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Il Papa in volo verso l’Iraq: l’attesa di un popolo sta per tramutarsi in un abbraccio

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E’ iniziato il 33° viaggio apostolico nel Paese del Golfo: Francesco ha lasciato l’aeroporto internazionale di Fiumicino diretto a Baghdad, alle 7.45. Circa quattro ore e mezzo di volo prima di toccare una terra tanto amata e desiderata

Amedeo Lomonaco e Gabriella Ceraso – Città del Vaticano

Francesco è il primo Pontefice che raggiunge l’Iraq, culla della civiltà tra i fiumi Tigri ed Eufrate, portando la luce del Vangelo e parole di vero amore in una terra dove ancora soffiano venti di guerra. Il 33.mo viaggio apostolico di Francesco all’insegna del motto evangelico “Siete tutti fratelli “, è iniziato questa mattina per concludersi il prossimo 8 marzo. Il volo con a bordo il Pontefice è decollato alle 7. 45 dall’aeroporto di Fiumicino e l’arrivo a Baghdad è previsto per le 14.00 ora locale (le 12.00 in Italia). 

Il saluto ad un gruppo di rifugiati iracheni

Poco prima, nel lasciare Casa Santa Marta alle 07:00 in direzione dello scalo romano, il Papa – come ha fatto sapere la Sala stampa vaticana – si è intrattenuto per alcuni momenti con una dozzina di persone accolte dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Cooperativa Auxilium e rifugiatesi in anni recenti in Italia dall’Iraq. Il gruppo era accompagnato dall’Elemosiniere, il cardinale Konrad Krajewski. Giunto quindi allo scalo di Fiumicino il Papa, prima di imbarcarsi sull’ Airbus A330 dell’Alitalia – al 180° volo a servizio del Pontefice –  ha salutato le autorità civili e religiose presenti, poi, con la borsa nera nella mano sinistra e la mascherina sul volto, è salito sulla scaletta per raggiungere il portellone di ingresso dell’aereo. Qui, il breve saluto all’ equipaggio di undici persone, composto da tre piloti e otto assistenti di volo coordinati dal comandante Alberto Colautti. A bordo anche una presenza molto speciale voluta dal Papa: è l’immagine della Vergine di Loreto, a cento anni dalla sua proclamazione di patrona degli aeronauti, e mentre è in corso il Giubileo lauretano che Francesco ha prorogato fino al 10 dicembre 2021. 

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Il telegramma al presidente Mattarella

Nel momento di lasciare il territorio italiano, il Santo Padre ha fatto pervenire al presidente della Repubblica Sergio Mattarella il consueto telegamma di sorvolo con l’auspicio di prosperità e serenità esteso a tutta la popolazione.

Il Papa pellegrino e “penitente” come si è definito, porta all’Iraq e a tutta la regione innanzitutto un messaggio di speranza, di fraternità. Come ha ricordato il Santo Padre mercoledì scorso all’udienza generale,  la visita ad una nazione è accompagnata da una trepidante attesa. “Da tempo – ha affermato Francesco dopo la catechesi – desidero incontrare quel popolo che ha tanto sofferto; incontrare quella Chiesa martire nella terra di Abramo”. Il Papa, mercoledì scorso, ha anche ricordato il desiderio non avverato del suo predecessore, Papa Wojtyla, di recarsi in Iraq. “Il popolo iracheno – ha detto – ci aspetta; aspettava San Giovanni Paolo II, al quale è stato vietato di andare. Non si può deludere un popolo per la seconda volta”. 

Guardare avanti

Il primo viaggio apostolico in un Paese a maggioranza sciita, dilaniato negli ultimi decenni da laceranti conflitti, è anche preceduto da “un pensiero insistente”. Quello del Papa condiviso il 10 giugno 2019 durante l’incontro con i partecipanti all’assemblea della riunione delle Opere di Aiuto alle Chiese Orientali (Roaco). “Un pensiero insistente – ha detto in quell’occasione il Santo Padre – mi accompagna pensando all’Iraq, dove ho la volontà di andare il prossimo anno, perché possa guardare avanti attraverso la pacifica e condivisa partecipazione alla costruzione del bene comune di tutte le componenti anche religiose della società, e non ricada in tensioni che vengono dai mai sopiti conflitti delle potenze regionali”.

