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Il Papa: ferisce le anime chi fa voto di povertà e poi vive da ricco.

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GIANNI VALENTE

KKOTTONGNAE

L’ipocrisia dei religiosi e delle religiose che prima fanno voto di povertà e poi «vivono da ricchi, ferisce le anime dei fedeli e danneggia la Chiesa». Ha parlato chiaro, il Papa nell’incontro avuto oggi con i consacrati e le consacrate delle comunità religiose cattoliche coreane durante il terzo giorno del suo viaggio nel Paese del «Calmo Mattino». Il Vescovo di Roma ha anche messo in guardia religiosi e religiose dalla tentazione di adottare «una mentalità puramente funzionale e mondana, che induce a riporre la nostra speranza soltanto nei mezzi umani e distrugge la testimonianza della povertà che Nostro Signore Gesù Cristo ha vissuto e ci ha insegnato». Nel rivolgergli parole di saluto da parte delle suore coreane, suor Scolastica Lee Kwang-ok jnb, aveva parlato chiaro anche lei, raccontando di una società coreana che «soffre in questi tempi di globalizzazione per il dominio del capitalismo e del potere politico» e di una «Chiesa contaminata dal secolarismo aggravato dal neoliberismo».

Parla sempre chiaro, papa Francesco. All’inizio dell’incontro avverte che non si reciteranno insieme i Vespri, come previsto, perché si è già in ritardo sull’intenso programma, e lui deve tornare in elicottero a Seul, e se cala il buio «c’è pericolo di finire sfasciati sulla montagna». Parla chiaro, ma i suoi suggerimenti e i suoi richiami anche oggi non sono stati ispirati da un accigliato furore rigorista. Per papa Francesco, il volgersi dei religiosi verso le ricchezze o le lusinghe del potere è solo il sintomo di una mancanza. Si verifica quando i consacrati e le consacrate hanno perduto il contatto con l’esperienza della misericordia di Dio, unica vera sorgente della loro vocazione: «Solo se la nostra testimonianza è gioiosa», ha detto papa Francesco nel suo incontro con le religiose e i religiosi tenutosi presso il Training Center della «School of Love» di Kkottongnae, «potremo attrarre uomini e donne a Cristo».

Ai religiosi e alle religiose coreane, Francesco ha ricordato che solo l’esperienza rinnovata della misericordia di Dio, continuamente mendicata, consente di perseverare nella pratica dei consigli evangelici della povertà, dell’obbedienza e della castità: «La vostra castità, povertà e obbedienza», ha detto, «diventeranno una testimonianza gioiosa dell’amore di Dio nella misura in cui rimanete saldi sulla roccia della sua misericordia. Quella è la roccia». Il tendere alla perfetta carità, ideale della vita religiosa – così ripete Papa Bergoglio – non è mai il termine di un perfezionismo. Piuttosto, riconoscere le proprie debolezze e fragilità può diventare il primo passo per riscoprirsi bisognosi della grazia di Cristo e sottrarsi alla tentazione di ritenersi auto-sufficienti: «Anche se siamo affaticati – ha detto Bergoglio ai religiosi incontrati a Seul – possiamo offrirgli i nostri cuori appesantiti da peccati e debolezze. Nei momenti in cui ci sentiamo più fragili, possiamo incontrare Cristo, che si fece povero affinché diventassimo ricchi. Questo nostro bisogno fondamentale di essere perdonati e guariti è in se stesso una forma di povertà che non dovremmo mai dimenticare, nonostante tutti i progressi che faremo verso la virtù».

Così, approfittando dell’incontro con i religiosi e le religiose coreane papa Francesco ha riproposto in termini semplici ciò che fa nascere e alimenta ogni vocazione cristiana. Non solo quelle della vita religiosa. E non solo in Corea, ma a ogni latitudine.

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Parla sempre chiaro, papa Francesco. All’inizio dell’incontro avverte che non si reciteranno insieme i Vespri, come previsto, perché si è già in ritardo sull’intenso programma, e lui deve tornare in elicottero a Seul, e se cala il buio «c’è pericolo di finire sfasciati sulla montagna». Parla chiaro, ma i suoi suggerimenti e i suoi richiami anche oggi non sono stati ispirati da un accigliato furore rigorista. Per papa Francesco, il volgersi dei religiosi verso le ricchezze o le lusinghe del potere è solo il sintomo di una mancanza. Si verifica quando i consacrati e le consacrate hanno perduto il contatto con l’esperienza della misericordia di Dio, unica vera sorgente della loro vocazione: «Solo se la nostra testimonianza è gioiosa», ha detto papa Francesco nel suo incontro con le religiose e i religiosi tenutosi presso il Training Center della «School of Love» di Kkottongnae, «potremo attrarre uomini e donne a Cristo».

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Così, approfittando dell’incontro con i religiosi e le religiose coreane papa Francesco ha riproposto in termini semplici ciò che fa nascere e alimenta ogni vocazione cristiana. Non solo quelle della vita religiosa. E non solo in Corea, ma a ogni latitudine.

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