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Il Papa: no agli ipocriti, “sporchi” che vogliono apparire giusti

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Mette in guardia dai fedeli con la «faccia da santi», che si mostrano quando pregano, mentre in loro «è tutto sporco» e «vivono del trucco»
 
DOMENICO AGASSO JR
CITTÀ DEL VATICANO

Francesco, si sa, diffida dai cristiani con la «faccia di immaginetta» come «se fossero santi». Sono gli ipocriti: dentro di loro «è tutto sporco», ma vogliono «apparire» buoni, mostrandosi quando digiunano, pregano o danno l’elemosina. «Vivono del trucco». Questa la denuncia del Papa nella Messa di questa mattina, 20 ottobre 2017, a Casa Santa Marta. 

 

 

Il Pontefice – come riferisce Radio Vaticana – si concentra sulla Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani, in cui si invita ad aderire con un atto di fede al Signore, illustrando quale sia il «vero perdono di Dio»: quello «gratuito», derivante «dalla sua grazia, dalla sua volontà»; di sicuro, non è quello che «pensiamo di avere per le nostre opere». 

 

Precisa il Vescovo di Roma: «Le nostre opere sono la risposta all’amore gratuito di Dio, che ci ha giustificato e che ci perdona sempre. E la nostra santità è proprio ricevere sempre questo perdono», da cui il Salmo «che abbiamo pregato: “Beati quelli le cui iniquità sono state perdonate e i peccati sono stati ricoperti. Beato l’uomo al quale il Signore non mette in conto il peccato”. È il Signore, Lui è quello che ci ha perdonato il peccato originale e che ci perdona ogni volta che andiamo da Lui». Invece «noi non possiamo perdonarci i nostri peccati con le nostre opere»: soltanto «Lui perdona. Noi possiamo rispondere con le nostre opere a questo perdono».  

 

Nel Vangelo di Luca, oggi, Gesù spiega «un altro modo di cercare la giustificazione», proponendo la scena di coloro «che si credono giusti per le apparenze»: quelli che sanno avere la «faccia di immaginetta», come «se fossero santi». Il Papa li definisce gli ipocriti: dentro di loro «è tutto sporco», ma esternamente vogliono «apparire» buoni e giusti, mostrandosi quando digiunano, pregano o danno l’elemosina. Ma dentro il loro cuore «non c’è sostanza», sottolinea Francesco, la loro «è una vita ipocrita».  

 

Queste persone «truccano l’anima, vivono del trucco, la santità è un trucco per loro. Gesù sempre ci chiede di essere veritieri, ma veritieri dentro al cuore e che se qualcosa appare che appaia questa verità, quello che è dentro al cuore. Per questo quel consiglio: quando tu preghi, vai a farlo di nascosto; quando tu digiuni, lì sì, truccati un po’, perché nessuno veda nella faccia la debolezza del digiuno»; e quando «dai l’elemosina che la tua mano sinistra non sappia quello che fa la destra, fallo di nascosto». 

 

Quella degli ipocriti è «la giustificazione dell’apparenza».  

 

Invece Cristo «ci chiede coerenza di vita, coerenza fra quello che facciamo e quello che viviamo dentro. La falsità fa tanto male, l’ipocrisia fa tanto male, è un modo di vivere. Nel Salmo abbiamo chiesto la grazia della verità davanti al Signore. È bello quello che abbiamo chiesto: “Signore, ti ho fatto conoscere il mio peccato, non l’ho nascosto, non ho coperto la mia colpa, non ho truccato la mia anima. Ho detto: ‘Confesserò al Signore le mie iniquità’ e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato”». Bisogna che la verità sia sempre «davanti a Dio, sempre. E questa verità davanti a Dio è quella che fa spazio perché il Signore ci perdoni». 

