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Il sogno di Francesco: visitare la Cina

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Carlos Luna, esiliato politico argentino, ha svelato a Vatican Insider l’intenzione del Papa di diventare il primo Pontefice a mettere piede nel gigante asiatico

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ANDRÉS BELTRAMO ÁLVAREZ
CITTÀ DEL VATICANO

«E’ disposto, e lo farà… andrà in Cina». Ne è convinto Carlos Luna, argentino come Francesco. Si riferisce a un desiderio concreto del Papa, un desiderio che Carlos vuole far divenire realtà. L’esiliato politico argentino è un personaggio davvero particolare. In gioventù fece parte della scorta della madre di Ernesto “Che” Guevara, la vita gli ha permesso di visitare per la seconda volta in cinque mesi il Pontefice, con il quale mantiene una amicizia fuori  dal comune.

 

 

«La visita in Cina è fondamentale, ci stiamo lavorando. Si tratta di un paese con milioni di cristiani che vivono nell’oblio, e non sono solamente cattolici, ma anche protestanti. Inoltre, c’è il problema dei vescovi nominati dal Vaticano e che non sono stati riconosciuti. Bisogna elaborare un progetto per far sì che Francesco sia il primo Papa nella storia a visitare la Cina», ha detto Luna in un’intervista con Vatican Insider.

 

 

Seduto in una delle poltrone dell’ingresso di un albergo romano, ha affermato di «essere al lavoro» per il sogno di Jorge Mario Bergoglio. Nonostante non abbia alcun incarico o ruolo formale, ha assicurato di avere «uno o due contatti» in terra cinese. Pochi, forse, per un paese con più di un miliardo di abitanti.

 

In realtà i suoi legami con la Cina hanno radici nel passato. Negli anni Settanta è vissuto per un periodo imprecisato nel Paese della Grande Muraglia, raccontando che i suoi amici lo chiamavano Wo Dao (“colui che mostra il cammino”). Un nome attribuitogli, forse in virtù del suo interesse per le arti orientali e per il taoismo.

Molti anni prima aveva conosciuto alcuni militanti cinesi a Cuba, dove aveva ricevuto egli stesso l’addestramento paramilitare tra il 1961 e il 1962. Quando aveva soli 17 anni dovette accompagnare dall’Argentina fino a La Havana una signora. Nell’isola li aspettava il figlio, Ernesto Guevara, il “Che”. Fu allora che conobbe “i vertici” della Rivoluzione.

 

 

Una decade dopo, dovette fuggire dall’Argentina. Avvertiva molto vicina la minaccia rappresentata sia dalla guerriglia urbana di sinistra (i cosidetti “Montoneros”), che lo consideravano un traditore, sia dai sicari della Tripla A (Alleanza Argentina Anticomunista). Riuscì ad uscire dal paese e a fuggire verso il Cile, grazie all’aiuto di alcuni sacerdoti gesuiti. Correva l’anno 1972, pochi mesi prima che il giovane Jorge Mario Bergoglio ottenesse l’incarico di provinciale della Compagnia di Gesù. «Non lo ho conosciuto allora, ma mi aiutarono i suoi compagni», ha precisato Luna.

 

 

Dopo più di quaranta anni, finalmente riuscì a conoscere quel superiore dei gesuiti argentini, ormai diventato Pontefice. Con lui ha stabilito uno scambio epistolare mediante la rete, che ha preso il via dalla situazione degli esiliati argentini per poi abbracciare molti altri argomenti. Lo scorso 12 febbraio, Carlos e Rodolfo, i “fratelli Luna”, sono stati ricevuti per la prima volta a Santa Marta dal leader cattolico, in una riunione di circa un’ora.

 

Il secondo incontro è avvenuto lo scorso 7 luglio, ed è durato ben 77 minuti. «Abbiamo parlato di molti argomenti: la violenza contro le donne, l’antisemitismo, l’ambiente, gli esclusi e la pace», ha spiegato Carlos.

 

 

Tra le altre cose, Francesco si sarebbe mostrato molto preoccupato per la crisi dei migranti minorenni che cercano di attraversare i deserti per entrare illegalmente negli Stati Uniti. «Bisogna fermare la loro migrazione, perché non hanno futuro», avrebbe detto il Pontefice.

