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Il Papa dona ai poveri un palazzo di lusso a pochi passi da San Pietro

Affidato all’Elemosineria apostolica è gestito da Sant’Egidio

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I quattro piani di Palazzo Migliori, edificio nobiliare dell’800, trasformati in Centro di accoglienza per clochard, anziani, disabili. Affidato all’Elemosineria apostolica è gestito da Sant’Egidio

CITTÀ DEL VATICANO. Volte affrescate, soffitti cassettonati, stucchi decò, pavimenti in marmo. Palazzo Migliori è uno di quegli edifici di lusso come tanti che venivano costruiti nell’800 per ospitare famiglie della nobiltà romana. Ad accrescere il pregio del Palazzo anche la collocazione a pochi passi dalla Basilica Vaticana, esattamente a fianco della chiesa degli Olandesi, a via di Borgo Santo Spirito. Dai quattro piani, distribuiti su un totale di duemila metri, la vista su piazza San Pietro è suggestiva.

Un patrimonio di arte e architettura che porta il nome della famiglia che lo ha abitato fino agli anni ’30 per poi donarlo alla Santa Sede (lo gestiva infatti l’Apsa), sul quale più di un imprenditore aveva messo gli occhi. Sarebbe stato infatti trasformato in un hotel a cinque stelle in zona Vaticano, se il Papa non avesse deciso di farlo diventare un Centro di accoglienza diurno e notturno per i tanti senzatetto e poveri che bazzicano San Pietro e dintorni.

Appena lasciato libero qualche mese fa da una congregazione religiosa femminile, il Pontefice argentino ha deciso di fare questo regalo – l’ennesimo – all’esercito di homeless che, ogni notte, trovano rifugio dal freddo e dalla pioggia battente sotto i propilei di via della Conciliazione o negli angoli dei negozi e dei portoni, avvolgendosi in coperta di lana o scatole di cartone sistemate a mo’ di capanne.

Bergoglio ha affidato la gestione e la cura della struttura alla Elemosineria apostolica e alla Comunità di Sant’Egidio. L’Elemosineria, il “braccio di carità” del Papa guidato dal cardinale polacco Konrad Krajewski, ha seguito tutta l’opera di ristrutturazione – eseguita da un gruppo di senzatetto insieme a ditte specializzate – e l’ha finanziata attraverso le offerte provenienti dalla distribuzione delle pergamene con la Benedizione Apostolica e dai generosi contributi privati.

Il Papa in persona si è recato, lo scorso venerdì 14 novembre, incurante del diluvio che si abbatteva su Roma, ad inaugurare il centro e vedere con i suoi occhi la buona riuscita dei lavori. Accolto dall’elemosiniere Krajewski, dal presidente dell’Apsa, Nunzio Galantino, e da Andrea Riccardi e Marco Impagliazzo, rispettivamente fondatore e presidente di Sant’Egidio, Francesco si è fermato a cena nel refettorio allestito nel secondo piano con alcuni degli ospiti presenti: perlopiù anziani e disabili, ma anche ex senzatetto che ora hanno trovato lavoro e una dimora stabile e hanno deciso di impegnarsi come volontari nella struttura.

A fianco a loro, nel lavoro quotidiano del Centro, ci saranno diaconi permanenti della diocesi di Roma e membri di Sant’Egidio che offriranno a tutti gli ospiti ogni sera un pasto caldo, prolungando un’opera già svolta nelle maggiori stazioni ferroviarie della città, Termini, Tiburtina e Ostiense, dove da anni viene offerto cibo ai clochard. Secondo le previsioni della stessa Elemosineria, i pentoloni sistemati nella cucina prepareranno una media di circa 250/300 pasti al giorno tra cene e colazioni. La cucina è ben attrezzata e i diaconi-cuochi sono già al lavoro.

Le stanze per il riposo notturno occupano invece il terzo e quarto piano del Palazzo e potranno accogliere, sia uomini che donne, per un totale di 50 persone. Numero che potrà aumentare nel periodo dell’emergenza freddo.

Oltre al ristoro fisico si è pensato anche a quello spirituale e, quindi, al primo piano è presente un’ampia capella dedicata a San Giorgio riservata alla preghiera personale e comunitaria dei volontari e degli ospiti. Primo e secondo piano sono, inoltre, destinati ad un servizio diurno, gestito ed animato sempre dai volontari, con sale per l’ascolto e il colloquio, per l’uso dei computer, per la lettura e la ricreazione, per altre attività educative e culturali. Tutto l’edificio è inoltre dotato di un ascensore che permette l’accesso agli anziani e alle persone con disabilità.

Insomma si è cercato di non far mancare nulla a questa gente che, quotidianamente, patisce una vita di privazioni ed è vittima di quella «cultura dello scarto» da sempre stigmatizzata da Papa Francesco. Anche durante la cena nel refettorio del Centro, dopo aver ascoltato i racconti dei volontari e delle difficoltà della vita di strada, il Pontefice è tornato a condannare questo atteggiamento di indifferenza verso i più deboli, esortando a recuperare un senso di responsabilità verso i poveri ed «educare i giovani alla compassione».

