Il soldato, l’atleta, il contadino: le virtù della Quaresima

La Quaresima torna ogni anno a proporsi come un tempo di discernimento (siamo cenere) e di allenamento (ma siamo chiamati alla lotta).


0


  

di: Nico Guerini

La Quaresima torna ogni anno a proporsi come un tempo di discernimento (siamo cenere) e di allenamento (ma siamo chiamati alla lotta). Le due cose vanno insieme, perché il giudizio della mente rischia sempre di annebbiarsi nella confusione, e i muscoli del cuore di indebolirsi nell’inerzia.

La lucidità dello sguardo è premessa importante per non perdersi o perdere tempo; l’agilità della volontà, infatti, non può esercitarsi a dovere se non si sa bene per quale scopo operare ma, nel contempo, è lo stesso retto operare che aiuta a veder chiaro.

La stagione che segna il passaggio dall’inverno alla primavera ci offre quaranta giorni di revisione e di esercitazione.

Trovo nella Seconda Lettera a Timoteo un grappolo di tre figure che mi pare costituiscano un ottimo programma per vivere bene la Quaresima. Questo testo, attribuito a Paolo, si rivolge a una comunità che si trova a fare i conti con numerosi “avversari”, in un contesto di lotta, quindi, e che rischia di scoraggiarsi perché il “suo” apostolo è “in catene”. Su questo sfondo la Seconda Lettera a Timoteo è stata suggestivamente descritta come un’«esortazione testamentaria in forma di lettera d’amicizia» (Weiser).

I due aspetti segnalano la rilevanza di quanto vi è scritto. Nel testamento si trova la sintesi di una vita, le cose più importanti che uno ha imparato e che intende lasciare a persone che sente come amici, un rapporto che, non solo introduce nel discorso un commovente aspetto affettivo, ma che è anche un indicatore del modo con cui lo stesso messaggio di fede viene trasmesso: non solo, e neanche soprattutto, da maestro a discepolo, ma ancor più da amico ad amico.

Il passo che può fornire un buon programma quaresimale dice:

Nessun militare si lascia intralciare da faccende comuni, se vuol piacere a colui che lo ha arruolato.
Anche l’atleta non riceve il premio se non ha lottato secondo le regole.
Il contadino, che lavora duramente, deve essere il primo a raccogliere i frutti della terra (2Tm 2,4-6).

In testa a queste tre immagini sta un invito preciso: «Come un buon soldato di Gesù Cristo, soffri insieme con me», dice l’apostolo, dal che risulta chiaro che l’accento è sullo sforzo, sulla fatica, sull’impegno, anche se occorre notare che questo si fa “insieme”, e nella luce della sequela di Gesù.

Il discorso però non è a senso unico, perché nelle tre immagini si parla anche della ricompensa: il “piacere” di chi ci ha arruolato, il “premio” per chi ha gareggiato nella lotta, il “frutto” per chi ha seminato e coltivato.

In queste tre “figure” del cristiano, su cui fare discernimento, è facile vedere tre corrispondenti “virtù” che chiamano in causa la volontà, le due cose insieme, come si è detto.

Libri consigliati