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Il Papa: che triste chi vuole diventare vescovo e poi si pavoneggia

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All’udienza generale annuncia la visita a Torino il 21 giugno per la Sindone e il bicentenario di don Bosco. Appello per i malati di Sla

Udienza generale del mercoledì di Papa Francesco

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

«È triste quando si vede un uomo che cerca questo ufficio e che fa tante cose per arrivare là e quando arriva là non serve, si pavoneggia, vive soltanto per la sua vanità”. Papa Francesco dedica al ministero dell’episcopato l’udienza generale in piazza San Pietro. Il Pontefice argentino, che ha concluso facendo appello, tra l’altro, per i malati di sclerosi laterale amiotrofica (Sla), ed ha annunciato il suo viaggio a Torino il prossimo 21 giugno in occasione dell’ostensione della Sacra Sindone e per il bicentenario di don Bosco.

“Nel vescovo, coadiuvato dai presbiteri e dai diaconi – ha detto Jorge Mario Bergoglio continuando un ciclo di catechesi sulla Chiesa – è Cristo stesso che si rende presente e che continua a prendersi cura della sua Chiesa, assicurando la sua protezione e la sua guida”. Attraverso i vescovi “la Chiesa esercita la sua maternità”. “Abbiamo sentito le cose che l’apostolo Paolo dice al vescovo Tito: quante virtù dobbiamo avere noi vescovi”, ha detto il Papa rivolgendosi ai fedeli a braccio, “non è facile perché noi siamo peccatori ma ci affidiamo alla vostra preghiera”.

“Come Gesù – ha detto ancora il Papa – ha scelto gli apostoli e li ha inviati ad annunciare il Vangelo e a pascere il suo gregge, così i vescovi, loro successori, sono posti a capo delle comunità cristiane, come garanti della loro fede e come segno vivo della presenza del Signore in mezzo a loro. Comprendiamo, quindi, che non si tratta di una posizione di prestigio, di una carica onorifica. L’episcopato non è un’onorificenza, è un servizio. E questo Gesù l’ha voluto così. Non dev’esserci posto nella Chiesa – ha proseguito il Papa a braccio – per la mentalità mondana che fa dire: ‘Ma quest’uomo ha fatto la carriera ecclesiastica, è diventato vescovo…’ No, no. Nella Chiesa non deve esserci posto per questa mentalità. L’episcopato è un servizio, non un’onorificenza per vantarsi. Essere vescovi vuol dire tenere sempre davanti agli occhi l’esempio di Gesù che, come buon pastore, è venuto non per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita per le sue pecore. I santi vescovi – e sono tanti nella storia della Chiesa, tanti vescovi santi – ci mostrano che questo ministero non si cerca, non si chiede, non si compra, ma si accoglie in obbedienza, non per elevarsi, ma per abbassarsi, come Gesù che umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. È triste – ha detto ancora il Papa – quando si vede un uomo che cerca questo ufficio e che fa tante cose per arrivare là e quando arriva là non serve, si pavoneggia, vive soltanto per la sua vanità”.

In secondo luogo, “quando Gesù ha scelto e chiamato gli apostoli, li ha pensati non separati l’uno dall’altro, ognuno per conto proprio, ma insieme, perché stessero con lui, uniti, come una sola famiglia. Anche i vescovi costituiscono un unico collegio, raccolto attorno al Papa, il quale è custode e garante di questa profonda comunione, che stava tanto a cuore a Gesù e ai suoi stessi apostoli. Com’è bello, allora, quando i vescovi, con il Papa, esprimono questa collegialità e cercano di essere più e più servitori dei fedeli, più servitori nella Chiesa! Lo abbiamo sperimentato recentemente nell’assemblea del Sinodo sulla famiglia. Ma pensiamo a tutti i vescovi sparsi nel mondo che, pur vivendo in località, culture, sensibilità e tradizioni differenti e lontane tra loro” si sentono parte “l’uno dell’altro e diventano espressione del legame intimo, in Cristo, e tra le loro comunità”, ha detto Bergoglio, che ha citato un vescovo che ha bisogno di un volo di “trenta ore” per arrivare a Roma. Una Chiesa “non unita al vescovo” è “una Chiesa ammalata”, ha detto ancora il Papa. “Gesù ha voluto questa unione di tutti i fedeli col vescovo, anche dei diaconi e dei presbiteri”.

A conclusione dell’udienza il Papa ha annunciato che, “a Dio piacendo”, il 21 giugno prossimo si recherà in pellegrinaggio a Torino per “venerare la Sacra Sindone e onorare san Giovanni Bosco nella ricorrenza bicentenaria della sua nascita”. Presenti in piazza San Pietro l’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, e il sindaco Piero Fassino.

