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Il Papa pellegrino in Africa nel segno della riconciliazione e della cura del Creato

Incontri con giovani, autorità e clero ma anche con malati di Aids e sopravvissuti alle epidemie

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A trent’anni dai viaggi di Giovanni Paolo II, per sei giorni Francesco si recherà in Mozambico, Madagascar e Mauritius: incontri con giovani, autorità e clero ma anche con malati di Aids e sopravvissuti alle epidemie

CITTÀ DEL VATICANO. Era la fine degli anni ‘80 quando un Papa, Giovanni Paolo II, si recava in Africa toccando il suolo di Mozambico, Madagascar e Mauritius, i tre Paesi che Francesco, il Pontefice regnante, si appresta a visitare dal 4 al 10 settembre prossimi. Il mondo era in piena Guerra fredda e questi territori del Continente nero, che Wojtyla visitò in momenti diversi (nell’88 in Mozambico, nell’89, per due volte, prima in Madagascar e poi in Mauritius di ritorno da Corea del Sud e Timor Est), si avviavano sulla via dello sviluppo e della pace, dopo l’indipendenza guadagnata pochi decenni prima dai regimi coloniali.

In particolare il Mozambico sanguinava delle ferite di una dura guerra civile cominciata nel 1975, all’indomani dell’indipendenza dal Portogallo. Nel Paese pulsava forte, tuttavia, la volontà di pace. «No alla violenza, sì alla pace», gridò infatti Giovanni Paolo II dal Palazzo presidenziale spianando la strada al processo per la riconciliazione iniziato l’anno dopo.

Nel 1990 infatti furono avviate le trattative tra il governo del Mozambico (all’epoca controllato dai socialisti del Fronte di Liberazione) e i guerriglieri della Renamo (Resistência Nacional Moçambicana), con la mediazione del fondatore di Sant’Egidio Andrea Riccardi e don Matteo Zuppi, l’attuale arcivescovo di Bologna che il Papa creerà cardinale nel Concistoro del 5 ottobre prossimo.

 

Mediazione che, dopo 27 mesi di trattative, portò nel ’92 alla firma degli Accordi di pace di Roma che sancirono la fine delle ostilità. Esse si rinfocolarono però nel 2013 con duri scontri armati durati tre anni e conclusi con il “cessate il fuoco” siglato dal presidente Filipe Nyusi e dal leader della Renamo, Ossufo Momade, il 1° agosto 2019 nella foresta di Gorongosa, considerata roccaforte dell’opposizione. 

Dunque un contesto differente rispetto a trent’anni fa dal punto di vista dello sviluppo, dell’urbanizzazione e della ricchezza, ma dove la democrazia continua a mostrarsi fragile e in cerca di stabilità. E dove si rende quindi necessaria la presenza di un Papa “pellegrino di pace”. Proprio questo è uno dei motti della visita di Bergoglio che porta con sé l’eredità del Papa polacco: «Papa Francesco invita a vedere la semina dei frutti del suo predecessore», ha sottolineato il direttore della Sala Stampa vaticana, Matteo Bruni, nel consueto briefing di presentazione della trasferta papale.

Bruni, da anni in volo con il Papa, per la prima volta nella nuova veste di portavoce, ha aiutato i giornalisti ad inquadrare i temi fondamentali del pellegrinaggio del Pontefice. Oltre a quello già citato della pace, anche i temi della cura del Creato, in zone d’Africa colpite da cicloni e altri disastri naturali, e della assistenza ai malati, in città e villaggi dove l’Aids costituisce ancora una minaccia e malattie come il morbillo provocano epidemie con oltre mille morti.

Tre tematiche differenti ma strettamente connesse tra loro con al centro quella «ecologia umana integrale» di cui il pontificato bergogliano è propulsore. Nei quindici discorsi che pronuncerà (incluse omelie e saluti) nei sei giorni di viaggio, Francesco – che torna per la quarta volta in Africa dopo il viaggio del 2015 in Kenya, Uganda e Repubblica Centrafricana, quello del 2017 in Egitto e del 2019 in Marocco – dunque parlerà tanto di tutela dei diritti umani quanto di salvaguardia della immensa ricchezza naturale di questi Paesi da preservare e non da sfruttare. Anche questo un rimando a Wojtyla che a Maputo, capitale del Mozambico, nell’88, unì all’appello per la pace quello per la protezione del corpo forestale.

