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Il Papa: i veggenti vendono false speranze

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All’udienza parla di «idoli» come ideologia, potere, bellezza e ricorda una donna che abortì per conservare la linea. Mette in guardia dai «furboni» che fanno pagare l’ingresso

«Una volta a Buenos Aires dovevo andare in una chiesa e sono andato camminando, c’è un parco in mezzo, e nel parco c’erano piccoli tavolini, tanti, dove erano seduti i veggenti, era pieno di gente che faceva la coda…». Proseguendo un ciclo di catechesi sulla speranza cristiana, il Papa all’udienza generale ha fatto l’esempio dei veggenti che leggono le mani e le carte – una «stupidaggine» – per illustrare le «false speranze» suscitate da «idoli» come l’ideologia, il potere, il successo, la bellezza o la salute, ed ha ricordato con «dolore» una donna che, sempre nella capitale argentina, aveva abortito per mantenere la linea fisica. A conclusione Francesco ha messo in guardia i fedeli dai «furboni» che fanno pagare per entrare all’udienza.
 
Sperare, ha spiegato Francesco, «è un bisogno primario dell’uomo: sperare nel futuro, credere nella vita, il cosiddetto “pensare positivo”. Ma è importante che tale speranza sia riposta in ciò che veramente può aiutare a vivere e a dare senso alla nostra esistenza. E’ per questo che la Sacra Scrittura ci mette in guardia contro le false speranze che il mondo ci presenta, smascherando la loro inutilità e mostrandone l’insensatezza. E lo fa in vari modi, ma soprattutto denunciando la falsità degli idoli in cui l’uomo è continuamente tentato di riporre la sua fiducia, facendone l’oggetto della sua speranza».
 
Fede, ha detto in particolare il Papa, «è fidarsi di Dio, ma viene il momento in cui, scontrandosi con le difficoltà della vita, l’uomo sperimenta la fragilità di quella fiducia e sente il bisogno di certezze diverse, di sicurezze tangibili, concrete. Mi affido a Dio, la situazione è un po’ brutta, io ho bisogno di una sicurezza più concreta: è lì il pericolo! E allora siamo tentati di cercare consolazioni anche effimere, che sembrano riempire il vuoto della solitudine e lenire la fatica del credere».
 
Pensiamo di poterle trovare «nella sicurezza che può dare per esempio il denaro», ha esemplificato il Papa, «o nelle alleanze con i potenti, o sicurezze nella mondanità, nelle false ideologie. A volte le cerchiamo in un dio che possa piegarsi alle nostre richieste e magicamente intervenire per cambiare la realtà e renderla come noi la vogliamo; un idolo, appunto, che in quanto tale non può fare nulla, impotente e menzognero. Ma a noi ci piacciono gli idoli, ci piacciono tanto. Una volta – ha proseguito Jorge Mario Bergoglio a braccio – a Buenos Aires dovevo andare in una chiesa e sono andato camminando, c’è un parco in mezzo e nel parco c’erano piccoli tavolini, tanti, dove erano seduti i veggenti, era pieno di gente che faceva la coda: tu gli davi la mano lui cominciava, il discorso è sempre lo stesso “c’è una donna nella tua vita, c’è un ombra che viene, tutto riuscirà bene”, e tu pagavi. E questo ti dà sicurezza, la sicurezza di – permettetemi la parola – una stupidaggine. Questo è un idolo: sono andato dal veggente, o dalla veggente, o mi hanno tirato le carte – so che nessuno di voi fa queste cose… – e sono riuscito meglio. Mi fa pensare a quel film, “Miracolo a Milano” (di Vittorio De Sica, ndr.), “che faccia! che naso! cento lire”, ti fa pagare perché danno una falsa speranza. Noi siamo tanto attaccati, compriamo false speranze mentre di quella gratuita, Gesù Cristo che ha dato gratuitamente la vita per noi, non ci fidiamo tanto».
 
Papa Francesco ha proseguito la catechesi citando il salmo 115, che «ci presenta, in modo anche un po’ ironico, la realtà assolutamente effimera di questi idoli. E dobbiamo capire che non si tratta solo di raffigurazioni fatte di metallo o di altro materiale, ma anche di quelle costruite con la nostra mente, quando ci fidiamo di realtà limitate che trasformiamo in assolute, o quando riduciamo Dio ai nostri schemi e alle nostre idee di divinità; un dio che ci assomiglia, comprensibile, prevedibile, proprio come gli idoli di cui parla il Salmo. L’uomo, immagine di Dio, si fabbrica un dio a sua propria immagine, ed è anche un’immagine mal riuscita: non sente, non agisce, e soprattutto non può parlare. Alla speranza in un Signore della vita che con la sua Parola ha creato il mondo e conduce le nostre esistenze, si contrappone la fiducia in simulacri muti. Le ideologie con la loro pretesa di assoluto, le ricchezze, il potere e il successo, con la loro illusione di eternità e di onnipotenza, valori come la bellezza fisica e la salute, quando diventano idoli a cui sacrificare ogni cosa, sono tutte realtà che confondono la mente e il cuore, e invece di favorire la vita conducono alla morte. È brutto – ha aggiunto il Papa – fa dolore all’anima quello che una volta, anni fa ho sentito nell’altra diocesi, una donna brava, molto bella, si vantava della bellezza, commentava, come se fosse naturale, eh sì ho dovuto abortire perché la mia figura è molto importante, così, questi sono gli idoli, e ti portano sulla strada sbagliata e non ti danno felicità».
 
