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Il Papa sferza il mondo: aiutiamo chi soffre a causa di guerre e povertà

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Arriva dal Vaticano uno dei messaggi più forti al primo Vertice umanitario mondiale della storia delle Nazioni Unite, in corso a Istanbul. È quello di papa Francesco che, per bocca del suo segretario di Stato cardinale Pietro Parolin, ha sferzato i leader mondiali presenti in plenaria a non lasciare “nessun rifugiato senza accoglienza”.

“Oggi lancio una sfida a questo Summit – scrive il Pontefice -: ascoltiamo il pianto delle vittime e di coloro che soffrono. Consentiamo loro di darci una lezione di umanità”, solo così “saremo capaci di costruire un mondo più umano”.

Obiettivo del Summit, voluto da Ban Ki-moon che da tre anni lavora a riunire leader mondiali, ong, società civile e settore privato attorno a un tavolo, è infatti quello di dare una svolta all’impegno mondiale per gli ultimi, adottando un Programma di azione per l’umanità. Un impegno diventato sempre più urgente con l’aggravarsi delle crisi, dei conflitti come delle catastrofi naturali, che hanno lasciato 130 milioni di persone “bisognose di assistenza per sopravvivere”.

“Decidiamo, qui e ora, non solo di mantenere le persone in vita ma di dare loro una chance di vivere con dignità”, ha detto il segretario generale dell’Onu aprendo i lavori. E ha invitato i presenti a dimezzare entro il 2030 il numero record di sfollati nel mondo, 60 milioni di persone.

A fare gli onori di casa, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che a margine del Vertice incontra Angela Merkel in un faccia a faccia bilaterale, proprio sullo sfondo della crisi dei migranti e delle preoccupazioni europee per la stretta autoritaria della Turchia.

Cinquemila partecipanti, 65 capi di Stato e di governo o loro ministri, rappresentanti di agenzie dell’Onu, dall’Unicef al Pam, di ong come Save the Children e Action Aid, di istituzioni religiose: una massa di delegati che animano i lavori sulle politiche umanitarie, le tavole rotonde, le special session nell’Istanbul Congress Center, mentre nella plenaria sfilano i buoni propositi dei Paesi ricchi e si moltiplicano gli appelli dei più poveri.

Ma quello sulle rive del Bosforo non è un evento di raccolta fondi, sottolineano anche all’Onu. Tuttavia l’Italia, rappresentata dal viceministro degli Esteri Mario Giro, “arriva a questo summit con le carte in regola”. “Quest’anno – assicura – abbiamo aumentato le risorse per gli aiuti umanitari del 25%, e continueremo a farlo fino al 2018, a 360 milioni di euro”. Sul palco e nei panel intervengono anche attori come Daniel Craig, Ahsley Judd, Forest Whitaker e Sean Penn – che ieri ha portato qui il suo ultimo film The Last Face – per aumentare
l’appeal mediatico del Summit. A disertare il Vertice è stata invece l’organizzazione di Medici senza Frontiere che, dopo aver a lungo contribuito a prepararlo, ha annunciato il ritiro da quella che definisce “un’occasione persa”. “Una foglia di fico” che “trascura di rimarcare gli obblighi degli Stati a rispettare le leggi sugli aiuti umanitari e i rifugiati” e sul rispetto del diritto umanitario nei conflitti, ha spiegato l’ong ricordando che, solo l’anno scoro, 75 dei suoi ospedali sono stati bombardati.

Che cos’è il vertice umanitario?
Il primo Vertice umanitario mondiale è stato indetto dalle Nazioni Unite con l’obiettivo di individuare nuovi modi per affrontare le situazioni di crisi. All’appuntamento che si conclude domani 24 maggio prende parte anche una delegazione ad alto livello della Santa Sede, inviata dal Papa e guidata dal segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, e di cui faranno parte monsignor Bernardito Auza, osservatore permanente presso l’Onu, e monsignor Silvano Maria Tomasi, già osservatore permanente presso gli Uffici dell’Onu a Ginevra e ora al Pontificio Consiglio Giustizia e Pace.