Altri temi che ricorreranno nei pronunciamenti del Pontefice, ha detto Bruni, saranno il lavoro, la guarigione dagli orrori del passato, la speranza per i giovani, la vicinanza alle periferie. Poi tematiche più ecclesiali come il ruolo dei laici e l’incoraggiamento alla Chiesa, forte delle sue origini antiche legate all’attività missionaria, attiva nel contrastare povertà, corruzione, narcotraffico, ma minacciata dalla crescita dalle derive estremiste e dall’ascesa delle sette pentecostali

Numerosi gli appuntamenti fissati nel programma della visita papale: oltre ai tradizionali incontri con le autorità, le rappresentanze civili e il clero, anche due tappe a Maputo e Antananarivo per la visita ad un ospedale e una preghiera speciale per i lavoratori e la sosta in preghiera sulle tombe di due figure di riferimento per l’evangelizzazione di queste terre: la beata malgascia Victoire Rasoamanarivo, convertitasi al cristianesimo a 15 anni e dedita per tutta la vita a poveri e ammalati, e padre Jacques-Désiré Laval, sacerdote francese considerato “l’apostolo mauriziano”, missionario presso gli indigeni dell’isola che fu tra i primi beati proclamati da Giovanni Paolo II nel 1979. 

Il viaggio del Papa inizierà la mattina del 4 settembre con il volo da Roma a Maputo, dove Francesco atterrerà dopo dieci ore e mezzo, intorno alle 19. Ad accoglierlo, durante la cerimonia di benvenuto presso il Padiglione presidenziale, ci saranno il presidente e la consorte e alcuni bambini in abiti tradizionali che consegneranno dei fiori. Il Papa si trasferirà subito in Nunziatura dove lo attendono gruppi di giovani. Gli appuntamenti inizieranno il 5 settembre con la visita al presidente Filipe Nyusi, la firma del libro d’onore, il discorso alle autorità civili e, subito dopo, con l’incontro interreligioso con i giovani che saluteranno il Pontefice con canti, coreografie e preghiere.

Nel pomeriggio, nella cattedrale, Papa Francesco vedrà i catechisti – figure ecclesiali molto importanti soprattutto nei momenti di crisi e in assenza di una vera e propria gerarchia – e visterà la “Casa Matteo 25”, sede di un’opera di aiuto e assistenza a bambini e ragazzi di strada, iniziativa dell’ex nunzio in Mozambico, Edgar Peña Parra, attuale sostituto della Segreteria di Stato vaticana. La giornata si concluderà con l’incontro privato con i confratelli gesuiti in nunziatura.

La mattina dopo, 6 settembre, Papa Francesco si recherà nell’ospedale di Zimpeto, quartiere di periferia di Maputo. Si tratta di un centro inaugurato nel 2018 dove si curano i malati di Aids grazie al progetto “Dream” della Comunità di Sant’Egidio. Francesco abbraccerà tutte le persone lì ricoverate oltre a medici e infermieri. In auto chiusa si recherà poi nello stadio locale per la messa, scandita da testi liturgici e preghiere eucaristiche orientate verso i temi di pace e riconciliazione. Subito dopo il Papa partirà per il Madagascar, atterrando dopo circa tre ore ad Antananarivo. Anche qui una cerimonia di benvenuto alla presenza del presidente e di alcuni bambini vestiti con abiti tradizionali. A far da cornice anche 300 fedeli. Un’altra cinquantina di questi attendono il Vescovo di Roma fuori dalla Nunziatura. 

Originale: Vatican Insider
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CITTÀ DEL VATICANO. Era la fine degli anni ‘80 quando un Papa, Giovanni Paolo II, si recava in Africa toccando il suolo di Mozambico, Madagascar e Mauritius, i tre Paesi che Francesco, il Pontefice regnante, si appresta a visitare dal 4 al 10 settembre prossimi. Il mondo era in piena Guerra fredda e questi territori del Continente nero, che Wojtyla visitò in momenti diversi (nell’88 in Mozambico, nell’89, per due volte, prima in Madagascar e poi in Mauritius di ritorno da Corea del Sud e Timor Est), si avviavano sulla via dello sviluppo e della pace, dopo l’indipendenza guadagnata pochi decenni prima dai regimi coloniali.

In particolare il Mozambico sanguinava delle ferite di una dura guerra civile cominciata nel 1975, all’indomani dell’indipendenza dal Portogallo. Nel Paese pulsava forte, tuttavia, la volontà di pace. «No alla violenza, sì alla pace», gridò infatti Giovanni Paolo II dal Palazzo presidenziale spianando la strada al processo per la riconciliazione iniziato l’anno dopo.

Nel 1990 infatti furono avviate le trattative tra il governo del Mozambico (all’epoca controllato dai socialisti del Fronte di Liberazione) e i guerriglieri della Renamo (Resistência Nacional Moçambicana), con la mediazione del fondatore di Sant’Egidio Andrea Riccardi e don Matteo Zuppi, l’attuale arcivescovo di Bologna che il Papa creerà cardinale nel Concistoro del 5 ottobre prossimo.

 

Mediazione che, dopo 27 mesi di trattative, portò nel ’92 alla firma degli Accordi di pace di Roma che sancirono la fine delle ostilità. Esse si rinfocolarono però nel 2013 con duri scontri armati durati tre anni e conclusi con il “cessate il fuoco” siglato dal presidente Filipe Nyusi e dal leader della Renamo, Ossufo Momade, il 1° agosto 2019 nella foresta di Gorongosa, considerata roccaforte dell’opposizione. 