Se ripone la speranza negli idoli, ha detto il Papa, come dice il Salmo «non si ha più nulla da dire, si diventa incapaci di aiutare, cambiare le cose, incapaci di sorridere, donarsi, incapaci di amare. E anche noi, uomini di Chiesa, corriamo questo rischio quando ci “mondanizziamo”: bisogna rimanere nel mondo ma difendersi dalle illusioni del mondo». In questo senso, la speranza cristiana «non delude mai, gli idoli deludono sempre, sono fantasie, non sono realtà. Ecco la stupenda realtà della speranza: confidando nel Signore si diventa come lui, la sua benedizione ci trasforma in suoi figli, che condividono la sua vita».
 
A fine udienza il Papa ha ripreso la parola per spiegare, con un biglietto rosso di ingresso all’udienza tra le mani: «Adesso devo dirvi una cosa che io non vorrei dirla, ma devo dirla. Per entrare alle udienze ci sono i biglietti di entrata, è scritto nei biglietti in uno, due, tre, quattro, cinque, sei lingue “il biglietto è del tutto gratuito”, per entrare all’udienza sia in aula sia in piazza non si deve pagare, è gratuita, è una visita gratuita che si fa al Papa per parlare col Papa, col vescovo di Roma… ma ho saputo che ci sono dei furboni – ha proseguito – che fanno pagare i biglietti. Se qualcuno vi dice che per andare in udienza dal Papa c’è bisogno di pagare ti stanno truffano, stai attento, stai attenta! Questo è gratuito, qui si viene senza pagare, perché questa è casa di tutti e chi dice questo di far pagare è un reato, quell’uomo, quella dona è un delinquente, questo non si fa!». 

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«Una volta a Buenos Aires dovevo andare in una chiesa e sono andato camminando, c’è un parco in mezzo, e nel parco c’erano piccoli tavolini, tanti, dove erano seduti i veggenti, era pieno di gente che faceva la coda…». Proseguendo un ciclo di catechesi sulla speranza cristiana, il Papa all’udienza generale ha fatto l’esempio dei veggenti che leggono le mani e le carte – una «stupidaggine» – per illustrare le «false speranze» suscitate da «idoli» come l’ideologia, il potere, il successo, la bellezza o la salute, ed ha ricordato con «dolore» una donna che, sempre nella capitale argentina, aveva abortito per mantenere la linea fisica. A conclusione Francesco ha messo in guardia i fedeli dai «furboni» che fanno pagare per entrare all’udienza.
 
Sperare, ha spiegato Francesco, «è un bisogno primario dell’uomo: sperare nel futuro, credere nella vita, il cosiddetto “pensare positivo”. Ma è importante che tale speranza sia riposta in ciò che veramente può aiutare a vivere e a dare senso alla nostra esistenza. E’ per questo che la Sacra Scrittura ci mette in guardia contro le false speranze che il mondo ci presenta, smascherando la loro inutilità e mostrandone l’insensatezza. E lo fa in vari modi, ma soprattutto denunciando la falsità degli idoli in cui l’uomo è continuamente tentato di riporre la sua fiducia, facendone l’oggetto della sua speranza».
 
Fede, ha detto in particolare il Papa, «è fidarsi di Dio, ma viene il momento in cui, scontrandosi con le difficoltà della vita, l’uomo sperimenta la fragilità di quella fiducia e sente il bisogno di certezze diverse, di sicurezze tangibili, concrete. Mi affido a Dio, la situazione è un po’ brutta, io ho bisogno di una sicurezza più concreta: è lì il pericolo! E allora siamo tentati di cercare consolazioni anche effimere, che sembrano riempire il vuoto della solitudine e lenire la fatica del credere».
 
