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Il segreto dei Magi

Tale festa è ricca di significati estremamente profondi, perché rappresenta il percorso necessario per arrivare alla Verità

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Come avere un cuore capace di accogliere la Verità

Con l’Epifania, che etimologicamente significa “mi rendo manifesto“, cioè la Verità si manifesta, si festeggia la visita dei Magi che furono tra i primi non solo a trovare il Messia, ma ad adorarlo. Tale festa è ricca di significati estremamente profondi, perché rappresenta il percorso necessario per arrivare alla Verità.

Quando il Messia si fece carne tra noi, i primi fra gli uomini a riconoscerne l’identità non furono né i potenti, né i “sapienti” sacerdoti del Tempio, né gli scribi né i più zeloti servitori di Dio, ma solamente degli umili pastori e poi dei maghi pagani. Ma perché proprio loro furono i primi a riconoscere il Messia e a trovare la Verità? Beh, in questo articolo vi daremo la spiegazione di tutto ciò.

I Magi, tra verità e leggende

«Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo“. All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: “A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
“E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele.”
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: “Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo”. Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. ~ Matteo 2, 1-11

Su queste figure, per alcuni “troppo affascinanti per essere vere”, si è scritto e detto molto. Esiste una tradizione che da sempre accompagna le poche informazioni che abbiamo al riguardo nei vangeli. Alcuni, non potendo avere un quadro chiaro su questi misteriosi personaggi per la poca documentazione, hanno fatto quello che di solito fanno i mediocri: ne hanno negato l’esistenza, ipotizzando che si tratti di una “leggenda” inserita nei vangeli tanto per rendere più suggestivo il racconto. Ovviamente alcuni storici hanno fatto notare che, piaccia o no, i vangeli sono testimonianze storiche comprovate, scritte con l’intento di offrire informazioni esatte su Gesù. Tali testimonianze sono ricavate dagli apostoli, i quali furono istruiti da Maria che è la principale fonte di tutto ciò che riguarda la natività e l’infanzia di Gesù. Anzi, essendo vissuta assieme all’apostolo Giovanni, se quest’ultimo è davvero l’autore del Vangelo a lui attribuito, lo scrisse con l’aiuto di Maria. Questo potrebbe spiegare la profondità del famoso “Vangelo dei Sette Segni“, perché Maria ne sarebbe la coautrice. Detto ciò, a prescindere da cosa dicano i biblisti odierni, il Magistero della Chiesa cattolica riconosce l’esistenza dei Magi, anche se non si pronuncia sulla tradizione extra scritturistica, come quella che attribuisce ai tre in questione i nomi di Melchiorre, Gaspare e Baldassarre e altre caratteristiche non presenti nella Rivelazione. La tradizione al riguardo vuole che fossero tre sovrani d’oriente, sia maghi che astrologi, estremamente colti, che aspettavano con ansia la nascita di un bambino che sarebbe divenuto Re di tutto il mondo. Dunque attendevano il Messia. C’era, infatti, anche tra i pagani un’attesa messianica. Ne parlano anche alcune rivelazioni private di mistici e santi, come quella della beata Anna Caterina Emmerick che non solo confermò che i Magi erano sia maghi che astrologi, ma anche i re di una regione orientale. La beata rivela anche che molti altri politeisti aspettavano in quel periodo un segno celeste che confermasse la nascita di una figura messianica. Ma solo i Magi, seguendo il percorso della stella cometa e sfruttando le loro enormi conoscenze, trovarono il bambino con l’aiuto della Provvidenza. Per quanto politeisti lontani dagli insegnamenti biblici, essi avevano fede ed erano di buon cuore. Come riporta il Vangelo, aiutarono la Sacra Famiglia a mettersi in salvo dal genocidio voluto da re Erode (Mt 2, 12-13) che testimonia come in quel periodo fosse noto tra tutti, ebrei e non, che sarebbe nato un bambino destinato a diventare il Re dei Re.

Anna Caterina Emmerick, ma non soltanto lei, riporta anche che una volta adulto Gesù si recò personalmente dai Re Magi per andare a trovarli e rivelare loro la Verità su di sé. I tre lo accolsero e abbracciarono i Suoi insegnamenti, estendendoli a tutta la popolazione locale. Se ciò sia vero o no, vabbè, il dubbio rimanere… ma fatto sta che il mondo politeista riconobbe il Messia e accettò la Verità senza alcuno sforzo. Diversamente andrà con gli ebrei… che cadranno in un monoteismo ancora più rigido proprio per negare la Divinità di Cristo e il concetto di “Figlio di Dio”: natura divina e umana unite insieme, in quella che la Chiesa definisce “unione ipostatica“.

