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Il Papa: una società più umana è possibile

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Penultima giornata in America Latina per il Papa, sabato, la seconda in Paraguay.

La visita all’ospedale pediatrico
​Papa Francesco è arrivato all’ospedale pediatrico “Ninos de Acosta Nu”, attorno alle 8.30 di mattina (le 14.30 in Italia), nella città paraguayana di San Lorenzo.

Francesco ha visitato diversi reparti del “Nina”, che ospita una 90ina di malati, e quando ha incontrato i degenti e i loro familiari, alcuni ragazzi lo hanno circondato e abbracciato tutti insieme. Uno poi si è fermato a lungo con la testa sulla spalla del Papa e poi gli ha donato il tesserino dell’ospedale: “Non ho altro da darti”, ha detto al Pontefice che era evidentemente commosso.

Poi Francesco ha preso la parola, accantonando il discorso scritto che aveva preparato, ricordando che nel Vangelo “per Gesù i bambini sono molto importanti perché ci dice a tutti noi grandi che se nel nostro cuorenon agiamo come i bambini non possiamo entrare nel regno dei cieli“.
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“I bambini sono semplici e allegri”, ha detto ancora Bergoglio, “Gesù si arrabbiava quando non permettevano ai bambini di avvicinarsi a lui. I bambini erano tra i favoriti di Gesù. Non che non gli piacessero i grandi, ma era felice quando poteva stare con loro. Gli piaceva la loro amicizia e compagnia”. Il Papa ha esortato tutti a essere “umili e spontanei come i bambini, che non hanno vergogna”.

“È un ospedale dove bambini soffrono, prego anche per i genitori di questi bambini: che abbiano forza e coraggio che solo le mamme e i papà riescono ad avere”.

La valigia della speranza con i disegni dei bimbi
C’era anche una ‘valigia della speranza’ con tante lettere e disegni tra i doni per il Papa. “Grazie sua Santità!”, ha commentato su twitter Nanci Garay, una delle dottoresse dell’ospedale, dove il Papa si è fatto scattare foto con i bambini e il personale.

Il santuario di Caacupè

Dopo aver visitato l’ospedale, il Papa si è trasferito nell’area del Santuario della Virgin de Caacupè per celebrare una messa molto attesa, tra i momenti più significativi della visita in corso in Paraguay.

La località è a una 50ina di chilometri da Asuncion; lì si trova il grande santuario dedicato alla Vergine. Caacupè in lingua guaranì significa “Dietro il Monte”; il santuario è sorto nel luogo inospitale e privo all’epoca di fonti d’acqua e di qualunque cibo, dove trovò rifugio nel sedicesimo secolo un indigeno cristiano, Josè, fuggito per salvarsi da un’inondazione, e per ringraziare la Vergine del miracolo di averlo salvato scolpì una piccola statua di Maria in legno.

Il regalo del Papa, comunicato alla fine della messa, è stato quello di elevare il santuario al rango di Basilica Pontificia minore.
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Tra i tanti fedeli, molti dei quali giunti dalle zone più lontane del Paraguay, anche molti argentini, arrivati da Buenos Aires e altre città negli ultimi due giorni.

Papa Francesco ha voluto rendere omaggio alle “donne e madri paraguayane, che con gran coraggio e abnegazione, avete saputo rialzare un Paese distrutto, sprofondato, sommerso dalla guerra”. “Voi – ha detto a conclusione dell’omelia – avete la memoria, il patrimonio genetico di quelle che hanno ricostruito la vita, la fede, la dignità del vostro Popolo. Come Maria, avete vissuto situazioni molto ma molto difficili, che secondo una logica comune sarebbero contrarie ad ogni fede”.

“Come Maria – ha continuato – spinte e sostenute dal suo esempio, avete continuato a credere, anche ‘sperando contro ogni speranza’. Quando tutto sembrava crollare, insieme a Maria vi dicevate: Non temiamo, il Signore è con noi, è col nostro Popolo, con le nostre famiglie, facciamo quello che Lui ci dice. E lì avete trovato ieri e trovate oggi la forza per non lasciare che questa terra finisca nel caos. Dio benedica questa tenacia, Dio benedica e conforti la vostra fede, Dio benedica la donna paraguayana, la più gloriosa d’America”.

