2 C
Roma
Lun, 18 Gennaio 2021

ROTATE FOR FULL CONTENT

MOBILE THEME

Home Argomenti Papa Il Papa: “I forti aiutino i deboli, non sono serie A e...

Il Papa: “I forti aiutino i deboli, non sono serie A e serie B”

- Advertisement -

All’udienza generale Francesco fa appello per l’acqua «bene di tutti» e incoraggia Migrantes: «Quella dei rifugiati è la tragedia più grande dopo la Seconda Guerra mondiale»

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

Non ci sono persone forti di «serie A» e persone deboli di «serie B», perché «chi sperimenta nella propria vita l’amore fedele di Dio e la sua consolazione è in grado, anzi, in dovere di stare vicino ai fratelli più deboli e farsi carico delle loro fragilità, senza «autocompiacimento» o «presunzione»: lo ha detto il Papa nel corso dell’udienza generale in piazza San Pietro, sottolineando che «siamo chiamati a essere sempre disponibili verso gli altri, con un sorriso o una mano tesa a chi è in difficoltà, diventando così veri seminatori di speranza». Appello del Papa per la giornata Onu dell’acqua, «bene di tutti», e un incoraggiamento ai direttori della fondazione Migrantes ad accogliere ed integrare i rifugiati di fronte alla «tragedia più grande dopo quella della Seconda Guerra mondiale». 

 

  

Il Papa ha proseguito un ciclo di catechesi sulla speranza cristiana ricorrendo alla lettera ai romani nella quale San Paolo accosta «a due atteggiamenti quanto mai importanti per la nostra vita e la nostra esperienza di fede: la perseveranza e la consolazione». La perseveranza, o pazienza, è «la capacità di sopportare, portare sopra le spalle – ha detto il Papa facendo con le mani un gesto sulle spalle – ossia rimanere fedeli, anche quando il peso sembra diventare troppo grande, insostenibile, e saremmo tentati di giudicare negativamente e di abbandonare tutto e tutti». La consolazione, invece, «è la grazia di saper cogliere e mostrare in ogni situazione, anche in quelle maggiormente segnate dalla delusione e dalla sofferenza, la presenza e l’azione compassionevole di Dio». In questo senso l’apostolo delle genti scrive: «Noi, che siamo i forti, abbiamo il dovere di portare le infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi»: «Questa espressione “noi che siamo i forti” – ha chiosato il Papa – potrebbe sembrare presuntuosa, ma nella logica del Vangelo sappiamo che non è così, anzi, è proprio il contrario perché la nostra forza non viene da noi, ma dal Signore. Se stiamo vicini al Signore avremo quella fortezza per essere vicini ai più deboli, ai più bisognosi, e consolarli, dare loro forza». 

  

«Chi sperimenta nella propria vita l’amore fedele di Dio e la sua consolazione è in grado, anzi, in dovere di stare vicino ai fratelli più deboli e farsi carico delle loro fragilità. E può farlo senza autocompiacimento, ma sentendosi semplicemente come un “canale” che trasmette i doni del Signore; e così diventa concretamente un “seminatore” di speranza. Con quella fortezza e quella capacità di consolare, essere seminatori di speranza: seminare speranza ci vuole oggi – ha aggiunto il Papa a braccio – non è facile. Il frutto di questo stile di vita non è una comunità in cui alcuni sono di “serie A”, cioè i forti, e altri di “serie B”, cioè i deboli. Il frutto invece è, come dice Paolo, “avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull’esempio di Cristo Gesù”. La Parola di Dio alimenta una speranza che si traduce concretamente in condivisione, in servizio reciproco. Perché anche chi è “forte” fra virgolette si trova prima o poi a sperimentare la fragilità e ad avere bisogno del conforto degli altri ; e viceversa nella debolezza si può sempre offrire un sorriso o una mano al fratello in difficoltà». Cristo, e la sua parola, è «il “fratello forte”, lui è quello che ci dà la fortezza, la pazienza, la speranza, la consolazione, lui è il fratello forte che si prende cura di ognuno di noi: tutti infatti abbiamo bisogno di essere caricati sulle spalle dal Buon Pastore e di sentirci avvolti dal suo sguardo tenero e premuroso». 

  

Il Papa, che all’inizio dell’udienza ha fatto salire sulla «papamobile» cinque ragazzi (due cinesi e tre siciliani) per il consueto giro di saluto tra i fedeli presenti in piazza San Pietro, ha concluso l’udienza invitando «tutte le comunità a vivere con fede l’appuntamento del 23 e 24 marzo per riscoprire il sacramento della riconciliazione: “24 ore per il Signore” » e auspicando che «anche quest’anno tale momento privilegiato di grazia del cammino quaresimale sia vissuto in tante chiese per sperimentare l’incontro gioioso con la misericordia del Padre, che tutti accoglie e perdona».  

