6.3 C
Roma
Ven, 4 Dicembre 2020

ROTATE FOR FULL CONTENT

MOBILE THEME

Home Argomenti Vita cristiana Il prossimo: un incidente di percorso?

Il prossimo: un incidente di percorso?

- Advertisement -

E TU?
E TU?

«Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi» (Mc 12, 31). Nel dialogo con lo scriba, Gesù attraversa il cuore della legge, pronunciando con forza le prime parole dello Shemà, preghiera quotidiana del pio israelita, chiosandole con altre di consimile spessore: quelle sull’”amore per il prossimo”, definito, da lui stesso, il “comandamento più grande”.

Di fronte a tale pronunciamento, evidentemente, non si può restare indifferenti. Amare il prossimo non è qualcosa di “accessorio” o di “accidentale”; bensì intacca l’essenza stessa della relazione con Dio: è l’atto visibile che palesa l’intensità del nesso tra creatore e creatura. Senza la profonda commistione di rapporti tra Dio e credente, difficilmente si potrebbe tradurre il legame credente-prossimo, in una relazione d’amore; l’orizzonte – per quanto profondo – rimarrebbe vincolato a quello del “volersi bene”; un “amore grande e straordinario” ma non dalle fattezze agapiche. In aggiunta, non gioverebbe neppure il tentativo profondo, di legarsi alla semplice concezione di dio; infatti, solo la prospettiva cristiana – propositrice di un Dio incarnato, morto, risorto e asceso al cielo – ci permetterebbe di cogliere l’Amore nel suo senso più profondo.

Proseguendo in questa dinamica, se il “comandamento più grande” è l’amore per il prossimo, verrebbe allora da chiedersi, chi siano queste persone da amare al pari di se stessi, chi sia – insomma – questo prossimo tanto acclamato. Sarà lo stesso Gesù – nel vangelo di Luca – a rispondere a tale quesito; quando, messo alla prova da un dottore della legge, racconterà la famosa “parabola del buon Samaritano” (Lc 10, 25-37).  In buona sostanza, vero prossimo è la persona compassionevole, colui il quale è capace di far fronte al disagio altrui abbattendo ogni divario socio-religioso di sorta: ciascuno di noi.

Gesù, tuttavia, nella parabola, sembra spostare l’ago della bilancia sul benefattore; come a dire che, le affinità vanno procacciateil fratello da solo non può farsi prossimo; solo se nel cuore s’instaura un desiderio profondo di ricerca, quello che sembra un incidente di percorso si trasforma in un dono di Dio. In quest’ottica allora, si comprende come non c’è necessità di intraprendere lunghi viaggi, ma incominciare da chi ci sta accanto: dalla sorella, dal figlio, dal genitore, dal collega e così via. Chi ci sta vicino, allora, non è una parentesi o l’escamotage attraverso il quale riempire i buchi in agenda, ma il punto di partenza e vitale: la palestra necessaria, per allargare l’orizzonte della missione.

Giuseppe Gravante

«Il concetto di prossimo perde ogni carattere di consanguineità: il prossimo è colui al quale tu ti approssimi, viene sottolineata l’azione che devi compiere per riconoscere  il prossimo. Il Cristo rovescia la domanda: non devi più chiederti chi sia il tuo prossimo, ma che cosa fai tu per il tuo prossimo» (M. Cacciari). Approssimarsi all’altro, significa in primo luogo, imparare a identificarlo e rispettarlo per ciò che è, non per come lo vorremo!

Diversi errori si possono commettere a tal proposito, due in particolare. Il primo, la presunzione di camuffare l’altro in pseudo se stessi; è bene mantenere in costante evidenza le distinzioni, la vicinanza non corrisponde all’identificazione. L’altro va riconosciuto come un simile-dissimile, irriducibilmente altro e pur sempre straniero che, potrebbe venirci incontro, domani, come nemico (Cfr. F. Sguerso).

Il secondo errore, molto simile al primo, è l’ingenuità di specchiarsi nell’altro.Spogliare la propria natura per diventare altro – cosa evidentemente impossibile – per un malinteso senso di umiltà, dimenticando che il comandamento è: ama il tuo prossimo “come” te stesso (non più né meno). A maggior ragione che, nel rispettare l’altro, onoriamo noi e la nostra personalità; infatti, non potremo scorgere il nostro prossimo se non abbiamo ben chiara la nostra identità, la quale si costruisce e si delinea proprio nella relazione con l’alterità. Per tal motivo, approssimarsi all’altro significa anche, conoscere se stessi, o meglio, lo straniero che abita in noi.

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti

Il prossimo: un incidente di percorso?

- Advertisement -

E TU?
E TU?

«Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi» (Mc 12, 31). Nel dialogo con lo scriba, Gesù attraversa il cuore della legge, pronunciando con forza le prime parole dello Shemà, preghiera quotidiana del pio israelita, chiosandole con altre di consimile spessore: quelle sull’”amore per il prossimo”, definito, da lui stesso, il “comandamento più grande”.