“Siate voi – ha chiesto infine il Papa rivolgendosi a tutti i paraguayani – i portatori di questa fede, di questa vita, di questa speranza. Siate voi i costruttori di questo oggi e domani paraguayano. Non perdere la memoria, le radici, le tante testimonianze che avete ricevuto di gente credente e messa a rischio dalle sue lotte”.

L’abbraccio con le figlie dell’amica assassinata
Un lungo abbraccio tra Papa Francesco e le figlie Esther Ballestrino, che era stata suo capo nel laboratorio chimico dove lavorava da ragazzo e poi fu vittima del regime militare argentino. È stata “la persona che m’insegnò a pensare, era una paraguaiana simpatizzante del comunismo, alla quale anni dopo, durante l’ultima dittatura, furono sequestrati la figlia e il genero. Poi, lei stessa, insieme con le suore Alice Domon e Leonie Duquet, fu sequestrata e assassinata”, ha detto recentemente Francesco e certo ha ripetuto oggi a Ana Mara e Mabel Careaga Ballestrino, figlie di Esther, che in Argentina nel 1977, fu sequestrata da funzionari della Polizia politica della dittatura e poi scomparve per sempre. Di lei non si è mai saputo nulla. “Oggi il Santo Padre dopo aver appreso che erano presenti le figlie di Esther, è uscito all’esterno della Nunziatura per incontrarle e si è stretto a loro in un caldo abbraccio”, riferisce il giornalista cileno Luis Badilla, esperto di America Latina della Radio Vaticana e direttore del sito “Il Sismografo”.

L’incontro con la società civile
Più tardi il Papa ha incontrato i rappresentanti della società civile allo stadio Leon Condou ad Asuncion. «Il Paraguay è noto in tutto il mondo per essere stato la terra dove iniziarono le “Riduzioni”, una delle più interessanti esperienze di evangelizzazione e di organizzazione sociale della storia», ha detto il Papa, indicando l’esperienza fondativa come modello sociale della quale sono stati fautori i gesuiti e che ha dato un’impronta alla presenza missionaria della Chiesa in Paraguay. «Il Vangelo era l’anima e la vita di queste comunità dove non c’era fame, né disoccupazione, né analfabetismo né oppressione», ha detto il Papa. Un’esperienza storica questa «che ci insegna come una società più umana è possibile anche oggi». Quando c’è amore per l’uomo, e volontà di servirlo, è possibile creare le condizioni “affinché tutti abbiano accesso a beni necessari, senza che nessuno sia escluso».

Nuovamente ha ripetuto l’invito a non rassegnarsi e a collaborare insieme per un cambiamento. Il Papa ha ribadito la modalità del dialogo per affrontare le situazioni che è alla base della cultura dell’incontro. «Le autentiche culture non sono chiuse in sé stesse, ma sono chiamate ad incontrarsi con altre culture e creare nuove realtà. Senza questo presupposto essenziale, senza questa base di fraternità sarà molto difficile giungere al dialogo. Se qualcuno considera che ci sono persone, culture, situazioni di seconda, terza o quarta categoria… qualcosa di sicuro andrà male, perché manca semplicemente il minimo, il riconoscimento della dignità dell’altro». Francesco ha citato infine la poesia di Carlos Miguel Giménez ripresa nel suo intervento dal vescovo Adalberto Martínez perché «penso – ha detto – che riassuma bene quello che volevo dirvi: “Sogno un paradiso senza guerra tra fratelli, ricco di uomini sani di anima e cuore… e un Dio che benedice la sua nuova ascensione”».

Ultimo appuntamento del sabato, i vespri con vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi e suore, seminaristi e movimenti cattolici, nella cattedrale dell’Assunta.

La visita a Banado Norte

Domenica mattina (pomeriggio in Italia), ultimo giorno del viaggio, il Papa visita la popolazione di Banado Norte, una zona molto povera e acquitrinosa di Asuncion, in cui la Chiesa ha attivato diversi programmi di assistenza.
Francesco visiterà la modesta cappella di San Giovanni Battista, affacciata su un campo sportivo in terra, dove si riuniranno circa 2 mila persone per ascoltare il suo breve discorso.
Alle 10 (le 16 in Italia) celebra la messa nel campo grande di Nu Guazu, prima di pranzare con i vescovi paraguaiani, poi incontrare i giovani del Paese nel pomeriggio e imbarcarsi sull’aereo che lo riporterà, lunedì alle 13.45, a Roma.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Il Papa: una società più umana è possibile

  

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Penultima giornata in America Latina per il Papa, sabato, la seconda in Paraguay.

