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Il Papa: migranti vittime della cultura dello scarto, Dio ce ne chiederà conto

Il Papa ricorda anche le vittime di persecuzioni a causa della fede e prega per la situazione nel nord del Mozambico, dove il terrorismo internazionale sta causando migliaia di sfollati.

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Giustizia e verità è quanto invoca Francesco in occasione dell’Angelus alla vigilia del decimo anniversario del massacro di migranti a San Fernando, in Messico. Il Papa ricorda anche le vittime di persecuzioni a causa della fede e prega per la situazione nel nord del Mozambico, dove il terrorismo internazionale sta causando migliaia di sfollati

Gabriella Ceraso – Città del Vaticano 

In questa XXI domenica del Tempo ordinario, lo sguardo del Papa nelle parole seguite alla preghiera mariana dell’Angelus si allarga come consuetudine al mondo intero. (Ascolta il servizio con la voce del Papa)

In particolare Francesco si rivolge al Messico alla vigilia del decimo anniversario di un sequestro e di un massacro ancora avvolti dal mistero. Il 24 agosto del 2010 infatti furono trovati i corpi di 72 migranti a San Fernando, Tamaulipas, nel Messico centrale, a partire dalla segnalazione di un ragazzo ecuadoriano riuscito a scappare. Tra quelli identificati c’erano i corpi di honduregni, salvadoregni, guatemaltechi, ecuadoriani, brasiliani e una persona dell’India. Un livello di violenza efferata, tale da far parlare nel tempo del coinvolgimeto del narcotraffico. 

Solidarietà alle famiglie

“Cercavano una vita migliore”, afferma il Papa esprimendo tutta la sua solidarietà alle famiglie:

Erano persone di diversi Paesi che cercavano una vita migliore. Esprimo la mia solidarietà alle famiglie delle vittime che ancora oggi invocano giustizia e verità su quanto accaduto. Il Signore ci chiederà conto di tutti i migranti caduti nei viaggi della speranza. Sono stati vittime della cultura dello scarto.

La preghiera per i perseguitati per la fede

Altre sofferenze, altra violenza non meno grave, è quella che il Papa ricorda all’indomani della “Giornata Mondiale in ricordo delle vittime degli Atti di Violenza basati sulla religione e sul credo”. Per loro la sua richiesta di preghiera con la sottolineatura, più volte espressa, che oggi sono molti a patire per il proprio credo:

Preghiamo per questi nostri fratelli e sorelle, e sosteniamo con la preghiera e la solidarietà anche quanti – e sono tanti – che ancora oggi vengono perseguitati a motivo della loro fede religiosaTanti.

La vicinanza a Capo Delgado

Infine, come già accaduto mercoledì scorso con una telefonata a sorpresa al vescovo di Pemba in Mozambico, Francesco torna a manifestare tutta la sua vicinanza al Paese africano che vede peggiorare la situazione umanitaria nella provincia settentrionale di Capo Delgado:

Desidero, inoltre, ribadire la mia vicinanza alla popolazione di Cabo Delgado, nel nord del Mozambico, che sta soffrendo a causa del terrorismo internazionale. Lo faccio nel vivo ricordo della visita che ho compiuto in quel caro Paese circa un anno fa.

Come già nelle parole rivolte a monsignor Fernando Lisboa, Francesco ha ricordato dunque il suo viaggio in Mozambico e quanto già allora la situazione nell’area, ricca di risorse naturali, fosse difficile: oggi, in particolare dal marzo scorso, si susseguono attacchi perpetrati da gruppi armati le cui operazioni stanno diventando sempre più sofisticate e fonte di preoccupazione anche per gli Stati confinanti. Le violenze a Cabo Delgado hanno instaurato un clima di terrore tra la gente causando vittime e migliaia di sfollati in una popolazione già povera e emarginata.

Originale: Vatican News
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Il Papa: migranti vittime della cultura dello scarto, Dio ce ne chiederà conto

Il Papa ricorda anche le vittime di persecuzioni a causa della fede e prega per la situazione nel nord del Mozambico, dove il terrorismo internazionale sta causando migliaia di sfollati.

  

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Giustizia e verità è quanto invoca Francesco in occasione dell’Angelus alla vigilia del decimo anniversario del massacro di migranti a San Fernando, in Messico. Il Papa ricorda anche le vittime di persecuzioni a causa della fede e prega per la situazione nel nord del Mozambico, dove il terrorismo internazionale sta causando migliaia di sfollati

Gabriella Ceraso – Città del Vaticano 

In questa XXI domenica del Tempo ordinario, lo sguardo del Papa nelle parole seguite alla preghiera mariana dell’Angelus si allarga come consuetudine al mondo intero. (Ascolta il servizio con la voce del Papa)

In particolare Francesco si rivolge al Messico alla vigilia del decimo anniversario di un sequestro e di un massacro ancora avvolti dal mistero. Il 24 agosto del 2010 infatti furono trovati i corpi di 72 migranti a San Fernando, Tamaulipas, nel Messico centrale, a partire dalla segnalazione di un ragazzo ecuadoriano riuscito a scappare. Tra quelli identificati c’erano i corpi di honduregni, salvadoregni, guatemaltechi, ecuadoriani, brasiliani e una persona dell’India. Un livello di violenza efferata, tale da far parlare nel tempo del coinvolgimeto del narcotraffico. 

Solidarietà alle famiglie

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“Cercavano una vita migliore”, afferma il Papa esprimendo tutta la sua solidarietà alle famiglie:

Erano persone di diversi Paesi che cercavano una vita migliore. Esprimo la mia solidarietà alle famiglie delle vittime che ancora oggi invocano giustizia e verità su quanto accaduto. Il Signore ci chiederà conto di tutti i migranti caduti nei viaggi della speranza. Sono stati vittime della cultura dello scarto.

La preghiera per i perseguitati per la fede

Altre sofferenze, altra violenza non meno grave, è quella che il Papa ricorda all’indomani della “Giornata Mondiale in ricordo delle vittime degli Atti di Violenza basati sulla religione e sul credo”. Per loro la sua richiesta di preghiera con la sottolineatura, più volte espressa, che oggi sono molti a patire per il proprio credo:

Preghiamo per questi nostri fratelli e sorelle, e sosteniamo con la preghiera e la solidarietà anche quanti – e sono tanti – che ancora oggi vengono perseguitati a motivo della loro fede religiosaTanti.

La vicinanza a Capo Delgado

Infine, come già accaduto mercoledì scorso con una telefonata a sorpresa al vescovo di Pemba in Mozambico, Francesco torna a manifestare tutta la sua vicinanza al Paese africano che vede peggiorare la situazione umanitaria nella provincia settentrionale di Capo Delgado:

Desidero, inoltre, ribadire la mia vicinanza alla popolazione di Cabo Delgado, nel nord del Mozambico, che sta soffrendo a causa del terrorismo internazionale. Lo faccio nel vivo ricordo della visita che ho compiuto in quel caro Paese circa un anno fa.

Come già nelle parole rivolte a monsignor Fernando Lisboa, Francesco ha ricordato dunque il suo viaggio in Mozambico e quanto già allora la situazione nell’area, ricca di risorse naturali, fosse difficile: oggi, in particolare dal marzo scorso, si susseguono attacchi perpetrati da gruppi armati le cui operazioni stanno diventando sempre più sofisticate e fonte di preoccupazione anche per gli Stati confinanti. Le violenze a Cabo Delgado hanno instaurato un clima di terrore tra la gente causando vittime e migliaia di sfollati in una popolazione già povera e emarginata.

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