Di fronte a tale pronunciamento, evidentemente, non si può restare indifferenti. Amare il prossimo non è qualcosa di “accessorio” o di “accidentale”; bensì intacca l’essenza stessa della relazione con Dio: è l’atto visibile che palesa l’intensità del nesso tra creatore e creatura. Senza la profonda commistione di rapporti tra Dio e credente, difficilmente si potrebbe tradurre il legame credente-prossimo, in una relazione d’amore; l’orizzonte – per quanto profondo – rimarrebbe vincolato a quello del “volersi bene”; un “amore grande e straordinario” ma non dalle fattezze agapiche. In aggiunta, non gioverebbe neppure il tentativo profondo, di legarsi alla semplice concezione di dio; infatti, solo la prospettiva cristiana – propositrice di un Dio incarnato, morto, risorto e asceso al cielo – ci permetterebbe di cogliere l’Amore nel suo senso più profondo.

Proseguendo in questa dinamica, se il “comandamento più grande” è l’amore per il prossimo, verrebbe allora da chiedersi, chi siano queste persone da amare al pari di se stessi, chi sia – insomma – questo prossimo tanto acclamato. Sarà lo stesso Gesù – nel vangelo di Luca – a rispondere a tale quesito; quando, messo alla prova da un dottore della legge, racconterà la famosa “parabola del buon Samaritano” (Lc 10, 25-37).  In buona sostanza, vero prossimo è la persona compassionevole, colui il quale è capace di far fronte al disagio altrui abbattendo ogni divario socio-religioso di sorta: ciascuno di noi.

Gesù, tuttavia, nella parabola, sembra spostare l’ago della bilancia sul benefattore; come a dire che, le affinità vanno procacciateil fratello da solo non può farsi prossimo; solo se nel cuore s’instaura un desiderio profondo di ricerca, quello che sembra un incidente di percorso si trasforma in un dono di Dio. In quest’ottica allora, si comprende come non c’è necessità di intraprendere lunghi viaggi, ma incominciare da chi ci sta accanto: dalla sorella, dal figlio, dal genitore, dal collega e così via. Chi ci sta vicino, allora, non è una parentesi o l’escamotage attraverso il quale riempire i buchi in agenda, ma il punto di partenza e vitale: la palestra necessaria, per allargare l’orizzonte della missione.

- Advertisement -

Giuseppe Gravante

«Il concetto di prossimo perde ogni carattere di consanguineità: il prossimo è colui al quale tu ti approssimi, viene sottolineata l’azione che devi compiere per riconoscere  il prossimo. Il Cristo rovescia la domanda: non devi più chiederti chi sia il tuo prossimo, ma che cosa fai tu per il tuo prossimo» (M. Cacciari). Approssimarsi all’altro, significa in primo luogo, imparare a identificarlo e rispettarlo per ciò che è, non per come lo vorremo!

Diversi errori si possono commettere a tal proposito, due in particolare. Il primo, la presunzione di camuffare l’altro in pseudo se stessi; è bene mantenere in costante evidenza le distinzioni, la vicinanza non corrisponde all’identificazione. L’altro va riconosciuto come un simile-dissimile, irriducibilmente altro e pur sempre straniero che, potrebbe venirci incontro, domani, come nemico (Cfr. F. Sguerso).

Il secondo errore, molto simile al primo, è l’ingenuità di specchiarsi nell’altro.Spogliare la propria natura per diventare altro – cosa evidentemente impossibile – per un malinteso senso di umiltà, dimenticando che il comandamento è: ama il tuo prossimo “come” te stesso (non più né meno). A maggior ragione che, nel rispettare l’altro, onoriamo noi e la nostra personalità; infatti, non potremo scorgere il nostro prossimo se non abbiamo ben chiara la nostra identità, la quale si costruisce e si delinea proprio nella relazione con l’alterità. Per tal motivo, approssimarsi all’altro significa anche, conoscere se stessi, o meglio, lo straniero che abita in noi.

- Advertisement -

Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.it

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti
291FansMi piace
985FollowerSegui
13,000FollowerSegui
640FollowerSegui
141IscrittiIscriviti

Top News

Top Video

Ultimi Articoli

Articoli Popolari

Che differenza c’è tra “padre” e “don”?

E quale titolo si utilizza per monaci e frati? Gentile direttore, forse la mia le sembrerà una domanda banale. Può però spiegarmi la differenza tra...

X Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 5 giungo 2016

IL VANGELO STRABICO X Domenica del tempo Ordinario   - C A  cura di Benito Giorgetta (1Re 17,17-24; Galati 1,11-19; Luca 7,11-17) Imparare a suonare lo spartito della compassione Ascoltiamo...

Francesco in Armenia, preghiera con Karekin II

Dopo quattro ore di volo comincia il viaggio di Francesco in Armenia. L'aereo con a bordo il Pontefice è partito questa mattina alle 9.20...

Mamma Natuzza parlava proprio con Gesù. Ecco un suo colloquio con il Re dei...

Io ero inquieta, turbata… Gesù: Alzati e piglia il ritmo dei vecchi tempi. Natuzza: Come parlate, Gesù? Cosa devo fare? Gesù: Ci sono tante cose che puoi...

XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B – 25 ottobre 2015

La 95° puntata del ciclo “Dalla vita alla Parola viva” – “Costruire comunità vive, aperte e accoglienti”. XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B Colore...

Libri consigliati

La tenerezza nel vangelo di Marco

Libri consigliati

“Se Dio è amore, tutto è amore”

Desiderio e sequela

Seguici su Instagram

Seguici su Facebook

Seguici su Twitter

Accessibility
0
Dicci il tuo pensiero, per favore commenta.x
()
x