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“Il piccolo Gesù ci ricorda che la metà dei profughi sono bambini”

«Spalancare i cancelli dei campi dei rifugiati e consentire ai giovani migranti di inserirsi nelle società»

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Il Papa incontra artisti e organizzatori del concerto di Natale di domani in Vaticano: «Spalancare i cancelli dei campi dei rifugiati e consentire ai giovani migranti di inserirsi nelle società»

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO
 

Gesù Bambino «ci ricorda così che la metà dei profughi di oggi, nel mondo, sono bambini, incolpevoli vittime delle ingiustizie umane»: agli artisti e agli organizzatori del concerto di Natale che avrà luogo domani in Vaticano, il Papa ha rivolto un discorso incentrato sui migranti, sottolineando che «per lasciare tutto – casa, parenti, patria – e affrontare l’ignoto, bisogna avere patito una situazione molto pesante», e ha auspicato che queste persone non siano ricevute con «indifferenza o, peggio, insofferenza», augurandosi che si possano «spalancare i cancelli dei campi profughi e consentire ai giovani migranti di inserirsi nelle società» in cui giungono. 

L’edizione di quest’anno del concerto, che si svolgerà domani sera, 15 dicembre, in aula Paolo VI, e sarà poi trasmesso su Canale 5 (Mediaset) la notte di Natale alle ore 21.30, ed in replica il 25 dicembre a partire dalle 13.30, sostiene due interventi: il primo, è realizzato da Missioni Don Bosco Valdocco Onlus in Uganda, dove hanno trovato riparo molte persone provenienti dai vicini paesi in conflitto (su tutti il Sud Sudan, in guerra dal 2013); il secondo, vede la fondazione pontificia “Scholas Occurrentes”, nata da un’iniziativa di Jorge Mario Bergoglio quando era arcivescovo di Buenos Aires, intervenire ad Erbil, in Iraq, dove la guerra ha posto una pesante ipoteca sul futuro di un’intera generazione. Due progetti, ha detto il Papa nel ringraziarli, che «hanno raccolto questo appello a “fare rete con l’educazione”, cooperando alla trasmissione del messaggio di speranza del Natale». 

Il Natale «è sempre nuovo, perché ci invita a rinascere nella fede, ad aprirci alla speranza, a riaccendere la carità», ha detto il Papa nel suo discorso ad artisti e organizzatori ricevuti nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico. «Quest’anno, in particolare, ci chiama a riflettere sulla situazione di tanti uomini, donne e bambini del nostro tempo – migranti, profughi e rifugiati – in marcia per fuggire dalle guerre, dalle miserie causate da ingiustizie sociali e dai cambiamenti climatici. Per lasciare tutto – casa, parenti, patria – e affrontare l’ignoto, bisogna avere patito una situazione molto pesante!». Anche Gesù, ha sottolineato il Papa, «proveniva “da un altro luogo”» e «quando l’ira violenta di Erode si abbatté sul territorio di Betlemme, la Santa Famiglia di Nazareth visse l’angoscia della persecuzione e, guidata da Dio, si rifugiò in Egitto. Il piccolo Gesù – ha detto il Papa – ci ricorda così che la metà dei profughi di oggi, nel mondo, sono bambini, incolpevoli vittime delle ingiustizie umane». 

A «questi drammi», ha detto ancora Jorge Mario Bergoglio, «la Chiesa risponde con tante iniziative di solidarietà e assistenza, di ospitalità e accoglienza. C’è sempre molto da fare, ci sono tante sofferenze da lenire e problemi da risolvere. C’è bisogno di un coordinamento maggiore, di azioni più organizzate, in grado di abbracciare ogni persona, gruppo e comunità, secondo il disegno di fraternità che accomuna tutti. Ecco perché è necessario fare rete. Fare rete con l’educazione, prima di tutto per istruire i più piccoli fra i migranti, cioè coloro che invece di sedere fra i banchi di scuola, come tanti coetanei, passano le giornate facendo lunghe marce a piedi, o su mezzi di fortuna e pericolosi. Anche loro hanno bisogno di una formazione per potere un domani lavorare e partecipare da cittadini consapevoli al bene comune».