I pastori

Ma ad arrivare prima dei Re Magi furono altri… i pastori, che avvertiti dagli Angeli giunsero sul posto e accolsero la regalità di Cristo senza alcun indugio. Ma i pastori chi erano? A quel tempo erano considerati gli ultimi tra il popolo ebraico (Mt 20, 16), le persone meno importanti se non addirittura disprezzate perché nomadi e “socialmente inferiori”. Sostanzialmente, dei poveracci! Gli ultimi o i più piccoli. Così infatti dirà Gesù:

 “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.”

È così che opera Dio. Lui ama gli “sfigati”, cioè quelli che secondo la mentalità umana sono i meno adatti ad arrivare alla Verità. Nell’Antico Testamento Dio preferisce sempre gli “sfigati”, da re Davide fino al profeta Geremia che annunciò quello che il popolo ebraico meno poteva concepire (l’esilio dalla Terra Santa), pare chiaro che la casta sacerdotale e l’intera popolazione venisse sempre ammonita o fatta progredire sulla retta via da persone su cui nessuno avrebbe mai scommesso nemmeno un soldo. Del resto avviene lo stesso con Gesù, rifiutato anche perché apparentemente di “umili origini”, e in tutta la storia della Chiesa cattolica. Santi e mistici, cioè i profeti del Cristianesimo, sono sempre stati figure piccole e insignificanti agli occhi dei potenti e delle alte gerarchie del clero. Qualche esempio? Sì, facciamolo! San Francesco d’Assisi, uno straccione per vocazione salvò la Chiesa nel XII secolo. Santa Giovanna d’Arco, una contadinella minuta e sempliciotta scelta da Dio per salvare la Francia e poi bruciata come strega proprio perché aveva umiliato i potenti della sua epoca. I veggenti che hanno visto la Madonna nel corso degli ultimi secoli? Tutti pastorelli ignoranti e/o bambini. E puntualmente questo era il pretesto con cui ogni volta una parte della Chiesa cercò di non riconoscerne la sincerità delle loro testimonianze, perché “troppo ignoranti”, “ingenui” o “poco importanti”. Potrei anche citare qualche pontefice al riguardo, giusto per farvi capire come il disprezzo per i piccoli sia sempre stato un problema anche della casta sacerdotale cristiana. Si citano con orgoglio i grandi padri o dottori della Chiesa, ma se analizzata la storia del Cristianesimo sono i più piccoli che salvarono la cristianità o dove Dio più si manifestò più grandemente. Ma mi fermo qui. Il mio intento non è quello di polemizzare, ma di far riflettere su di un fatto: Dio sceglie chi gli pare! E di solito predilige gli sfigati, o quelli considerati “meno adatti”, come del resto ricorda Maria Santissima (altra “piccola” anche lei!) nel Magnificat:

 “Abbatte i potenti dai troni, innalza gli umili.”

Il segreto dei Magi: l’umiltà

Ma allora perché Dio ha scelto anche i Magi, che invece trovarono il Messia con l’aiuto delle loro incredibili conoscenze? Può un uomo arrivare alla Verità anche per mezzo della conoscenza? Sì, la conoscenza può aiutare a incontrare Dio, ma a una condizione: l’umiltà. Ma cos’è l’umiltà? Oggi la si attribuisce al ritenersi di poco valore… in realtà il vero significato è ben altro: consapevolezza dei propri limiti. I Magi, sia secondo la tradizione che come riporta il Vangelo, erano estremamente colti, tanto che riuscirono a calcolare, come devi veri astronomi, dove li avrebbe condotti la stella che era il segno celeste tanto atteso per l’avvento del Re dei Re. Essi però non erano né ebrei né sacerdoti. Dunque, non avevano aspettative o sovrastrutture riguardo all’idea di come avrebbe dovuto manifestarsi il Messia, né difficoltà ad accettarne la divinità, essendo politeisti e aperti alla possibilità che il mondo, da un punto di vista cosmologico, era molto più grande e bello di quanto potessero immaginare. Erano aperti, come i più ignoranti tra i pastori, a ricevere la Verità, intimamente consapevoli che per quanto colti e dotti non conoscevano che una minima parte della realtà.  Un po’ come Socrate:

“Io so di non sapere.”