“Rivolgo un particolare pensiero a tutti gli ammalati di Sla”, ha detto il Papa sullo sfondo di un dibattito che ha coinvolto in questi giorni il Governo italiano in merito alla dotazione – ripristinata a quanto annunciato – per il Fondo per la non autosufficienza: “Mentre assicuro la mia vicinanza e preghiera – ha detto Bergoglio senza espliciti riferimenti all’attualità – auspico che tutta la società civile sostenga le loro famiglie ad affrontare tale grave condizione di sofferenza”.

Prima dell’udienza il Papa ha ricevuto i partecipanti a un corso della Rota Romana ed ha salutato i malati fatti accomodare nell’aula Paolo VI. “Voi potete rimanere qui e seguire l’udienza generale”, ha detto loro il Papa. “Oggi è un po’ pericoloso, non si sa bene se piove o non piove”. Poi, alla folla di fedeli in piazza: “In questa udienza siamo collegati con i nostri fratelli ammalati perché quando c’è il pericolo di pioggia sono collegati con noi col maxischermo”.

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Udienza generale del mercoledì di Papa Francesco

IACOPO SCARAMUZZI
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«È triste quando si vede un uomo che cerca questo ufficio e che fa tante cose per arrivare là e quando arriva là non serve, si pavoneggia, vive soltanto per la sua vanità”. Papa Francesco dedica al ministero dell’episcopato l’udienza generale in piazza San Pietro. Il Pontefice argentino, che ha concluso facendo appello, tra l’altro, per i malati di sclerosi laterale amiotrofica (Sla), ed ha annunciato il suo viaggio a Torino il prossimo 21 giugno in occasione dell’ostensione della Sacra Sindone e per il bicentenario di don Bosco.

“Nel vescovo, coadiuvato dai presbiteri e dai diaconi – ha detto Jorge Mario Bergoglio continuando un ciclo di catechesi sulla Chiesa – è Cristo stesso che si rende presente e che continua a prendersi cura della sua Chiesa, assicurando la sua protezione e la sua guida”. Attraverso i vescovi “la Chiesa esercita la sua maternità”. “Abbiamo sentito le cose che l’apostolo Paolo dice al vescovo Tito: quante virtù dobbiamo avere noi vescovi”, ha detto il Papa rivolgendosi ai fedeli a braccio, “non è facile perché noi siamo peccatori ma ci affidiamo alla vostra preghiera”.

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In secondo luogo, “quando Gesù ha scelto e chiamato gli apostoli, li ha pensati non separati l’uno dall’altro, ognuno per conto proprio, ma insieme, perché stessero con lui, uniti, come una sola famiglia. Anche i vescovi costituiscono un unico collegio, raccolto attorno al Papa, il quale è custode e garante di questa profonda comunione, che stava tanto a cuore a Gesù e ai suoi stessi apostoli. Com’è bello, allora, quando i vescovi, con il Papa, esprimono questa collegialità e cercano di essere più e più servitori dei fedeli, più servitori nella Chiesa! Lo abbiamo sperimentato recentemente nell’assemblea del Sinodo sulla famiglia. Ma pensiamo a tutti i vescovi sparsi nel mondo che, pur vivendo in località, culture, sensibilità e tradizioni differenti e lontane tra loro” si sentono parte “l’uno dell’altro e diventano espressione del legame intimo, in Cristo, e tra le loro comunità”, ha detto Bergoglio, che ha citato un vescovo che ha bisogno di un volo di “trenta ore” per arrivare a Roma. Una Chiesa “non unita al vescovo” è “una Chiesa ammalata”, ha detto ancora il Papa. “Gesù ha voluto questa unione di tutti i fedeli col vescovo, anche dei diaconi e dei presbiteri”.

A conclusione dell’udienza il Papa ha annunciato che, “a Dio piacendo”, il 21 giugno prossimo si recherà in pellegrinaggio a Torino per “venerare la Sacra Sindone e onorare san Giovanni Bosco nella ricorrenza bicentenaria della sua nascita”. Presenti in piazza San Pietro l’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, e il sindaco Piero Fassino.

“Rivolgo un particolare pensiero a tutti gli ammalati di Sla”, ha detto il Papa sullo sfondo di un dibattito che ha coinvolto in questi giorni il Governo italiano in merito alla dotazione – ripristinata a quanto annunciato – per il Fondo per la non autosufficienza: “Mentre assicuro la mia vicinanza e preghiera – ha detto Bergoglio senza espliciti riferimenti all’attualità – auspico che tutta la società civile sostenga le loro famiglie ad affrontare tale grave condizione di sofferenza”.

Prima dell’udienza il Papa ha ricevuto i partecipanti a un corso della Rota Romana ed ha salutato i malati fatti accomodare nell’aula Paolo VI. “Voi potete rimanere qui e seguire l’udienza generale”, ha detto loro il Papa. “Oggi è un po’ pericoloso, non si sa bene se piove o non piove”. Poi, alla folla di fedeli in piazza: “In questa udienza siamo collegati con i nostri fratelli ammalati perché quando c’è il pericolo di pioggia sono collegati con noi col maxischermo”.

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