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Il Papa: la prima comunità cristiana icona e modello di fraternità

Non c'è posto per l'egoismo nel cuore del cristiano

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Il brano biblico che Papa Francesco commenta nella catechesi all’udienza di oggi è tratto dagli Atti degli Apostoli in cui si descrive la vita della prima comunità cristiana tutta dedita all’amore a Dio e ai fratelli. L’evangelista Luca mostra la chiesa di Gerusalemme come “il paradigma di ogni comunità cristiana”

Adriana Masotti – Città del Vaticano

Negli Atti degli Apostoli (At 2, 42.44-45), l’evangelista Luca descrive lo stile di vita dei primi cristiani di Gerusalemme. Essi, dice: “Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. […] Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno”.

La comunità di Gerusalemme: condivisione e preghiera

Luca mostra la chiesa di Gerusalemme come “il paradigma di ogni comunità cristiana, come l’icona di una fraternità che affascina e che non va mitizzata ma nemmeno minimizzata”, esordisce il Papa, proseguendo la riflessione iniziata tre mercoledì fa sugli Atti degli Apostoli. La Pentecoste è un’esperienza recente, lo Spirito Santo è appena sceso sulla prima comunità cristiana, infondendo in tanti la volontà di aderire all’annuncio di salvezza in Cristo, di convertirsi e di ricevere il battesimo nel suo nome. Si parla di circa tremila persone che “entrano a far parte di quella fraternità che è l’habitat dei credenti ed è il fermento ecclesiale dell’opera di evangelizzazione”, dice Francesco. Perché proprio la fede di questi fratelli e sorelle in Cristo fa da scenario alla missione degli Apostoli.

Non c’è posto per l’egoismo nel cuore del cristiano

Quattro elementi caratterizzano la vita dei credenti di quella primitiva comunità: la perseveranza nell’ascolto degli insegnamenti degli apostoli, la pratica di “un’alta qualità di rapporti interpersonali anche attraverso la comunione dei beni spirituali e materiali”, il dialogo con Dio attraverso la preghiera e la “frazione del pane”, cioè l’Eucaristia. E il Papa, ripetendo questi quattro atteggiamenti osserva che sono queste le “tracce di un buon cristiano”.

Diversamente dalla società umana, dove si tende a fare i propri interessi a prescindere o persino a scapito degli altri, la comunità dei credenti bandisce l’individualismo per favorire la condivisione e la solidarietà.

E a braccio sottolinea:

Non c’è posto per l’egoismo nell’anima di un cristiano: se il tuo cuore è egoista tu non sei cristiano: sei un mondano, che soltanto cerchi il tuo favore, il tuo profitto. E Luca ci dice che i credenti stanno insieme cioè la prossimità e l’unità sono lo stile dei redenti: vicini, preoccupati uno per l’altro, non per sparlare dell’altro. No: per aiutare, per avvicinarsi.

Ascolta il servizio con la voce del Papa

La carità fraterna è garanzia di una liturgia autentica

I cristiani, prosegue il Papa, sono chiamati a condividere, a immedesimarsi con gli altri e a dare, come leggiamo negli Atti: ‘secondo il bisogno di ciascuno’ e spiega: “Cioè la generosità, l’elemosina, il preoccuparsi dell’altro, visitare gli ammalati, visitare coloro che sono nel bisogno, che hanno necessità di consolazione”. Solo a queste condizioni, afferma, questa fraternità che è la Chiesa “può vivere una vita liturgica vera e autentica”. La perseveranza della comunità nel rapporto autentico con Dio e con i fratelli, continua Francesco, diventa inoltre garanzia di crescita, “forza attrattiva che affascina e conquista molti”. Quindi, conclude:

Preghiamo noi lo Spirito Santo perché faccia delle nostre comunità luoghi in cui accogliere e praticare la vita nuova, le opere di solidarietà e di comunione, luoghi in cui le liturgie siano un incontro con Dio, che diviene comunione con i fratelli e le sorelle, luoghi che siano porte aperte sulla Gerusalemme celeste.

Il grazie ai messicani per l’accoglienza ai migranti

Dopo la catechesi sintetizzata nelle altre lingue, i saluti rivolti ai pellegrini provenienti dai diversi Paesi. In lingua spagnola, il Papa rivolge un pensiero di particolare gratitudine ai fedeli arrivati dal Messico: “Preghiamo lo Spirito Santo – dice – perché le nostre comunità siano accoglienti e solidali (…). Voglio congratularmi con i messicani perché sono così accoglienti, così accoglienti con i migranti. Che Dio vi benedica e vi paghi!”

Il saluto agli ammalati riuniti nell’Aula Paolo VI

Nei saluti ai pellegrini di lingua italiana Francesco annuncia che questa udienza è l’ultima prima della pausa estiva, e che si sta svolgendo in due luoghi diversi:

Voi che siete in Piazza, e un gruppo di ammalati che sono nell’Aula Paolo VI e seguono nel maxischermo, perché è tanto il caldo che è meglio che gli ammalati stiano al riparo. Salutiamo il gruppo degli ammalati!.

Poi ricorda che venerdì prossimo si celebrerà la solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù e conclude invitando tutti “a guardare a quel Cuore” e ad imitarne i sentimenti. Infine una richiesta: “Pregate per tutti i Sacerdoti e per il mio Ministero petrino, affinché ogni azione pastorale sia improntata sull’amore che Cristo ha per ogni uomo”.

