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Il Papa prega per chi ha difficoltà economiche a causa del coronavirus

Nell’omelia, il Papa ha invitato a intensificare la preghiera in questo periodo e a pregare con fede, perseveranza e coraggio

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Nella Messa a Santa Marta, Francesco pensa alla crisi economica che sta provocando la pandemia di coronavirus e rivolge il suo pensiero alle famiglie che hanno problemi per l’impossibilità di lavorare. Nell’omelia, il Papa ha invitato a intensificare la preghiera in questo periodo e a pregare con fede, perseveranza e coraggio

VATICAN NEWS

Nella Messa in diretta streaming dalla Cappella di Casa Santa Marta (VIDEO INTEGRALE), le prime parole di Francesco sono state parole di fiducia. Sono le parole dell’Antifona d’Ingresso: “Io confido nel Signore. Esulterò e mi rallegrerò per la tua misericordia, perché hai guardato con bontà alla mia miseria” (Sal 30,7-8). Quindi ha pregato per quanti stanno soffrendo per la crisi economica causata dall’epidemia di coronavirus che ha bloccato molte attività lavorative.

“Preghiamo oggi per le persone che per la pandemia stanno incominciando a sentire problemi economici, perché non possono lavorare e tutto questo ricade sulla famiglia. Preghiamo per la gente che ha questo problema”.

Nell’omelia, commentando il Vangelo di Giovanni (Gv 4, 43-54) sulla guarigione del figlio del funzionario del re, Francesco ha invitato a pregare con fede, perseveranza e coraggio, soprattutto in questo periodo.

Di seguito il testo dell’omelia secondo una nostra trascrizione:

Questo padre chiede la salute per il figlio (cfr Gv 4,43-54). Il Signore rimprovera un po’ tutti, ma anche lui: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete» (cfr v. 48). Il funzionario, invece di tacere e stare zitto, va avanti e gli dice: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia» (v. 49). E Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive» (v. 50).

Sono le tre cose che ci vogliono per fare una vera preghiera. La prima è la fede: “Se non avete fede…”. E tante volte, la preghiera è soltanto orale, con la bocca, ma non viene dalla fede del cuore; o è una fede debole… Pensiamo a un altro papà, quello del figlio indemoniato, quando Gesù rispose: “Tutto è possibile a colui che crede”; il papà come disse chiaramente: “Credo, ma accresci la mia fede” (cfr Mc 9,23-24). La fede nella preghiera. Pregare con fede, sia quando preghiamo fuori [da un luogo di culto], sia quando veniamo qui, e il Signore è lì: ho fede o è un’abitudine? Stiamo attenti nella preghiera: non cadere nell’abitudine senza la coscienza che il Signore c’è, che sto parlando con il Signore e che Lui è capace di risolvere il problema. La prima condizione per una vera preghiera è la fede.

La seconda condizione che lo stesso Gesù ci insegna è la perseveranza. Alcuni chiedono ma la grazia non viene: non hanno questa perseveranza, perché in fondo non ne hanno bisogno, o non hanno fede. E Gesù stesso ci insegna la parabola di quel signore che va dal vicino a chiedere pane a mezzanotte: la perseveranza di bussare alla porta (cfr Lc 11,5-8). O la vedova, con il giudice iniquo: e insiste e insiste e insiste: è perseveranza (cfr Lc 18,1-8). Fede e perseveranza vanno insieme, perché se tu hai fede, sei sicuro che il Signore ti darà quello che chiedi. E se il Signore ti fa aspettare, bussa, bussa, bussa, alla fine il Signore dà la grazia. Ma non lo fa, questo, il Signore, per farsi desiderare, o perché dica “meglio che attenda”, no. Lo fa per il nostro bene, perché prendiamo la cosa sul serio. Prendere sul serio la preghiera, non come i pappagalli: bla bla bla e niente di più. Lo stesso Gesù ci rimprovera: “Non siate come i pagani che credono nell’efficacia della preghiera e nelle parole, tante parole” (cfr Mt 6,7-8). No. È la perseveranza, lì. È la fede.

E la terza cosa che Dio vuole nella preghiera è il coraggio. Qualcuno può pensare: ci vuole coraggio per pregare e per stare davanti al Signore? Ci vuole. Il coraggio di stare lì chiedendo e andando avanti, anzi, quasi… – quasi, non voglio dire un’eresia – ma quasi come minacciando il Signore. Il coraggio di Mosè davanti a Dio, quando Dio voleva distruggere il popolo e lui farlo capo di un altro popolo. Dice: “No. Io con il popolo” (cfr Es 32,7-14). Coraggio. Il coraggio di Abramo, quando negozia la salvezza di Sodoma: “E se fossero 30, e se fossero 25, e se fossero 20…”: lì, il coraggio (cfr Gen 18,22-33). Questa virtù del coraggio, ci vuole tanto. Non solo per le azioni apostoliche, ma anche per la preghiera.

Infine, il Papa ha terminato la celebrazione con l’adorazione e la benedizione eucaristica, invitando a fare la Comunione spirituale. Di seguito la preghiera recitata dal Papa:

Ai Tuoi piedi, o mio Gesù, mi prostro e Ti offro il pentimento del mio cuore contrito che si abissa nel suo nulla alla Tua santa presenza. Ti adoro nel sacramento del Tuo amore, l’Eucaristia. Desidero riceverti nella povera dimora che Ti offre il mio cuore; in attesa della felicità della comunione sacramentale voglio possederti in spirito. Vieni a me, o mio Gesù, che io vengo da Te. Possa il Tuo amore infiammare tutto il mio essere per la vita e per la morte. Credo in Te, spero in Te, Ti amo. Così sia.