Il programma del primo giorno in Iraq

Quella odierna per Francesco  è una giornata scandita dai primi incontri. All’arrivo a Baghdad, il primo previsto è quello con il premier iracheno, Mustafa Abdellatif Mshatat, conosciuto come Al-Kadhimi nella sala VIP dell’aeroporto della capitale. Quindi il trasferimento al Palazzo presidenziale per la cerimonia ufficiale di benvenuto e la visita di cortesia al presidente della Repubblica irachena, Barham Ahmed Salih Qassim, nello studio privato del Palazzo. Al termine, il primo discorso ufficiale che il Papa terrà in terra irachena rivolto alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico e subito dopo, quando in Italia saranno le 14.15 circa, il trasferimento in auto sempre a Baghdad, alla cattedrale siro-cattolica di “Nostra Signora della Salvezza”, per l’abbraccio con  i vescovi, i sacerdoti, i religiosi, i seminaristi e i catechisti.

Iraq, un Paese nel cuore del Papa

Durante il Pontificato, Francesco ha espresso più volte l’auspicio di una autentica riconciliazione nel Paese del Golfo. Nel messaggio Urbi et Orbi per la Pasqua del 2013, pochi giorni dopo l’elezione come Pontefice, eleva la propria voce chiedendo “pace in Iraq”. Il 25 dicembre del 2013 ricorda le piaghe di quell’amato Paese, “colpito ancora da frequenti attentati”. Un anno dopo, nel messaggio Urbi et Orbi per la Pasqua del 2014, rivolge una speciale preghiera a Gesù: quella di “confortare le vittime delle violenze fratricide” nel Paese arabo. Nel 2015, in occasione degli auguri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, Francesco ricorda che “il Medio Oriente è purtroppo attraversato anche da conflitti che si protraggono ormai da troppo tempo e i cui risvolti “sono agghiaccianti anche per il dilagare del terrorismo di matrice fondamentalista in Siria e in Iraq”.

Baghdad (foto del 3 marzo 2021)

Nel 2016, nel messaggio Urbi et Orbi per il Natale,  il Papa auspica che la popolazione irachena, scossa da “efferate azioni terroristiche” possa ritrovare “unità e concordia”. Esattamente un anno dopo, il 25 dicembre del 2017, Francesco pronuncia queste parole: “vediamo Gesù nei bambini dell’Iraq, ancora ferito e diviso dalle ostilità che lo hanno interessato negli ultimi quindici anni”. Nel 2018, rivolgendosi ai membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, il Santo Padre sottolinea che è necessaria la volontà di dialogo perché “le varie componenti etniche e religiose possano ritrovare la strada della riconciliazione e della pacifica convivenza e collaborazione”. Parole che precedono quelle pronunciate nel 2019 durante l’incontro con la Roaco sull’importanza della “partecipazione alla costruzione del bene comune di tutte le componenti anche religiose della società”. Il desiderio espresso dal Papa di visitare l’Iraq, a partire da oggi, diventa un incontro, un abbraccio, una testimonianza.

Il programma del primo giorno in Iraq

Quella odierna è una giornata scandita dai primi incontri. All’arrivo a Baghdad, il primo previsto è quello con il premier iracheno, Mustafa Abdellatif Mshatat, conosciuto come Al-Kadhimi nella sala VIP dell’aeroporto della capitale. Quindi il trasferimento al Palazzo presidenziale per la cerimonia ufficiale di benvenuto e la visita di cortesia al presidente della Repubblica irachena, Barham Ahmed Salih Qassim, nello studio privato del Palazzo. Al termine, il primo discorso ufficiale che il Papa terrà in terra irachena rivolto alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico e subito dopo, quando in Italia saranno le 14.15 circa, il trasferimento in auto sempre a Baghdad, alla cattedrale siro-cattolica di “Nostra Signora della Salvezza”, per l’abbraccio con  i vescovi, i sacerdoti, i religiosi, i seminaristi e i catechisti.

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Amedeo Lomonaco e Gabriella Ceraso – Città del Vaticano

Francesco è il primo Pontefice che raggiunge l’Iraq, culla della civiltà tra i fiumi Tigri ed Eufrate, portando la luce del Vangelo e parole di vero amore in una terra dove ancora soffiano venti di guerra. Il 33.mo viaggio apostolico di Francesco all’insegna del motto evangelico “Siete tutti fratelli “, è iniziato questa mattina per concludersi il prossimo 8 marzo. Il volo con a bordo il Pontefice è decollato alle 7. 45 dall’aeroporto di Fiumicino e l’arrivo a Baghdad è previsto per le 14.00 ora locale (le 12.00 in Italia). 