«E nello stesso tempo si tratta di educarci tutti all’accoglienza e alla solidarietà, per evitare – ha detto il Papa – che i migranti e i profughi incontrino, sul loro cammino, indifferenza o, peggio, insofferenza. Fare rete con l’educazione significa permettere alle persone di rialzarsi in piedi, di rimettersi in cammino con piena dignità, con la forza e il coraggio per affrontare la vita valorizzando i propri talenti e la propria operosità. Fare rete con l’educazione è una soluzione valida – ha rimarcato Francesco – per spalancare i cancelli dei campi profughi, consentire ai giovani migranti di inserirsi nelle società nuove, incontrando solidarietà e generosità e promuovendole a loro volta».

 

Il Papa ha concluso sottolineando che «da sempre la missione della Chiesa si è manifestata anche attraverso la creatività e la genialità degli artisti, perché essi, con le loro opere, riescono a raggiungere i risvolti più intimi della coscienza degli uomini e delle donne di ogni tempo. Per questo, a voi qui presenti, va il mio grazie e il mio incoraggiamento a proseguire nel vostro lavoro, per accendere in ogni cuore il calore e la tenerezza del Natale». 

Al concerto, promosso dalla congregazione vaticana per l’Educazione cattolica guidata dal cardinale Giuseppe Versaldi ed organizzato dalla Prime Time Promotions, sono previsti i seguenti artisti: Anastacia (Usa), Alessandra Amoroso (Italia), Edoardo Bennato (Italia), Fabrizio Bosso (Italia), Dee Dee Bridgewater (Usa), Giovanni Caccamo (Italia), Josè Feliciano (Puerto Rico), Andrea Griminelli (Italia), Raphael Gualazzi (Italia), Hussain Al Jassmi (Uae), Ermal Meta (Albania), Mihail (Romania), Álvaro Soler (Spagna), Gheorghe Zamfir (Romania), New Direction Tennessee State Gospel Choir (Usa), Art Voice Academy (Italia), Piccolo Coro Le Dolci Note (Italia), e inoltre è prevista la partecipazione straordinaria di Miguel Angel Zotto e Daiana Guspero (Argentina).

Ci sarà infine l’Orchestra Universale Sinfonica Italiana diretta dal maestro Renato Serio col maestro collaboratore Stefano Zavattoni. È possibile sostenere i progetti inviando un Sms solidale al numero 45530, già attivato e valido fino al 15 gennaio 2019. Al Concerto, sono stati invitati alcuni migranti e senzatetto, accolti durante l’anno dalle realtà cristiane di Roma.

 

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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“Il piccolo Gesù ci ricorda che la metà dei profughi sono bambini”

«Spalancare i cancelli dei campi dei rifugiati e consentire ai giovani migranti di inserirsi nelle società»

  

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IACOPO SCARAMUZZI
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Gesù Bambino «ci ricorda così che la metà dei profughi di oggi, nel mondo, sono bambini, incolpevoli vittime delle ingiustizie umane»: agli artisti e agli organizzatori del concerto di Natale che avrà luogo domani in Vaticano, il Papa ha rivolto un discorso incentrato sui migranti, sottolineando che «per lasciare tutto – casa, parenti, patria – e affrontare l’ignoto, bisogna avere patito una situazione molto pesante», e ha auspicato che queste persone non siano ricevute con «indifferenza o, peggio, insofferenza», augurandosi che si possano «spalancare i cancelli dei campi profughi e consentire ai giovani migranti di inserirsi nelle società» in cui giungono. 

L’edizione di quest’anno del concerto, che si svolgerà domani sera, 15 dicembre, in aula Paolo VI, e sarà poi trasmesso su Canale 5 (Mediaset) la notte di Natale alle ore 21.30, ed in replica il 25 dicembre a partire dalle 13.30, sostiene due interventi: il primo, è realizzato da Missioni Don Bosco Valdocco Onlus in Uganda, dove hanno trovato riparo molte persone provenienti dai vicini paesi in conflitto (su tutti il Sud Sudan, in guerra dal 2013); il secondo, vede la fondazione pontificia “Scholas Occurrentes”, nata da un’iniziativa di Jorge Mario Bergoglio quando era arcivescovo di Buenos Aires, intervenire ad Erbil, in Iraq, dove la guerra ha posto una pesante ipoteca sul futuro di un’intera generazione. Due progetti, ha detto il Papa nel ringraziarli, che «hanno raccolto questo appello a “fare rete con l’educazione”, cooperando alla trasmissione del messaggio di speranza del Natale». 