 

Il Papa ha rivolto un cordiale saluto ai partecipanti al convegno odierno sul tema: “Watershed: Replenishing Water Values for a Thirsty World”, promosso dal Pontificio Consiglio per la Cultura e dal Capitolo Argentino del Club di Roma: «Proprio oggi – ha detto il Papa – si celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua, istituita 25 anni fa dalle Nazioni Unite, mentre ieri ricorreva la Giornata Internazionale delle Foreste. Mi rallegro di questo incontro, che segna una nuova tappa nell’impegno congiunto di varie istituzioni per sensibilizzare alla necessità di tutelare l’acqua come bene di tutti, valorizzando anche i suoi significati culturali e religiosi. Incoraggio in particolare il vostro sforzo nel campo educativo, con proposte rivolte ai bambini e ai giovani».  

 

Francesco ha salutato in particolare i partecipanti all’incontro per Direttori Migrantes «e li incoraggio – ha detto – a proseguire nell’impegno per l’accoglienza e l’ospitalità dei profughi e dei rifugiati, favorendo la loro integrazione, tenendo conto dei diritti e dei doveri reciproci per chi accoglie e chi è accolto. Non dimentichiamo – ha aggiunto Francesco – che questo problema dei rifugiati, dei migranti oggi è la tragedia più grande dopo quella della Seconda Guerra mondiale». 

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti

Il Papa: “I forti aiutino i deboli, non sono serie A e serie B”

- Advertisement -

All’udienza generale Francesco fa appello per l’acqua «bene di tutti» e incoraggia Migrantes: «Quella dei rifugiati è la tragedia più grande dopo la Seconda Guerra mondiale»

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

Non ci sono persone forti di «serie A» e persone deboli di «serie B», perché «chi sperimenta nella propria vita l’amore fedele di Dio e la sua consolazione è in grado, anzi, in dovere di stare vicino ai fratelli più deboli e farsi carico delle loro fragilità, senza «autocompiacimento» o «presunzione»: lo ha detto il Papa nel corso dell’udienza generale in piazza San Pietro, sottolineando che «siamo chiamati a essere sempre disponibili verso gli altri, con un sorriso o una mano tesa a chi è in difficoltà, diventando così veri seminatori di speranza». Appello del Papa per la giornata Onu dell’acqua, «bene di tutti», e un incoraggiamento ai direttori della fondazione Migrantes ad accogliere ed integrare i rifugiati di fronte alla «tragedia più grande dopo quella della Seconda Guerra mondiale». 

 

  

Il Papa ha proseguito un ciclo di catechesi sulla speranza cristiana ricorrendo alla lettera ai romani nella quale San Paolo accosta «a due atteggiamenti quanto mai importanti per la nostra vita e la nostra esperienza di fede: la perseveranza e la consolazione». La perseveranza, o pazienza, è «la capacità di sopportare, portare sopra le spalle – ha detto il Papa facendo con le mani un gesto sulle spalle – ossia rimanere fedeli, anche quando il peso sembra diventare troppo grande, insostenibile, e saremmo tentati di giudicare negativamente e di abbandonare tutto e tutti». La consolazione, invece, «è la grazia di saper cogliere e mostrare in ogni situazione, anche in quelle maggiormente segnate dalla delusione e dalla sofferenza, la presenza e l’azione compassionevole di Dio». In questo senso l’apostolo delle genti scrive: «Noi, che siamo i forti, abbiamo il dovere di portare le infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi»: «Questa espressione “noi che siamo i forti” – ha chiosato il Papa – potrebbe sembrare presuntuosa, ma nella logica del Vangelo sappiamo che non è così, anzi, è proprio il contrario perché la nostra forza non viene da noi, ma dal Signore. Se stiamo vicini al Signore avremo quella fortezza per essere vicini ai più deboli, ai più bisognosi, e consolarli, dare loro forza». 

