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HomeArgomentiCultura ed EducazioneIl Papa: l’educazione non generi divisioni ma una umanità più fraterna

Il Papa: l’educazione non generi divisioni ma una umanità più fraterna

Dal Papa anche una spinta ad avere il coraggio di pagare bene gli educatori

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Francesco riceve in Vaticano la Congregazione per l’Educazione Cattolica. Ricordando la giornata del 14 maggio per un Patto educativo globale che sia – auspica – “rivoluzionario”, il Pontefice esorta ad accelerare il “movimento inclusivo” che l’educazione comporta per “arginare la cultura dello scarto”. Dal Papa anche una spinta ad avere il coraggio di pagare bene gli educatori

Giada Aquilino – Città del Vaticano

Le diversità non ostacolano l’unità: l’educazione sia “forza pacificatrice” capace di porre al centro la persona nella sua realtà integrale, per agevolare una conoscenza della “casa comune”, “arginare” la cultura dello scarto a favore dell’“inclusione”, creare una comunità autenticamente umana. È la riflessione di Francesco ai partecipanti all’Assemblea plenaria della Congregazione per l’Educazione Cattolica, affiancata anche dall’auspicio del Papa ad avere il “coraggio” di “pagare bene” gli educatori (Il servizio con la voce del Papa).

Crescita e maturazione

Ricordando il Patto educativo globale, la cui giornata promossa dal Pontefice per il prossimo 14 maggio è organizzata dal dicastero vaticano guidato dal cardinale Giuseppe Versaldi, Francesco raccomanda che esso sia “rivoluzionario” e non un “semplice ordinamento”. Sottolinea infatti che l’educazione non è “mai” un’azione ripetitiva né “uguale a sé stessa”, ma l’arte della “crescita” e della “maturazione”.

L’educazione è una realtà dinamica, è un movimento, che porta alla luce le persone. Si tratta di un peculiare genere di movimento, con caratteristiche che lo rendono un dinamismo di crescita, orientato al pieno sviluppo della persona nella sua dimensione individuale e sociale.

Composizione multiculturale dell’umanità

Il Papa ne tratteggia i caratteri “tipici”. Quello di essere un movimento ecologico, che poi è “una delle sue forze trascinanti verso l’obiettivo formativo completo”.

L’educazione che ha al centro la persona nella sua realtà integrale ha lo scopo di portarla alla conoscenza di sé stessa, della casa comune in cui è posta a vivere e soprattutto alla scoperta della fraternità come relazione che produce la composizione multiculturale dell’umanità, fonte di reciproco arricchimento.

L’inclusione è messaggio cristiano

Un’altra proprietà è quella di essere un movimento inclusivo “verso tutti gli esclusi”: Francesco cita povertà, vulnerabilità a causa “di guerre, carestie e catastrofi naturali”, per la “selettività sociale”, per le difficoltà “familiari ed esistenziali”.

Un’inclusione che si concretizza nelle azioni educative a favore dei rifugiati, delle vittime della tratta degli esseri umani, dei migranti, senza alcuna distinzione di sesso, di religione o etnia. L’inclusione non è un’invenzione moderna, ma è parte integrante del messaggio salvifico cristiano. Oggi è necessario accelerare questo movimento inclusivo dell’educazione per arginare la cultura dello scarto, originata dal rifiuto della fraternità come elemento costitutivo dell’umanità.

Una forza da alimentare

L’educazione, prosegue, è anche un movimento pacificatore, “armonico”: è “portatore di pace” come testimoniano i giovani “con il loro impegno e con la loro sete di verità”. Qui Francesco richiama l’Instrumentum laboris del Patto educativo globale.

Il movimento educativo costruttore di pace è una forza da alimentare contro la “egolatria” che genera la non-pace, le fratture tra le generazioni, tra i popoli, tra le culture, tra le popolazioni ricche e quelle povere, tra maschile e femminile, tra economia ed etica, tra umanità e ambiente. Queste fratture e contrapposizioni, che fanno ammalare le relazioni, nascondono una paura della diversità e della differenza. Per questo l’educazione è chiamata con la sua forza pacificatrice a formare persone capaci di comprendere che le diversità non ostacolano l’unità, anzi sono indispensabili alla ricchezza della propria identità e di quella di tutti.