La visita all’ospedale pediatrico
​Papa Francesco è arrivato all’ospedale pediatrico “Ninos de Acosta Nu”, attorno alle 8.30 di mattina (le 14.30 in Italia), nella città paraguayana di San Lorenzo.

Francesco ha visitato diversi reparti del “Nina”, che ospita una 90ina di malati, e quando ha incontrato i degenti e i loro familiari, alcuni ragazzi lo hanno circondato e abbracciato tutti insieme. Uno poi si è fermato a lungo con la testa sulla spalla del Papa e poi gli ha donato il tesserino dell’ospedale: “Non ho altro da darti”, ha detto al Pontefice che era evidentemente commosso.

Poi Francesco ha preso la parola, accantonando il discorso scritto che aveva preparato, ricordando che nel Vangelo “per Gesù i bambini sono molto importanti perché ci dice a tutti noi grandi che se nel nostro cuorenon agiamo come i bambini non possiamo entrare nel regno dei cieli“.
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“I bambini sono semplici e allegri”, ha detto ancora Bergoglio, “Gesù si arrabbiava quando non permettevano ai bambini di avvicinarsi a lui. I bambini erano tra i favoriti di Gesù. Non che non gli piacessero i grandi, ma era felice quando poteva stare con loro. Gli piaceva la loro amicizia e compagnia”. Il Papa ha esortato tutti a essere “umili e spontanei come i bambini, che non hanno vergogna”.

“È un ospedale dove bambini soffrono, prego anche per i genitori di questi bambini: che abbiano forza e coraggio che solo le mamme e i papà riescono ad avere”.

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C’era anche una ‘valigia della speranza’ con tante lettere e disegni tra i doni per il Papa. “Grazie sua Santità!”, ha commentato su twitter Nanci Garay, una delle dottoresse dell’ospedale, dove il Papa si è fatto scattare foto con i bambini e il personale.

Il santuario di Caacupè

Dopo aver visitato l’ospedale, il Papa si è trasferito nell’area del Santuario della Virgin de Caacupè per celebrare una messa molto attesa, tra i momenti più significativi della visita in corso in Paraguay.

La località è a una 50ina di chilometri da Asuncion; lì si trova il grande santuario dedicato alla Vergine. Caacupè in lingua guaranì significa “Dietro il Monte”; il santuario è sorto nel luogo inospitale e privo all’epoca di fonti d’acqua e di qualunque cibo, dove trovò rifugio nel sedicesimo secolo un indigeno cristiano, Josè, fuggito per salvarsi da un’inondazione, e per ringraziare la Vergine del miracolo di averlo salvato scolpì una piccola statua di Maria in legno.

Il regalo del Papa, comunicato alla fine della messa, è stato quello di elevare il santuario al rango di Basilica Pontificia minore.
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Tra i tanti fedeli, molti dei quali giunti dalle zone più lontane del Paraguay, anche molti argentini, arrivati da Buenos Aires e altre città negli ultimi due giorni.

Papa Francesco ha voluto rendere omaggio alle “donne e madri paraguayane, che con gran coraggio e abnegazione, avete saputo rialzare un Paese distrutto, sprofondato, sommerso dalla guerra”. “Voi – ha detto a conclusione dell’omelia – avete la memoria, il patrimonio genetico di quelle che hanno ricostruito la vita, la fede, la dignità del vostro Popolo. Come Maria, avete vissuto situazioni molto ma molto difficili, che secondo una logica comune sarebbero contrarie ad ogni fede”.

“Come Maria – ha continuato – spinte e sostenute dal suo esempio, avete continuato a credere, anche ‘sperando contro ogni speranza’. Quando tutto sembrava crollare, insieme a Maria vi dicevate: Non temiamo, il Signore è con noi, è col nostro Popolo, con le nostre famiglie, facciamo quello che Lui ci dice. E lì avete trovato ieri e trovate oggi la forza per non lasciare che questa terra finisca nel caos. Dio benedica questa tenacia, Dio benedica e conforti la vostra fede, Dio benedica la donna paraguayana, la più gloriosa d’America”.

