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Il Papa: “Maria esempio di una speranza che si nutre di ascolto”

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All’udienza generale sottolinea che «nessuno di noi può dire quale sia stata la passione più crudele» alla croce, se quella di Gesù o quella della madre che semplicemente «stava»

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

Davanti al figlio crocifisso «semplicemente stava»: il Papa ha dedicato la catechesi dell’udienza generale del mercoledì a Maria «madre di speranza»,sottolineando che «nessuno di noi può dire quale sia stata la passione più crudele: se quella di un uomo innocente che muore sul patibolo della croce, o l’agonia di una madre che accompagna gli ultimi istanti della vita di suo figlio»perché su questo i Vangeli «sono laconici, ed estremamente discreti». C’è «sempre un grande rapporto fra la speranza e l’ascolto», ha detto Francesco, che ha indicato l’esempio di Maria, «donna che ascolta, che accoglie l’esistenza così come essa si consegna a noi, con i suoi giorni felici, ma anche con le sue tragedie che mai vorremmo avere incrociato». Il Pontefice argentino ha ricordato ai fedeli il suo viaggio di venerdì e sabato prossimo al santuario mariano di Fatima. 

 

  

«Maria ha attraversato più di una notte nel suo cammino di madre», ha detto il Papa proseguendo un ciclo di catechesi sulla speranza cristiana. «Fin dal primo apparire nella storia dei Vangeli, la sua figura si staglia come se fosse il personaggio di un dramma. Non era semplice rispondere con un “sì” all’invito dell’angelo: eppure lei, donna ancora nel fiore della giovinezza, risponde con coraggio, nonostante nulla sapesse del destino che l’attendeva. Maria in quell’istante ci appare come una delle tante madri del nostro mondo, coraggiose fino all’estremo quando si tratta di accogliere nel proprio grembo la storia di un nuovo uomo che nasce».  

 

Maria appare nei Vangeli «come una donna silenziosa, che spesso non comprende tutto quello che le accade intorno, ma che medita ogni parola e ogni avvenimento nel suo cuore. In questa disposizione c’è un ritaglio bellissimo della psicologia di Maria: non è una donna che si deprime davanti alle incertezze della vita, specialmente quando nulla sembra andare per il verso giusto. Non è nemmeno una donna che protesta con violenza, che inveisce contro il destino della vita che ci rivela spesso un volto ostile. È invece una donna che ascolta: non dimenticatevi – ha sottolineato il Papa – che c’è sempre un grande rapporto fra la speranza e l’ascolto e Maria è una donna che ascolta, che accoglie l’esistenza così come essa si consegna a noi, con i suoi giorni felici, ma anche con le sue tragedie che mai vorremmo avere incrociato. Fino alla notte suprema di Maria, quando il suo Figlio è inchiodato al legno della croce». 

  

Fino a quel giorno, nota il Papa, «Maria era quasi sparita dalla trama dei Vangeli: gli scrittori sacri lasciano intendere questo lento eclissarsi della sua presenza, il suo rimanere muta davanti al mistero di un Figlio che obbedisce al Padre. Però Maria riappare proprio nel momento cruciale: quando buona parte degli amici si sono dileguati a motivo della paura. Le madri non tradiscono – ha messo in luce il Papa – e in quell’istante, ai piedi della croce, nessuno di noi può dire quale sia stata la passione più crudele: se quella di un uomo innocente che muore sul patibolo della croce, o l’agonia di una madre che accompagna gli ultimi istanti della vita di suo figlio. I Vangeli sono laconici, ed estremamente discreti.Registrano con un semplice verbo la presenza della Madre: “stava”. Nulla dicono della sua reazione, nemmeno una pennellata per descrivere il suo dolore: su questi dettagli si sarebbe poi avventata l’immaginazione di poeti e di pittori regalandoci immagini che sono entrate nella storia dell’arte e della letteratura. Ma i Vangeli dicono semplicemente che stava. Stava lì nel più brutto momento, nel crudele momento, e soffriva col figlio: stava. Maria “stava”, semplicemente era lì. Eccola nuovamente la giovane donna di Nazareth, ormai ingrigita nei capelli per il passare degli anni, ancora alle prese con un Dio che deve essere solo abbracciato, e con una vita che è giunta alla soglia del buio più fitto. Maria stava nel buio più fitto, ma stava: non se n’è andata». 