Il villaggio dell’educazione

L’educazione, osserva poi il Pontefice, è inoltre un movimento di squadra, perché “non è mai l’azione di una singola persona o istituzione”. Eppure, nota, esso è “da tempo entrato in crisi per diverse ragioni”. Di qui la “necessità” di una giornata per il Patto educativo globale.

È un appello rivolto a tutti coloro che hanno responsabilità politiche, amministrative, religiose ed educative per ricomporre il “villaggio dell’educazione”. Il trovarsi insieme non ha l’obiettivo di elaborare programmi, ma di ritrovare il passo comune per ravvivare l’impegno per e con le giovani generazioni, rinnovando la passione per un’educazione più aperta e inclusiva, capace di ascolto paziente, dialogo costruttivo e mutua comprensione. Il Patto educativo non dev’essere un semplice ordinamento, non dev’essere un “ricucinato” dei positivismi che abbiamo ricevuto da un’educazione illuministica. Dev’essere rivoluzionario.

Un’alleanza educativa per superare le contrapposizioni

“Mai come ora”, evidenzia il Papa, c’è bisogno di “unire gli sforzi in un’ampia alleanza educativa per formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità “più fraterna”.

Per raggiungere questi obiettivi ci vuole coraggio: ‘Il coraggio di mettere al centro la persona. Il coraggio di investire le migliori energie. Il coraggio di formare persone disponibili a mettersi al servizio della comunità’. Il coraggio di pagare bene gli educatori.

Un Osservatorio mondiale

Nel comporsi di un Patto educativo globale Francesco vede pure la “facilitazione della crescita di un’alleanza interdisciplinare e transdisciplinare” per “tutti” gli studi, compresi quelli ecclesiastici. L’augurio del Papa è a “continuare con profitto nella realizzazione del programma per i prossimi anni, in particolare nella stesura di un Direttorio, nella costituzione di un Osservatorio mondiale”, nonché nella qualificazione e nell’aggiornamento degli studi ecclesiastici e in una “maggiore sollecitudine” per la pastorale universitaria come “strumento di nuova evangelizzazione”. Tutti impegni, aggiunge, che possono contribuire “efficacemente” a consolidare il patto.

Originale: Vatican News
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Giada Aquilino – Città del Vaticano

Le diversità non ostacolano l’unità: l’educazione sia “forza pacificatrice” capace di porre al centro la persona nella sua realtà integrale, per agevolare una conoscenza della “casa comune”, “arginare” la cultura dello scarto a favore dell’“inclusione”, creare una comunità autenticamente umana. È la riflessione di Francesco ai partecipanti all’Assemblea plenaria della Congregazione per l’Educazione Cattolica, affiancata anche dall’auspicio del Papa ad avere il “coraggio” di “pagare bene” gli educatori (Il servizio con la voce del Papa).

Crescita e maturazione

Ricordando il Patto educativo globale, la cui giornata promossa dal Pontefice per il prossimo 14 maggio è organizzata dal dicastero vaticano guidato dal cardinale Giuseppe Versaldi, Francesco raccomanda che esso sia “rivoluzionario” e non un “semplice ordinamento”. Sottolinea infatti che l’educazione non è “mai” un’azione ripetitiva né “uguale a sé stessa”, ma l’arte della “crescita” e della “maturazione”.

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L’educazione è una realtà dinamica, è un movimento, che porta alla luce le persone. Si tratta di un peculiare genere di movimento, con caratteristiche che lo rendono un dinamismo di crescita, orientato al pieno sviluppo della persona nella sua dimensione individuale e sociale.

Composizione multiculturale dell’umanità

Il Papa ne tratteggia i caratteri “tipici”. Quello di essere un movimento ecologico, che poi è “una delle sue forze trascinanti verso l’obiettivo formativo completo”.