60 milioni di sfollati o rifugiati, 125 milioni le persone nel mondo che dipendono dagli aiuti dei donatori internazionali, sono alcune delle cifre sui tavoli del Vertice umanitario mondiale. 110 i Paesi che, secondo le Nazioni Unite, hanno confermato la loro partecipazione, seimila i delegati di organizzazioni non governative e settore privato. Tutti chiamati a ripensare al modo in cui è gestito l’aiuto umanitario, partendo dal drammatico dato che nel 2015 i donatori avevano versato meno del 50% dei circa 20 miliardi chiesto dall’Onu per la sua azione umanitaria.

Il discorso del Papa
“Dare una svolta alle vite di milioni di persone che necessitano protezione, cura e assistenza, e che cercano un futuro dignitoso”. L’auspicio del Papa è che da questo summit possano arrivare risultati che possano “realmente contribuire ad alleviare le sofferenze di questi milioni di persone”, frutti che “possano essere dimostrati attraverso una solidarietà sincera e un vero e profondo rispetto per i diritti e per la dignità di coloro che soffrono a causa dei conflitti, della violenza, della persecuzione, e dei disastri naturali”. Le vittime, scrive Francesco, sono le persone più vulnerabili, chi vive in condizioni “di miseria e di sfruttamento”.

Francesco si augura quindi che il Summit possa anche essere l’occasione per riconoscere il lavoro di chi aiuta il prossimo, il proprio vicino, di chi contribuisce alla consolazione delle sofferenze delle vittime di guerre e calamità, degli sfollati e dei rifugiati, di chi si prende cura della società, in particolare attraverso scelte coraggiose in favore della pace, del rispetto, della guarigione e del perdono. È così, dice il Papa, che si salvano vite umane.

“Nessuno ama un concetto, nessuno ama un’idea, noi amiamo le
persone. Il sacrificio di sè, vero dono di sé, scaturisce dall’amore verso gli uomini e le donne, verso i bambini e gli anziani, i popoli e le comunità… facce, quei volti e nomi che riempiono i nostri cuori”.

Da Francesco parte quindi quella che lui stesso definisce “una sfida” al Summit: ai partecipanti chiede di far “ascoltare il pianto delle vittime e di coloro che soffrono”. Di consentire loro di insegnarci una lezioni di umanità. E di consentire a tutti noi di cambiare il modo di vivere, le nostre politiche, le nostre scelte economiche, i nostri comportamenti e atteggiamenti di superiorità culturale. “Imparando dalle vittime e da coloro che soffrono – conclude il Papa – saremo in grado di costruire un mondo più umano”.

Secondo il Papa, “la soluzione dei conflitti oggi sono impedite da troppi interessi, le strategie militari, economiche e geopolitiche costringono le persone a spostarsi, “imponendo il dio denaro, il dio del potere”. Allo stesso tempo – stigmatizza Francesco – gli sforzi umanitari sono spesso condizionati da vincoli commerciali e ideologici. Occorre quindi “un impegno rinnovato per proteggere ogni persona nella sua vita quotidiana e per proteggerne la dignità e i diritti umani, la sicurezza e i bisogni globali”. Al tempo stesso è necessario preservare la libertà e l’identità sociale e culturale dei popoli, senza che ciò ne comporti l’isolamento, ma che al contrario favorisca cooperazione, dialogo e soprattutto pace. “Non lasciare nessuno indietro” e “fare ognuno del suo meglio”, sono esigenze che chiedono che non ci si arrenda, e che tutti noi ci si assuma la responsabilità delle nostre decisioni e azioni riguardanti le stesse vittime.

La preghiera all’Angelus
All’Angelus di domenica, il pensiero di Papa Francesco è corso al primo Vertice umanitario mondiale, convocato dall’Onu a Istanbul, per affrontare – ha ricordato – le «drammatiche situazioni» causate da «conflitti, problematiche ambientali ed estrema povertà».

