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Il Papa: «Non dobbiamo temere il Giudizio finale, Dio ci salva»

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Francesco all’udienza generale si è soffermato sul concetto «Credo la vita eterna». E poi ha rilanciato l’appello per la campagna della Caritas contro la fame

Udienza generale di Papa Francesco

 

DOMENICO AGASSO JR
ROMA

In una piazza San Pietro tutta natalizia, circa 30 mila pellegrini e fedeli sono arrivati da ogni parte del mondo per l’UdIenza generale del mercoledì di papa Francesco che, come di consueto, compie varie giri di piazza a bordo della jeep coperta.

Non avere paura del Giudizio finale di Dio, però aprire il cuore al Suo amore. Sono gli inviti espressi da papa Francesco, nel corso dell’ultima catechesi sulla professione di fede, riflettendo sull’affermazione «Credo la vita eterna».

In particolare si è soffermato sul giudizio finale: «Ma», ha precisato subito, «non avere paura! Sentiamo quello che dice la Parola di Dio. Al riguardo, leggiamo nel vangelo di Matteo: Allora Cristo “verrà nella sua gloria, con tutti i suoi angeli… E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra… E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna” (Mt 25,31-33.46)».

Quando si pensa «al ritorno di Cristo e al suo giudizio finale – ha osservato il Pontefice – che manifesterà, fino alle sue ultime conseguenze, il bene che ognuno avrà compiuto o avrà omesso di compiere durante la sua vita terrena, percepiamo di trovarci di fronte a un mistero che ci sovrasta, che non riusciamo nemmeno a immaginare. Un mistero che quasi istintivamente suscita in noi un senso di timore, e magari anche di trepidazione. Se però riflettiamo bene su questa realtà – ha sottolineato – essa non può che allargare il cuore di un cristiano e costituire un grande motivo di consolazione e di fiducia».

“A questo proposito – ha continuato – la testimonianza delle prime comunità cristiane risuona quanto mai suggestiva. Esse infatti erano solite accompagnare le celebrazioni e le preghiere con l’acclamazione Maranathà, un’espressione costituita da due parole aramaiche che, a seconda di come vengono scandite, si possono intendere come una supplica: “Vieni, Signore!”, oppure come una certezza alimentata dalla fede: “Sì, il Signore viene, il Signore è vicino”. È l’esclamazione in cui culmina tutta la Rivelazione cristiana, al termine della meravigliosa contemplazione che ci viene offerta nell’Apocalisse di Giovanni (cfr Ap 22,20)».

Il Papa ha spiegato che «il giudizio ”finale“ è già in atto, incomincia adesso, nel corso della nostra esistenza. Tale giudizio è pronunciato in ogni istante della vita, come riscontro della nostra accoglienza con fede della salvezza presente ed operante in Cristo, oppure della nostra incredulità, con la conseguente chiusura in noi stessi”.

E poi senza leggere il testo preparato ha messo in evidenza: «Ma se noi ci chiudiamo – noi stessi – all’amore di Gesù, siamo noi stessi che ci condanniamo! Siamo condannati da noi stessi! La salvezza è aprirsi a Gesù e Lui ci salva. Se siamo peccatori – tutti, tutti lo siamo, tutti! – chiediamo perdono e andiamo con la voglia di essere buoni, il Signore ci perdona. Ma per questo dobbiamo aprirci, aprirci all’amore di Gesù, che è più forte di tutte le altre cose. L’amore di Gesù grande! L’amore di Gesù è misericordioso! L’amore di Gesù perdona! Ma tu devi aprirti e aprirsi significa pentirsi, lamentarsi delle cose che non sono buone che abbiamo fatto».

 E poi Francesco ha concluso di nuovo a braccio: «Avanti! Avanti, pensando in questo giudizio che comincia adesso. E’ incominciato… Avanti, facendo che il nostro cuore sia aperto a Gesù, alla sua salvezza. Avanti, senza paura perché l’amore di Gesù è più grande e se noi chiediamo perdono dei nostri peccati, Lui ci perdona! E’ così Gesù! Avanti con questa certezza, che ci porterà alla gloria del cielo. Grazie!».

Dopo la catechesi ha ricordato che ieri la Caritas ha lanciato una campagna mondiale contro la fame e lo spreco di cibo, col motto: “Una sola famiglia umana, cibo per tutti”. «Una sola famiglia umana, cibo per tutti! – ha esclamato il Papa – Lo ricordiamo? Lo ripetiamo insieme? “Una sola famiglia umana, cibo per tutti!… Lo scandalo per i milioni di persone che soffrono la fame non deve paralizzarci, ma – ha esortato Francesco – spingerci ad agire, tutti, singoli, famiglie, comunità, istituzioni, governi, per eliminare questa ingiustizia. Il Vangelo di Gesù ci mostra la strada: fidarsi della provvidenza del Padre e condividere il pane quotidiano senza sprecarlo. Incoraggio la Caritas a portare avanti questo impegno, e invito tutti ad unirsi a questa “onda” di solidarietà».

E il Papa, in occasione della festa della Madonna di Guadalupe – in Messico, uno dei santuari più frequentati di tutta l’America Latina – ha rivolto un particolare «messaggio alle Americhe»: in spagnolo ha ricordato che il messaggio di Guadalupe è «un segno profetico e un abbraccio per tutti gli abitanti delle diverse terre americane». «Questo abbraccio di Maria – ha detto il Pontefice – ha sempre caratterizzato l’America: una terra dove possono convivere popoli diversi, una terra capace di rispettare la vita umana in tutte le sue fasi, dal seno materno alla vecchiaia, capace di accogliere gli emigrati, così come i poveri e gli emarginati di ogni epoca. Una terra generosa».
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Udienza generale di Papa Francesco

 

DOMENICO AGASSO JR
ROMA

In una piazza San Pietro tutta natalizia, circa 30 mila pellegrini e fedeli sono arrivati da ogni parte del mondo per l’UdIenza generale del mercoledì di papa Francesco che, come di consueto, compie varie giri di piazza a bordo della jeep coperta.