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Bruni, da anni in volo con il Papa, per la prima volta nella nuova veste di portavoce, ha aiutato i giornalisti ad inquadrare i temi fondamentali del pellegrinaggio del Pontefice. Oltre a quello già citato della pace, anche i temi della cura del Creato, in zone d’Africa colpite da cicloni e altri disastri naturali, e della assistenza ai malati, in città e villaggi dove l’Aids costituisce ancora una minaccia e malattie come il morbillo provocano epidemie con oltre mille morti.

Tre tematiche differenti ma strettamente connesse tra loro con al centro quella «ecologia umana integrale» di cui il pontificato bergogliano è propulsore. Nei quindici discorsi che pronuncerà (incluse omelie e saluti) nei sei giorni di viaggio, Francesco – che torna per la quarta volta in Africa dopo il viaggio del 2015 in Kenya, Uganda e Repubblica Centrafricana, quello del 2017 in Egitto e del 2019 in Marocco – dunque parlerà tanto di tutela dei diritti umani quanto di salvaguardia della immensa ricchezza naturale di questi Paesi da preservare e non da sfruttare. Anche questo un rimando a Wojtyla che a Maputo, capitale del Mozambico, nell’88, unì all’appello per la pace quello per la protezione del corpo forestale.

Altri temi che ricorreranno nei pronunciamenti del Pontefice, ha detto Bruni, saranno il lavoro, la guarigione dagli orrori del passato, la speranza per i giovani, la vicinanza alle periferie. Poi tematiche più ecclesiali come il ruolo dei laici e l’incoraggiamento alla Chiesa, forte delle sue origini antiche legate all’attività missionaria, attiva nel contrastare povertà, corruzione, narcotraffico, ma minacciata dalla crescita dalle derive estremiste e dall’ascesa delle sette pentecostali

Numerosi gli appuntamenti fissati nel programma della visita papale: oltre ai tradizionali incontri con le autorità, le rappresentanze civili e il clero, anche due tappe a Maputo e Antananarivo per la visita ad un ospedale e una preghiera speciale per i lavoratori e la sosta in preghiera sulle tombe di due figure di riferimento per l’evangelizzazione di queste terre: la beata malgascia Victoire Rasoamanarivo, convertitasi al cristianesimo a 15 anni e dedita per tutta la vita a poveri e ammalati, e padre Jacques-Désiré Laval, sacerdote francese considerato “l’apostolo mauriziano”, missionario presso gli indigeni dell’isola che fu tra i primi beati proclamati da Giovanni Paolo II nel 1979. 

Il viaggio del Papa inizierà la mattina del 4 settembre con il volo da Roma a Maputo, dove Francesco atterrerà dopo dieci ore e mezzo, intorno alle 19. Ad accoglierlo, durante la cerimonia di benvenuto presso il Padiglione presidenziale, ci saranno il presidente e la consorte e alcuni bambini in abiti tradizionali che consegneranno dei fiori. Il Papa si trasferirà subito in Nunziatura dove lo attendono gruppi di giovani. Gli appuntamenti inizieranno il 5 settembre con la visita al presidente Filipe Nyusi, la firma del libro d’onore, il discorso alle autorità civili e, subito dopo, con l’incontro interreligioso con i giovani che saluteranno il Pontefice con canti, coreografie e preghiere.

Nel pomeriggio, nella cattedrale, Papa Francesco vedrà i catechisti – figure ecclesiali molto importanti soprattutto nei momenti di crisi e in assenza di una vera e propria gerarchia – e visterà la “Casa Matteo 25”, sede di un’opera di aiuto e assistenza a bambini e ragazzi di strada, iniziativa dell’ex nunzio in Mozambico, Edgar Peña Parra, attuale sostituto della Segreteria di Stato vaticana. La giornata si concluderà con l’incontro privato con i confratelli gesuiti in nunziatura.

La mattina dopo, 6 settembre, Papa Francesco si recherà nell’ospedale di Zimpeto, quartiere di periferia di Maputo. Si tratta di un centro inaugurato nel 2018 dove si curano i malati di Aids grazie al progetto “Dream” della Comunità di Sant’Egidio. Francesco abbraccerà tutte le persone lì ricoverate oltre a medici e infermieri. In auto chiusa si recherà poi nello stadio locale per la messa, scandita da testi liturgici e preghiere eucaristiche orientate verso i temi di pace e riconciliazione. Subito dopo il Papa partirà per il Madagascar, atterrando dopo circa tre ore ad Antananarivo. Anche qui una cerimonia di benvenuto alla presenza del presidente e di alcuni bambini vestiti con abiti tradizionali. A far da cornice anche 300 fedeli. Un’altra cinquantina di questi attendono il Vescovo di Roma fuori dalla Nunziatura. 

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