«Accompagniamo con la preghiera i partecipanti a tale incontro perché si impegnino pienamente a realizzare l’obiettivo umanitario principale: salvare la vita di ogni essere umano, nessuno escluso, in particolare gli innocenti e i più indifesi».

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Il Papa sferza il mondo: aiutiamo chi soffre a causa di guerre e povertà

  

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Arriva dal Vaticano uno dei messaggi più forti al primo Vertice umanitario mondiale della storia delle Nazioni Unite, in corso a Istanbul. È quello di papa Francesco che, per bocca del suo segretario di Stato cardinale Pietro Parolin, ha sferzato i leader mondiali presenti in plenaria a non lasciare “nessun rifugiato senza accoglienza”.

“Oggi lancio una sfida a questo Summit – scrive il Pontefice -: ascoltiamo il pianto delle vittime e di coloro che soffrono. Consentiamo loro di darci una lezione di umanità”, solo così “saremo capaci di costruire un mondo più umano”.

Obiettivo del Summit, voluto da Ban Ki-moon che da tre anni lavora a riunire leader mondiali, ong, società civile e settore privato attorno a un tavolo, è infatti quello di dare una svolta all’impegno mondiale per gli ultimi, adottando un Programma di azione per l’umanità. Un impegno diventato sempre più urgente con l’aggravarsi delle crisi, dei conflitti come delle catastrofi naturali, che hanno lasciato 130 milioni di persone “bisognose di assistenza per sopravvivere”.

“Decidiamo, qui e ora, non solo di mantenere le persone in vita ma di dare loro una chance di vivere con dignità”, ha detto il segretario generale dell’Onu aprendo i lavori. E ha invitato i presenti a dimezzare entro il 2030 il numero record di sfollati nel mondo, 60 milioni di persone.

A fare gli onori di casa, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che a margine del Vertice incontra Angela Merkel in un faccia a faccia bilaterale, proprio sullo sfondo della crisi dei migranti e delle preoccupazioni europee per la stretta autoritaria della Turchia.

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Ma quello sulle rive del Bosforo non è un evento di raccolta fondi, sottolineano anche all’Onu. Tuttavia l’Italia, rappresentata dal viceministro degli Esteri Mario Giro, “arriva a questo summit con le carte in regola”. “Quest’anno – assicura – abbiamo aumentato le risorse per gli aiuti umanitari del 25%, e continueremo a farlo fino al 2018, a 360 milioni di euro”. Sul palco e nei panel intervengono anche attori come Daniel Craig, Ahsley Judd, Forest Whitaker e Sean Penn – che ieri ha portato qui il suo ultimo film The Last Face – per aumentare
l’appeal mediatico del Summit. A disertare il Vertice è stata invece l’organizzazione di Medici senza Frontiere che, dopo aver a lungo contribuito a prepararlo, ha annunciato il ritiro da quella che definisce “un’occasione persa”. “Una foglia di fico” che “trascura di rimarcare gli obblighi degli Stati a rispettare le leggi sugli aiuti umanitari e i rifugiati” e sul rispetto del diritto umanitario nei conflitti, ha spiegato l’ong ricordando che, solo l’anno scoro, 75 dei suoi ospedali sono stati bombardati.

Che cos’è il vertice umanitario?
Il primo Vertice umanitario mondiale è stato indetto dalle Nazioni Unite con l’obiettivo di individuare nuovi modi per affrontare le situazioni di crisi. All’appuntamento che si conclude domani 24 maggio prende parte anche una delegazione ad alto livello della Santa Sede, inviata dal Papa e guidata dal segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, e di cui faranno parte monsignor Bernardito Auza, osservatore permanente presso l’Onu, e monsignor Silvano Maria Tomasi, già osservatore permanente presso gli Uffici dell’Onu a Ginevra e ora al Pontificio Consiglio Giustizia e Pace.