L’educazione che ha al centro la persona nella sua realtà integrale ha lo scopo di portarla alla conoscenza di sé stessa, della casa comune in cui è posta a vivere e soprattutto alla scoperta della fraternità come relazione che produce la composizione multiculturale dell’umanità, fonte di reciproco arricchimento.

L’inclusione è messaggio cristiano

Un’altra proprietà è quella di essere un movimento inclusivo “verso tutti gli esclusi”: Francesco cita povertà, vulnerabilità a causa “di guerre, carestie e catastrofi naturali”, per la “selettività sociale”, per le difficoltà “familiari ed esistenziali”.

Un’inclusione che si concretizza nelle azioni educative a favore dei rifugiati, delle vittime della tratta degli esseri umani, dei migranti, senza alcuna distinzione di sesso, di religione o etnia. L’inclusione non è un’invenzione moderna, ma è parte integrante del messaggio salvifico cristiano. Oggi è necessario accelerare questo movimento inclusivo dell’educazione per arginare la cultura dello scarto, originata dal rifiuto della fraternità come elemento costitutivo dell’umanità.

Una forza da alimentare

L’educazione, prosegue, è anche un movimento pacificatore, “armonico”: è “portatore di pace” come testimoniano i giovani “con il loro impegno e con la loro sete di verità”. Qui Francesco richiama l’Instrumentum laboris del Patto educativo globale.

Il movimento educativo costruttore di pace è una forza da alimentare contro la “egolatria” che genera la non-pace, le fratture tra le generazioni, tra i popoli, tra le culture, tra le popolazioni ricche e quelle povere, tra maschile e femminile, tra economia ed etica, tra umanità e ambiente. Queste fratture e contrapposizioni, che fanno ammalare le relazioni, nascondono una paura della diversità e della differenza. Per questo l’educazione è chiamata con la sua forza pacificatrice a formare persone capaci di comprendere che le diversità non ostacolano l’unità, anzi sono indispensabili alla ricchezza della propria identità e di quella di tutti.

Il villaggio dell’educazione

L’educazione, osserva poi il Pontefice, è inoltre un movimento di squadra, perché “non è mai l’azione di una singola persona o istituzione”. Eppure, nota, esso è “da tempo entrato in crisi per diverse ragioni”. Di qui la “necessità” di una giornata per il Patto educativo globale.

È un appello rivolto a tutti coloro che hanno responsabilità politiche, amministrative, religiose ed educative per ricomporre il “villaggio dell’educazione”. Il trovarsi insieme non ha l’obiettivo di elaborare programmi, ma di ritrovare il passo comune per ravvivare l’impegno per e con le giovani generazioni, rinnovando la passione per un’educazione più aperta e inclusiva, capace di ascolto paziente, dialogo costruttivo e mutua comprensione. Il Patto educativo non dev’essere un semplice ordinamento, non dev’essere un “ricucinato” dei positivismi che abbiamo ricevuto da un’educazione illuministica. Dev’essere rivoluzionario.

Un’alleanza educativa per superare le contrapposizioni

“Mai come ora”, evidenzia il Papa, c’è bisogno di “unire gli sforzi in un’ampia alleanza educativa per formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità “più fraterna”.

Per raggiungere questi obiettivi ci vuole coraggio: ‘Il coraggio di mettere al centro la persona. Il coraggio di investire le migliori energie. Il coraggio di formare persone disponibili a mettersi al servizio della comunità’. Il coraggio di pagare bene gli educatori.

Un Osservatorio mondiale

Nel comporsi di un Patto educativo globale Francesco vede pure la “facilitazione della crescita di un’alleanza interdisciplinare e transdisciplinare” per “tutti” gli studi, compresi quelli ecclesiastici. L’augurio del Papa è a “continuare con profitto nella realizzazione del programma per i prossimi anni, in particolare nella stesura di un Direttorio, nella costituzione di un Osservatorio mondiale”, nonché nella qualificazione e nell’aggiornamento degli studi ecclesiastici e in una “maggiore sollecitudine” per la pastorale universitaria come “strumento di nuova evangelizzazione”. Tutti impegni, aggiunge, che possono contribuire “efficacemente” a consolidare il patto.

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