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Il Papa: lavorare “per e con” il popolo riconoscendone i valori spirituali

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Nel videomessaggio di Francesco, indirizzato ai partecipanti alla conferenza internazionale “A Politics Rooted in the People” in corso a Londra, il richiamo alla politica e alle comunità di fede a non disinteressarsi dei poveri

Debora Donnini – Città del Vaticano

Costruire dal basso, con una politica intesa come servizio e che sia “non solo per il popolo ma con il popolo”, radicata nei suoi valori e nelle sue comunità. È in questo orizzonte ampio che si collocano le parole di Papa Francesco nel videomessaggio in spagnolo destinato ai partecipanti alla conferenza internazionale “A Politics Rooted in the People”, (“Una politica radicata nel popolo”), organizzata dal Centro della Teologia e la Comunità a Londra su temi trattati nel libro del Papa “Ritorniamo a sognare”, soprattutto per quel che concerne i movimenti popolari e le organizzazioni che li sostengono.  Parole, quelle di Francesco, che esortano la politica a non disinteressarsi dei poveri, disprezzandone la cultura e i valori, anche quelli religiosi, “sia scartandoli sia sfruttandoli, a fini di potere”.

Il popolo non sia privato dell’essere protagonista della sua storia

“Quando il popolo è scartato – spiega il Papa – viene privato non solo del benessere materiale, ma anche della dignità dell’agire, dell’essere protagonista della sua storia, del suo destino, dell’esprimersi con i suoi valori e la sua cultura, della sua creatività, della sua fecondità”. Il discorso, quindi, coinvolge anche l’esperienza cristiana indicando la via da seguire. “Per la Chiesa – afferma con chiarezza – è impossibile separare la promozione della giustizia sociale dal riconoscimento dei valori e della cultura del popolo, includendo i valori spirituali che sono fonte del suo senso di dignità.  Nelle comunità cristiane, questi valori nascono dall’incontro con Gesù Cristo, che cerca instancabilmente chi è scoraggiato o perso, che si sposta fino ai limiti stessi dell’esistenza per essere volto e presenza di Dio, per essere ‘Dio con noi’”.

Rispettare le istituzioni religiose

Nel videomessaggio il Papa entra nel merito del lavoro compiuto dalle associazioni riunite alla conferenza, che da anni accompagnano i movimenti popolari, e nota che “a volte può essere scomodo”: “alcuni – dice – vi accusano di essere troppo politici, altri di voler imporre la religione. Ma voi percepite che rispettare il popolo è rispettare le sue istituzioni, anche quelle religiose; e che il ruolo di queste istituzioni non è imporre nulla, bensì camminare con il popolo, ricordandogli il volto di Dio che ci precede sempre”. Quindi riprende un aspetto già espresso altre volte: “il vero pastore di un popolo, pastore religioso, è colui che ha il coraggio di camminare davanti, in mezzo e dietro al popolo”. “Davanti – spiega – per indicare un po’ il cammino, in mezzo per sentire con il suo popolo e non sbagliarsi, e dietro per aiutare quanti sono rimasti indietro e per lasciare che il popolo con il suo olfatto trovi a sua volta cammini”.

Non disinteressarsi dei poveri

In ambito ecclesiale, dunque, il Papa ricorda il desiderio espresso nel suo libro: “che tutte le diocesi del mondo abbiano una collaborazione sostenuta con i movimenti popolari” perché “andare incontro a Cristo ferito e risorto nelle comunità più povere ci consente di riacquistare il nostro vigore missionario, perché così è nata la Chiesa, nella periferia della Croce” mentre se la Chiesa si disinteressa dei poveri, “smette di essere la Chiesa di Gesù e rivive le vecchie tentazioni di trasformarsi in una élite intellettuale o morale”, “una nuova forma di pelagianesimo, o di vita essena”.

La politica si rigenera riconoscendo l’importanza della spiritualità

Forte è il richiamo di Francesco anche alla politica che se si disinteressa dei poveri, “non potrà mai promuovere il bene comune”: se si disinteressa delle periferie, non saprà comprendere  “il centro” e confonderà “il futuro con un proiettarsi attraverso uno specchio”. Un modo di disinteressarsi dei poveri è proprio quello, come detto, di disprezzarne cultura e valori. “Il disprezzo della cultura popolare – dice con fermezza – è l’inizio dell’abuso di potere” mentre riconoscendo “l’importanza della spiritualità nella vita dei popoli si rigenera la politica”. “Perciò – ribadisce – è imprescindibile che le comunità di fede s’incontrino, familiarizzino, per lavorare ‘per e con il popolo’”. “Con il mio fratello e grande Imam Ahmad Al-Tayyeb  – ricorda ancora – ‘abbiamo assunto’ la cultura del dialogo come cammino, la collaborazione comune come condotta e la conoscenza reciproca come metodo e criterio”, sempre al servizio dei popoli.

