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Il Papa: «Preghiamo per le vocazioni»

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Tre sono i pilastri della vita consacrata da osservare: “profezia”, “prossimità”, “speranza”. Sono stati ricordati Papa Francesco ai religiosi, sacerdoti e suore, ricevuti in udienza nell’aula Paolo VI in Vaticano per il Giubileo della vita consacrata.

Di cosa ha parlato il Papa nell’incontro con i religiosi?
Nell’aula Paolo VI Papa Francesco ha messo da parte il testo scritto e si è rivolto, parlando a braccio, direttamente ai religiosi per il Giubileo della vita consacrata, citando, tra l’altro, lo spirito di servizio della missionaria incontrata in Africa e ricordata nell’udienza del 2 dicembre 2015 e menzionando l’esempio di santità di Teresa di Gesù.

In sintesi, ecco i temi toccati da Papa Francesco nell’incontro con 4mila consacrati.
SE VUOI LEGGERE IL TESTO COMPLETO CLICCA QUI
Dopo il dialogo, l’obbedienza
“Ci sono fra voi uomini e donne che vivono una obbedienza forte, – ha detto il Papa nella udienza ai partecipanti al giubileo della vita consacrata, in cui ha parlato interamente a braccio – non una obbedienza militare, no quello no, quello è disciplina, ma una obbedienza che è donazione del cuore e questo è profezia: se non hai voglia di fare qualcosa, o quell’altra, se non vedi chiaro parlo con superiore, ma dopo il dialogo obbedisco, questo – ha rimarcato Papa Francesco – è la profezia contro il seme dell’anarchia che semina il diavolo. L’anarchia della volontà è figlia del demonio, non di Dio, il figlio di Dio non è stato anarchico, non ha chiamato i suoi a fare una forza di resistenza contro i suoi nemici”.«Obbedienza – ha detto portandosi la mano alla bocca come per spingere qualcosa verso lo stomaco – è fare qualcosa che non ci piace, alle volte come il mio italiano è tanto povero devo parlare il linguaggio dei sordomuti, si deve ingoiare quella obbedienza, ma si fa».

Vita consacrata significa vicinanza e conoscenza delle persone
Francesco ha raccomandato “prossimità”: i religiosi sono “uomini e donne consacrate, ma non per allontanarsi dalla gente e avere tutte le comodità, no, per avvicinare e capire la vita dei cristiani e dei non cristiani, le sofferenze, i problemi, le tante cose che soltanto si capiscono se un uomo o una donna consacrata diviene prossimo, nella prossimità”.
“Diventare consacrati – ha detto Francesco – non significa salire uno, due, tre scalini nella società. Per i consacrati non è uno status di vita che mi fa guardare gli altri così (dall’alto, ndr): la vita consacrata mi deve portare alla vicinanza con la gente, vicinanza fisica, spirituale, conoscere la gente”.

Il pericolo del «terrorismo delle chiacchiere»

Francesco è tornato sull’altro pericolo che attenta alla vita religiosa: il “terrorismo delle chiacchiere”. “Sentite bene: chi chiacchiera è un terrorista dentro la propria comunità; butta come una bomba la parola contro gli altri. Chi fa questo distrugge come una bomba e poi si allontana”, ha scandito prima di citare in proposito l’apostolo Giacomo che diceva: “forse è la virtù più difficile da avere per un uomo, limitare la lingua”. “Le chiacchiere non servono: c’è la tentazione di non dire le cose in capitolo, ma fuori si parla male della priora o del superiore”.

Il calo delle vocazioni
Continuando il discorso a braccio il Papa si è rammaricato per il calo delle vocazioni, sottolineando: «A me costa tanto quando vedo il calo delle vocazioni. Molti monasteri sono portati avanti da suore vecchiette e a me questo mi fa venire una tentazione contro la speranza». «Ma Signore cosa succede? Perché il ventre della vita consacrata diventa tanto sterile?».
“Alcune congregazioni – ha osservato il Papa – fanno l’esperimento delle inseminazioni artificiali. Ricevono chiunque e poi escono i problemi”. “No, non è questa la strada”, ha spiegato.
“Si deve ricevere con serietà e discernere bene per aiutare a crescere le vere vocazioni e contro la tentazione di disperazione che ci dà questa sterilità dobbiamo pregare di più e senza stancarci”, ha continuato Francesco, confidando: “a me fa tanto bene leggere quel brano della Scrittura dove Anna, mamma di Samuele, pregava per avere un figlio. E il vecchio sacerdote che non vedeva bene pensava fosse ubriaca perché parlava da sola”.
Allora, io domando a voi: il vostro cuore, davanti al calo delle vocazioni, prega? Il Signore che è stato tanto generoso non mancherà la sua promessa ma dobbiamo chiedere, dobbiamo bussare alla porta del suo cuore”.
“Quando vai in un cimitero – ha poi concluso – e vedi che ci sono tanti missionari morti a 40 anni per via delle malattie di quei paesi tu dici questi sono santi, sono semi. Il Signore deve scendere in questi cimiteri per vedere cosa hanno fatto i nostri antenati affinché ci dia vocazioni perché ce n’è bisogno”.

