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Il precetto festivo e l’imperativo ecumenico

La messa domenicale “prima ancora che come precetto, deve essere sentita come un’esigenza inscritta nella profondità dell’esistenza cristiana” (DD 81).

- Advertisement -
di: Andrea Grillo
 

Sui blog tradizionalisti si possono leggere spesso ricostruzioni del tutto caricaturali della tradizione ecclesiale (qui). Nelle quali il “precetto festivo” diventa il centro di tutta la vita ecclesiale, secondo un uso del codice che sembra davvero improprio e quasi ridicolo.

E pensare che sono almeno 20 anni che i papi, da Dies Domini in poi, hanno detto apertamente che il rapporto con l’eucaristia e con la Chiesa non può mai cominciare dal precetto: la messa domenicale “prima ancora che come precetto, deve essere sentita come un’esigenza inscritta nella profondità dell’esistenza cristiana” (DD 81). L’eucaristia non è anzitutto “un dovere della domenica”, ma un atto d’amore, un’esigenza vitale, un desiderio da realizzare. Così, dare giudizi su belle iniziative che nelle diocesi italiane vedono avviarsi o confermarsi cammini  di comunione non solo interna alla Chiesa cattolica, ma anche nei confronti di chiese non cattoliche, con la preoccupazione dell’“assolvere il precetto” pare davvero una prospettiva meschina e senza respiro.

Ricapitoliamo i fatti:

a) Nella cattedrale di Pinerolo una domenica si terrà una celebrazione della parola insieme a cristiani valdesi, presieduta dal vescovo e dal pastore valdese, e in essa sarà prevista, alla fine, anche la distribuzione della comunione. Il vescovo, che ne ha la facoltà, ha ritenuto che questa celebrazione “assolva il precetto domenicale”.

b) Nessuno viene impedito dalla libertà di assolvere il precetto altrove.

c) Va ricordato che la tradizione orientale ritiene che si assolva al precetto anche semplicemente partecipando al vespro della domenica.

Ma ciò che colpisce, nella ricostruzione fantasiosa dell’articolo su La nuova Bussola quotidiana (NBQ) è che non si dedica alcuno spazio al motivo di tale iniziativa della Diocesi di Pinerolo, ossia al percorso ecumenico di dialogo, di conoscenza, di riconoscimento e di comunione tra diverse confessioni. È evidente che, nella percezione della articolista di NBQ, dotata di un’ottica esclusivamente catechistica e giuridica, tutto si risolve nella cerchia delle evidenze cattoliche. Ma da 50 anni, nella Chiesa, accanto ai precetti classici, ci sono anche gli “imperativi ecumenici”. Una buona esperienza, maturata a Pinerolo, da decenni, permette ai vescovi del luogo di comprendere bene come la esperienza di comunione cattolica possa conoscere un precetto, onorato in Cristo, con una liturgia della parola, cui far seguire la distribuzione della comunione.

Il cammino della Chiesa, se letto con una lente troppo unilaterale, se ridotto soltanto alle norme, interpretate senza sapienza e senza equilibrio, si trasforma in non senso o in una farsa. Ma questo è il prodotto di prospettive distorte e insincere. I bravi pastori fortunatamente offrono al cammino della Chiesa strade molto più ricche e promettenti. Che possono collocare anche di domenica dei momenti di comunione con altre tradizioni cristiane. E giustamente possono considerare questi momenti come “imperativi ecumenici” del cammino ecclesiale.

Originale: Munera
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Il precetto festivo e l’imperativo ecumenico

La messa domenicale “prima ancora che come precetto, deve essere sentita come un’esigenza inscritta nella profondità dell’esistenza cristiana” (DD 81).

  

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Sui blog tradizionalisti si possono leggere spesso ricostruzioni del tutto caricaturali della tradizione ecclesiale (qui). Nelle quali il “precetto festivo” diventa il centro di tutta la vita ecclesiale, secondo un uso del codice che sembra davvero improprio e quasi ridicolo.

E pensare che sono almeno 20 anni che i papi, da Dies Domini in poi, hanno detto apertamente che il rapporto con l’eucaristia e con la Chiesa non può mai cominciare dal precetto: la messa domenicale “prima ancora che come precetto, deve essere sentita come un’esigenza inscritta nella profondità dell’esistenza cristiana” (DD 81). L’eucaristia non è anzitutto “un dovere della domenica”, ma un atto d’amore, un’esigenza vitale, un desiderio da realizzare. Così, dare giudizi su belle iniziative che nelle diocesi italiane vedono avviarsi o confermarsi cammini  di comunione non solo interna alla Chiesa cattolica, ma anche nei confronti di chiese non cattoliche, con la preoccupazione dell’“assolvere il precetto” pare davvero una prospettiva meschina e senza respiro.

Ricapitoliamo i fatti:

a) Nella cattedrale di Pinerolo una domenica si terrà una celebrazione della parola insieme a cristiani valdesi, presieduta dal vescovo e dal pastore valdese, e in essa sarà prevista, alla fine, anche la distribuzione della comunione. Il vescovo, che ne ha la facoltà, ha ritenuto che questa celebrazione “assolva il precetto domenicale”.

b) Nessuno viene impedito dalla libertà di assolvere il precetto altrove.

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c) Va ricordato che la tradizione orientale ritiene che si assolva al precetto anche semplicemente partecipando al vespro della domenica.

Ma ciò che colpisce, nella ricostruzione fantasiosa dell’articolo su La nuova Bussola quotidiana (NBQ) è che non si dedica alcuno spazio al motivo di tale iniziativa della Diocesi di Pinerolo, ossia al percorso ecumenico di dialogo, di conoscenza, di riconoscimento e di comunione tra diverse confessioni. È evidente che, nella percezione della articolista di NBQ, dotata di un’ottica esclusivamente catechistica e giuridica, tutto si risolve nella cerchia delle evidenze cattoliche. Ma da 50 anni, nella Chiesa, accanto ai precetti classici, ci sono anche gli “imperativi ecumenici”. Una buona esperienza, maturata a Pinerolo, da decenni, permette ai vescovi del luogo di comprendere bene come la esperienza di comunione cattolica possa conoscere un precetto, onorato in Cristo, con una liturgia della parola, cui far seguire la distribuzione della comunione.

Il cammino della Chiesa, se letto con una lente troppo unilaterale, se ridotto soltanto alle norme, interpretate senza sapienza e senza equilibrio, si trasforma in non senso o in una farsa. Ma questo è il prodotto di prospettive distorte e insincere. I bravi pastori fortunatamente offrono al cammino della Chiesa strade molto più ricche e promettenti. Che possono collocare anche di domenica dei momenti di comunione con altre tradizioni cristiane. E giustamente possono considerare questi momenti come “imperativi ecumenici” del cammino ecclesiale.

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