Originale: Vatican News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Non c'è posto per l'egoismo nel cuore del cristiano

  

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Il brano biblico che Papa Francesco commenta nella catechesi all’udienza di oggi è tratto dagli Atti degli Apostoli in cui si descrive la vita della prima comunità cristiana tutta dedita all’amore a Dio e ai fratelli. L’evangelista Luca mostra la chiesa di Gerusalemme come “il paradigma di ogni comunità cristiana”

Adriana Masotti – Città del Vaticano

Negli Atti degli Apostoli (At 2, 42.44-45), l’evangelista Luca descrive lo stile di vita dei primi cristiani di Gerusalemme. Essi, dice: “Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. […] Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno”.

La comunità di Gerusalemme: condivisione e preghiera

Luca mostra la chiesa di Gerusalemme come “il paradigma di ogni comunità cristiana, come l’icona di una fraternità che affascina e che non va mitizzata ma nemmeno minimizzata”, esordisce il Papa, proseguendo la riflessione iniziata tre mercoledì fa sugli Atti degli Apostoli. La Pentecoste è un’esperienza recente, lo Spirito Santo è appena sceso sulla prima comunità cristiana, infondendo in tanti la volontà di aderire all’annuncio di salvezza in Cristo, di convertirsi e di ricevere il battesimo nel suo nome. Si parla di circa tremila persone che “entrano a far parte di quella fraternità che è l’habitat dei credenti ed è il fermento ecclesiale dell’opera di evangelizzazione”, dice Francesco. Perché proprio la fede di questi fratelli e sorelle in Cristo fa da scenario alla missione degli Apostoli.

Non c’è posto per l’egoismo nel cuore del cristiano

Quattro elementi caratterizzano la vita dei credenti di quella primitiva comunità: la perseveranza nell’ascolto degli insegnamenti degli apostoli, la pratica di “un’alta qualità di rapporti interpersonali anche attraverso la comunione dei beni spirituali e materiali”, il dialogo con Dio attraverso la preghiera e la “frazione del pane”, cioè l’Eucaristia. E il Papa, ripetendo questi quattro atteggiamenti osserva che sono queste le “tracce di un buon cristiano”.

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E a braccio sottolinea:

Non c’è posto per l’egoismo nell’anima di un cristiano: se il tuo cuore è egoista tu non sei cristiano: sei un mondano, che soltanto cerchi il tuo favore, il tuo profitto. E Luca ci dice che i credenti stanno insieme cioè la prossimità e l’unità sono lo stile dei redenti: vicini, preoccupati uno per l’altro, non per sparlare dell’altro. No: per aiutare, per avvicinarsi.

Ascolta il servizio con la voce del Papa

La carità fraterna è garanzia di una liturgia autentica

I cristiani, prosegue il Papa, sono chiamati a condividere, a immedesimarsi con gli altri e a dare, come leggiamo negli Atti: ‘secondo il bisogno di ciascuno’ e spiega: “Cioè la generosità, l’elemosina, il preoccuparsi dell’altro, visitare gli ammalati, visitare coloro che sono nel bisogno, che hanno necessità di consolazione”. Solo a queste condizioni, afferma, questa fraternità che è la Chiesa “può vivere una vita liturgica vera e autentica”. La perseveranza della comunità nel rapporto autentico con Dio e con i fratelli, continua Francesco, diventa inoltre garanzia di crescita, “forza attrattiva che affascina e conquista molti”. Quindi, conclude:

Preghiamo noi lo Spirito Santo perché faccia delle nostre comunità luoghi in cui accogliere e praticare la vita nuova, le opere di solidarietà e di comunione, luoghi in cui le liturgie siano un incontro con Dio, che diviene comunione con i fratelli e le sorelle, luoghi che siano porte aperte sulla Gerusalemme celeste.

Il grazie ai messicani per l’accoglienza ai migranti

Dopo la catechesi sintetizzata nelle altre lingue, i saluti rivolti ai pellegrini provenienti dai diversi Paesi. In lingua spagnola, il Papa rivolge un pensiero di particolare gratitudine ai fedeli arrivati dal Messico: “Preghiamo lo Spirito Santo – dice – perché le nostre comunità siano accoglienti e solidali (…). Voglio congratularmi con i messicani perché sono così accoglienti, così accoglienti con i migranti. Che Dio vi benedica e vi paghi!”

Il saluto agli ammalati riuniti nell’Aula Paolo VI

Nei saluti ai pellegrini di lingua italiana Francesco annuncia che questa udienza è l’ultima prima della pausa estiva, e che si sta svolgendo in due luoghi diversi:

Voi che siete in Piazza, e un gruppo di ammalati che sono nell’Aula Paolo VI e seguono nel maxischermo, perché è tanto il caldo che è meglio che gli ammalati stiano al riparo. Salutiamo il gruppo degli ammalati!.

Poi ricorda che venerdì prossimo si celebrerà la solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù e conclude invitando tutti “a guardare a quel Cuore” e ad imitarne i sentimenti. Infine una richiesta: “Pregate per tutti i Sacerdoti e per il mio Ministero petrino, affinché ogni azione pastorale sia improntata sull’amore che Cristo ha per ogni uomo”.

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