Questa consapevolezza è l’umiltà. La fede e la ragione vanno di pari passo, come insegna la Chiesa. Ma per fede non si intende il fideismo. Quest’ultimo è stupidità, c’è poco da fare. La vera fede è un profondo desiderio di bellezza. O meglio, l’intima consapevolezza che l’eternità creata supera di molto la nostra immaginazione. Ma di molto!  Il devozionismo, se non accompagnato dall’umiltà (la consapevolezza della propria condizione), porta alla superbia e non eleva affatto l’anima. Lo stesso vale per il dogmatismo. Addirittura la filosofia, la scienza e la teologia, sono rovina per l’uomo se non si ama Dio e se non si resta umili: aperti a tutto ciò che può superare la nostra immaginazione secondo un disegno infinitamente bello, che induce a desiderare di conoscerne più intimamente l’Autore. Questa umiltà è anche necessaria per la carità:

 “Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.” (1Corinzi 13, 1)

Il segreto dell’umiltà

Come si può essere umili? Il segreto è la predisposizione alla santità! Alcuni dicono:

Santi non si nasce, si diventa. E anche a fatica!

Non è così, almeno non sempre. I primi esseri umani erano santi dalla nascita, nati senza alcuna inclinazione al peccato. Sopratutto Maria Santissima è nata santa. Gesù è stato fin dal principio l’Unto del Signore: il Santissimo. Sì può nascere santi, cioè senza peccato originale, ma perdere questa condizione in seguito all’uso della libertà che può comportare una rottura nella nostra relazione con Dio. Va bene, oggi nasciamo tutti con le ferite conseguenti il peccato originale commesso da Adamo, ma questo non cambia la sostanza: la santità non è qualcosa che può essere spiegata in un’ottica meritocratica, come fanno molti cristianiLa santità è relazione con Dio. Essere umili è una predisposizione alla santità, perché si rende possibile la crescita di questa relazione con Dio Padre e si alimenta questo desiderio di essere un tutt’uno con Lui. I Magi, proprio perché molto colti ma non inutilmente sovrastrutturati, come invece lo erano gli ebrei, ebbero l’onore di « adorare il Messia » fin dalla Sua infanzia. Cioè, d’innamorarsene da subito! Eh sì, la semplicità di cuore rende più facile l’amore.  Così si ripeterà nella storia della Chiesa, quando già nel XII secolo i semplici cristiani considereranno certa l’Immacolata Concezione come una verità insindacabile, mentre i colti teologi del tempo dubiteranno di tale credenza perché potenzialmente “pericolosa” o “non cristocentrica”. Un po’ avviene lo stesso oggigiorno con il futuro dogma di Maria Corredentora… E così lo sarà ancora per molte altre cose in futuro… Dio sempre sceglierà gli “sfigati” per annunciare o realizzare cose incredibili che noi nemmeno ci immaginiamo.  Da rozzi barbari spaccatutto come Carlo Magno (che salvò la Cristianità a modo suo…) fino a sfigatissimi stramboidi come Filippo Neri, Dio sempre infrangerà il pregiudizio umano per portare avanti la Storia della Salvezza scegliendo coloro che meno ci piacciono.

Conclusione: siate Figli di Dio!

L’umiltà è l’inclinazione ad abbandonarsi più facilmente a qualcuno di più grande di noi. Al di là del ceto sociale, del grado culturale, dei titoli umani e addirittura dei propri limiti o pregi, ciò che ci rende umili è il sincero desiderio di una cosa grande e bella: essere bisognosi di Dio Padrenella consapevolezza che Lui ha preparato per noi qualcosa che di molto supera le nostre aspettative. Questa apertura del cuore e della mente, unita a un desiderio che solo lo Spirito di Dio può suscitare, ci apre la strada verso la Verità: la nostra chiamata ad essere anche noi, se lo vogliamo, figli di Dio. Così, come i Magi, non trasformeremo il loro desiderio di conoscenza in dannosi pregiudizi e/o gnosi, ma in un desiderio di bellezza che genererà la fede, quella autentica. Questo è il sentiero che intrapreso i Magi, che ebbero il dono di adorare il Messia ancora bimbo, conoscendolo per davvero e di partecipare a quell’incredibile avventura che chiamiamo Storia della Salvezza.

