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Il Papa: «Famiglia, scuola di umanità»

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Una catechesi potente, drammatica, quella di oggi di Papa Francesco in piazzaan Pietro davanti ad almeno 17mila persone. Proseguendo con il ciclo dedicato alla famiglia in vista del Sinodo di ottobre, il Santo Padre ha puntato l’attenzione sulle sue “vulnerabilità”, a partire dalla povertà. Lo sguardo è globale, e va alle periferie delle megalopoli, alle zone rurali (“Quanto degrado, quanta miseria”) dove i legami familiari sono resi fragili dalla lotta per la sopravvivenza.

E poi c’è la guerra che “è sempre una cosa terribile, è la madre di tutte le povertà: una grande trebbiatrice di vite e di anime e degli affetti più sacri e più cari”.

Non è solo mancanza di cibo, ma anche e soprattutto la mancanza di lavoro e dunque di futuro. “La miseria sociale colpisce la famiglia e a volta la distrugge”, scandisce il Papa, così come il lavoro precario incide sui legami e li mette a dura prova. Nonostante tutto questo, ci sono tante famiglie povere che con dignità cercano di condurre la loro vita quotidiana, spesso confidando apertamente nella benedizione di Dio. “Questa lezione, però, non deve giustificare la nostra indifferenza, ma semmai aumentare la nostra vergogna!”. È quasi un miracolo, prosegue Francesco, che anche nella povertà la famiglia continui a formarsi e anche a “conservare la speciale umanità dei suoi legami”.

Questo fatto irrita i “pianificatori del benessere“, che considerano gli affetti, la generazione e i legami familiari come variabili secondarie della qualità della vita, mentre sono proprio quelli che la determinano e la sostanziano. “Non capiscono niente! Invece dovremmo inginocchiarci – ha sottolineato – davanti a questa scuola di umanità che sono queste famiglie, che salva le società dalla barbarie”.

“Che cosa ci rimane se cediamo al ricatto di Cesare e Mammona, della violenza e del denaro, e rinunciamo anche agli affetti familiari? Una nuova etica civile arriverà soltanto quando i responsabili della vita pubblica riorganizzerano il legame sociale a partire dalla lotta alla spirale perversa tra famiglia e povertà, che ci porta nel baratro”.

“L’economia odierna – prosegue Francesco – si è spesso specializzata nel godimento del benessere individuale, ma pratica largamente lo sfruttamento dei legami famigliari. È una contraddizione grave, questa! L’immenso lavoro della famiglia non è quotato nei bilanci, naturalmente! Infatti l’economia e la politica sono avare di riconoscimenti a tale riguardo. Eppure, la formazione interiore della persona e la circolazione sociale degli affetti hanno proprio lì il loro pilastro. Se lo togli, viene giù tutto. Non è solo questione di pane. Parliamo di lavoro, parliamo di istruzione, parliamo di sanità. È importante capire bene questo”.

Il danno alla famiglia è aggravato dai “falsi modelli” trasmessi dai mass media, basati sul consumo e sull’apparenza.

Anche la Chiesa, ha poi concluso il Papa – deve essere povera per avvicinarsi ai poveri, per abbattare ogni muro di separazione con i poveri”. “Il giudizio dei bisognosi e dei poveri anticipa il giudizio di Dio” è il monito di Papa Francesco. Dunque, facciamo tutto il possibile per la famiglie nella prova. “Ci vogliono la preghiera e l’azione. Preghiamo intensamente il Signore, che ci scuota, per rendere le nostre famiglie cristiane protagoniste di questa rivoluzione della prossimità famigliare, che ora ci è così necessaria! Di essa, fin dall’inizio, è fatta la Chiesa”.

Infine il richiamo alla Bibbia: “Figlio, non essere insensibile allo sguardo dei bisognosi. Non distogliere lo sguardo da chi chiede”.