Non avere paura del Giudizio finale di Dio, però aprire il cuore al Suo amore. Sono gli inviti espressi da papa Francesco, nel corso dell’ultima catechesi sulla professione di fede, riflettendo sull’affermazione «Credo la vita eterna».

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In particolare si è soffermato sul giudizio finale: «Ma», ha precisato subito, «non avere paura! Sentiamo quello che dice la Parola di Dio. Al riguardo, leggiamo nel vangelo di Matteo: Allora Cristo “verrà nella sua gloria, con tutti i suoi angeli… E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra… E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna” (Mt 25,31-33.46)».

Quando si pensa «al ritorno di Cristo e al suo giudizio finale – ha osservato il Pontefice – che manifesterà, fino alle sue ultime conseguenze, il bene che ognuno avrà compiuto o avrà omesso di compiere durante la sua vita terrena, percepiamo di trovarci di fronte a un mistero che ci sovrasta, che non riusciamo nemmeno a immaginare. Un mistero che quasi istintivamente suscita in noi un senso di timore, e magari anche di trepidazione. Se però riflettiamo bene su questa realtà – ha sottolineato – essa non può che allargare il cuore di un cristiano e costituire un grande motivo di consolazione e di fiducia».

“A questo proposito – ha continuato – la testimonianza delle prime comunità cristiane risuona quanto mai suggestiva. Esse infatti erano solite accompagnare le celebrazioni e le preghiere con l’acclamazione Maranathà, un’espressione costituita da due parole aramaiche che, a seconda di come vengono scandite, si possono intendere come una supplica: “Vieni, Signore!”, oppure come una certezza alimentata dalla fede: “Sì, il Signore viene, il Signore è vicino”. È l’esclamazione in cui culmina tutta la Rivelazione cristiana, al termine della meravigliosa contemplazione che ci viene offerta nell’Apocalisse di Giovanni (cfr Ap 22,20)».

Il Papa ha spiegato che «il giudizio ”finale“ è già in atto, incomincia adesso, nel corso della nostra esistenza. Tale giudizio è pronunciato in ogni istante della vita, come riscontro della nostra accoglienza con fede della salvezza presente ed operante in Cristo, oppure della nostra incredulità, con la conseguente chiusura in noi stessi”.

E poi senza leggere il testo preparato ha messo in evidenza: «Ma se noi ci chiudiamo – noi stessi – all’amore di Gesù, siamo noi stessi che ci condanniamo! Siamo condannati da noi stessi! La salvezza è aprirsi a Gesù e Lui ci salva. Se siamo peccatori – tutti, tutti lo siamo, tutti! – chiediamo perdono e andiamo con la voglia di essere buoni, il Signore ci perdona. Ma per questo dobbiamo aprirci, aprirci all’amore di Gesù, che è più forte di tutte le altre cose. L’amore di Gesù grande! L’amore di Gesù è misericordioso! L’amore di Gesù perdona! Ma tu devi aprirti e aprirsi significa pentirsi, lamentarsi delle cose che non sono buone che abbiamo fatto».

 E poi Francesco ha concluso di nuovo a braccio: «Avanti! Avanti, pensando in questo giudizio che comincia adesso. E’ incominciato… Avanti, facendo che il nostro cuore sia aperto a Gesù, alla sua salvezza. Avanti, senza paura perché l’amore di Gesù è più grande e se noi chiediamo perdono dei nostri peccati, Lui ci perdona! E’ così Gesù! Avanti con questa certezza, che ci porterà alla gloria del cielo. Grazie!».

Dopo la catechesi ha ricordato che ieri la Caritas ha lanciato una campagna mondiale contro la fame e lo spreco di cibo, col motto: “Una sola famiglia umana, cibo per tutti”. «Una sola famiglia umana, cibo per tutti! – ha esclamato il Papa – Lo ricordiamo? Lo ripetiamo insieme? “Una sola famiglia umana, cibo per tutti!… Lo scandalo per i milioni di persone che soffrono la fame non deve paralizzarci, ma – ha esortato Francesco – spingerci ad agire, tutti, singoli, famiglie, comunità, istituzioni, governi, per eliminare questa ingiustizia. Il Vangelo di Gesù ci mostra la strada: fidarsi della provvidenza del Padre e condividere il pane quotidiano senza sprecarlo. Incoraggio la Caritas a portare avanti questo impegno, e invito tutti ad unirsi a questa “onda” di solidarietà».

E il Papa, in occasione della festa della Madonna di Guadalupe – in Messico, uno dei santuari più frequentati di tutta l’America Latina – ha rivolto un particolare «messaggio alle Americhe»: in spagnolo ha ricordato che il messaggio di Guadalupe è «un segno profetico e un abbraccio per tutti gli abitanti delle diverse terre americane». «Questo abbraccio di Maria – ha detto il Pontefice – ha sempre caratterizzato l’America: una terra dove possono convivere popoli diversi, una terra capace di rispettare la vita umana in tutte le sue fasi, dal seno materno alla vecchiaia, capace di accogliere gli emigrati, così come i poveri e gli emarginati di ogni epoca. Una terra generosa».
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