Originale: Aleteia.org
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Il segreto dei Magi

Tale festa è ricca di significati estremamente profondi, perché rappresenta il percorso necessario per arrivare alla Verità

  

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Come avere un cuore capace di accogliere la Verità

Con l’Epifania, che etimologicamente significa “mi rendo manifesto“, cioè la Verità si manifesta, si festeggia la visita dei Magi che furono tra i primi non solo a trovare il Messia, ma ad adorarlo. Tale festa è ricca di significati estremamente profondi, perché rappresenta il percorso necessario per arrivare alla Verità.

Quando il Messia si fece carne tra noi, i primi fra gli uomini a riconoscerne l’identità non furono né i potenti, né i “sapienti” sacerdoti del Tempio, né gli scribi né i più zeloti servitori di Dio, ma solamente degli umili pastori e poi dei maghi pagani. Ma perché proprio loro furono i primi a riconoscere il Messia e a trovare la Verità? Beh, in questo articolo vi daremo la spiegazione di tutto ciò.

I Magi, tra verità e leggende

«Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo“. All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: “A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
“E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele.”
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: “Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo”. Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. ~ Matteo 2, 1-11

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Su queste figure, per alcuni “troppo affascinanti per essere vere”, si è scritto e detto molto. Esiste una tradizione che da sempre accompagna le poche informazioni che abbiamo al riguardo nei vangeli. Alcuni, non potendo avere un quadro chiaro su questi misteriosi personaggi per la poca documentazione, hanno fatto quello che di solito fanno i mediocri: ne hanno negato l’esistenza, ipotizzando che si tratti di una “leggenda” inserita nei vangeli tanto per rendere più suggestivo il racconto. Ovviamente alcuni storici hanno fatto notare che, piaccia o no, i vangeli sono testimonianze storiche comprovate, scritte con l’intento di offrire informazioni esatte su Gesù. Tali testimonianze sono ricavate dagli apostoli, i quali furono istruiti da Maria che è la principale fonte di tutto ciò che riguarda la natività e l’infanzia di Gesù. Anzi, essendo vissuta assieme all’apostolo Giovanni, se quest’ultimo è davvero l’autore del Vangelo a lui attribuito, lo scrisse con l’aiuto di Maria. Questo potrebbe spiegare la profondità del famoso “Vangelo dei Sette Segni“, perché Maria ne sarebbe la coautrice. Detto ciò, a prescindere da cosa dicano i biblisti odierni, il Magistero della Chiesa cattolica riconosce l’esistenza dei Magi, anche se non si pronuncia sulla tradizione extra scritturistica, come quella che attribuisce ai tre in questione i nomi di Melchiorre, Gaspare e Baldassarre e altre caratteristiche non presenti nella Rivelazione. La tradizione al riguardo vuole che fossero tre sovrani d’oriente, sia maghi che astrologi, estremamente colti, che aspettavano con ansia la nascita di un bambino che sarebbe divenuto Re di tutto il mondo. Dunque attendevano il Messia. C’era, infatti, anche tra i pagani un’attesa messianica. Ne parlano anche alcune rivelazioni private di mistici e santi, come quella della beata Anna Caterina Emmerick che non solo confermò che i Magi erano sia maghi che astrologi, ma anche i re di una regione orientale. La beata rivela anche che molti altri politeisti aspettavano in quel periodo un segno celeste che confermasse la nascita di una figura messianica. Ma solo i Magi, seguendo il percorso della stella cometa e sfruttando le loro enormi conoscenze, trovarono il bambino con l’aiuto della Provvidenza. Per quanto politeisti lontani dagli insegnamenti biblici, essi avevano fede ed erano di buon cuore. Come riporta il Vangelo, aiutarono la Sacra Famiglia a mettersi in salvo dal genocidio voluto da re Erode (Mt 2, 12-13) che testimonia come in quel periodo fosse noto tra tutti, ebrei e non, che sarebbe nato un bambino destinato a diventare il Re dei Re.

Anna Caterina Emmerick, ma non soltanto lei, riporta anche che una volta adulto Gesù si recò personalmente dai Re Magi per andare a trovarli e rivelare loro la Verità su di sé. I tre lo accolsero e abbracciarono i Suoi insegnamenti, estendendoli a tutta la popolazione locale. Se ciò sia vero o no, vabbè, il dubbio rimanere… ma fatto sta che il mondo politeista riconobbe il Messia e accettò la Verità senza alcuno sforzo. Diversamente andrà con gli ebrei… che cadranno in un monoteismo ancora più rigido proprio per negare la Divinità di Cristo e il concetto di “Figlio di Dio”: natura divina e umana unite insieme, in quella che la Chiesa definisce “unione ipostatica“.