  

«Chi sperimenta nella propria vita l’amore fedele di Dio e la sua consolazione è in grado, anzi, in dovere di stare vicino ai fratelli più deboli e farsi carico delle loro fragilità. E può farlo senza autocompiacimento, ma sentendosi semplicemente come un “canale” che trasmette i doni del Signore; e così diventa concretamente un “seminatore” di speranza. Con quella fortezza e quella capacità di consolare, essere seminatori di speranza: seminare speranza ci vuole oggi – ha aggiunto il Papa a braccio – non è facile. Il frutto di questo stile di vita non è una comunità in cui alcuni sono di “serie A”, cioè i forti, e altri di “serie B”, cioè i deboli. Il frutto invece è, come dice Paolo, “avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull’esempio di Cristo Gesù”. La Parola di Dio alimenta una speranza che si traduce concretamente in condivisione, in servizio reciproco. Perché anche chi è “forte” fra virgolette si trova prima o poi a sperimentare la fragilità e ad avere bisogno del conforto degli altri ; e viceversa nella debolezza si può sempre offrire un sorriso o una mano al fratello in difficoltà». Cristo, e la sua parola, è «il “fratello forte”, lui è quello che ci dà la fortezza, la pazienza, la speranza, la consolazione, lui è il fratello forte che si prende cura di ognuno di noi: tutti infatti abbiamo bisogno di essere caricati sulle spalle dal Buon Pastore e di sentirci avvolti dal suo sguardo tenero e premuroso». 

- Advertisement -

  

Il Papa, che all’inizio dell’udienza ha fatto salire sulla «papamobile» cinque ragazzi (due cinesi e tre siciliani) per il consueto giro di saluto tra i fedeli presenti in piazza San Pietro, ha concluso l’udienza invitando «tutte le comunità a vivere con fede l’appuntamento del 23 e 24 marzo per riscoprire il sacramento della riconciliazione: “24 ore per il Signore” » e auspicando che «anche quest’anno tale momento privilegiato di grazia del cammino quaresimale sia vissuto in tante chiese per sperimentare l’incontro gioioso con la misericordia del Padre, che tutti accoglie e perdona».  

 

Il Papa ha rivolto un cordiale saluto ai partecipanti al convegno odierno sul tema: “Watershed: Replenishing Water Values for a Thirsty World”, promosso dal Pontificio Consiglio per la Cultura e dal Capitolo Argentino del Club di Roma: «Proprio oggi – ha detto il Papa – si celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua, istituita 25 anni fa dalle Nazioni Unite, mentre ieri ricorreva la Giornata Internazionale delle Foreste. Mi rallegro di questo incontro, che segna una nuova tappa nell’impegno congiunto di varie istituzioni per sensibilizzare alla necessità di tutelare l’acqua come bene di tutti, valorizzando anche i suoi significati culturali e religiosi. Incoraggio in particolare il vostro sforzo nel campo educativo, con proposte rivolte ai bambini e ai giovani».  

 

Francesco ha salutato in particolare i partecipanti all’incontro per Direttori Migrantes «e li incoraggio – ha detto – a proseguire nell’impegno per l’accoglienza e l’ospitalità dei profughi e dei rifugiati, favorendo la loro integrazione, tenendo conto dei diritti e dei doveri reciproci per chi accoglie e chi è accolto. Non dimentichiamo – ha aggiunto Francesco – che questo problema dei rifugiati, dei migranti oggi è la tragedia più grande dopo quella della Seconda Guerra mondiale». 

- Advertisement -

Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.it

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti
292FansMi piace
985FollowerSegui
13,000FollowerSegui
641FollowerSegui
171IscrittiIscriviti

Top News

Top Video

Ultimi Articoli

Articoli Popolari

Che differenza c’è tra “padre” e “don”?

E quale titolo si utilizza per monaci e frati? Gentile direttore, forse la mia le sembrerà una domanda banale. Può però spiegarmi la differenza tra...

X Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 5 giungo 2016

IL VANGELO STRABICO X Domenica del tempo Ordinario   - C A  cura di Benito Giorgetta (1Re 17,17-24; Galati 1,11-19; Luca 7,11-17) Imparare a suonare lo spartito della compassione Ascoltiamo...

Francesco in Armenia, preghiera con Karekin II

Dopo quattro ore di volo comincia il viaggio di Francesco in Armenia. L'aereo con a bordo il Pontefice è partito questa mattina alle 9.20...

Mamma Natuzza parlava proprio con Gesù. Ecco un suo colloquio con il Re dei...

Io ero inquieta, turbata… Gesù: Alzati e piglia il ritmo dei vecchi tempi. Natuzza: Come parlate, Gesù? Cosa devo fare? Gesù: Ci sono tante cose che puoi...

Qual è la differenza tra cattolico e cristiano?

Il cristiano è colui che ha Cristo come Signore Nel Nuovo Testamento si fa riferimento quattro volte ai seguaci di Cristo: 1. 1 Pt 4,16: “Ma...

Libri consigliati

Wilmer: Mosè, lezioni di deserto

Le sette parole di Maria

Dell’essere e dell’amore

Seguici su Instagram

Seguici su Facebook

Seguici su Twitter

Accessibility
0
Dicci il tuo pensiero, per favore commenta.x
()
x