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Il Papa: «Ringraziamo i tanti preti santi e anonimi».

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Francesco a Santa Marta: «Sui giornali vengono le notizie di quello che fanno i sacerdoti in tante parrocchie, tanta carità, tanto lavoro? Questa non è notizia»

630ba58738

 

DOMENICO AGASSO JR
ROMA

Non aveva esitato ad ammonire e rimproverare i preti «affaristi», «imprenditori» o, peggio, quelli «corrotti» e «autori di scandali». Invece questa mattina papa Francesco ha lodato e ringraziato i «sacerdoti santi» che dedicano la loro vita nell’anonimato al servizio quotidiano per conto di Dio. Lo ha fatto durante la Messa celebrata nella Casa Santa Marta, come riferisce Radio Vaticana.Il Pontefice è partito dalla Prima Lettura del giorno: parla delle tribù d’Israele che ungono Davide come loro re, e Francesco ha spiegato il significato spirituale dell’unzione. «Senza questa unzione Davide sarebbe stato soltanto il capo» di «un’azienda», di una «società politica, che era il Regno d’Israele», sarebbe stato un normale «organizzatore politico». Invece, «dopo l’unzione, lo Spirito del Signore» scende su Davide e resta con lui.

E nella Bibbia si legge: «Davide andava sempre più crescendo in potenza e il Signore Dio degli eserciti era con lui». «Questa – ha precisato Francesco – è proprio la differenza dell’unzione».

Dunque l’unto è una persona scelta dal Signore, proprio come avviene nella Chiesa per i vescovi e i preti: «I vescovi non sono eletti soltanto per portare avanti un’organizzazione, che si chiama Chiesa particolare, sono unti, hanno l’unzione e lo Spirito del Signore è con loro. Ma tutti i vescovi, tutti siamo peccatori, tutti! Ma siamo unti. Ma tutti vogliamo essere più santi ogni giorno, più fedeli a questa unzione». Ed è «quello che fa la Chiesa proprio, quello che dà l’unità alla Chiesa, è la persona del vescovo, in nome di Gesù Cristo, perché è unto, non perché è stato votato dalla maggioranza. Perché è unto. E in questa unzione una Chiesa particolare ha la sua forza. E per partecipazione anche i preti sono unti».

L’unzione – ha continuato il Papa – avvicina i vescovi e i preti a Dio e dà loro la gioia e le energie per «portare avanti un popolo, di aiutare un popolo, di vivere al servizio di un popolo». Regala la felicità di sentirsi «eletti dal Signore, guardati dal Signore, con quell’amore con cui il Signore ci guarda, tutti noi». Dunque, «quando pensiamo ai vescovi e ai preti, dobbiamo pensarli così: unti»

Invece «non si capisce la Chiesa, ma non solo non si capisce, non si può spiegare come la Chiesa vada avanti soltanto con le forze umane. Questa diocesi va avanti perché ha un popolo santo, tante cose, e anche un unto che la porta, che l’aiuta a crescere. Questa parrocchia va avanti perché ha tante organizzazioni, tante cose, ma anche ha un prete, un unto che la porta avanti. E noi nella storia conosciamo una minima parte, ma quanti vescovi santi, quanti sacerdoti, quanti preti santi che hanno lasciato la loro vita al servizio della diocesi, della parrocchia». Tante persone – ha affermato Francesco – hanno «ricevuto la forza della fede, la forza dell’amore, la speranza da questi parroci anonimi, che noi non conosciamo». E «ce ne sono tanti!».

Sono numerosi «i parroci di campagna o parroci di città, che con la loro unzione hanno dato forza al popolo, hanno trasmesso la dottrina, hanno dato i sacramenti, cioè la santità».E poi il Pontefice ha esclamato: «”Ma, padre, io ho letto su un giornale che un vescovo ha fatto tal cosa o che un prete ha fatto tal cosa!”. “Eh sì, anche io l’ho letto, ma, dimmi, sui giornali vengono le notizie di quello che fanno tanti sacerdoti, tanti preti in tante parrocchie di città e di campagna, tanta carità che fanno, tanto lavoro che fanno per portare avanti il loro popolo?”. Ah, no! Questa non è notizia. Eh, quello di sempre: fa più rumore un albero che cade, che una foresta che cresce».

«Oggi pensando a questa unzione di Davide – ha concluso – ci farà bene pensare ai nostri vescovi e ai nostri preti coraggiosi, santi, buoni, fedeli e pregare per loro. Grazie a loro oggi noi siamo qui!».