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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CITTÀ DEL VATICANO. Volte affrescate, soffitti cassettonati, stucchi decò, pavimenti in marmo. Palazzo Migliori è uno di quegli edifici di lusso come tanti che venivano costruiti nell’800 per ospitare famiglie della nobiltà romana. Ad accrescere il pregio del Palazzo anche la collocazione a pochi passi dalla Basilica Vaticana, esattamente a fianco della chiesa degli Olandesi, a via di Borgo Santo Spirito. Dai quattro piani, distribuiti su un totale di duemila metri, la vista su piazza San Pietro è suggestiva.

Un patrimonio di arte e architettura che porta il nome della famiglia che lo ha abitato fino agli anni ’30 per poi donarlo alla Santa Sede (lo gestiva infatti l’Apsa), sul quale più di un imprenditore aveva messo gli occhi. Sarebbe stato infatti trasformato in un hotel a cinque stelle in zona Vaticano, se il Papa non avesse deciso di farlo diventare un Centro di accoglienza diurno e notturno per i tanti senzatetto e poveri che bazzicano San Pietro e dintorni.

Appena lasciato libero qualche mese fa da una congregazione religiosa femminile, il Pontefice argentino ha deciso di fare questo regalo – l’ennesimo – all’esercito di homeless che, ogni notte, trovano rifugio dal freddo e dalla pioggia battente sotto i propilei di via della Conciliazione o negli angoli dei negozi e dei portoni, avvolgendosi in coperta di lana o scatole di cartone sistemate a mo’ di capanne.

Bergoglio ha affidato la gestione e la cura della struttura alla Elemosineria apostolica e alla Comunità di Sant’Egidio. L’Elemosineria, il “braccio di carità” del Papa guidato dal cardinale polacco Konrad Krajewski, ha seguito tutta l’opera di ristrutturazione – eseguita da un gruppo di senzatetto insieme a ditte specializzate – e l’ha finanziata attraverso le offerte provenienti dalla distribuzione delle pergamene con la Benedizione Apostolica e dai generosi contributi privati.

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Il Papa in persona si è recato, lo scorso venerdì 14 novembre, incurante del diluvio che si abbatteva su Roma, ad inaugurare il centro e vedere con i suoi occhi la buona riuscita dei lavori. Accolto dall’elemosiniere Krajewski, dal presidente dell’Apsa, Nunzio Galantino, e da Andrea Riccardi e Marco Impagliazzo, rispettivamente fondatore e presidente di Sant’Egidio, Francesco si è fermato a cena nel refettorio allestito nel secondo piano con alcuni degli ospiti presenti: perlopiù anziani e disabili, ma anche ex senzatetto che ora hanno trovato lavoro e una dimora stabile e hanno deciso di impegnarsi come volontari nella struttura.

A fianco a loro, nel lavoro quotidiano del Centro, ci saranno diaconi permanenti della diocesi di Roma e membri di Sant’Egidio che offriranno a tutti gli ospiti ogni sera un pasto caldo, prolungando un’opera già svolta nelle maggiori stazioni ferroviarie della città, Termini, Tiburtina e Ostiense, dove da anni viene offerto cibo ai clochard. Secondo le previsioni della stessa Elemosineria, i pentoloni sistemati nella cucina prepareranno una media di circa 250/300 pasti al giorno tra cene e colazioni. La cucina è ben attrezzata e i diaconi-cuochi sono già al lavoro.

Le stanze per il riposo notturno occupano invece il terzo e quarto piano del Palazzo e potranno accogliere, sia uomini che donne, per un totale di 50 persone. Numero che potrà aumentare nel periodo dell’emergenza freddo.

Oltre al ristoro fisico si è pensato anche a quello spirituale e, quindi, al primo piano è presente un’ampia capella dedicata a San Giorgio riservata alla preghiera personale e comunitaria dei volontari e degli ospiti. Primo e secondo piano sono, inoltre, destinati ad un servizio diurno, gestito ed animato sempre dai volontari, con sale per l’ascolto e il colloquio, per l’uso dei computer, per la lettura e la ricreazione, per altre attività educative e culturali. Tutto l’edificio è inoltre dotato di un ascensore che permette l’accesso agli anziani e alle persone con disabilità.

Insomma si è cercato di non far mancare nulla a questa gente che, quotidianamente, patisce una vita di privazioni ed è vittima di quella «cultura dello scarto» da sempre stigmatizzata da Papa Francesco. Anche durante la cena nel refettorio del Centro, dopo aver ascoltato i racconti dei volontari e delle difficoltà della vita di strada, il Pontefice è tornato a condannare questo atteggiamento di indifferenza verso i più deboli, esortando a recuperare un senso di responsabilità verso i poveri ed «educare i giovani alla compassione».

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