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Nell’omelia, il Papa ha invitato a intensificare la preghiera in questo periodo e a pregare con fede, perseveranza e coraggio

  

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Nella Messa a Santa Marta, Francesco pensa alla crisi economica che sta provocando la pandemia di coronavirus e rivolge il suo pensiero alle famiglie che hanno problemi per l’impossibilità di lavorare. Nell’omelia, il Papa ha invitato a intensificare la preghiera in questo periodo e a pregare con fede, perseveranza e coraggio

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Nella Messa in diretta streaming dalla Cappella di Casa Santa Marta (VIDEO INTEGRALE), le prime parole di Francesco sono state parole di fiducia. Sono le parole dell’Antifona d’Ingresso: “Io confido nel Signore. Esulterò e mi rallegrerò per la tua misericordia, perché hai guardato con bontà alla mia miseria” (Sal 30,7-8). Quindi ha pregato per quanti stanno soffrendo per la crisi economica causata dall’epidemia di coronavirus che ha bloccato molte attività lavorative.

“Preghiamo oggi per le persone che per la pandemia stanno incominciando a sentire problemi economici, perché non possono lavorare e tutto questo ricade sulla famiglia. Preghiamo per la gente che ha questo problema”.

Nell’omelia, commentando il Vangelo di Giovanni (Gv 4, 43-54) sulla guarigione del figlio del funzionario del re, Francesco ha invitato a pregare con fede, perseveranza e coraggio, soprattutto in questo periodo.

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Di seguito il testo dell’omelia secondo una nostra trascrizione:

Questo padre chiede la salute per il figlio (cfr Gv 4,43-54). Il Signore rimprovera un po’ tutti, ma anche lui: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete» (cfr v. 48). Il funzionario, invece di tacere e stare zitto, va avanti e gli dice: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia» (v. 49). E Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive» (v. 50).

Sono le tre cose che ci vogliono per fare una vera preghiera. La prima è la fede: “Se non avete fede…”. E tante volte, la preghiera è soltanto orale, con la bocca, ma non viene dalla fede del cuore; o è una fede debole… Pensiamo a un altro papà, quello del figlio indemoniato, quando Gesù rispose: “Tutto è possibile a colui che crede”; il papà come disse chiaramente: “Credo, ma accresci la mia fede” (cfr Mc 9,23-24). La fede nella preghiera. Pregare con fede, sia quando preghiamo fuori [da un luogo di culto], sia quando veniamo qui, e il Signore è lì: ho fede o è un’abitudine? Stiamo attenti nella preghiera: non cadere nell’abitudine senza la coscienza che il Signore c’è, che sto parlando con il Signore e che Lui è capace di risolvere il problema. La prima condizione per una vera preghiera è la fede.

La seconda condizione che lo stesso Gesù ci insegna è la perseveranza. Alcuni chiedono ma la grazia non viene: non hanno questa perseveranza, perché in fondo non ne hanno bisogno, o non hanno fede. E Gesù stesso ci insegna la parabola di quel signore che va dal vicino a chiedere pane a mezzanotte: la perseveranza di bussare alla porta (cfr Lc 11,5-8). O la vedova, con il giudice iniquo: e insiste e insiste e insiste: è perseveranza (cfr Lc 18,1-8). Fede e perseveranza vanno insieme, perché se tu hai fede, sei sicuro che il Signore ti darà quello che chiedi. E se il Signore ti fa aspettare, bussa, bussa, bussa, alla fine il Signore dà la grazia. Ma non lo fa, questo, il Signore, per farsi desiderare, o perché dica “meglio che attenda”, no. Lo fa per il nostro bene, perché prendiamo la cosa sul serio. Prendere sul serio la preghiera, non come i pappagalli: bla bla bla e niente di più. Lo stesso Gesù ci rimprovera: “Non siate come i pagani che credono nell’efficacia della preghiera e nelle parole, tante parole” (cfr Mt 6,7-8). No. È la perseveranza, lì. È la fede.

E la terza cosa che Dio vuole nella preghiera è il coraggio. Qualcuno può pensare: ci vuole coraggio per pregare e per stare davanti al Signore? Ci vuole. Il coraggio di stare lì chiedendo e andando avanti, anzi, quasi… – quasi, non voglio dire un’eresia – ma quasi come minacciando il Signore. Il coraggio di Mosè davanti a Dio, quando Dio voleva distruggere il popolo e lui farlo capo di un altro popolo. Dice: “No. Io con il popolo” (cfr Es 32,7-14). Coraggio. Il coraggio di Abramo, quando negozia la salvezza di Sodoma: “E se fossero 30, e se fossero 25, e se fossero 20…”: lì, il coraggio (cfr Gen 18,22-33). Questa virtù del coraggio, ci vuole tanto. Non solo per le azioni apostoliche, ma anche per la preghiera.

Infine, il Papa ha terminato la celebrazione con l’adorazione e la benedizione eucaristica, invitando a fare la Comunione spirituale. Di seguito la preghiera recitata dal Papa:

Ai Tuoi piedi, o mio Gesù, mi prostro e Ti offro il pentimento del mio cuore contrito che si abissa nel suo nulla alla Tua santa presenza. Ti adoro nel sacramento del Tuo amore, l’Eucaristia. Desidero riceverti nella povera dimora che Ti offre il mio cuore; in attesa della felicità della comunione sacramentale voglio possederti in spirito. Vieni a me, o mio Gesù, che io vengo da Te. Possa il Tuo amore infiammare tutto il mio essere per la vita e per la morte. Credo in Te, spero in Te, Ti amo. Così sia.

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