In seguito hanno parlato della proposta di un viaggio papale in Messico, in pratica quasi confermato (nonostante non ci sia ancora una data precisa). Luna ha confermato che lui stesso avrebbe ripetuto in diverse occasioni l’importanza di visitare il paese: «Bergoglio ha promesso al presidente messicano che sarebbe andato, e così farà».

 

Responsabile della candidatura di Papa Bergoglio al Premio Nobel per la Pace, l’esiliato è sicuro che al Pontefice verrà riconosciuta questa onorificenza. La sua vicinanza con Francesco lo ha reso famoso sia in Svezia (dove ha vissuto da esiliato) che in Argentina. In entrambi i paesi, diversi partiti politici gli hanno offerto delle candidature, ma Carlos non ha mai accettato. Anche diversi diplomatici e vescovi si sono messi in contatto con lui per chiedergli come fare per farsi ricevere da Bergoglio. La sua risposta è sempre stata la stessa: «Io non ho alcun potere, non rappresento alcun movimento».

 

 

«Francesco è un uomo illuminato. Ha un collegamento speciale con le forze che sono essenziali in questo universo; lui lavora molto per ispirazione e, come tale, è energia pura. Se ti avvicini, lo senti. Grazie a questa ispirazione lui sa chi deve prendere per mano per camminare», ha spiegato.

«Il papa non è un leader politico, sta generando cambiamenti che vanno oltre, trasformazioni di tipo mentale. Quando lui punta un luogo, lì si producono i cambiamenti; con sole due parole è in grado di modificare uno scenario. Lo fa perché sa quale impatto potrà generare. Questo mondo di oggi, così complesso, ha bisogno di persone speciali», ha aggiunto.

Il suo rapporto con Bergoglio continuerà. Al momento di congedarsi da lui a Santa Marta, il Papa gli ha detto: «Continuiamo via mail…». Entrambi ne sono sicuri anche perché, tra l’altro, stanno lavorando insieme a qualcosa. «Si saprà dopo», ha detto Carlos, con un mezzo sorriso. «Si tratta di qualcosa che ha a che vedere con la promozione della pace… ma non posso rivelare altro».

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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«E’ disposto, e lo farà… andrà in Cina». Ne è convinto Carlos Luna, argentino come Francesco. Si riferisce a un desiderio concreto del Papa, un desiderio che Carlos vuole far divenire realtà. L’esiliato politico argentino è un personaggio davvero particolare. In gioventù fece parte della scorta della madre di Ernesto “Che” Guevara, la vita gli ha permesso di visitare per la seconda volta in cinque mesi il Pontefice, con il quale mantiene una amicizia fuori  dal comune.

 

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«La visita in Cina è fondamentale, ci stiamo lavorando. Si tratta di un paese con milioni di cristiani che vivono nell’oblio, e non sono solamente cattolici, ma anche protestanti. Inoltre, c’è il problema dei vescovi nominati dal Vaticano e che non sono stati riconosciuti. Bisogna elaborare un progetto per far sì che Francesco sia il primo Papa nella storia a visitare la Cina», ha detto Luna in un’intervista con Vatican Insider.

 

 

Seduto in una delle poltrone dell’ingresso di un albergo romano, ha affermato di «essere al lavoro» per il sogno di Jorge Mario Bergoglio. Nonostante non abbia alcun incarico o ruolo formale, ha assicurato di avere «uno o due contatti» in terra cinese. Pochi, forse, per un paese con più di un miliardo di abitanti.

 

In realtà i suoi legami con la Cina hanno radici nel passato. Negli anni Settanta è vissuto per un periodo imprecisato nel Paese della Grande Muraglia, raccontando che i suoi amici lo chiamavano Wo Dao (“colui che mostra il cammino”). Un nome attribuitogli, forse in virtù del suo interesse per le arti orientali e per il taoismo.

Molti anni prima aveva conosciuto alcuni militanti cinesi a Cuba, dove aveva ricevuto egli stesso l’addestramento paramilitare tra il 1961 e il 1962. Quando aveva soli 17 anni dovette accompagnare dall’Argentina fino a La Havana una signora. Nell’isola li aspettava il figlio, Ernesto Guevara, il “Che”. Fu allora che conobbe “i vertici” della Rivoluzione.