Il lavoro delle organizzazioni

Il suo saluto nel videomessaggio va in particolare alla Campagna Cattolica per lo Sviluppo Umano che celebra 50 anni di aiuto alle comunità più povere negli Stati Uniti promuovendo la loro partecipazione alle decisioni che le riguardano. In questa dimensione, ricorda Francesco, lavorano anche altre organizzazioni presenti alla conferenza, del Regno Unito, della Germania, e di altri Paesi, con la missione di accompagnare il popolo nella sua lotta per “la tierra, el techo y el trabajo”, le famose tre “T”, (la terra, il tetto e il lavoro), e di rimanere al suo fianco quando si scontra con atteggiamenti di opposizione. Un’opera che il Papa definisce “molto più urgente e necessaria” alla luce della povertà e dell’esclusione dal mercato del lavoro che derivano dalla pandemia.

Popolarismo non paternalismo politico

Entrando nel vivo, il Papa sottolinea che uno degli obiettivi dell’incontro è quello di mostrare “che la vera risposta all’auge del populismo non è affatto più individualismo ma il contrario: una politica di fratellanza”. “In un recente libro, il reverendo Angus Ritchie descrive questa politica che voi fate come ‘populismo inclusivo’: a me piace usare ‘popolarismo’ per esprimere la stessa idea”, spiega quindi Francesco. L’importante, nota, non è il nome ma la stessa visione in quanto “si tratta di trovare meccanismi per garantire a tutte le persone una vita degna di chiamarsi umana”, ovvero quella che nel suo libro “Ritorniamo a sognare” chiama la “Politica con la P maiuscola”, cioè una politica “che apre nuovi cammini affinché il popolo si organizzi e si esprima”. “Una politica non solo per il popolo ma con il popolo” mentre “i populismi seguono piuttosto come ispirazione, consapevole e inconsapevole, un altro motto: ‘Tutto per il popolo, nulla con il popolo’, paternalismo politico”, da cui consegue, afferma Francesco, “che il popolo nella visione populista non è protagonista del suo destino, ma finisce con l’essere debitore di un’ideologia”. L’esortazione che il Papa rivolge è dunque quella di impegnarsi per costruire il futuro con una politica radicata nel popolo, con l’auspicio che questa conferenza aiuti a illuminare il cammino.

Originale: Vatican News
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Debora Donnini – Città del Vaticano

Costruire dal basso, con una politica intesa come servizio e che sia “non solo per il popolo ma con il popolo”, radicata nei suoi valori e nelle sue comunità. È in questo orizzonte ampio che si collocano le parole di Papa Francesco nel videomessaggio in spagnolo destinato ai partecipanti alla conferenza internazionale “A Politics Rooted in the People”, (“Una politica radicata nel popolo”), organizzata dal Centro della Teologia e la Comunità a Londra su temi trattati nel libro del Papa “Ritorniamo a sognare”, soprattutto per quel che concerne i movimenti popolari e le organizzazioni che li sostengono.  Parole, quelle di Francesco, che esortano la politica a non disinteressarsi dei poveri, disprezzandone la cultura e i valori, anche quelli religiosi, “sia scartandoli sia sfruttandoli, a fini di potere”.

Il popolo non sia privato dell’essere protagonista della sua storia

“Quando il popolo è scartato – spiega il Papa – viene privato non solo del benessere materiale, ma anche della dignità dell’agire, dell’essere protagonista della sua storia, del suo destino, dell’esprimersi con i suoi valori e la sua cultura, della sua creatività, della sua fecondità”. Il discorso, quindi, coinvolge anche l’esperienza cristiana indicando la via da seguire. “Per la Chiesa – afferma con chiarezza – è impossibile separare la promozione della giustizia sociale dal riconoscimento dei valori e della cultura del popolo, includendo i valori spirituali che sono fonte del suo senso di dignità.  Nelle comunità cristiane, questi valori nascono dall’incontro con Gesù Cristo, che cerca instancabilmente chi è scoraggiato o perso, che si sposta fino ai limiti stessi dell’esistenza per essere volto e presenza di Dio, per essere ‘Dio con noi’”.