Il saluto ad un gruppo di rifugiati iracheni

Poco prima, nel lasciare Casa Santa Marta alle 07:00 in direzione dello scalo romano, il Papa – come ha fatto sapere la Sala stampa vaticana – si è intrattenuto per alcuni momenti con una dozzina di persone accolte dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Cooperativa Auxilium e rifugiatesi in anni recenti in Italia dall’Iraq. Il gruppo era accompagnato dall’Elemosiniere, il cardinale Konrad Krajewski. Giunto quindi allo scalo di Fiumicino il Papa, prima di imbarcarsi sull’ Airbus A330 dell’Alitalia – al 180° volo a servizio del Pontefice –  ha salutato le autorità civili e religiose presenti, poi, con la borsa nera nella mano sinistra e la mascherina sul volto, è salito sulla scaletta per raggiungere il portellone di ingresso dell’aereo. Qui, il breve saluto all’ equipaggio di undici persone, composto da tre piloti e otto assistenti di volo coordinati dal comandante Alberto Colautti. A bordo anche una presenza molto speciale voluta dal Papa: è l’immagine della Vergine di Loreto, a cento anni dalla sua proclamazione di patrona degli aeronauti, e mentre è in corso il Giubileo lauretano che Francesco ha prorogato fino al 10 dicembre 2021. 

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Nel momento di lasciare il territorio italiano, il Santo Padre ha fatto pervenire al presidente della Repubblica Sergio Mattarella il consueto telegamma di sorvolo con l’auspicio di prosperità e serenità esteso a tutta la popolazione.

Il Papa pellegrino e “penitente” come si è definito, porta all’Iraq e a tutta la regione innanzitutto un messaggio di speranza, di fraternità. Come ha ricordato il Santo Padre mercoledì scorso all’udienza generale,  la visita ad una nazione è accompagnata da una trepidante attesa. “Da tempo – ha affermato Francesco dopo la catechesi – desidero incontrare quel popolo che ha tanto sofferto; incontrare quella Chiesa martire nella terra di Abramo”. Il Papa, mercoledì scorso, ha anche ricordato il desiderio non avverato del suo predecessore, Papa Wojtyla, di recarsi in Iraq. “Il popolo iracheno – ha detto – ci aspetta; aspettava San Giovanni Paolo II, al quale è stato vietato di andare. Non si può deludere un popolo per la seconda volta”. 

Guardare avanti

Il primo viaggio apostolico in un Paese a maggioranza sciita, dilaniato negli ultimi decenni da laceranti conflitti, è anche preceduto da “un pensiero insistente”. Quello del Papa condiviso il 10 giugno 2019 durante l’incontro con i partecipanti all’assemblea della riunione delle Opere di Aiuto alle Chiese Orientali (Roaco). “Un pensiero insistente – ha detto in quell’occasione il Santo Padre – mi accompagna pensando all’Iraq, dove ho la volontà di andare il prossimo anno, perché possa guardare avanti attraverso la pacifica e condivisa partecipazione alla costruzione del bene comune di tutte le componenti anche religiose della società, e non ricada in tensioni che vengono dai mai sopiti conflitti delle potenze regionali”.

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Iraq, un Paese nel cuore del Papa

Durante il Pontificato, Francesco ha espresso più volte l’auspicio di una autentica riconciliazione nel Paese del Golfo. Nel messaggio Urbi et Orbi per la Pasqua del 2013, pochi giorni dopo l’elezione come Pontefice, eleva la propria voce chiedendo “pace in Iraq”. Il 25 dicembre del 2013 ricorda le piaghe di quell’amato Paese, “colpito ancora da frequenti attentati”. Un anno dopo, nel messaggio Urbi et Orbi per la Pasqua del 2014, rivolge una speciale preghiera a Gesù: quella di “confortare le vittime delle violenze fratricide” nel Paese arabo. Nel 2015, in occasione degli auguri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, Francesco ricorda che “il Medio Oriente è purtroppo attraversato anche da conflitti che si protraggono ormai da troppo tempo e i cui risvolti “sono agghiaccianti anche per il dilagare del terrorismo di matrice fondamentalista in Siria e in Iraq”.

Baghdad (foto del 3 marzo 2021)

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Nel 2016, nel messaggio Urbi et Orbi per il Natale,  il Papa auspica che la popolazione irachena, scossa da “efferate azioni terroristiche” possa ritrovare “unità e concordia”. Esattamente un anno dopo, il 25 dicembre del 2017, Francesco pronuncia queste parole: “vediamo Gesù nei bambini dell’Iraq, ancora ferito e diviso dalle ostilità che lo hanno interessato negli ultimi quindici anni”. Nel 2018, rivolgendosi ai membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, il Santo Padre sottolinea che è necessaria la volontà di dialogo perché “le varie componenti etniche e religiose possano ritrovare la strada della riconciliazione e della pacifica convivenza e collaborazione”. Parole che precedono quelle pronunciate nel 2019 durante l’incontro con la Roaco sull’importanza della “partecipazione alla costruzione del bene comune di tutte le componenti anche religiose della società”. Il desiderio espresso dal Papa di visitare l’Iraq, a partire da oggi, diventa un incontro, un abbraccio, una testimonianza.

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