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Il rosario: una preghiera orientata alla contemplazione del volto di Cristo

Risponde don Diego Pancaldo, docente di Teologia spirituale alla Facoltà teologica dell'italia Centrale.

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Partendo da un’affermazione di Benedetto XVI, una lettrice ci chiede: è possibile fare l’esercizio di orazione mentale con il Rosario senza «violentare» l’essenza del Rosario? Risponde don Diego Pancaldo, docente di Teologia spirituale alla Facoltà teologica dell’italia Centrale.

Vorrei chiedere una delucidazione sull’uso del Santo Rosario. Per introdurre la mia domanda voglio partire da un passo tratto da un intervento di Papa Benedetto XVI risalente al 2011: «La meditazione non è alternativa al Rosario. In realtà, infatti, anche il Santo Rosario è una preghiera di meditazione: ripetendo l’Ave Maria siamo invitati a ripensare e a riflettere sul Mistero che abbiamo proclamato. Ma possiamo soffermarci pure su qualche intensa esperienza spirituale, su parole che ci sono rimaste impresse nel partecipare all’Eucaristia domenicale».

Ecco dunque il mio quesito: è possibile fare l’esercizio di orazione mentale con il Rosario senza «violentare» l’essenza del Rosario? Mi spiego. Per orazione mentale o meditazione con il Rosario di solito si intende il riflettere e contemplare il mistero che abbiamo proclamato. Io invece mi riferisco alla pratica ignaziana di usare memoria, intelletto, volontà per meditare e progredire nella virtù. Dal passo di Papa Benedetto XVI io capisco che potrei unire le due pratiche.

Faccio un esempio pratico. Voglio progredire nella virtù dell’umiltà: potrei iniziare contemplando il mistero dell’Incarnazione e meditare sull’umiltà di Maria. Dopo la prima decina però, non continuo col secondo mistero gaudioso ma mi esercito a richiamare alla memoria situazioni in cui qualcuno mi ha umiliato o ferito il mio orgoglio e cerco di non acconsentire ai moti di collera ma di mantenermi quieta.

Nello stesso tempo però ho paura di svuotare il Rosario dalla sua funzione principale e dignitosissima che è appunto quella di ripercorrere i Misteri della vita di Gesù e di ridurlo ad una recita sterile di Ave Maria.

Martina

Ritengo che la risposta alla lettrice sia contenuta proprio nella catechesi di Papa Benedetto del 17 agosto 2011 dedicata alla meditazione, a cui lei stessa si riferisce. Il Papa definisce la meditazione come «un fare memoria di quanto Dio ha fatto» e ricorda che nella tradizione cristiana questo tipo  di orazione mentale significa «un prendere contatto della nostra mente con il cuore di Dio». La figura di Maria che «custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore», diventa a tal proposito esemplare: «attenta a tutto quanto il Signore le ha detto e fatto medita, cioè prende contatto con diverse cose, approfondisce nel cuore».

Papa Benedetto insiste sulla necessità di questa interiorizzazione, sottolineando quanto sia importante anche per noi oggi raccoglierci per far risuonare in noi i misteri di Dio: «meditare quindi vuol dire creare in noi una situazione di raccoglimento, di silenzio interiore per riflettere, assimilare i misteri della nostra fede e ciò che Dio opera in noi». Afferma a tal proposito che ciò può avvenire in vari modi che elenca, distinguendoli senza sovrapporli e confonderli (lectio divina, lettura di testi spirituali, ecc…).

Il rosario è una preghiera di meditazione che ha un suo metodo specifico: «ripetendo l’Ave Maria siamo invitati a pensare e a riflettere sul mistero che abbiamo proclamato». Dunque l’attenzione dell’orante è rivolta al mistero così che chi prega possa partecipare allo sguardo contemplativo di Maria. Questa preghiera «esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso, che favoriscono nell’orante la meditazione dei misteri della vita del Signore, visti attraverso il cuore di Colei che al Signore fu più vicina e ne dischiudono le insondabili ricchezze» (Paolo VI, Marialis cultus, n.47). Il rosario si pone quindi «con una sua specificità nel variegato scenario della preghiera incessante» (Giovanni Paolo II, Rosarium Virginis Mariae, n.13). È un metodo valido che può essere migliorato, come afferma Giovanni Paolo II al numero 28 dello stesso testo, così da «esprimere con maggiore efficacia il suo legame con la vita cristiana» (N.35).

Tuttavia esso non può essere snaturato né forzosamente confuso con altri metodi. Il rosario ci permette di imparare Cristo da Maria, di conformarci a Cristo con Maria: è orientato «alla contemplazione incessante – in compagnia di Maria – del volto di Cristo» (N.15).

