Il Papa: vivere per servire, onori e potere passano senza traccia

«Siamo di passaggio» in questa vita e in cammino verso il cielo.


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Messa per i cardinali e vescovi morti nell’ultimo anno: «no alla “cultura del trucco” che cura le apparenze», «una vita scialba e abitudinaria non è degna di Dio»

SALVATORE CERNUZIO
CITTÀ DEL VATICANO

«Siamo di passaggio» in questa vita e in cammino verso il cielo. Per prepararsi a questo «è indispensabile» prendere «le distanze dalle apparenze mondane», dicendo «no alla “cultura del trucco”, che insegna a curare le apparenze». Nella messa a San Pietro in suffragio dei cardinali e vescovi defunti nel corso dell’anno, Papa Francesco invita ad ampliare lo sguardo verso le cose eterne, non fissandosi sulle «dinamiche terrene». «Guardiamo oltre», perché «quello che il mondo cerca e ostenta – gli onori, la potenza, le apparenze, la gloria – passa, senza lasciare nulla», afferma il Pontefice. Che cita la celebre frase del “Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry, «l’essenziale è invisibile agli occhi», per rilanciare il monito di San Paolo: «Non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne». 

 
Papa Bergoglio esorta a purificare il cuore, «l’interno dell’uomo, prezioso agli occhi di Dio» e «non l’esterno, che svanisce», e a vivere la vita come una perenne preparazione alle nozze con lo Sposo, Gesù Cristo. L’omelia trae le mosse dalla parabola evangelica delle dieci vergini che «uscirono incontro allo sposo». «Per tutti la vita è una chiamata continua ad uscire: dal grembo della madre, dalla casa dove si è nati, dall’infanzia alla gioventù e dalla gioventù all’età adulta, fino all’uscita da questo mondo», osserva il Pontefice. «Anche per i ministri del Vangelo la vita è in continua uscita: dalla casa di famiglia a quella dove la Chiesa ci manda, da un servizio all’altro; siamo sempre di passaggio, fino al passaggio finale». 
 
Questa «uscita continua» ha un fine, una meta e un senso: andare incontro a Gesù. Questo dà «orientamento alla vita. Non altro», sottolinea il Papa. «È il finale che illumina ciò che precede. E come la semina si giudica dal raccolto, così il cammino della vita si imposta a partire dalla meta». 
 
Allora vivere diventa «una quotidiana preparazione alle nozze, un grande fidanzamento». «Chiediamoci», domanda il Vescovo di Roma, «vivo come uno che prepara l’incontro con lo sposo? Nel ministero, dietro a tutti gli incontri, le attività da organizzare e le pratiche da trattare, non va scordato il filo che unisce tutta la trama: l’attesa dello sposo. Il centro non può che essere un cuore che ama il Signore». E di fronte al Signore «non contano le apparenze», quelle propinate dal mondo, ma «conta il cuore». 
 
Il Papa si sofferma poi su un elemento in particolare della parabola del Vangelo: l’olio portato dalle dieci vergini. Esso «esiste per farsi consumare. Solo bruciandosi illumina». «Così la vita: diffonde luce solo se si consuma, se si spende nel servizio. Il segreto per vivere è vivere per servire. Il servizio è il biglietto da esibire all’ingresso delle nozze eterne. Ciò che della vita resta, davanti alla soglia dell’eternità, non è quanto abbiamo guadagnato, ma quanto abbiamo donato», afferma Francesco. Ed è vero che «servire costa, perché significa spendersi, consumarsi», ma «nel nostro ministero non serve per vivere chi non vive per servire. Chi custodisce troppo la propria vita, la perde».  
 
Questa fiamma del servizio va alimentata con l’amore, evidenzia il Papa. «La grande tentazione è appiattirsi in una vita senza amore, che è come un vaso vuoto, come una lampada spenta. Se non si investe nell’amore, la vita si spegne». Non ci si può quindi «adagiare in una vita sedentaria, piatta e orizzontale, che va avanti senza slancio, cercando piccole soddisfazioni e inseguendo riconoscimenti effimeri. Una vita scialba, abitudinaria, che si accontenta di fare i propri doveri senza donarsi non è degna dello Sposo», chiosa il Papa. 
 
Allora, conclude, «domandiamo l’intercessione di chi ha vissuto senza voler apparire, di chi ha servito di cuore, di chi si è preparato giorno per giorno all’incontro col Signore. Sull’esempio di questi testimoni, che grazie a Dio ci sono, e sono tanti, non accontentiamoci di una vista breve sull’oggi; desideriamo invece uno sguardo che va oltre, alle nozze che ci attendono».  
 
Nel corso della messa Papa Francesco ricorda quindi i cardinali, i vescovi e gli arcivescovi scomparsi negli ultimi dodici mesi: 154 i presuli, nove i porporati. Sono questi: Bernard Panafieu , arcivescovo emerito di Marsiglia (Francia); Andrea Cordero Lanza di Montezemolo , arciprete emerito della Basilica di San Paolo fuori le Mura; Bernard Francis Law , arciprete emerito della Basilica di Santa Maria Maggiore; Karl Lehmann, vescovo emerito di Mainz (Germania); Keith Michael Patrick O’Brien , arcivescovo emerito di Saint Andrews e Edinburgo (Gran Bretagna); Ignace Pierre VIII Abdel-Ahad, patriarca emerito di Antiochia dei Siri (Libano); Dario Castrillon Hoyos , presidente emerito della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”; Miguel Obando Bravo , arcivescovo emerito di Managua (Nicaragua); Jean-Louis Tauran , camerlengo e presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. 

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