Dopo la catechesi, al momento dei saluti, Papa Francesco si è detto preoccupato per l’Italia, in particolare per le sofferenze delle famiglie
colpite dalla disoccupazione e dagli effetti della crisi economica. “La situazione dell’intero Paese è difficile. È importante che ci sia un incisivo impegno per aprire vie di speranza”. Bergoglio ha anche lanciato un appello per la Whirpool di Carinaro: “Auspico che la loro grave congiuntura occupazionale possa trovare una rapida ed equa soluzione, nel rispetto dei diritti di tutti, specialmente delle famiglie”.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Una catechesi potente, drammatica, quella di oggi di Papa Francesco in piazzaan Pietro davanti ad almeno 17mila persone. Proseguendo con il ciclo dedicato alla famiglia in vista del Sinodo di ottobre, il Santo Padre ha puntato l’attenzione sulle sue “vulnerabilità”, a partire dalla povertà. Lo sguardo è globale, e va alle periferie delle megalopoli, alle zone rurali (“Quanto degrado, quanta miseria”) dove i legami familiari sono resi fragili dalla lotta per la sopravvivenza.

E poi c’è la guerra che “è sempre una cosa terribile, è la madre di tutte le povertà: una grande trebbiatrice di vite e di anime e degli affetti più sacri e più cari”.

Non è solo mancanza di cibo, ma anche e soprattutto la mancanza di lavoro e dunque di futuro. “La miseria sociale colpisce la famiglia e a volta la distrugge”, scandisce il Papa, così come il lavoro precario incide sui legami e li mette a dura prova. Nonostante tutto questo, ci sono tante famiglie povere che con dignità cercano di condurre la loro vita quotidiana, spesso confidando apertamente nella benedizione di Dio. “Questa lezione, però, non deve giustificare la nostra indifferenza, ma semmai aumentare la nostra vergogna!”. È quasi un miracolo, prosegue Francesco, che anche nella povertà la famiglia continui a formarsi e anche a “conservare la speciale umanità dei suoi legami”.

Questo fatto irrita i “pianificatori del benessere“, che considerano gli affetti, la generazione e i legami familiari come variabili secondarie della qualità della vita, mentre sono proprio quelli che la determinano e la sostanziano. “Non capiscono niente! Invece dovremmo inginocchiarci – ha sottolineato – davanti a questa scuola di umanità che sono queste famiglie, che salva le società dalla barbarie”.

“Che cosa ci rimane se cediamo al ricatto di Cesare e Mammona, della violenza e del denaro, e rinunciamo anche agli affetti familiari? Una nuova etica civile arriverà soltanto quando i responsabili della vita pubblica riorganizzerano il legame sociale a partire dalla lotta alla spirale perversa tra famiglia e povertà, che ci porta nel baratro”.

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“L’economia odierna – prosegue Francesco – si è spesso specializzata nel godimento del benessere individuale, ma pratica largamente lo sfruttamento dei legami famigliari. È una contraddizione grave, questa! L’immenso lavoro della famiglia non è quotato nei bilanci, naturalmente! Infatti l’economia e la politica sono avare di riconoscimenti a tale riguardo. Eppure, la formazione interiore della persona e la circolazione sociale degli affetti hanno proprio lì il loro pilastro. Se lo togli, viene giù tutto. Non è solo questione di pane. Parliamo di lavoro, parliamo di istruzione, parliamo di sanità. È importante capire bene questo”.

Il danno alla famiglia è aggravato dai “falsi modelli” trasmessi dai mass media, basati sul consumo e sull’apparenza.

Anche la Chiesa, ha poi concluso il Papa – deve essere povera per avvicinarsi ai poveri, per abbattare ogni muro di separazione con i poveri”. “Il giudizio dei bisognosi e dei poveri anticipa il giudizio di Dio” è il monito di Papa Francesco. Dunque, facciamo tutto il possibile per la famiglie nella prova. “Ci vogliono la preghiera e l’azione. Preghiamo intensamente il Signore, che ci scuota, per rendere le nostre famiglie cristiane protagoniste di questa rivoluzione della prossimità famigliare, che ora ci è così necessaria! Di essa, fin dall’inizio, è fatta la Chiesa”.

Infine il richiamo alla Bibbia: “Figlio, non essere insensibile allo sguardo dei bisognosi. Non distogliere lo sguardo da chi chiede”.

Dopo la catechesi, al momento dei saluti, Papa Francesco si è detto preoccupato per l’Italia, in particolare per le sofferenze delle famiglie
colpite dalla disoccupazione e dagli effetti della crisi economica. “La situazione dell’intero Paese è difficile. È importante che ci sia un incisivo impegno per aprire vie di speranza”. Bergoglio ha anche lanciato un appello per la Whirpool di Carinaro: “Auspico che la loro grave congiuntura occupazionale possa trovare una rapida ed equa soluzione, nel rispetto dei diritti di tutti, specialmente delle famiglie”.

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