Il Natale «è sempre nuovo, perché ci invita a rinascere nella fede, ad aprirci alla speranza, a riaccendere la carità», ha detto il Papa nel suo discorso ad artisti e organizzatori ricevuti nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico. «Quest’anno, in particolare, ci chiama a riflettere sulla situazione di tanti uomini, donne e bambini del nostro tempo – migranti, profughi e rifugiati – in marcia per fuggire dalle guerre, dalle miserie causate da ingiustizie sociali e dai cambiamenti climatici. Per lasciare tutto – casa, parenti, patria – e affrontare l’ignoto, bisogna avere patito una situazione molto pesante!». Anche Gesù, ha sottolineato il Papa, «proveniva “da un altro luogo”» e «quando l’ira violenta di Erode si abbatté sul territorio di Betlemme, la Santa Famiglia di Nazareth visse l’angoscia della persecuzione e, guidata da Dio, si rifugiò in Egitto. Il piccolo Gesù – ha detto il Papa – ci ricorda così che la metà dei profughi di oggi, nel mondo, sono bambini, incolpevoli vittime delle ingiustizie umane». 

A «questi drammi», ha detto ancora Jorge Mario Bergoglio, «la Chiesa risponde con tante iniziative di solidarietà e assistenza, di ospitalità e accoglienza. C’è sempre molto da fare, ci sono tante sofferenze da lenire e problemi da risolvere. C’è bisogno di un coordinamento maggiore, di azioni più organizzate, in grado di abbracciare ogni persona, gruppo e comunità, secondo il disegno di fraternità che accomuna tutti. Ecco perché è necessario fare rete. Fare rete con l’educazione, prima di tutto per istruire i più piccoli fra i migranti, cioè coloro che invece di sedere fra i banchi di scuola, come tanti coetanei, passano le giornate facendo lunghe marce a piedi, o su mezzi di fortuna e pericolosi. Anche loro hanno bisogno di una formazione per potere un domani lavorare e partecipare da cittadini consapevoli al bene comune».

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«E nello stesso tempo si tratta di educarci tutti all’accoglienza e alla solidarietà, per evitare – ha detto il Papa – che i migranti e i profughi incontrino, sul loro cammino, indifferenza o, peggio, insofferenza. Fare rete con l’educazione significa permettere alle persone di rialzarsi in piedi, di rimettersi in cammino con piena dignità, con la forza e il coraggio per affrontare la vita valorizzando i propri talenti e la propria operosità. Fare rete con l’educazione è una soluzione valida – ha rimarcato Francesco – per spalancare i cancelli dei campi profughi, consentire ai giovani migranti di inserirsi nelle società nuove, incontrando solidarietà e generosità e promuovendole a loro volta».

 

Il Papa ha concluso sottolineando che «da sempre la missione della Chiesa si è manifestata anche attraverso la creatività e la genialità degli artisti, perché essi, con le loro opere, riescono a raggiungere i risvolti più intimi della coscienza degli uomini e delle donne di ogni tempo. Per questo, a voi qui presenti, va il mio grazie e il mio incoraggiamento a proseguire nel vostro lavoro, per accendere in ogni cuore il calore e la tenerezza del Natale». 

Al concerto, promosso dalla congregazione vaticana per l’Educazione cattolica guidata dal cardinale Giuseppe Versaldi ed organizzato dalla Prime Time Promotions, sono previsti i seguenti artisti: Anastacia (Usa), Alessandra Amoroso (Italia), Edoardo Bennato (Italia), Fabrizio Bosso (Italia), Dee Dee Bridgewater (Usa), Giovanni Caccamo (Italia), Josè Feliciano (Puerto Rico), Andrea Griminelli (Italia), Raphael Gualazzi (Italia), Hussain Al Jassmi (Uae), Ermal Meta (Albania), Mihail (Romania), Álvaro Soler (Spagna), Gheorghe Zamfir (Romania), New Direction Tennessee State Gospel Choir (Usa), Art Voice Academy (Italia), Piccolo Coro Le Dolci Note (Italia), e inoltre è prevista la partecipazione straordinaria di Miguel Angel Zotto e Daiana Guspero (Argentina).

Ci sarà infine l’Orchestra Universale Sinfonica Italiana diretta dal maestro Renato Serio col maestro collaboratore Stefano Zavattoni. È possibile sostenere i progetti inviando un Sms solidale al numero 45530, già attivato e valido fino al 15 gennaio 2019. Al Concerto, sono stati invitati alcuni migranti e senzatetto, accolti durante l’anno dalle realtà cristiane di Roma.

 

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