  

Maria rimane «per fedeltà al piano di Dio di cui si è proclamata serva nel primo giorno della sua vocazione, ma anche a causa del suo istinto di madre che semplicemente soffre, ogni volta che c’è un figlio che attraversa una passione», ha detto il Papa, che ha evocato al proposito «le sofferenze delle madri: tutti noi abbiamo conosciuto donne forti che hanno portato avanti tante sofferenze dei figli». 

  

E ancora nel primo giorno della Chiesa, Maria stava «in mezzo a quella comunità di discepoli così fragili: uno aveva rinnegato, molti erano fuggiti, tutti avevano avuto paura. Ma lei semplicemente Maria stava lì, nel più normale dei modi, come se fosse una cosa del tutto naturale: nella prima Chiesa avvolta dalla luce della Risurrezione, ma anche dai tremori dei primi passi che doveva compiere nel mondo». Per questo, ha concluso il Papa, «tutti noi la amiamo come Madre: non siamo orfani, abbiamo una Madre in cielo, la Santa Madre di Dio. Perché ci insegna la virtù dell’attesa, anche quando tutto appare privo di senso: lei sempre fiduciosa nel mistero di Dio, anche quando lui sembra eclissarsi per colpa del male del mondo. Nei momenti di difficoltà, Maria, la Madre che Gesù ha regalato a tutti noi, possa sempre sostenere i nostri passi, possa sempre dirci al cuore: alzati, guarda avanti, guarda l’orizzonte, perché lei è madre di speranza». 

  

A fine udienza il Papa ha salutato tra gli altri la delegazione dei giovani sacerdoti del Patriarcato di Mosca ospiti del Pontificio Consiglio per l’Unità dei cristiani, i partecipanti alla settimana ecumenica promossa dal Movimento dei Focolari. Ai fedeli argentini ha ricordato la Madonna di Lujan, mentre ai pellegrini portoghesi ha detto: «Venerdì e Sabato prossimo – a Dio piacendo – mi recherò, pellegrino, a Fatima, per affidare alla Madonna le sorti temporali ed eterne dell’umanità e supplicare sulle sue vie le benedizioni del Cielo. Chiedo a tutti di unirsi a me, quali pellegrini della speranza e della pace: le vostre mani in preghiera continuino a sostenere le mie». 

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Davanti al figlio crocifisso «semplicemente stava»: il Papa ha dedicato la catechesi dell’udienza generale del mercoledì a Maria «madre di speranza»,sottolineando che «nessuno di noi può dire quale sia stata la passione più crudele: se quella di un uomo innocente che muore sul patibolo della croce, o l’agonia di una madre che accompagna gli ultimi istanti della vita di suo figlio»perché su questo i Vangeli «sono laconici, ed estremamente discreti». C’è «sempre un grande rapporto fra la speranza e l’ascolto», ha detto Francesco, che ha indicato l’esempio di Maria, «donna che ascolta, che accoglie l’esistenza così come essa si consegna a noi, con i suoi giorni felici, ma anche con le sue tragedie che mai vorremmo avere incrociato». Il Pontefice argentino ha ricordato ai fedeli il suo viaggio di venerdì e sabato prossimo al santuario mariano di Fatima. 

 

  

«Maria ha attraversato più di una notte nel suo cammino di madre», ha detto il Papa proseguendo un ciclo di catechesi sulla speranza cristiana. «Fin dal primo apparire nella storia dei Vangeli, la sua figura si staglia come se fosse il personaggio di un dramma. Non era semplice rispondere con un “sì” all’invito dell’angelo: eppure lei, donna ancora nel fiore della giovinezza, risponde con coraggio, nonostante nulla sapesse del destino che l’attendeva. Maria in quell’istante ci appare come una delle tante madri del nostro mondo, coraggiose fino all’estremo quando si tratta di accogliere nel proprio grembo la storia di un nuovo uomo che nasce».  