I pastori

Ma ad arrivare prima dei Re Magi furono altri… i pastori, che avvertiti dagli Angeli giunsero sul posto e accolsero la regalità di Cristo senza alcun indugio. Ma i pastori chi erano? A quel tempo erano considerati gli ultimi tra il popolo ebraico (Mt 20, 16), le persone meno importanti se non addirittura disprezzate perché nomadi e “socialmente inferiori”. Sostanzialmente, dei poveracci! Gli ultimi o i più piccoli. Così infatti dirà Gesù:

 “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.”

È così che opera Dio. Lui ama gli “sfigati”, cioè quelli che secondo la mentalità umana sono i meno adatti ad arrivare alla Verità. Nell’Antico Testamento Dio preferisce sempre gli “sfigati”, da re Davide fino al profeta Geremia che annunciò quello che il popolo ebraico meno poteva concepire (l’esilio dalla Terra Santa), pare chiaro che la casta sacerdotale e l’intera popolazione venisse sempre ammonita o fatta progredire sulla retta via da persone su cui nessuno avrebbe mai scommesso nemmeno un soldo. Del resto avviene lo stesso con Gesù, rifiutato anche perché apparentemente di “umili origini”, e in tutta la storia della Chiesa cattolica. Santi e mistici, cioè i profeti del Cristianesimo, sono sempre stati figure piccole e insignificanti agli occhi dei potenti e delle alte gerarchie del clero. Qualche esempio? Sì, facciamolo! San Francesco d’Assisi, uno straccione per vocazione salvò la Chiesa nel XII secolo. Santa Giovanna d’Arco, una contadinella minuta e sempliciotta scelta da Dio per salvare la Francia e poi bruciata come strega proprio perché aveva umiliato i potenti della sua epoca. I veggenti che hanno visto la Madonna nel corso degli ultimi secoli? Tutti pastorelli ignoranti e/o bambini. E puntualmente questo era il pretesto con cui ogni volta una parte della Chiesa cercò di non riconoscerne la sincerità delle loro testimonianze, perché “troppo ignoranti”, “ingenui” o “poco importanti”. Potrei anche citare qualche pontefice al riguardo, giusto per farvi capire come il disprezzo per i piccoli sia sempre stato un problema anche della casta sacerdotale cristiana. Si citano con orgoglio i grandi padri o dottori della Chiesa, ma se analizzata la storia del Cristianesimo sono i più piccoli che salvarono la cristianità o dove Dio più si manifestò più grandemente. Ma mi fermo qui. Il mio intento non è quello di polemizzare, ma di far riflettere su di un fatto: Dio sceglie chi gli pare! E di solito predilige gli sfigati, o quelli considerati “meno adatti”, come del resto ricorda Maria Santissima (altra “piccola” anche lei!) nel Magnificat:

 “Abbatte i potenti dai troni, innalza gli umili.”

Il segreto dei Magi: l’umiltà

Ma allora perché Dio ha scelto anche i Magi, che invece trovarono il Messia con l’aiuto delle loro incredibili conoscenze? Può un uomo arrivare alla Verità anche per mezzo della conoscenza? Sì, la conoscenza può aiutare a incontrare Dio, ma a una condizione: l’umiltà. Ma cos’è l’umiltà? Oggi la si attribuisce al ritenersi di poco valore… in realtà il vero significato è ben altro: consapevolezza dei propri limiti. I Magi, sia secondo la tradizione che come riporta il Vangelo, erano estremamente colti, tanto che riuscirono a calcolare, come devi veri astronomi, dove li avrebbe condotti la stella che era il segno celeste tanto atteso per l’avvento del Re dei Re. Essi però non erano né ebrei né sacerdoti. Dunque, non avevano aspettative o sovrastrutture riguardo all’idea di come avrebbe dovuto manifestarsi il Messia, né difficoltà ad accettarne la divinità, essendo politeisti e aperti alla possibilità che il mondo, da un punto di vista cosmologico, era molto più grande e bello di quanto potessero immaginare. Erano aperti, come i più ignoranti tra i pastori, a ricevere la Verità, intimamente consapevoli che per quanto colti e dotti non conoscevano che una minima parte della realtà.  Un po’ come Socrate:

“Io so di non sapere.”