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Il Papa: «Preghiamo per le vocazioni»

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Di cosa ha parlato il Papa nell’incontro con i religiosi?
Nell’aula Paolo VI Papa Francesco ha messo da parte il testo scritto e si è rivolto, parlando a braccio, direttamente ai religiosi per il Giubileo della vita consacrata, citando, tra l’altro, lo spirito di servizio della missionaria incontrata in Africa e ricordata nell’udienza del 2 dicembre 2015 e menzionando l’esempio di santità di Teresa di Gesù.

In sintesi, ecco i temi toccati da Papa Francesco nell’incontro con 4mila consacrati.
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Dopo il dialogo, l’obbedienza
“Ci sono fra voi uomini e donne che vivono una obbedienza forte, – ha detto il Papa nella udienza ai partecipanti al giubileo della vita consacrata, in cui ha parlato interamente a braccio – non una obbedienza militare, no quello no, quello è disciplina, ma una obbedienza che è donazione del cuore e questo è profezia: se non hai voglia di fare qualcosa, o quell’altra, se non vedi chiaro parlo con superiore, ma dopo il dialogo obbedisco, questo – ha rimarcato Papa Francesco – è la profezia contro il seme dell’anarchia che semina il diavolo. L’anarchia della volontà è figlia del demonio, non di Dio, il figlio di Dio non è stato anarchico, non ha chiamato i suoi a fare una forza di resistenza contro i suoi nemici”.«Obbedienza – ha detto portandosi la mano alla bocca come per spingere qualcosa verso lo stomaco – è fare qualcosa che non ci piace, alle volte come il mio italiano è tanto povero devo parlare il linguaggio dei sordomuti, si deve ingoiare quella obbedienza, ma si fa».

Vita consacrata significa vicinanza e conoscenza delle persone
Francesco ha raccomandato “prossimità”: i religiosi sono “uomini e donne consacrate, ma non per allontanarsi dalla gente e avere tutte le comodità, no, per avvicinare e capire la vita dei cristiani e dei non cristiani, le sofferenze, i problemi, le tante cose che soltanto si capiscono se un uomo o una donna consacrata diviene prossimo, nella prossimità”.
“Diventare consacrati – ha detto Francesco – non significa salire uno, due, tre scalini nella società. Per i consacrati non è uno status di vita che mi fa guardare gli altri così (dall’alto, ndr): la vita consacrata mi deve portare alla vicinanza con la gente, vicinanza fisica, spirituale, conoscere la gente”.

Il pericolo del «terrorismo delle chiacchiere»

Francesco è tornato sull’altro pericolo che attenta alla vita religiosa: il “terrorismo delle chiacchiere”. “Sentite bene: chi chiacchiera è un terrorista dentro la propria comunità; butta come una bomba la parola contro gli altri. Chi fa questo distrugge come una bomba e poi si allontana”, ha scandito prima di citare in proposito l’apostolo Giacomo che diceva: “forse è la virtù più difficile da avere per un uomo, limitare la lingua”. “Le chiacchiere non servono: c’è la tentazione di non dire le cose in capitolo, ma fuori si parla male della priora o del superiore”.

Il calo delle vocazioni
Continuando il discorso a braccio il Papa si è rammaricato per il calo delle vocazioni, sottolineando: «A me costa tanto quando vedo il calo delle vocazioni. Molti monasteri sono portati avanti da suore vecchiette e a me questo mi fa venire una tentazione contro la speranza». «Ma Signore cosa succede? Perché il ventre della vita consacrata diventa tanto sterile?».
“Alcune congregazioni – ha osservato il Papa – fanno l’esperimento delle inseminazioni artificiali. Ricevono chiunque e poi escono i problemi”. “No, non è questa la strada”, ha spiegato.
“Si deve ricevere con serietà e discernere bene per aiutare a crescere le vere vocazioni e contro la tentazione di disperazione che ci dà questa sterilità dobbiamo pregare di più e senza stancarci”, ha continuato Francesco, confidando: “a me fa tanto bene leggere quel brano della Scrittura dove Anna, mamma di Samuele, pregava per avere un figlio. E il vecchio sacerdote che non vedeva bene pensava fosse ubriaca perché parlava da sola”.
Allora, io domando a voi: il vostro cuore, davanti al calo delle vocazioni, prega? Il Signore che è stato tanto generoso non mancherà la sua promessa ma dobbiamo chiedere, dobbiamo bussare alla porta del suo cuore”.
“Quando vai in un cimitero – ha poi concluso – e vedi che ci sono tanti missionari morti a 40 anni per via delle malattie di quei paesi tu dici questi sono santi, sono semi. Il Signore deve scendere in questi cimiteri per vedere cosa hanno fatto i nostri antenati affinché ci dia vocazioni perché ce n’è bisogno”.

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