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Maria appare nei Vangeli «come una donna silenziosa, che spesso non comprende tutto quello che le accade intorno, ma che medita ogni parola e ogni avvenimento nel suo cuore. In questa disposizione c’è un ritaglio bellissimo della psicologia di Maria: non è una donna che si deprime davanti alle incertezze della vita, specialmente quando nulla sembra andare per il verso giusto. Non è nemmeno una donna che protesta con violenza, che inveisce contro il destino della vita che ci rivela spesso un volto ostile. È invece una donna che ascolta: non dimenticatevi – ha sottolineato il Papa – che c’è sempre un grande rapporto fra la speranza e l’ascolto e Maria è una donna che ascolta, che accoglie l’esistenza così come essa si consegna a noi, con i suoi giorni felici, ma anche con le sue tragedie che mai vorremmo avere incrociato. Fino alla notte suprema di Maria, quando il suo Figlio è inchiodato al legno della croce». 

  

Fino a quel giorno, nota il Papa, «Maria era quasi sparita dalla trama dei Vangeli: gli scrittori sacri lasciano intendere questo lento eclissarsi della sua presenza, il suo rimanere muta davanti al mistero di un Figlio che obbedisce al Padre. Però Maria riappare proprio nel momento cruciale: quando buona parte degli amici si sono dileguati a motivo della paura. Le madri non tradiscono – ha messo in luce il Papa – e in quell’istante, ai piedi della croce, nessuno di noi può dire quale sia stata la passione più crudele: se quella di un uomo innocente che muore sul patibolo della croce, o l’agonia di una madre che accompagna gli ultimi istanti della vita di suo figlio. I Vangeli sono laconici, ed estremamente discreti.Registrano con un semplice verbo la presenza della Madre: “stava”. Nulla dicono della sua reazione, nemmeno una pennellata per descrivere il suo dolore: su questi dettagli si sarebbe poi avventata l’immaginazione di poeti e di pittori regalandoci immagini che sono entrate nella storia dell’arte e della letteratura. Ma i Vangeli dicono semplicemente che stava. Stava lì nel più brutto momento, nel crudele momento, e soffriva col figlio: stava. Maria “stava”, semplicemente era lì. Eccola nuovamente la giovane donna di Nazareth, ormai ingrigita nei capelli per il passare degli anni, ancora alle prese con un Dio che deve essere solo abbracciato, e con una vita che è giunta alla soglia del buio più fitto. Maria stava nel buio più fitto, ma stava: non se n’è andata». 

  

Maria rimane «per fedeltà al piano di Dio di cui si è proclamata serva nel primo giorno della sua vocazione, ma anche a causa del suo istinto di madre che semplicemente soffre, ogni volta che c’è un figlio che attraversa una passione», ha detto il Papa, che ha evocato al proposito «le sofferenze delle madri: tutti noi abbiamo conosciuto donne forti che hanno portato avanti tante sofferenze dei figli». 

  

E ancora nel primo giorno della Chiesa, Maria stava «in mezzo a quella comunità di discepoli così fragili: uno aveva rinnegato, molti erano fuggiti, tutti avevano avuto paura. Ma lei semplicemente Maria stava lì, nel più normale dei modi, come se fosse una cosa del tutto naturale: nella prima Chiesa avvolta dalla luce della Risurrezione, ma anche dai tremori dei primi passi che doveva compiere nel mondo». Per questo, ha concluso il Papa, «tutti noi la amiamo come Madre: non siamo orfani, abbiamo una Madre in cielo, la Santa Madre di Dio. Perché ci insegna la virtù dell’attesa, anche quando tutto appare privo di senso: lei sempre fiduciosa nel mistero di Dio, anche quando lui sembra eclissarsi per colpa del male del mondo. Nei momenti di difficoltà, Maria, la Madre che Gesù ha regalato a tutti noi, possa sempre sostenere i nostri passi, possa sempre dirci al cuore: alzati, guarda avanti, guarda l’orizzonte, perché lei è madre di speranza». 

  

A fine udienza il Papa ha salutato tra gli altri la delegazione dei giovani sacerdoti del Patriarcato di Mosca ospiti del Pontificio Consiglio per l’Unità dei cristiani, i partecipanti alla settimana ecumenica promossa dal Movimento dei Focolari. Ai fedeli argentini ha ricordato la Madonna di Lujan, mentre ai pellegrini portoghesi ha detto: «Venerdì e Sabato prossimo – a Dio piacendo – mi recherò, pellegrino, a Fatima, per affidare alla Madonna le sorti temporali ed eterne dell’umanità e supplicare sulle sue vie le benedizioni del Cielo. Chiedo a tutti di unirsi a me, quali pellegrini della speranza e della pace: le vostre mani in preghiera continuino a sostenere le mie». 

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