cambiare il cuore e renderlo simile al Suo, aperto all’amore verso i fratelli e specialmente verso i più poveri: “Misericordia e amore voglio, e non sacrifici” (Os, 6,1-6).

Nella Sua predicazione, Gesù ripete spesso questa parole per trasformare la logica di una mentalità religiosa sacrificale ed esteriore e presentare il comandamento nuovo che riassume tutti gli altri: l’amore. Offrendosi per amore all’umanità intera, ci mostra non un Dio arrabbiato che, per placare la sua collera esige la morte del Figlio, ma un Dio che per amore lotta, soffre e muore per noi. La Croce di Gesù, perciò, è la fine della religione e di tutti i suoi sacrifici: non è più l’uomo a dover dare qualcosa a Dio, ma Dio che dona se stesso all’uomo. L’Eucaristia, che riattualizza il sacrificio di Cristo, è allora l’unico sacrificio vivente, puro e senza macchia e per il cristiano.

Tutte le volte che abbiamo cercato il sacrificio, che abbiamo pensato che Dio si diverte a “mandarci la croce” che meritiamo, che abbiamo preferito lo stile sacrificale e quaresimale invece che la gioia della Pasqua, abbiamo dato potere a un’immagine di Dio negativa e tenebrosa, che non ha nulla a che fare con il Dio di Gesù.

In realtà, ancora una volta Dio “non è quel che credi”. Egli non mi vuole caricare di croci né opprimermi con pesi sulle spalle. La sofferenza non corrisponde a nessun progetto di Dio su di me, benché Dio se ne possa servire – come e quando ciò avviene lo sa però solo Dio – per il mio bene Dio. Dio non vuole sacrifici, ma un cuore aperto ad accoglierlo e amarlo. Per noi non ha pensato la sofferenza, ma da essa come dalla morte ci ha liberati per sempre.

Scheda Prodotto

9788810559499

*Acquistando su Amazon da questo link, aiuterai SpeSalvi.it a sostenersi senza costi aggiuntivi o spese varie.

Scheda Prodotto

*Acquistando su Amazon da questo link, aiuterai SpeSalvi.it a sostenersi senza costi aggiuntivi o spese varie.

Copertina

9788810559499
Originale: Aleteia.org
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti

Il tuo Dio vuole il sacrificio? Non è quel che credi

Ancora una volta Dio “non è quel che credi”.

Scheda Prodotto

*Acquistando su Amazon da questo link, aiuterai SpeSalvi.it a sostenersi senza costi aggiuntivi o spese varie.

Copertina

9788810559499
- Advertisement -

Sarà capitato a tutti noi di osservare il cielo in una giornata di foschia o di nebbia; quando viene a mancare la limpidezza della luce, i contorni risultano sfumati e la bellezza del firmamento ci sfugge. Nella predicazione e nella tradizione cristiana succede spesso così: la bellezza del Vangelo viene ricoperta da una polvere che ne impedisce di coglierne i contorni. Ciò succede soprattutto ad alcune parole e dimensioni cristiane che, nel tempo, sono state soggette a interpretazioni non solo parziali ma anche per coì dire “estreme”. È questo il caso del “sacrificio”, parola tanto cara alle religioni e alla fede cristiana, ma anche tanto male interpretata e tanto strumentalizzata fino a generare un’immagine di Dio negativa e perfino tremenda.

La parola “sacrificio” è comune a tutte le religioni. È proprio dell’esperienza religiosa, infatti, avvicinarsi alla divinità e presentare l’offerta di un sacrificio per essere graditi e accolti con benevolenza. Ora, se il sacrificio rimane un importante elemento dell’esperienza religiosa, tuttavia bisogna dire con il cristianesimo le cose…sono radicalmente cambiate!

Nella mentalità della religione si pensa più o meno così: sacrificio significa compiere un atto gradito a Dio, cioè un’azione per “ingraziarselo”, per “tenerselo buono”, per “ottenere il suo favore”. Ora, poniamoci una semplice domanda: è questo il senso del sacrificio cristiano? Quale significato ha dato Gesù al sacrificio?

Vorrei farmi portavoce di un annuncio straordinario e diffonderlo ovunque, in ogni comunità dove i credenti si riuniscono per adorare il Signore e invocare il Suo nome: il cristianesimo è la fine dei sacrifici. In Gesù, Dio mette la parola fine al sacrificio, perché è Lui a sacrificarsi per noi sulla Croce! Lui è l’Agnello di Dio!

Tuttavia, una buona parte della spiritualità cristiana è ancorata a una mentalità che esalta il sacrificio fuori misura, insieme a un’eccessiva enfasi sul tema del peccato. Essendo peccatori, per essere accolti e graditi a Dio, dobbiamo offrirgli i nostri sacrifici, che ci aiutano a scontare il male commesso perché provocano in noi la meritata sofferenza. L’immagine di Dio che tiranneggia dietro una religiosità così sacrificale è quella di un Dio arrabbiato e severo, quasi assetato di sangue che, dopo aver mandato a morte Suo Figlio (altro grave errore teologico), esige anche da noi dolore e sacrificio, e così ci fa scontare il peccato.