 

 

Una decade dopo, dovette fuggire dall’Argentina. Avvertiva molto vicina la minaccia rappresentata sia dalla guerriglia urbana di sinistra (i cosidetti “Montoneros”), che lo consideravano un traditore, sia dai sicari della Tripla A (Alleanza Argentina Anticomunista). Riuscì ad uscire dal paese e a fuggire verso il Cile, grazie all’aiuto di alcuni sacerdoti gesuiti. Correva l’anno 1972, pochi mesi prima che il giovane Jorge Mario Bergoglio ottenesse l’incarico di provinciale della Compagnia di Gesù. «Non lo ho conosciuto allora, ma mi aiutarono i suoi compagni», ha precisato Luna.

 

 

Dopo più di quaranta anni, finalmente riuscì a conoscere quel superiore dei gesuiti argentini, ormai diventato Pontefice. Con lui ha stabilito uno scambio epistolare mediante la rete, che ha preso il via dalla situazione degli esiliati argentini per poi abbracciare molti altri argomenti. Lo scorso 12 febbraio, Carlos e Rodolfo, i “fratelli Luna”, sono stati ricevuti per la prima volta a Santa Marta dal leader cattolico, in una riunione di circa un’ora.

 

Il secondo incontro è avvenuto lo scorso 7 luglio, ed è durato ben 77 minuti. «Abbiamo parlato di molti argomenti: la violenza contro le donne, l’antisemitismo, l’ambiente, gli esclusi e la pace», ha spiegato Carlos.

 

 

Tra le altre cose, Francesco si sarebbe mostrato molto preoccupato per la crisi dei migranti minorenni che cercano di attraversare i deserti per entrare illegalmente negli Stati Uniti. «Bisogna fermare la loro migrazione, perché non hanno futuro», avrebbe detto il Pontefice.

In seguito hanno parlato della proposta di un viaggio papale in Messico, in pratica quasi confermato (nonostante non ci sia ancora una data precisa). Luna ha confermato che lui stesso avrebbe ripetuto in diverse occasioni l’importanza di visitare il paese: «Bergoglio ha promesso al presidente messicano che sarebbe andato, e così farà».

 

Responsabile della candidatura di Papa Bergoglio al Premio Nobel per la Pace, l’esiliato è sicuro che al Pontefice verrà riconosciuta questa onorificenza. La sua vicinanza con Francesco lo ha reso famoso sia in Svezia (dove ha vissuto da esiliato) che in Argentina. In entrambi i paesi, diversi partiti politici gli hanno offerto delle candidature, ma Carlos non ha mai accettato. Anche diversi diplomatici e vescovi si sono messi in contatto con lui per chiedergli come fare per farsi ricevere da Bergoglio. La sua risposta è sempre stata la stessa: «Io non ho alcun potere, non rappresento alcun movimento».

 

 

«Francesco è un uomo illuminato. Ha un collegamento speciale con le forze che sono essenziali in questo universo; lui lavora molto per ispirazione e, come tale, è energia pura. Se ti avvicini, lo senti. Grazie a questa ispirazione lui sa chi deve prendere per mano per camminare», ha spiegato.

«Il papa non è un leader politico, sta generando cambiamenti che vanno oltre, trasformazioni di tipo mentale. Quando lui punta un luogo, lì si producono i cambiamenti; con sole due parole è in grado di modificare uno scenario. Lo fa perché sa quale impatto potrà generare. Questo mondo di oggi, così complesso, ha bisogno di persone speciali», ha aggiunto.

Il suo rapporto con Bergoglio continuerà. Al momento di congedarsi da lui a Santa Marta, il Papa gli ha detto: «Continuiamo via mail…». Entrambi ne sono sicuri anche perché, tra l’altro, stanno lavorando insieme a qualcosa. «Si saprà dopo», ha detto Carlos, con un mezzo sorriso. «Si tratta di qualcosa che ha a che vedere con la promozione della pace… ma non posso rivelare altro».

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