Questa consapevolezza è l’umiltà. La fede e la ragione vanno di pari passo, come insegna la Chiesa. Ma per fede non si intende il fideismo. Quest’ultimo è stupidità, c’è poco da fare. La vera fede è un profondo desiderio di bellezza. O meglio, l’intima consapevolezza che l’eternità creata supera di molto la nostra immaginazione. Ma di molto!  Il devozionismo, se non accompagnato dall’umiltà (la consapevolezza della propria condizione), porta alla superbia e non eleva affatto l’anima. Lo stesso vale per il dogmatismo. Addirittura la filosofia, la scienza e la teologia, sono rovina per l’uomo se non si ama Dio e se non si resta umili: aperti a tutto ciò che può superare la nostra immaginazione secondo un disegno infinitamente bello, che induce a desiderare di conoscerne più intimamente l’Autore. Questa umiltà è anche necessaria per la carità:

 “Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.” (1Corinzi 13, 1)

Il segreto dell’umiltà

Come si può essere umili? Il segreto è la predisposizione alla santità! Alcuni dicono:

Santi non si nasce, si diventa. E anche a fatica!

Non è così, almeno non sempre. I primi esseri umani erano santi dalla nascita, nati senza alcuna inclinazione al peccato. Sopratutto Maria Santissima è nata santa. Gesù è stato fin dal principio l’Unto del Signore: il Santissimo. Sì può nascere santi, cioè senza peccato originale, ma perdere questa condizione in seguito all’uso della libertà che può comportare una rottura nella nostra relazione con Dio. Va bene, oggi nasciamo tutti con le ferite conseguenti il peccato originale commesso da Adamo, ma questo non cambia la sostanza: la santità non è qualcosa che può essere spiegata in un’ottica meritocratica, come fanno molti cristianiLa santità è relazione con Dio. Essere umili è una predisposizione alla santità, perché si rende possibile la crescita di questa relazione con Dio Padre e si alimenta questo desiderio di essere un tutt’uno con Lui. I Magi, proprio perché molto colti ma non inutilmente sovrastrutturati, come invece lo erano gli ebrei, ebbero l’onore di « adorare il Messia » fin dalla Sua infanzia. Cioè, d’innamorarsene da subito! Eh sì, la semplicità di cuore rende più facile l’amore.  Così si ripeterà nella storia della Chiesa, quando già nel XII secolo i semplici cristiani considereranno certa l’Immacolata Concezione come una verità insindacabile, mentre i colti teologi del tempo dubiteranno di tale credenza perché potenzialmente “pericolosa” o “non cristocentrica”. Un po’ avviene lo stesso oggigiorno con il futuro dogma di Maria Corredentora… E così lo sarà ancora per molte altre cose in futuro… Dio sempre sceglierà gli “sfigati” per annunciare o realizzare cose incredibili che noi nemmeno ci immaginiamo.  Da rozzi barbari spaccatutto come Carlo Magno (che salvò la Cristianità a modo suo…) fino a sfigatissimi stramboidi come Filippo Neri, Dio sempre infrangerà il pregiudizio umano per portare avanti la Storia della Salvezza scegliendo coloro che meno ci piacciono.

Conclusione: siate Figli di Dio!

L’umiltà è l’inclinazione ad abbandonarsi più facilmente a qualcuno di più grande di noi. Al di là del ceto sociale, del grado culturale, dei titoli umani e addirittura dei propri limiti o pregi, ciò che ci rende umili è il sincero desiderio di una cosa grande e bella: essere bisognosi di Dio Padrenella consapevolezza che Lui ha preparato per noi qualcosa che di molto supera le nostre aspettative. Questa apertura del cuore e della mente, unita a un desiderio che solo lo Spirito di Dio può suscitare, ci apre la strada verso la Verità: la nostra chiamata ad essere anche noi, se lo vogliamo, figli di Dio. Così, come i Magi, non trasformeremo il loro desiderio di conoscenza in dannosi pregiudizi e/o gnosi, ma in un desiderio di bellezza che genererà la fede, quella autentica. Questo è il sentiero che intrapreso i Magi, che ebbero il dono di adorare il Messia ancora bimbo, conoscendolo per davvero e di partecipare a quell’incredibile avventura che chiamiamo Storia della Salvezza.

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