- Advertisement -

In questa mentalità, il sacrificio diventa assolutamente necessario e, anzi, spesso è Dio stesso a richiederlo e a “mandarci la croce” che meritiamo!

Questa immagine di Dio è perversa e pericolosa. Anche nella mentalità religiosa, come quella del popolo di Israele, che offre capri e agnelli a Javhè, Dio cerca di purificare il significato del sacrificio attraverso la voce dei profeti; essi contestano le forme dei sacrifici religiosi, perché spesso sono diventati una semplice formalità esteriore per assolvere un precetto, ma non trasformano il cuore e non lo aprono all’amore di Dio e del prossimo. I Profeti ci ricordano che il cuore del sacrificio non è la nostra offerta a Dio, ma la relazione con Lui che deve cambiare il cuore e renderlo simile al Suo, aperto all’amore verso i fratelli e specialmente verso i più poveri: “Misericordia e amore voglio, e non sacrifici” (Os, 6,1-6).

Nella Sua predicazione, Gesù ripete spesso questa parole per trasformare la logica di una mentalità religiosa sacrificale ed esteriore e presentare il comandamento nuovo che riassume tutti gli altri: l’amore. Offrendosi per amore all’umanità intera, ci mostra non un Dio arrabbiato che, per placare la sua collera esige la morte del Figlio, ma un Dio che per amore lotta, soffre e muore per noi. La Croce di Gesù, perciò, è la fine della religione e di tutti i suoi sacrifici: non è più l’uomo a dover dare qualcosa a Dio, ma Dio che dona se stesso all’uomo. L’Eucaristia, che riattualizza il sacrificio di Cristo, è allora l’unico sacrificio vivente, puro e senza macchia e per il cristiano.

Tutte le volte che abbiamo cercato il sacrificio, che abbiamo pensato che Dio si diverte a “mandarci la croce” che meritiamo, che abbiamo preferito lo stile sacrificale e quaresimale invece che la gioia della Pasqua, abbiamo dato potere a un’immagine di Dio negativa e tenebrosa, che non ha nulla a che fare con il Dio di Gesù.

In realtà, ancora una volta Dio “non è quel che credi”. Egli non mi vuole caricare di croci né opprimermi con pesi sulle spalle. La sofferenza non corrisponde a nessun progetto di Dio su di me, benché Dio se ne possa servire – come e quando ciò avviene lo sa però solo Dio – per il mio bene Dio. Dio non vuole sacrifici, ma un cuore aperto ad accoglierlo e amarlo. Per noi non ha pensato la sofferenza, ma da essa come dalla morte ci ha liberati per sempre.

- Advertisement -

Scheda Prodotto

*Acquistando su Amazon da questo link, aiuterai SpeSalvi.it a sostenersi senza costi aggiuntivi o spese varie.

Copertina

9788810559499
Tratto da: Aleteia.org

Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.it

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti
293FansMi piace
1,020FollowerSegui
13,000FollowerSegui
645FollowerSegui
316IscrittiIscriviti

Consigli pubblicitari

Top News

Top Video

Consigli pubblicitari

Ultimi Articoli

Articoli Popolari

Che differenza c’è tra “padre” e “don”?

E quale titolo si utilizza per monaci e frati? Gentile direttore, forse la mia le sembrerà una domanda banale. Può però spiegarmi la differenza tra...

X Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 5 giungo 2016

IL VANGELO STRABICO X Domenica del tempo Ordinario   - C A  cura di Benito Giorgetta (1Re 17,17-24; Galati 1,11-19; Luca 7,11-17) Imparare a suonare lo spartito della compassione Ascoltiamo...

Mamma Natuzza parlava proprio con Gesù. Ecco un suo colloquio con il Re dei...

Io ero inquieta, turbata… Gesù: Alzati e piglia il ritmo dei vecchi tempi. Natuzza: Come parlate, Gesù? Cosa devo fare? Gesù: Ci sono tante cose che puoi...

Francesco in Armenia, preghiera con Karekin II

Dopo quattro ore di volo comincia il viaggio di Francesco in Armenia. L'aereo con a bordo il Pontefice è partito questa mattina alle 9.20...

Preghiera per proteggere la tua casa e scacciare gli spiriti cattivi

E' una lunga invocazione che chiede anzitutto l'intervento della gloria di Gesù Cristo E’ una preghiera potente in cui si invocano Gesù Cristo, la Madonna...

Libri consigliati

Libri consigliati – Aprile 2019

Immergersi nella storicità di Gesù

La Shoah alla luce del Sinai

“Se Dio è amore, tutto è amore”

Consigli pubblicitari

Seguici su Instagram

Seguici su Facebook

Seguici su Twitter

Consigli Pubblicitari

Accessibility
0
Dicci il tuo pensiero, per favore commenta.x
()
x