 

Occorre essere attenti, perché l’ipocrisia diviene una «abitudine»: per evitare di caderci, è necessario innanzitutto non accusare gli altri ma apprendere «la saggezza di accusare se stessi», senza nascondere le proprie colpe davanti a Dio. 

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DOMENICO AGASSO JR
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Francesco, si sa, diffida dai cristiani con la «faccia di immaginetta» come «se fossero santi». Sono gli ipocriti: dentro di loro «è tutto sporco», ma vogliono «apparire» buoni, mostrandosi quando digiunano, pregano o danno l’elemosina. «Vivono del trucco». Questa la denuncia del Papa nella Messa di questa mattina, 20 ottobre 2017, a Casa Santa Marta. 

 

 

Il Pontefice – come riferisce Radio Vaticana – si concentra sulla Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani, in cui si invita ad aderire con un atto di fede al Signore, illustrando quale sia il «vero perdono di Dio»: quello «gratuito», derivante «dalla sua grazia, dalla sua volontà»; di sicuro, non è quello che «pensiamo di avere per le nostre opere». 

 

Precisa il Vescovo di Roma: «Le nostre opere sono la risposta all’amore gratuito di Dio, che ci ha giustificato e che ci perdona sempre. E la nostra santità è proprio ricevere sempre questo perdono», da cui il Salmo «che abbiamo pregato: “Beati quelli le cui iniquità sono state perdonate e i peccati sono stati ricoperti. Beato l’uomo al quale il Signore non mette in conto il peccato”. È il Signore, Lui è quello che ci ha perdonato il peccato originale e che ci perdona ogni volta che andiamo da Lui». Invece «noi non possiamo perdonarci i nostri peccati con le nostre opere»: soltanto «Lui perdona. Noi possiamo rispondere con le nostre opere a questo perdono».  

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Nel Vangelo di Luca, oggi, Gesù spiega «un altro modo di cercare la giustificazione», proponendo la scena di coloro «che si credono giusti per le apparenze»: quelli che sanno avere la «faccia di immaginetta», come «se fossero santi». Il Papa li definisce gli ipocriti: dentro di loro «è tutto sporco», ma esternamente vogliono «apparire» buoni e giusti, mostrandosi quando digiunano, pregano o danno l’elemosina. Ma dentro il loro cuore «non c’è sostanza», sottolinea Francesco, la loro «è una vita ipocrita».  

 

Queste persone «truccano l’anima, vivono del trucco, la santità è un trucco per loro. Gesù sempre ci chiede di essere veritieri, ma veritieri dentro al cuore e che se qualcosa appare che appaia questa verità, quello che è dentro al cuore. Per questo quel consiglio: quando tu preghi, vai a farlo di nascosto; quando tu digiuni, lì sì, truccati un po’, perché nessuno veda nella faccia la debolezza del digiuno»; e quando «dai l’elemosina che la tua mano sinistra non sappia quello che fa la destra, fallo di nascosto». 

 

Quella degli ipocriti è «la giustificazione dell’apparenza».  

 

Invece Cristo «ci chiede coerenza di vita, coerenza fra quello che facciamo e quello che viviamo dentro. La falsità fa tanto male, l’ipocrisia fa tanto male, è un modo di vivere. Nel Salmo abbiamo chiesto la grazia della verità davanti al Signore. È bello quello che abbiamo chiesto: “Signore, ti ho fatto conoscere il mio peccato, non l’ho nascosto, non ho coperto la mia colpa, non ho truccato la mia anima. Ho detto: ‘Confesserò al Signore le mie iniquità’ e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato”». Bisogna che la verità sia sempre «davanti a Dio, sempre. E questa verità davanti a Dio è quella che fa spazio perché il Signore ci perdoni». 

 

Occorre essere attenti, perché l’ipocrisia diviene una «abitudine»: per evitare di caderci, è necessario innanzitutto non accusare gli altri ma apprendere «la saggezza di accusare se stessi», senza nascondere le proprie colpe davanti a Dio. 

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