Pensiamo di poterle trovare «nella sicurezza che può dare per esempio il denaro», ha esemplificato il Papa, «o nelle alleanze con i potenti, o sicurezze nella mondanità, nelle false ideologie. A volte le cerchiamo in un dio che possa piegarsi alle nostre richieste e magicamente intervenire per cambiare la realtà e renderla come noi la vogliamo; un idolo, appunto, che in quanto tale non può fare nulla, impotente e menzognero. Ma a noi ci piacciono gli idoli, ci piacciono tanto. Una volta – ha proseguito Jorge Mario Bergoglio a braccio – a Buenos Aires dovevo andare in una chiesa e sono andato camminando, c’è un parco in mezzo e nel parco c’erano piccoli tavolini, tanti, dove erano seduti i veggenti, era pieno di gente che faceva la coda: tu gli davi la mano lui cominciava, il discorso è sempre lo stesso “c’è una donna nella tua vita, c’è un ombra che viene, tutto riuscirà bene”, e tu pagavi. E questo ti dà sicurezza, la sicurezza di – permettetemi la parola – una stupidaggine. Questo è un idolo: sono andato dal veggente, o dalla veggente, o mi hanno tirato le carte – so che nessuno di voi fa queste cose… – e sono riuscito meglio. Mi fa pensare a quel film, “Miracolo a Milano” (di Vittorio De Sica, ndr.), “che faccia! che naso! cento lire”, ti fa pagare perché danno una falsa speranza. Noi siamo tanto attaccati, compriamo false speranze mentre di quella gratuita, Gesù Cristo che ha dato gratuitamente la vita per noi, non ci fidiamo tanto».
 
Papa Francesco ha proseguito la catechesi citando il salmo 115, che «ci presenta, in modo anche un po’ ironico, la realtà assolutamente effimera di questi idoli. E dobbiamo capire che non si tratta solo di raffigurazioni fatte di metallo o di altro materiale, ma anche di quelle costruite con la nostra mente, quando ci fidiamo di realtà limitate che trasformiamo in assolute, o quando riduciamo Dio ai nostri schemi e alle nostre idee di divinità; un dio che ci assomiglia, comprensibile, prevedibile, proprio come gli idoli di cui parla il Salmo. L’uomo, immagine di Dio, si fabbrica un dio a sua propria immagine, ed è anche un’immagine mal riuscita: non sente, non agisce, e soprattutto non può parlare. Alla speranza in un Signore della vita che con la sua Parola ha creato il mondo e conduce le nostre esistenze, si contrappone la fiducia in simulacri muti. Le ideologie con la loro pretesa di assoluto, le ricchezze, il potere e il successo, con la loro illusione di eternità e di onnipotenza, valori come la bellezza fisica e la salute, quando diventano idoli a cui sacrificare ogni cosa, sono tutte realtà che confondono la mente e il cuore, e invece di favorire la vita conducono alla morte. È brutto – ha aggiunto il Papa – fa dolore all’anima quello che una volta, anni fa ho sentito nell’altra diocesi, una donna brava, molto bella, si vantava della bellezza, commentava, come se fosse naturale, eh sì ho dovuto abortire perché la mia figura è molto importante, così, questi sono gli idoli, e ti portano sulla strada sbagliata e non ti danno felicità».
 
Se ripone la speranza negli idoli, ha detto il Papa, come dice il Salmo «non si ha più nulla da dire, si diventa incapaci di aiutare, cambiare le cose, incapaci di sorridere, donarsi, incapaci di amare. E anche noi, uomini di Chiesa, corriamo questo rischio quando ci “mondanizziamo”: bisogna rimanere nel mondo ma difendersi dalle illusioni del mondo». In questo senso, la speranza cristiana «non delude mai, gli idoli deludono sempre, sono fantasie, non sono realtà. Ecco la stupenda realtà della speranza: confidando nel Signore si diventa come lui, la sua benedizione ci trasforma in suoi figli, che condividono la sua vita».
 
A fine udienza il Papa ha ripreso la parola per spiegare, con un biglietto rosso di ingresso all’udienza tra le mani: «Adesso devo dirvi una cosa che io non vorrei dirla, ma devo dirla. Per entrare alle udienze ci sono i biglietti di entrata, è scritto nei biglietti in uno, due, tre, quattro, cinque, sei lingue “il biglietto è del tutto gratuito”, per entrare all’udienza sia in aula sia in piazza non si deve pagare, è gratuita, è una visita gratuita che si fa al Papa per parlare col Papa, col vescovo di Roma… ma ho saputo che ci sono dei furboni – ha proseguito – che fanno pagare i biglietti. Se qualcuno vi dice che per andare in udienza dal Papa c’è bisogno di pagare ti stanno truffano, stai attento, stai attenta! Questo è gratuito, qui si viene senza pagare, perché questa è casa di tutti e chi dice questo di far pagare è un reato, quell’uomo, quella dona è un delinquente, questo non si fa!». 

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