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Il Papa: «Ringraziamo i tanti preti santi e anonimi».

  

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Francesco a Santa Marta: «Sui giornali vengono le notizie di quello che fanno i sacerdoti in tante parrocchie, tanta carità, tanto lavoro? Questa non è notizia»

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DOMENICO AGASSO JR
ROMA

Non aveva esitato ad ammonire e rimproverare i preti «affaristi», «imprenditori» o, peggio, quelli «corrotti» e «autori di scandali». Invece questa mattina papa Francesco ha lodato e ringraziato i «sacerdoti santi» che dedicano la loro vita nell’anonimato al servizio quotidiano per conto di Dio. Lo ha fatto durante la Messa celebrata nella Casa Santa Marta, come riferisce Radio Vaticana.Il Pontefice è partito dalla Prima Lettura del giorno: parla delle tribù d’Israele che ungono Davide come loro re, e Francesco ha spiegato il significato spirituale dell’unzione. «Senza questa unzione Davide sarebbe stato soltanto il capo» di «un’azienda», di una «società politica, che era il Regno d’Israele», sarebbe stato un normale «organizzatore politico». Invece, «dopo l’unzione, lo Spirito del Signore» scende su Davide e resta con lui.

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E nella Bibbia si legge: «Davide andava sempre più crescendo in potenza e il Signore Dio degli eserciti era con lui». «Questa – ha precisato Francesco – è proprio la differenza dell’unzione».

Dunque l’unto è una persona scelta dal Signore, proprio come avviene nella Chiesa per i vescovi e i preti: «I vescovi non sono eletti soltanto per portare avanti un’organizzazione, che si chiama Chiesa particolare, sono unti, hanno l’unzione e lo Spirito del Signore è con loro. Ma tutti i vescovi, tutti siamo peccatori, tutti! Ma siamo unti. Ma tutti vogliamo essere più santi ogni giorno, più fedeli a questa unzione». Ed è «quello che fa la Chiesa proprio, quello che dà l’unità alla Chiesa, è la persona del vescovo, in nome di Gesù Cristo, perché è unto, non perché è stato votato dalla maggioranza. Perché è unto. E in questa unzione una Chiesa particolare ha la sua forza. E per partecipazione anche i preti sono unti».

L’unzione – ha continuato il Papa – avvicina i vescovi e i preti a Dio e dà loro la gioia e le energie per «portare avanti un popolo, di aiutare un popolo, di vivere al servizio di un popolo». Regala la felicità di sentirsi «eletti dal Signore, guardati dal Signore, con quell’amore con cui il Signore ci guarda, tutti noi». Dunque, «quando pensiamo ai vescovi e ai preti, dobbiamo pensarli così: unti»

Invece «non si capisce la Chiesa, ma non solo non si capisce, non si può spiegare come la Chiesa vada avanti soltanto con le forze umane. Questa diocesi va avanti perché ha un popolo santo, tante cose, e anche un unto che la porta, che l’aiuta a crescere. Questa parrocchia va avanti perché ha tante organizzazioni, tante cose, ma anche ha un prete, un unto che la porta avanti. E noi nella storia conosciamo una minima parte, ma quanti vescovi santi, quanti sacerdoti, quanti preti santi che hanno lasciato la loro vita al servizio della diocesi, della parrocchia». Tante persone – ha affermato Francesco – hanno «ricevuto la forza della fede, la forza dell’amore, la speranza da questi parroci anonimi, che noi non conosciamo». E «ce ne sono tanti!».

Sono numerosi «i parroci di campagna o parroci di città, che con la loro unzione hanno dato forza al popolo, hanno trasmesso la dottrina, hanno dato i sacramenti, cioè la santità».E poi il Pontefice ha esclamato: «”Ma, padre, io ho letto su un giornale che un vescovo ha fatto tal cosa o che un prete ha fatto tal cosa!”. “Eh sì, anche io l’ho letto, ma, dimmi, sui giornali vengono le notizie di quello che fanno tanti sacerdoti, tanti preti in tante parrocchie di città e di campagna, tanta carità che fanno, tanto lavoro che fanno per portare avanti il loro popolo?”. Ah, no! Questa non è notizia. Eh, quello di sempre: fa più rumore un albero che cade, che una foresta che cresce».

«Oggi pensando a questa unzione di Davide – ha concluso – ci farà bene pensare ai nostri vescovi e ai nostri preti coraggiosi, santi, buoni, fedeli e pregare per loro. Grazie a loro oggi noi siamo qui!».

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