“Siate voi – ha chiesto infine il Papa rivolgendosi a tutti i paraguayani – i portatori di questa fede, di questa vita, di questa speranza. Siate voi i costruttori di questo oggi e domani paraguayano. Non perdere la memoria, le radici, le tante testimonianze che avete ricevuto di gente credente e messa a rischio dalle sue lotte”.

L’abbraccio con le figlie dell’amica assassinata
Un lungo abbraccio tra Papa Francesco e le figlie Esther Ballestrino, che era stata suo capo nel laboratorio chimico dove lavorava da ragazzo e poi fu vittima del regime militare argentino. È stata “la persona che m’insegnò a pensare, era una paraguaiana simpatizzante del comunismo, alla quale anni dopo, durante l’ultima dittatura, furono sequestrati la figlia e il genero. Poi, lei stessa, insieme con le suore Alice Domon e Leonie Duquet, fu sequestrata e assassinata”, ha detto recentemente Francesco e certo ha ripetuto oggi a Ana Mara e Mabel Careaga Ballestrino, figlie di Esther, che in Argentina nel 1977, fu sequestrata da funzionari della Polizia politica della dittatura e poi scomparve per sempre. Di lei non si è mai saputo nulla. “Oggi il Santo Padre dopo aver appreso che erano presenti le figlie di Esther, è uscito all’esterno della Nunziatura per incontrarle e si è stretto a loro in un caldo abbraccio”, riferisce il giornalista cileno Luis Badilla, esperto di America Latina della Radio Vaticana e direttore del sito “Il Sismografo”.

L’incontro con la società civile
Più tardi il Papa ha incontrato i rappresentanti della società civile allo stadio Leon Condou ad Asuncion. «Il Paraguay è noto in tutto il mondo per essere stato la terra dove iniziarono le “Riduzioni”, una delle più interessanti esperienze di evangelizzazione e di organizzazione sociale della storia», ha detto il Papa, indicando l’esperienza fondativa come modello sociale della quale sono stati fautori i gesuiti e che ha dato un’impronta alla presenza missionaria della Chiesa in Paraguay. «Il Vangelo era l’anima e la vita di queste comunità dove non c’era fame, né disoccupazione, né analfabetismo né oppressione», ha detto il Papa. Un’esperienza storica questa «che ci insegna come una società più umana è possibile anche oggi». Quando c’è amore per l’uomo, e volontà di servirlo, è possibile creare le condizioni “affinché tutti abbiano accesso a beni necessari, senza che nessuno sia escluso».

Nuovamente ha ripetuto l’invito a non rassegnarsi e a collaborare insieme per un cambiamento. Il Papa ha ribadito la modalità del dialogo per affrontare le situazioni che è alla base della cultura dell’incontro. «Le autentiche culture non sono chiuse in sé stesse, ma sono chiamate ad incontrarsi con altre culture e creare nuove realtà. Senza questo presupposto essenziale, senza questa base di fraternità sarà molto difficile giungere al dialogo. Se qualcuno considera che ci sono persone, culture, situazioni di seconda, terza o quarta categoria… qualcosa di sicuro andrà male, perché manca semplicemente il minimo, il riconoscimento della dignità dell’altro». Francesco ha citato infine la poesia di Carlos Miguel Giménez ripresa nel suo intervento dal vescovo Adalberto Martínez perché «penso – ha detto – che riassuma bene quello che volevo dirvi: “Sogno un paradiso senza guerra tra fratelli, ricco di uomini sani di anima e cuore… e un Dio che benedice la sua nuova ascensione”».

Ultimo appuntamento del sabato, i vespri con vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi e suore, seminaristi e movimenti cattolici, nella cattedrale dell’Assunta.

La visita a Banado Norte

Domenica mattina (pomeriggio in Italia), ultimo giorno del viaggio, il Papa visita la popolazione di Banado Norte, una zona molto povera e acquitrinosa di Asuncion, in cui la Chiesa ha attivato diversi programmi di assistenza.
Francesco visiterà la modesta cappella di San Giovanni Battista, affacciata su un campo sportivo in terra, dove si riuniranno circa 2 mila persone per ascoltare il suo breve discorso.
Alle 10 (le 16 in Italia) celebra la messa nel campo grande di Nu Guazu, prima di pranzare con i vescovi paraguaiani, poi incontrare i giovani del Paese nel pomeriggio e imbarcarsi sull’aereo che lo riporterà, lunedì alle 13.45, a Roma.

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