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Rispettare le istituzioni religiose

Nel videomessaggio il Papa entra nel merito del lavoro compiuto dalle associazioni riunite alla conferenza, che da anni accompagnano i movimenti popolari, e nota che “a volte può essere scomodo”: “alcuni – dice – vi accusano di essere troppo politici, altri di voler imporre la religione. Ma voi percepite che rispettare il popolo è rispettare le sue istituzioni, anche quelle religiose; e che il ruolo di queste istituzioni non è imporre nulla, bensì camminare con il popolo, ricordandogli il volto di Dio che ci precede sempre”. Quindi riprende un aspetto già espresso altre volte: “il vero pastore di un popolo, pastore religioso, è colui che ha il coraggio di camminare davanti, in mezzo e dietro al popolo”. “Davanti – spiega – per indicare un po’ il cammino, in mezzo per sentire con il suo popolo e non sbagliarsi, e dietro per aiutare quanti sono rimasti indietro e per lasciare che il popolo con il suo olfatto trovi a sua volta cammini”.

Non disinteressarsi dei poveri

In ambito ecclesiale, dunque, il Papa ricorda il desiderio espresso nel suo libro: “che tutte le diocesi del mondo abbiano una collaborazione sostenuta con i movimenti popolari” perché “andare incontro a Cristo ferito e risorto nelle comunità più povere ci consente di riacquistare il nostro vigore missionario, perché così è nata la Chiesa, nella periferia della Croce” mentre se la Chiesa si disinteressa dei poveri, “smette di essere la Chiesa di Gesù e rivive le vecchie tentazioni di trasformarsi in una élite intellettuale o morale”, “una nuova forma di pelagianesimo, o di vita essena”.

La politica si rigenera riconoscendo l’importanza della spiritualità

Forte è il richiamo di Francesco anche alla politica che se si disinteressa dei poveri, “non potrà mai promuovere il bene comune”: se si disinteressa delle periferie, non saprà comprendere  “il centro” e confonderà “il futuro con un proiettarsi attraverso uno specchio”. Un modo di disinteressarsi dei poveri è proprio quello, come detto, di disprezzarne cultura e valori. “Il disprezzo della cultura popolare – dice con fermezza – è l’inizio dell’abuso di potere” mentre riconoscendo “l’importanza della spiritualità nella vita dei popoli si rigenera la politica”. “Perciò – ribadisce – è imprescindibile che le comunità di fede s’incontrino, familiarizzino, per lavorare ‘per e con il popolo’”. “Con il mio fratello e grande Imam Ahmad Al-Tayyeb  – ricorda ancora – ‘abbiamo assunto’ la cultura del dialogo come cammino, la collaborazione comune come condotta e la conoscenza reciproca come metodo e criterio”, sempre al servizio dei popoli.

Il lavoro delle organizzazioni

Il suo saluto nel videomessaggio va in particolare alla Campagna Cattolica per lo Sviluppo Umano che celebra 50 anni di aiuto alle comunità più povere negli Stati Uniti promuovendo la loro partecipazione alle decisioni che le riguardano. In questa dimensione, ricorda Francesco, lavorano anche altre organizzazioni presenti alla conferenza, del Regno Unito, della Germania, e di altri Paesi, con la missione di accompagnare il popolo nella sua lotta per “la tierra, el techo y el trabajo”, le famose tre “T”, (la terra, il tetto e il lavoro), e di rimanere al suo fianco quando si scontra con atteggiamenti di opposizione. Un’opera che il Papa definisce “molto più urgente e necessaria” alla luce della povertà e dell’esclusione dal mercato del lavoro che derivano dalla pandemia.

Popolarismo non paternalismo politico

Entrando nel vivo, il Papa sottolinea che uno degli obiettivi dell’incontro è quello di mostrare “che la vera risposta all’auge del populismo non è affatto più individualismo ma il contrario: una politica di fratellanza”. “In un recente libro, il reverendo Angus Ritchie descrive questa politica che voi fate come ‘populismo inclusivo’: a me piace usare ‘popolarismo’ per esprimere la stessa idea”, spiega quindi Francesco. L’importante, nota, non è il nome ma la stessa visione in quanto “si tratta di trovare meccanismi per garantire a tutte le persone una vita degna di chiamarsi umana”, ovvero quella che nel suo libro “Ritorniamo a sognare” chiama la “Politica con la P maiuscola”, cioè una politica “che apre nuovi cammini affinché il popolo si organizzi e si esprima”. “Una politica non solo per il popolo ma con il popolo” mentre “i populismi seguono piuttosto come ispirazione, consapevole e inconsapevole, un altro motto: ‘Tutto per il popolo, nulla con il popolo’, paternalismo politico”, da cui consegue, afferma Francesco, “che il popolo nella visione populista non è protagonista del suo destino, ma finisce con l’essere debitore di un’ideologia”. L’esortazione che il Papa rivolge è dunque quella di impegnarsi per costruire il futuro con una politica radicata nel popolo, con l’auspicio che questa conferenza aiuti a illuminare il cammino.

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