60 milioni di sfollati o rifugiati, 125 milioni le persone nel mondo che dipendono dagli aiuti dei donatori internazionali, sono alcune delle cifre sui tavoli del Vertice umanitario mondiale. 110 i Paesi che, secondo le Nazioni Unite, hanno confermato la loro partecipazione, seimila i delegati di organizzazioni non governative e settore privato. Tutti chiamati a ripensare al modo in cui è gestito l’aiuto umanitario, partendo dal drammatico dato che nel 2015 i donatori avevano versato meno del 50% dei circa 20 miliardi chiesto dall’Onu per la sua azione umanitaria.

Il discorso del Papa
“Dare una svolta alle vite di milioni di persone che necessitano protezione, cura e assistenza, e che cercano un futuro dignitoso”. L’auspicio del Papa è che da questo summit possano arrivare risultati che possano “realmente contribuire ad alleviare le sofferenze di questi milioni di persone”, frutti che “possano essere dimostrati attraverso una solidarietà sincera e un vero e profondo rispetto per i diritti e per la dignità di coloro che soffrono a causa dei conflitti, della violenza, della persecuzione, e dei disastri naturali”. Le vittime, scrive Francesco, sono le persone più vulnerabili, chi vive in condizioni “di miseria e di sfruttamento”.

Francesco si augura quindi che il Summit possa anche essere l’occasione per riconoscere il lavoro di chi aiuta il prossimo, il proprio vicino, di chi contribuisce alla consolazione delle sofferenze delle vittime di guerre e calamità, degli sfollati e dei rifugiati, di chi si prende cura della società, in particolare attraverso scelte coraggiose in favore della pace, del rispetto, della guarigione e del perdono. È così, dice il Papa, che si salvano vite umane.

“Nessuno ama un concetto, nessuno ama un’idea, noi amiamo le
persone. Il sacrificio di sè, vero dono di sé, scaturisce dall’amore verso gli uomini e le donne, verso i bambini e gli anziani, i popoli e le comunità… facce, quei volti e nomi che riempiono i nostri cuori”.

Da Francesco parte quindi quella che lui stesso definisce “una sfida” al Summit: ai partecipanti chiede di far “ascoltare il pianto delle vittime e di coloro che soffrono”. Di consentire loro di insegnarci una lezioni di umanità. E di consentire a tutti noi di cambiare il modo di vivere, le nostre politiche, le nostre scelte economiche, i nostri comportamenti e atteggiamenti di superiorità culturale. “Imparando dalle vittime e da coloro che soffrono – conclude il Papa – saremo in grado di costruire un mondo più umano”.

Secondo il Papa, “la soluzione dei conflitti oggi sono impedite da troppi interessi, le strategie militari, economiche e geopolitiche costringono le persone a spostarsi, “imponendo il dio denaro, il dio del potere”. Allo stesso tempo – stigmatizza Francesco – gli sforzi umanitari sono spesso condizionati da vincoli commerciali e ideologici. Occorre quindi “un impegno rinnovato per proteggere ogni persona nella sua vita quotidiana e per proteggerne la dignità e i diritti umani, la sicurezza e i bisogni globali”. Al tempo stesso è necessario preservare la libertà e l’identità sociale e culturale dei popoli, senza che ciò ne comporti l’isolamento, ma che al contrario favorisca cooperazione, dialogo e soprattutto pace. “Non lasciare nessuno indietro” e “fare ognuno del suo meglio”, sono esigenze che chiedono che non ci si arrenda, e che tutti noi ci si assuma la responsabilità delle nostre decisioni e azioni riguardanti le stesse vittime.

La preghiera all’Angelus
All’Angelus di domenica, il pensiero di Papa Francesco è corso al primo Vertice umanitario mondiale, convocato dall’Onu a Istanbul, per affrontare – ha ricordato – le «drammatiche situazioni» causate da «conflitti, problematiche ambientali ed estrema povertà».

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