Diego Pancaldo

Originale: ToscanaOggi.it
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Il rosario: una preghiera orientata alla contemplazione del volto di Cristo

Risponde don Diego Pancaldo, docente di Teologia spirituale alla Facoltà teologica dell'italia Centrale.

  

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Partendo da un’affermazione di Benedetto XVI, una lettrice ci chiede: è possibile fare l’esercizio di orazione mentale con il Rosario senza «violentare» l’essenza del Rosario? Risponde don Diego Pancaldo, docente di Teologia spirituale alla Facoltà teologica dell’italia Centrale.

Vorrei chiedere una delucidazione sull’uso del Santo Rosario. Per introdurre la mia domanda voglio partire da un passo tratto da un intervento di Papa Benedetto XVI risalente al 2011: «La meditazione non è alternativa al Rosario. In realtà, infatti, anche il Santo Rosario è una preghiera di meditazione: ripetendo l’Ave Maria siamo invitati a ripensare e a riflettere sul Mistero che abbiamo proclamato. Ma possiamo soffermarci pure su qualche intensa esperienza spirituale, su parole che ci sono rimaste impresse nel partecipare all’Eucaristia domenicale».

Ecco dunque il mio quesito: è possibile fare l’esercizio di orazione mentale con il Rosario senza «violentare» l’essenza del Rosario? Mi spiego. Per orazione mentale o meditazione con il Rosario di solito si intende il riflettere e contemplare il mistero che abbiamo proclamato. Io invece mi riferisco alla pratica ignaziana di usare memoria, intelletto, volontà per meditare e progredire nella virtù. Dal passo di Papa Benedetto XVI io capisco che potrei unire le due pratiche.

Faccio un esempio pratico. Voglio progredire nella virtù dell’umiltà: potrei iniziare contemplando il mistero dell’Incarnazione e meditare sull’umiltà di Maria. Dopo la prima decina però, non continuo col secondo mistero gaudioso ma mi esercito a richiamare alla memoria situazioni in cui qualcuno mi ha umiliato o ferito il mio orgoglio e cerco di non acconsentire ai moti di collera ma di mantenermi quieta.

Nello stesso tempo però ho paura di svuotare il Rosario dalla sua funzione principale e dignitosissima che è appunto quella di ripercorrere i Misteri della vita di Gesù e di ridurlo ad una recita sterile di Ave Maria.

Martina

Ritengo che la risposta alla lettrice sia contenuta proprio nella catechesi di Papa Benedetto del 17 agosto 2011 dedicata alla meditazione, a cui lei stessa si riferisce. Il Papa definisce la meditazione come «un fare memoria di quanto Dio ha fatto» e ricorda che nella tradizione cristiana questo tipo  di orazione mentale significa «un prendere contatto della nostra mente con il cuore di Dio». La figura di Maria che «custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore», diventa a tal proposito esemplare: «attenta a tutto quanto il Signore le ha detto e fatto medita, cioè prende contatto con diverse cose, approfondisce nel cuore».

Papa Benedetto insiste sulla necessità di questa interiorizzazione, sottolineando quanto sia importante anche per noi oggi raccoglierci per far risuonare in noi i misteri di Dio: «meditare quindi vuol dire creare in noi una situazione di raccoglimento, di silenzio interiore per riflettere, assimilare i misteri della nostra fede e ciò che Dio opera in noi». Afferma a tal proposito che ciò può avvenire in vari modi che elenca, distinguendoli senza sovrapporli e confonderli (lectio divina, lettura di testi spirituali, ecc…).

Il rosario è una preghiera di meditazione che ha un suo metodo specifico: «ripetendo l’Ave Maria siamo invitati a pensare e a riflettere sul mistero che abbiamo proclamato». Dunque l’attenzione dell’orante è rivolta al mistero così che chi prega possa partecipare allo sguardo contemplativo di Maria. Questa preghiera «esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso, che favoriscono nell’orante la meditazione dei misteri della vita del Signore, visti attraverso il cuore di Colei che al Signore fu più vicina e ne dischiudono le insondabili ricchezze» (Paolo VI, Marialis cultus, n.47). Il rosario si pone quindi «con una sua specificità nel variegato scenario della preghiera incessante» (Giovanni Paolo II, Rosarium Virginis Mariae, n.13). È un metodo valido che può essere migliorato, come afferma Giovanni Paolo II al numero 28 dello stesso testo, così da «esprimere con maggiore efficacia il suo legame con la vita cristiana» (N.35).

Tuttavia esso non può essere snaturato né forzosamente confuso con altri metodi. Il rosario ci permette di imparare Cristo da Maria, di conformarci a Cristo con Maria: è orientato «alla contemplazione incessante – in compagnia di Maria – del volto di Cristo» (N.15).

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